Ipoglicemia a Digiuno in Gravidanza: Cause, Sintomi e Rimedi

L'ipoglicemia, ovvero la condizione di basso livello di zucchero nel sangue, può verificarsi anche in gravidanza. Tale condizione non fa bene al nostro corpo, perché ha bisogno di carburante per funzionare. Una delle principali fonti di combustibile dell'organismo è lo zucchero, che il corpo riceve da ciò che viene ingerito e digerito, sia come zuccheri semplici sia come carboidrati complessi. Tra tutti gli organi del corpo, in particolare il cervello dipende quasi esclusivamente dallo zucchero. Raramente, se assolutamente necessario, il cervello utilizza chetoni come fonte di combustibile, ma questa non è solitamente la modalità preferenziale.

Cos'è l'Ipoglicemia?

La glicemia è la concentrazione di glucosio nel sangue e si indica in mg/dl. Il glucosio è la principale fonte di energia per le cellule dell’organismo. I valori di riferimento per la glicemia vanno considerati a digiuno. In linea generale, si considerano desiderabili valori compresi tra 70 e 100 mg/dl.

L'ipoglicemia è il rapido abbassamento della concentrazione di glucosio nel sangue. Gli zuccheri costituiscono una risorsa preziosa per l'organismo, in quanto rappresentano un'importantissima fonte di energia. L'ipoglicemia è più frequente nell'intervallo fra i pasti e nelle ore notturne.

Generalmente, un livello di glucosio nel sangue inferiore a 70 mg/dL (3,8 mmol/L) indica ipoglicemia. Se il livello di zucchero nel sangue è inferiore a 50-70 milligrammi per decilitro, potrebbe trattarsi di ipoglicemia.

Sintomi dell'Ipoglicemia

I sintomi di glicemia bassa possono variare da persona a persona, come la sua gravità e, solitamente, la diagnosi di ipoglicemia dipende da un basso livello di zucchero nel sangue, con sintomi che si risolvono quando il livello di zucchero torna alla normalità. Pur essendoci un certo grado di variabilità tra le persone, la maggior parte di solito sviluppa sintomi di glicemia bassa quando i livelli di glucosio nel sangue si abbassano a 60. Nella maggior parte dei pazienti, questi sintomi sono facilmente riconoscibili. I sintomi dell’ipoglicemia sono tanti, dipendono da persona a persona e in genere hanno un’insorgenza repentina, sono conseguenti al tentativo che il nostro corpo fa per controbilanciare l’ipoglicemia in atto.

La prima serie di sintomi sono chiamati adrenergici (o simpatici), perché si riferiscono alla risposta del sistema nervoso alla carenza di zucchero. Chiunque abbia sperimentato un episodio ipoglicemico descrive un senso di necessità urgente di mangiare per risolvere i sintomi. E questo è esattamente il punto di questi sintomi, che agiscono soprattutto come segnali di avvertimento. A questo livello, il cervello è ancora in grado di accedere al glucosio in circolo nel sangue per farne il suo carburante.

Segni premonitori e sintomi comuni:

  • Stress
  • Girameti di testa
  • Vista offuscata
  • Sudorazione
  • Tachicardia
  • Bocca asciutta
  • Agitazione e nervosismo
  • Tremore
  • Rossore al volto
  • Lacrime facili
  • Mal di testa
  • Spossatezza
  • Sonnolenza
  • Pallore
  • Formicolio alle labbra
  • Confusione mentale
  • Difficoltà a parlare

Se una persona non riesce a mangiare qualcosa per aumentare il glucosio nel sangue, questo continua a scendere. Nella gamma dei 50 mg/dl, la maggior parte dei pazienti progredisce verso una situazione neuro-glico-penica, che si verifica cioè quando il cervello non riceve abbastanza glucosio. In questo caso, la persona entrata in stato di ipoglicemia non sarà più autonoma e dovrà essere aiutata a riprendersi. Dopo questa prima fase che comunque continua, se non viene interrotta, il cervello comincia a soffrire per la mancanza di glucosio (che rappresenta la sua unica fonte nutritiva insieme ai chetoni che normalmente però sono assenti se non in una situazione di lungo digiuno) e si cominciano ad avere segni di spossatezza, sonnolenza, pallore, formicolio alle labbra, confusione mentale, difficoltà a parlare, fino ad alterazioni di coscienza, coma e convulsioni, se la glicemia continua ad abbassarsi.

Cause dell'Ipoglicemia

Anche le cause di ipoglicemia possono essere tante e diverse. L'ipoglicemia può verificarsi in uno stato di digiuno, ossia quando si è stati per un periodo prolungato senza mangiare. L'ipoglicemia può essere la conseguenza di una cattiva alimentazione.

Nella gamma dei 50 mg/dl, la maggior parte dei pazienti progredisce verso una situazione neuro-glico-penica, che si verifica cioè quando il cervello non riceve abbastanza glucosio.

In situazioni di emergenza (come il digiuno prolungato), il corpo inizia a immagazzinare scorte di zucchero nel fegato come glicogeno. Se questa scorta è necessaria, il corpo passa attraverso un processo biochimico chiamato gluco-neo-genesi (che significa letteralmente ''produrre zucchero nuovo'') e converte queste riserve di glicogeno in zucchero.

Altre Cause Possibili:

  • Sovrapproduzione di insulina (raro, tumore del pancreas)
  • Carenza di ormoni (influenza la regolazione della glicemia)
  • Consumo di alcolici a digiuno (inibisce la produzione di glucosio nel fegato)

Il rilascio di catecolamine rappresenta il più importante segno premonitore di un eventuale successivo episodio di ipoglicemia moderata o grave in una persona che ha il diabete che sta facendo insulina o altri farmaci orali ipoglicemizzanti.

È importante controllare l'ipoglicemia perché può causare problemi di salute a lungo termine. Un basso valore di glicemia durante la gravidanza potrebbe provocare il processo di chetosi.

L'ipoglicemia nel soggetto senza diabete è rara, si verifica soltanto in malattie molto poco frequenti (ad esempio tumori neuroendocrini secernenti insulina) o come ipoglicemia reattiva (eccessiva produzione di insulina dopo un pasto).

Diabete Gestazionale e Ipoglicemia

In Italia si stima che il diabete gestazionale (o gravidico) possa riguardare una media di una donna su dieci. Il diabete gravidico, definito anche Diabete Mellito Gestazionale (Gestational Diabetes Mellitus, GDM), è una forma di intolleranza agli zuccheri che compare per la prima volta durante la gravidanza e termina con essa.

I cambiamenti ormonali che si verificano in gravidanza rendono i tessuti meno sensibili all’insulina endogena. Questo può provocare un aumento della glicemia nella donna e un conseguente aumento di quella del feto. Il feto produce in risposta una quantità maggiore di insulina che fa aumentare i depositi di grasso, con la possibilità che il neonato possa essere macrosoma (con un peso alla nascita superiore a 4 kg o 4.5 kg). Questa condizione può causare una difficoltà nel momento della nascita, soprattutto in presenza di un diabete gravidico non adeguatamente controllato.

Se si ha il diabete gestazionale è possibile ricevere l'indicazione di controllare i propri livelli di glucosio nel sangue a casa, utilizzando un misuratore di glicemia detto glucometro. Il glucometro è un piccolo dispositivo che misura la concentrazione di glucosio nel sangue mediante l'uso di strisce reattive che vengono messe a contatto con una goccia di sangue ottenuta, in genere, dalla puntura del polpastrello di un dito.

Se si ha il diabete gestazionale, il tempo ideale per il parto è di solito tra le 38 - 40 settimane di gravidanza. Se i livelli di glucosio nel sangue sono normali e la salute del feto non è a rischio, è possibile aspettare che il parto avvenga naturalmente. In genere, se il parto naturale non avviene dopo 40 settimane e 6 giorni, viene consigliata l'induzione del parto o il parto cesareo.

Dopo il parto, vengono solitamente sospesi i farmaci per controllare la glicemia che la donna ha assunto durante la gravidanza e vengono controllati i livelli di glucosio nel sangue per altri uno o due giorni. È necessario che la donna continui a monitorare la glicemia fino a 6 - 13 settimane dopo il parto per verificare che i livelli di glicemia non si mantengano alti.

Complicanze del diabete gestazionale:

  • Macrosomia fetale
  • Nascita difficoltosa
  • Ipoglicemia neonatale alla nascita
  • Difficoltà respiratorie alla nascita

Nella maggior parte dei casi (nove volte su dieci), per tenere controllata la glicemia si deve seguire una dieta bilanciata e svolgere una moderata e costante attività fisica, secondo le indicazioni del medico. Se questi interventi non dovessero essere sufficienti il medico potrà prescrivere i farmaci necessari. Potrebbe essere richiesto un monitoraggio giornaliero della glicemia, denominato “profilo glicemico”, necessario per valutare i livelli di glicemia nell’arco delle 24 ore attraverso dei dispositivi di autocontrollo che prevedono un piccolo prelievo di sangue periferico da effettuarsi a orari stabiliti.

I livelli glicemici medi durante il terzo trimestre nella gestante non diabetica sono sensibilmente più bassi di quelli di comune riscontro al di fuori della gravidanza e hanno un ritmo circadiano (che si ripete per un periodo di circa 24 ore) caratteristico con escursioni postprandiali di circa 40 mg/dl. È da notare, inoltre, che le glicemie giornaliere presentano, fra la 28^ e la 38^ settimana, un progressivo incremento, espressione dell’aumento fisiologico dell’insulino-resistenza.

Valori della glicemia consigliati in caso di diabete gestazionale:

  • A digiuno: Valori inferiori a 95 mg/dL
  • 1 ora dopo i pasti: Valori inferiori a 140 mg/dL
  • 2 ore dopo i pasti: Valori inferiori a 120 mg/dL

Come Intervenire in Caso di Ipoglicemia

Quando compaiono i primi sintomi associati all'ipoglicemia, è necessario agire tempestivamente. Per prima cosa, se possibile, va misurata la glicemia capillare. La prima forma di identificazione è la misurazione del glucosio nel sangue.

La Regola del 15

Ai primi sintomi di un calo glicemico lieve, è possibile porre rimedio attuando la cosiddetta Regola del 15. Se la persona è cosciente, la crisi può essere infatti scongiurata assumendo 15g di zuccheri semplici (che corrispondono a 3 zollette di zucchero). A distanza di 15 minuti dal calo glicemico, il problema può ritenersi superato se il livello di glicemia risale al di sopra di 60-70 mg/dl e spariscono i sintomi. In tal caso, è consigliabile consumare una fonte di carboidrati complessi (crackers o biscotti secchi).

Alcuni alimenti semplici per aumentare il livello di glucosio nel sangue sono il succo d'arancia o altri succhi di frutta. Somministrare quantità di glucosio contribuirà ad aumentare i livelli di zucchero nel sangue nel breve periodo.

Meglio mangiare alimenti ad alto contenuto di carboidrati, come pasta e cereali integrali, per sostenere i livelli di zucchero nel sangue dopo un periodo di ipoglicemia.

In caso di ipoglicemia grave, che si manifesta con stato soporoso, incapacità della persona di rispondere in modo appropriato alle domande, perdita di coscienza fino a convulsioni e coma, è necessario somministrare glucagone. Dopo la somministrazione il glucagone è in grado di ripristinare le funzioni cerebrali in 5-10 minuti. In genere l’ipoglicemia si risolve dopo poche decine di minuti, ma nel frattempo può aver causato altre conseguenze (ad esempio al cuore). Se necessario chiamare il 112.

Come si tratta l’ipoglicemia? Che cosa deve fare la persona con diabete quando sospetta l’arrivo o la presenza di un’ipoglicemia?

  • Se non supera i 100 mg/dl:
    • assumere altri 15 g di carboidrati semplici;
    • misurare la glicemia dopo 15 minuti
  • Normalizzata la glicemia (se lontani dal pasto), assumere carboidrati complessi, per esempio:
    • pane
    • cereal
    • crackers

Nelle ore seguenti il primo episodio di ipoglicemia esiste un maggior rischio di un successivo episodio se l’abbassamento della glicemia è avvenuto in alcune condizioni:

  • mentre vi è ancora insulina rapida in circolo (1-2 ore dopo analogo rapido o 2-3 ore da insulina regolare)
  • durante o dopo attività fisica
  • manca molto tempo al pasto successivo (più di un’ora)
  • l’ipoglicemia è avvenuta prima di andare a dormire (rischio di ipoglicemie notturne)

In tutti questi casi, il consiglio è di assumere alimenti che contengano 15 g di carboidrati complessi, per esempio (in alternativa):

  • 2 fette biscottate
  • 2-3 crackers
  • 2 pacchetto di grissini
  • 1 fetta di pane (circa 20 g)

Come Prevenire l'Ipoglicemia

Modifiche semplici della dieta possono risolvere e prevenire bassi livelli di glicemia e possono anche prevenire episodi futuri. È importante controllare l'etichetta di cibi e bevande, è importante essere consapevoli che i succhi di frutta e i frullati contengono zucchero, così come altre bevande che riportano l'indicazione "senza aggiunta di zucchero".

Un altro test è quello di tolleranza a pasto composto. Questo test è per le persone che sperimentano bassi livelli di glicemia dopo aver mangiato.

Se lo stato di ipoglicemia dipende da cause fisiologiche e non patologiche, non appena ci si sente poco bene è sufficiente bere o mangiare un alimento dolce (miele, caramelle, succo d'arancia ecc.).

Suddividere l'apporto calorico, affiancando ai tre pasti principali un paio di spuntini, è una strategia utile per quei soggetti che soffrono di ipoglicemia funzionale non legata a patologie particolari. Portare sempre con sé qualche alimento ricco di zuccheri (es.

Consigli per la prevenzione:

  • Fare uno spuntino o portare sempre uno spuntino con sé.
  • Mangiare in maniera corretta.
  • Controllare l'indice glicemico degli alimenti.
  • Controllare l'etichetta di cibi e bevande.
  • Controllare la glicemia
  • Fare esercizio fisico regolare.

L’indice glicemico è un numero che indica il modo in cui un dato alimento innalza la glicemia rispetto al glucosio semplice. Più l’indice glicemico è basso rispetto al 100 del glucosio e più lentamente gli zuccheri vengono rilasciati nel sangue. Gli alimenti a basso indice glicemico sono alimenti ricchi sia di carboidrati che di fibre. L’indice glicemico di un pasto può anche essere diminuito includendo fonti di fibre, che rallentano l’assorbimento dei carboidrati.

Quando mangiano zuccheri semplici, la glicemia sale anche di poco, il pancreas si accorge che la glicemia sta salendo e se esiste una condizione di resistenza all’insulina, il pancreas tende a produrre quantità enormi di insulina, non solo più che sufficienti per ridurre la modesta iperglicemia (che non è ancora diabete) ma soprattutto in grado di determinare un’importante ipoglicemia di rimbalzo alla seconda, la terza ma anche fino alla quinta ora dopo che si è mangiato proprio perché la quantità di insulina che è stata prodotta e che rimane in circolo è troppa rispetto alle necessità.

Quello che bisogna fare è cercare di evitare il modesto rialzo iniziale della glicemia e ci sono dei “trucchetti” abbastanza semplici per fare ciò, per esempio:

  • mai carboidrati semplici e comunque mai a stomaco vuoto;
  • consumare fibre;
  • bere acqua per mantenersi sempre ben idratati;
  • abituarsi a mangiare lentamente e masticare bene (per esempio, se una persona mangia in 5 minuti il suo piatto di 70-80 gr di pasta può avere un’ipoglicemia due ore dopo dal pasto; se lo mangia in quindici minuti, non avrà il brusco rialzo della glicemia e nonavrà neppure il rischio di ipoglicemia post-prandiale.

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