Per glicemia si intende la quantità di glucosio presente nel sangue, il principale substrato energetico del nostro organismo. Quando i livelli di quest’ultimo risultano elevati (iperglicemia) si corre il rischio di sviluppare patologie importanti, tra cui il diabete. Il valore normale della glicemia a digiuno viene mantenuto tra 70 e 100mg/dl. Se la glicemia determinata da prelievo ematico, a digiuno e in condizioni di tranquillità, si conferma >126mg/dl in due diverse occasioni, allora è possibile ottenere una diagnosi di Diabete mellito.
Il diabete è una malattia in cui l’organismo non produce abbastanza insulina o non la utilizza correttamente. Il diabete è una patologia metabolica caratterizzata da elevati livelli di glucosio nel sangue. Il diabete di tipo 2 è una patologia metabolica che affligge oltre 3 milioni di persone in Italia.
Tipi di Diabete
- Diabete mellito di tipo 1: è la forma insulino-dipendente. Si caratterizza per un'insulino-deficienza dovuta alla distruzione delle cellule beta delle isole di Langerhans nel pancreas deputate alla produzione di questo ormone. Tale distruzione è legata ad una reazione autoimmune.
- Diabete mellito di tipo 2: è la forma non insulino-dipendente, o insulino-indipendente, che dir si voglia. Si caratterizza per la presenza di un'insulino-resistenza da parte dei tessuti periferici. Le cellule beta delle isole di Langerhans sono generalmente funzionanti.
Quando è necessario ricorrere ai farmaci antidiabetici?
La risposta a questa domanda può variare in funzione del tipo di diabete preso in considerazione. Difatti, mentre per il diabete mellito di tipo 1 il ricorso alla somministrazione di farmaci a base di insulina è assolutamente indispensabile, per il diabete mellito di tipo 2 il discorso cambia. La prima strategia terapeutica utilizzata per combattere il diabete mellito di tipo 2, infatti, non necessita dell'utilizzo di farmaci, ma richiede che vengano fatti interventi sulla dieta, sullo stile di vita e sul peso corporeo del paziente. In particolare, si richiede che venga seguita una dieta normoglicemizzante, che venga svolto esercizio fisico regolare e che venga ridotto il peso corporeo qualora fosse eccessivo. Difatti, l'esordio di questa forma di diabete non è improvviso, ma viene preceduto da una fase di insulino-resistenza ed iperinsulinemia che può durare anche diversi anni.
Per quanto riguarda il diabete di tipo 2, si interviene inizialmente con modifiche dello stile di vita, come dieta equilibrata ed esercizio fisico. Quando le modificazioni dietetiche e comportamentali non sono sufficienti per riportare i livelli glicemici a valori accettabili, allora anche nel diabete di tipo 2 è necessario ricorrere all'utilizzo di farmaci. Se queste misure non sono sufficienti a controllare la glicemia si ricorre alla terapia farmacologica.
Quando le modificazioni dietetiche e comportamentali non sono sufficienti per riportare i livelli glicemici a valori accettabili, allora anche nel diabete di tipo 2 è necessario ricorrere all'utilizzo di farmaci. Solitamente, i farmaci di prima scelta sono rappresentati dagli antidiabetici orali; tuttavia, è altresì possibile ricorrere a farmaci antidiabetici per uso parenterale (mimetici dell'incretina GLP-1).
Farmaci per combattere la glicemia alta
Per combattere la glicemia alta, è indicata una terapia farmacologica basata su farmaci specifici impropriamente conosciuti come ipoglicemizzanti orali. Gli antidiabetici orali vanno assunti in genere prima del pasto, da 1 a 3 volte al giorno a seconda della durata d’azione e delle necessità del paziente. In molti casi la correzione della glicemia alta richiede l’uso di 2-4 farmaci orali, sfruttando meccanismi d’azione complementari. Grazie alla gestione di livelli di iperglicemia, questi farmaci sono in grado di determinare una diminuzione dei sintomi tipici del diabete.
Come accennato i farmaci antidiabetici orali - meglio noti con il nome comune, anche se improprio, di ipoglicemizzanti orali - sono i medicinali di prima scelta nel trattamento del diabete mellito di tipo 2. Gli antidiabetici sono farmaci che aiutano a mantenere i livelli di glicemia (il glucosio nel sangue) nella norma e ad alleviare i sintomi del diabete, ad esempio la sete, la poliuria, la perdita di peso e la chetoacidosi.
Ecco un elenco dei principali farmaci utilizzati:
- insulina: viene utilizzata principalmente nel diabete di tipo 1, quando cioè il corpo non produce insulina.
- farmaci ipoglicemizzanti orali: vengono somministrati nel diabete di tipo 2.
Principali classi di farmaci antidiabetici orali
- Biguanidi: la metformina, appartenente a questa classe, riduce la produzione epatica di glucosio e migliora la sensibilità all’insulina nei tessuti periferici.
- Sulfoniluree: stimolano la secrezione di insulina dalle cellule β pancreatiche. Le sulfaniluree sono una classe di farmaci antidiabetici capaci di stimolare la secrezione d'insulina da parte delle cellule beta delle isole di Langerhans che, pertanto, dovranno essere funzionanti. Poiché stimolano la secrezione d'insulina indipendentemente dai valori di glicemia, l'assunzione di sulfoniluree espone al rischio di comparsa di ipoglicemia.
- Tiazolidinedioni: migliorano la sensibilità all’insulina nei tessuti periferici.
- Inibitori della alfa-glucosidasi: Rallentano l’assorbimento intestinale dei carboidrati, riducendo i picchi glicemici postprandiali. Appartiene a questa classe di farmaci il principio attivo acarbosio (Glicobase®, Glucobay®, Acarphage®), un tetrasaccaride di origine microbica. Questo principio attivo, inibendo l'alfa-glucosidasi, è in grado di rallentare l'assorbimento intestinale dei monosaccaridi come il glucosio.
- Inibitori della dipeptidil-peptidasi-4 (DPP-4): prolungano l’azione delle incretine, ormoni che stimolano la secrezione di insulina e inibiscono quella di glucagone. Quindi l’inibizione della DPP-4 comporta un aumento della permanenza dell’insulina in circolo e di conseguenza la sua azione.
- Inibitori del co-trasportatore sodio-glucosio di tipo 2 (SGLT2): riducono la glicemia facilitando l’eliminazione del glucosio attraverso le urine. Questa nuova classe di farmaci antidiabetici sono inibitori del trasportatore sodio-glucosio di tipo 2 a livello renale. Il trasportatore sodio-glucosio di tipo 2 si trova nei reni ed è responsabile del riassorbimento del glucosio. Gli inibitori di SGLT2 non provocano ipoglicemia, ma sono efficaci solamente in presenza di una buona funzionalità renale.
Altri Farmaci
- Agonisti del recettore del GLP-1: tra cui si può indicare la semaglutide. La semaglutide, in particolare, ha dimostrato ulteriori azioni come la riduzione del peso corporeo e la protezione cardiovascolare. Gli agonisti del recettore di GLP-1 sembrano inoltre esercitare un'azione protettiva nei confronti delle cellule beta del pancreas e nei confronti del cuore. Al contrario dei farmaci finora citati, tuttavia, gli analoghi di GLP-1 devono essere somministrati per via parenterale e, più precisamente, tramite iniezione sottocutanea.
Meccanismi d'azione dei farmaci
Le sulfaniluree sono una classe di farmaci antidiabetici capaci di stimolare la secrezione d'insulina da parte delle cellule beta delle isole di Langerhans che, pertanto, dovranno essere funzionanti. Poiché stimolano la secrezione d'insulina indipendentemente dai valori di glicemia, l'assunzione di sulfoniluree espone al rischio di comparsa di ipoglicemia. Esse agisce stimolando il tessuto muscolare e i tessuti insulino-dipendenti ad utilizzare il glucosio e inibendo la gluconeogenesi epatica. In questo modo, la metformina riesce a potenziare l'azione dell'insulina endogena.
Appartiene a questa classe di farmaci il principio attivo pioglitazone (Actos®, Glustin®. Tandemact®, Incresync®). Esso agisce aumentando la sensibilità all'insulina, soprattutto a livello del tessuto muscolare scheletrico e del tessuto adiposo. All'interno di questa classe di farmaci ritroviamo la repaglinide (Novonorm®, Enyglid®, Prandin®). Questo principio attivo agisce in maniera analoga alla sulfoniluree, ma possiede una durata d'azione più breve.
I principi attivi appartenenti a questa classe di farmaci, infatti, esercitano un'azione agonista nei confronti del recettore per l'incretina GLP-1, mimandone l'azione e producendo gli stessi effetti che si avrebbero se al recettore si legasse il substrato endogeno GLP-1.
Come vengono somministrati i farmaci antidiabetici?
I farmaci antidiabetici vengono somministrati attraverso diverse modalità, in base al tipo di farmaco e alle esigenze del paziente.
- Per iniezioni sottocutanee: l’insulina è somministrata tramite iniezioni sottocutanee. Vengono utilizzate siringhe, penne pre-riempite o microinfusori.
Effetti collaterali
I farmaci antidiabetici possono causare effetti collaterali che variano in base alla classe terapeutica e al meccanismo d’azione.
L’insulina può determinare alcuni effetti collaterali. Il più comune è l’ipoglicemia, ovvero una riduzione eccessiva del glucosio nel sangue, che si manifesta con sintomi come debolezza, fame, sudorazione, tremori, irritabilità. Altri possibili effetti includono reazioni nel sito di iniezione, come arrossamento, gonfiore e prurito.
La metformina, per fare un esempio, appartenente alla classe delle biguanidi, è spesso associata a disturbi gastrointestinali come nausea, vomito, diarrea e dolore addominale. Possono verificarsi casi di acidosi lattica, sebbene siano rari. L’acidosi lattica è una condizione grave caratterizzata dall’accumulo di acido lattico nel sangue.
Un secondo esempio è dato dalle sulfaniluree, come glibenclamide e glimepiride, che possono provocare ipoglicemia e aumento di peso.
Gli effetti collaterali più comuni - oltre all'ipoglicemia di cui sopra - comprendono: aumento del peso corporeo ed aumento dell'appetito. Fra i possibili effetti collaterali degli inibitori di SGLT2 ricordiamo la comparsa di infezioni vaginali e urinarie. Gli inibitori della dipeptidil-peptidasi 4 non causano ipoglicemia e sono generalmente ben tollerati.
Come gestire il diabete?
Un’alimentazione equilibrata è fondamentale per controllare la glicemia e migliorare i fattori di rischio cardiovascolare. L’attività fisica regolare è un altro pilastro nella gestione del diabete. È importante che l’attività fisica sia regolare e adattata alle condizioni del paziente, e che tenga quindi conto di età, malattie concomitanti ed eventuali complicanze del diabete.
Farmaci che possono influenzare la glicemia
Alcuni principi attivi possono anticipare l'appuntamento con il diabete in persone già predisposte. Altri creano situazioni di obesità o squilibri nella betacellula tali da provocare il diabete di tipo 2. Quasi sempre il gioco 'vale la candela' perché la terapia tiene a bada malattie ben più gravi.
I più comuni sono i corticosteroidi o cortisonici. «Sono principi attivi simili al cortisone naturalmente prodotto dall’organismo. Oltre a essere un potente anti-infiammatorio, il cortisone ha una azione esattamente opposta a quella dell’insulina», spiega Baccetti che presiede la Sezione regionale Toscana della Associazione Medici Diabetologi, «è il cortisone per esempio che poche ore prima del risveglio e nei momenti di stress aumenta naturalmente la quota di glucosio nel sangue».
I farmaci anti-psicotici invece portano al diabete come conseguenza del rapido aumento di peso. L’effetto è rilevante, anche se è un po’ meno marcato nei farmaci ‘atipici’ o di seconda generazione. E il rapido aumento di peso facilita la comparsa del diabete.
Lo stesso discorso vale per gli inibitori della proteasi e della transcrittasi inversa che hanno permesso alle persone HIV positive di tenere sotto controllo quella gravissima e spesso mortale sindrome che è l’Aids. «Questi farmaci hanno un effetto iperglicemizzante in quanto riducono la secrezione di insulina da parte della betacellula, e perché pare agiscono su quei ‘canali’ che fanno entrare il glucosio nelle cellule, detti GLUT 4, rallentandone l’azione, ma d’altra parte tengono letteralmente in vita il paziente.
Il punto di equilibrio è meno chiaro per farmaci che non ‘salvano la vita’ ma contribuiscono a controllare dei fattori di rischio e che hanno delle alternative. È il caso dei diuretici tiazidici (Clorotiazide, Clortalidone, Idroclorotiazide, Triclormetiazide, Idroflumetazide, Metolazone, Chinetazone). Sono i ‘grandi vecchi’ tra i farmaci contro la pressione e i beta bloccanti di prima generazione. I tiazidici non sono i farmaci di prima scelta nel trattamento dell’ipertensione nel diabete e nelle persone a rischio di diabete”, ricorda Baccetti ma possono essere utilizzati in aggiunta ad altri farmaci per raggiungere gli obiettivi pressori.
Importante
Quanto finora riportato sui farmaci per la cura del diabete di tipo 2 ha solo un fine informativo e non intende sostituire il rapporto diretto tra professionista della salute e paziente. Prima di assumere qualsiasi farmaco per il trattamento del diabete di tipo 2, è necessario consultare sempre il proprio medico curante e/o lo specialista.
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