La nevralgia del trigemino è una condizione dolorosa che può avere un impatto significativo sulla qualità della vita. Chi l’ha vissuta sulla propria pelle, anzi sulla propria faccia, difficilmente se lo scorda. La nevralgia del trigemino si accompagna a episodi dolorosi intensi e improvvisi. E’ come una scossa elettrica che si irradia su un lato del volto. Fastidiosissima.
Una leggera carezza sul volto può strappare un grido, e un brusco cambiamento di temperatura sembra una pugnalata. E’ la nevralgia del trigemino, che è relativamente non comune (colpisce 5 individui su 100mila) ma rende la loro vita un inferno, tanto che è stata definita una «malattia da suicidio». Il dolore acutissimo va e viene ad intermittenza, per una giornata intera, o addirittura per settimane e mesi. Può colpire occhi, naso, labbra, parti esterne e mucose interne della mascella e della mandibola.
Gli attacchi, generalmente hanno una durata transitoria e si possono anche ripetere in rapida successione, alternandosi nel corso della giornata. In più il dolore può essere scatenato da sollecitazioni esterne, come il contatto con la guancia quando il paziente si rade, si trucca, si lava la faccia o i denti (ad esempio dolore alla gengiva inferiore). Ancora: l’attacco può innescarsi quando si mangia, quando si parla o per l’esposizione al vento. Tipicamente esiste un’area del volto o delle gengive, che il paziente evita di toccare per non scatenare la fitta dolorosa.
Opzioni di Trattamento
Generalmente la terapia di prima scelta è quella medica con farmaci singoli o in associazione. Dice il professor Angelo Franzini, direttore della III divisione di neurochirurgia dell’Istituto Neurologico Besta di Milano: «Il 70 per cento delle nevralgie del trigemino non è curabile con farmaci. Una certa efficacia ce l’ha l’antiepilettico carbamazepina, ma è limitata nel tempo.»
Se non è possibile trattare i sintomi con una terapia medica, è possibile pensare all'ablazione del ganglio, sapendo però che potrebbe esitare in una anestesia della zona. Qualora la nevralgia sia farmacoresistente il trattamento di prima scelta è la decompressione microvascolare con tecnica microchirurgica o endoscopica.
A disposizione ci sono due interventi di neurochirurgia: «Il primo è la decompressione vascolare. In molti casi il trigemino è compresso da un’arteria. Spostando l’arteria, si risolve il problema. Si tratta di un vero e proprio intervento sul cervello, che prevede una piccola apertura del cranio per raggiungere la radice del nervo trigemino. E’ l’intervento di prima scelta, e nella maggior parte dei casi la nevralgia del trigemino scompare.»
Ma resta un 20 per cento di casi in cui il disturbo non si risolve, o dopo un certo tempo i dolori tornano a ripresentarsi. In questi casi è a disposizione una metodica detta «termorizotomia». Di che si tratta? Non si apre la scatola cranica, ma si entra attraverso il forame ovale facilmente raggiungibile dalla nuca, e si manda fino al cervello una sottile sonda che porta sulla punta un ago-elettrodo. Si arriva fino al ganglio di Gasser, dove ci sono le fibre nervose che danno la sensibilità al viso, e che quindi sono responsabili della nevralgia del trigemino. Con il calore, si crea una microlesione che coagula la fibra nervosa e quindi taglia la strada al dolore.» Ma bisogna capire dove mirare, e andare a bersaglio non è facile.
Dice Franzini: «Il problema è che nel ganglio di Gasser le fibre che danno sensibilità al viso sono mischiate con quelle che innervano la cornea, che non bisogna assolutamente toccare. Il paziente dorme, con una leggera anestesia generale. Bisogna svegliarlo e fare la prova, mandando una debole corrente ora in una fibra ora nell’altra. E chiedergli: “Dove sente la corrente?” L’intervento - non doloroso - può durare anche più di un’ora, con successivi risvegli e addormentamenti. Fino a quando, grazie al controllo garantito dalle nuove tecnologie, si è sicuri di poter agire. Allora l’elettrodo passa la corrente, e il calore crea la microlesione che si voleva. I risultati sono stabili, e il paziente, liberato dal dolore e dai farmaci analgesici, è restituito alla vita. L’importante è che si scelga un centro esperto.
Come curare la nevralgia del trigemino? Nel 95% dei casi la causa é la compressione di un'arteria sul nervo. La pulsazione del vaso sanguigno, infatti, danneggia la struttura nervosa e provoca le risposte patologiche tanto fastidiose. Una risonanza magnetica con una buona risoluzione evidenzia il conflitto. Se il paziente ha meno di 70 anni, allora si può intervenire con la chirurgia, usandola come per la cura dell'infiammazione del trigemino.
La procedura prevede una piccola apertura dietro l’orecchio, del diametro di una moneta da due euro, in modo da raggiungere la radice del nervo trigemino. Quindi si risolve il cortocircuito doloroso, generato dal contatto anomalo, e si libera, così, il nervo oppure si frappone del materiale isolante. L’intervento è efficace nell’90% dei casi e dura circa un’ora e mezza. Viene effettuato in anestesia generale e prevede un ricovero di tre o quattro giorni.
Tecniche Percutanee
Esistono diverse tecniche percutanee utilizzate nel trattamento della nevralgia del trigemino:
- La radiofrequenza che altera le fibre termo-dolorifiche mediante il calore. Si parla in questo caso di rizolisi a radiofrequenza.
- La micro-compressione con palloncino, altera le stesse fibre mediante la pressione di un palloncinol’iniezione di sostanze lesive, altera le stesse fibre, mediante glicerolo. Si parla in questo caso di rizolisi glicerolica.
Parliamo in questi casi di rizolisi a radiofrequenza e di rizolisi glicerolica. È una tecnica molto sofisticata, praticata con un apparecchio computerizzato. Esso consente la localizzazione dell’area “malata” e la lesione delle fibre nervose trigeminali interessate mediante il calore della radiofrequenza. L’incidenza di complicazioni è molto bassa ma una modesta alterazione della sensibilità è piuttosto comune.
La temperatura usata può essere regolata dall’operatore e l’alterazione sensitiva del viso è maggiore per le temperature più alte. Prevede il deposito di poche gocce di glicerolo nel Ganglio di Gasser. Il liquido viene trattenuto nell’involucro a fiaschetta del ganglio e distrugge le fibre connesse con la trasmissione del dolore. Come gli altri interventi percutanei, si basa sull’ipotesi che la “riduzione” delle afferenze algiche (fibre del trigemino che portano la sensibilità dolorosa) riduca l’eccitabilità dei centri nervosi.
Preserva la sensibilità facciale nella maggior parte dei casi. L’ ago è molto sottile, ed abbiamo trattato con questa tecnica anche pazienti ultranovantenni. Non sempre preserva la sensibilità facciale (ma c’è una certa variabilità in rapporto all’esperienza dell’operatore) e talora produce deficit della masticazione, eccezionalmente del movimento oculare.
Micro-decompressione Vascolare
La micro-decompressione vascolare per la nevralgia dl trigemino è specialmente consigliata nei pazienti più giovani. Viene eseguito in anestesia generale, esponendo la radice del nervo trigemino all’interno del cranio. Lavorando a forte ingrandimento col microscopio operatorio si allontana il vaso quasi sempre arterioso che è in conflitto col trigemino.
In anestesia generale, si apre il cranio dietro l’orecchio e si interpone un pezzo di muscolo o di materiale sintetico tra il trigemino ed il vaso che determina il conflitto. L’intervento transcranico è sicuramente sconsigliato per le persone anziane. Anche questo metodo “più invasivo” comporta recidive. Dalle statistiche del Massachusetts General Hospital, uno degli ospedali più prestigiosi degli USA, risultano il 79% di risultati immediati, col 73% dei risultati che si mantengono per tutta la vita.
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