Nuovi Valori di Glicemia Raccomandazioni per la Gestione del Diabete

La misurazione della glicemia è stata per molti anni l’unico criterio per porre diagnosi di diabete. La strategia è indiretta in quanto l’iperglicemia riflette la conseguenza dello squilibrio metabolico e non la causa, ma rappresenta ancora oggi una modalità diagnostica e di gestione della malattia essenziale.

Aggiornamenti dalle Linee Guida AACC/ADA 2023

Le linee guida 2023 dell’American Association for Clinical Chemistry (AACC) e l’American Diabetes Association (ADA) hanno pubblicato un documento congiunto in cui sono state aggiornate le raccomandazioni per le analisi di laboratorio nella diagnosi e gestione del diabete. Di seguito sono evidenziati gli aspetti relativi ai criteri di metodo, modalità d’impiego e interpretazione della glicemia.

Glicemia per la Diagnosi

La glicemia a digiuno deve essere misurata nel plasma venoso quando viene utilizzata per stabilire la diagnosi di diabete, con un valore ≥ 7,0 mmol/L (≥ 126 mg/dL) diagnostico di diabete.

Nel 1997 vennero rivisti i criteri per la diagnosi e comprendevano: (a) glicemia a digiuno (FPG) ≥ 7,0 mmol/L (126 mg/dL), (b) glicemia a 2 ore post-carico > 11,1 mmol/L (200 mg/dL) durante un test di tolleranza al glucosio orale (OGTT), o (c) sintomi di diabete e glicemia casuale (cioè, indipendentemente dall'ora del pasto precedente) ≥ 11,1 mmol/L (200 mg/dL).

Nel 2009 un comitato internazionale di esperti ha raccomandato che il diabete potesse essere diagnosticato anche mediante un quarto criterio, la misurazione dell'emoglobina glicata (HbA1c) che riflette le concentrazioni di glucosio nel sangue a lungo termine.

Se uno di questi criteri è soddisfatto, è necessaria la conferma della diagnosi con una delle seguenti procedure: ripetendo lo stesso test (glicemia o HbA1c) su un campione di sangue diverso prelevato il giorno successivo. In alternativa, con il test di conferma diverso dal test iniziale (misurazione iniziale - glicemia, test di conferma HbA1c nel campione successivo o viceversa). La terza opzione consiste nel misurare glicemia e HbA1c nello stesso giorno.

Il test di conferma non serve nei soggetti sintomatici che presentano un'iperglicemia inequivocabile, ovvero > 11,1 mmol/L (200 mg/dL).

Glicemia per lo Screening

Lo screening mediante FPG, o OGTT a 2 ore, o HbA1c è raccomandato per i soggetti ad alto rischio di diabete. La glicemia deve essere misurata nel plasma venoso quando il dato viene utilizzato per lo screening di soggetti ad alto rischio.

Se l'FPG è < 5,6 mmol/L (< 100 mg/dL) e/o la glicemia a 2 ore è < 7,8 mmol/L (<140 mg/dL ), o l'HbA1c è < 5,7% (< 39 mmol/mol), i test devono essere ripetuti a intervalli di 3 anni.

L’American Diabetes Association (ADA) propone lo screening per tutte le persone di età >35 anni e suggerisce che venga preso in considerazione in giovane età o effettuato più frequentemente nei soggetti in sovrappeso o obesi (BMI ≥ 25 kg/m 2) e che presentano uno o più altri fattori di rischio per il diabete.

I soggetti con prediabete (cioè con concentrazioni glicemiche che non soddisfano i criteri per il diabete, ma sono superiori alla norma) dovrebbero testare la glicemia ogni anno.

Preliminari all’esecuzione del Test

Il prelievo di sangue per l'analisi della glicemia a digiuno deve essere eseguito al mattino dopo che il soggetto ha digiunato durante la notte (almeno 8 ore).

La diminuzione della concentrazione di glucosio dovuta alla glicolisi nel campione è un problema serio e spesso sottovalutato. Per ridurre al minimo la glicolisi, è necessario utilizzare una provetta contenente un inibitore glicolitico a rapida efficacia, come il tampone citrato granulato.

Glicemia: i Valori “Soglia”

La soglia per considerare “normale” un valore di glicemia a digiuno è stata abbassata dall’ADA nel 2003, portando il valore di FPG da < 6,1 mmol/L (< 110 mg/dL) a <5,6 mmol/L (< 100 mg/dL), ma la modifica rimane controversa.

Di seguito una tabella riassuntiva dei valori di riferimento:

Categoria Glicemia a Digiuno (mmol/L) Glicemia a Diguno (mg/dL)
Normale (Bambini) 3.3 - 5.6 60 - 100
Normale (Adulti) 4.1 - 5.5 74 - 99
Diabete (Diagnosi) ≥ 7.0 ≥ 126

Ipoglicemia

Per la diagnosi di ipoglicemia non esiste un consenso generale rispetto al valore soglia. Tuttavia, nel diabete l'ADA classifica l'ipoglicemia in 3 livelli:

  • Livello 1: glucosio < 70 mg/dL (3,9 mmol/L) e ≥ 54 mg/dL (3,0 mmol/L)
  • Livello 2: glucosio < 54 mg/dL (3,0 mmol/L)
  • Livello 3: evento grave con stato mentale/fisico alterato che richiede assistenza per il trattamento dell'ipoglicemia

Il Ruolo dell'1-h OGTT

L’International Diabetes Federation ha recentemente pubblicato un position statement in cui propone nuovi criteri per lo screening e la diagnosi di diabete e prediabete, basandosi sui valori glicemici della prima ora dopo curva da carico di glucosio. Infatti, una soglia glicemica a 1 ora dopo carico di glucosio ≥8,6 mmol/l (155 mg/dl) si è mostrata più efficace nel predire lo sviluppo di diabete tipo 2 rispetto agli attuali standard diagnostici (mediana: 1,6 anni prima; media 5,3 anni).

Negli ultimi 40 anni numerosi studi hanno dimostrato la maggior efficacia della glicemia a 1 ora dopo curva da carico di glucosio (1-h OGTT) nel predire lo sviluppo di diabete tipo 2 (DT2) e delle sue complicanze rispetto ai valori di glicemia a digiuno, HbA1c e glicemia a 2-h OGTT, anche in soggetti con normale tolleranza glucidica (HbA1c <39 mmol/mol o 5,7%, glicemia a digiuno <5,5 mmol/l o 100 mg/dl, glicemia a 2-h OGTT <7,8 mmol/l o 140 mg/dl).

L’IH precede lo sviluppo di IGT e di DT2, dunque il test a 1 ora consente l’individuazione precoce di soggetti ad alto rischio di sviluppare DT2, permettendo così l’avvio di programmi di prevenzione in soggetti che attualmente sfuggono ai criteri diagnostici di DT2 e prediabete.

L’IH ha dimostrato una correlazione con il rischio di sviluppare complicanze micro- e macrovascolari. Le attuali evidenze scientifiche dimostrano che anche valori aumentati di glicemia a 1 ora dopo curva da carico sono associati ad un aumentato rischio di retinopatia.

In tale contesto, nonostante le sfide inerenti all’implementazione dell’1-h OGTT, tale strumento presenta notevole potenziale per la diagnosi precoce e lo screening.

Nuove Raccomandazioni Dietetiche EASD 2023

Prevenire e gestire il diabete mellito di tipo 2 rappresentano due priorità a cui puntano le nuove Raccomandazioni elaborate dal Gruppo di Studio “Diabete e Nutrizione” dell’EASD (Società Europea di Diabetologia), pubblicate nel 2023 e basate su solide evidenze scientifiche.

“Queste raccomandazioni rappresentano un passo avanti significativo nella gestione del diabete tipo 2, con nuovi modelli da consigliare e personalizzare”, afferma la prof.ssa Angela A. Rivellese, che ha partecipato alla stesura delle raccomandazioni.

Riduzione del Peso Corporeo e Remissione del Diabete Tipo 2

“L’enfasi sulla prevenzione, la perdita di peso e la personalizzazione dei piani alimentari ci permette di offrire ai pazienti con diabete tipo 2 strumenti più efficaci per controllare la malattia e migliorare la qualità della vita. Una perdita di peso sostanziale, di 10-15 kg, infatti, può essere in grado di invertire il processo che determina il diabete di tipo 2 tramite una riduzione del deposito di grasso a livello del pancreas e il successivo miglioramento del funzionamento delle cellule beta, miglioramento che può essere ottenuto anche con una dieta simile alla Dieta Mediterranea”.

“La remissione (“guarigione”), che prevede il ritorno a valori di emoglobina glicata (HbA1c) < 48 mmol/mol (6.5%) che persista per almeno 3 mesi in assenza di terapia con farmaci ipoglicemizzanti, è un obiettivo ambizioso ma possibile in particolare quando la diagnosi di diabete è piuttosto recente. Ovviamente qualsiasi strategia nutrizionale prevede un’ attenta selezione dei pazienti e un adeguato team di supporto alla persona con diabete di tipo 2” sottolinea il Prof.

Bilancio Energetico e Controllo del Peso Corporeo

Gli ultimi studi effettuati sul diabete tipo 2 dimostrano come una perdita di peso consistente, dell’ordine di circa 10-15 Kg, sia in grado di indurre una possibile remissione (“guarigione”) della malattia. Per questo gli Esperti EASD raccomandano (forza della raccomandazione elevata!) di implementare nelle persone con diabete tipo 2 e sovrappeso/obesità programmi intensivi di riduzione del peso utilizzando diete ipocaloriche equilibrate nell’apporto dei nutrienti e, possibilmente, basate sull’utilizzo di pasti sostitutivi, almeno per breve tempo, evitando, invece, approcci nutrizionali estremi, quali diete molto povere in carboidrati, cioè diete chetogeniche.

Apporto di Carboidrati nella Gestione del Diabete

In linea con le precedenti raccomandazioni, gli Esperti EASD ribadiscono il concetto che un ampio range di apporto di carboidrati è accettabile anche per le persone con diabete tipo 2, evitando però gli estremi, cioè apporti troppo bassi o troppo alti. Si rafforza, altresì, l’importanza di considerare più la qualità che la quantità di carboidrati assunti.

Nuovi Modelli Alimentari

Tra i modelli alimentari, particolare importanza riveste per le nostre regioni la vera “Dieta Mediterranea”, caratterizzata da un consumo prevalente di cereali integrali minimamente processati, vegetali, frutta, legumi e noci.

La Nutrizione Deve Essere Personalizzata

Naturalmente, la traduzione delle raccomandazioni in piani nutrizionali pratici, attuabili e sostenibili anche da un punto di vista ambientale è essenziale e non può essere imposta o calata dall’alto, pena la mancata adesione da parte dei pazienti.

Tutti gli operatori sanitari (dietisti, nutrizionisti, medici e specialisti) a cui queste raccomandazioni sono dirette devono cercare di individuare per la singola persona con diabete tipo 2 il modello alimentare più idoneo, sempre basato sulle evidenze scientifiche, ma che tenga conto anche delle preferenze individuali, delle convinzioni religiose, degli aspetti socioculturali e della sostenibilità ambientale.

Strumenti di Misurazione della Glicemia

Nel diabete di tipo 1, così come nel diabete di tipo 2 trattato con insulina, sono necessarie valutazioni frequenti delle concentrazioni di glucosio nel sangue per regolare l’insulina e rilevare iper- o ipo-glicemia imminente o attuale.

Oggi sono disponibili diversi dispositivi per il monitoraggio che si possono ricondurre a due tipologie: glucometri per il monitoraggio frequente della glicemia (BGM) e glucometri per il monitoraggio continuo della glicemia (CGM).

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