Il diabete di tipo 1 va gestito quotidianamente, accanto a tutti gli imprevisti della vita, compresi i virus invernali. In una persona diabetica, contrarre una normale influenza può aumentare il livello di glucosio nel sangue. Inoltre, la malattia può impedire di mangiare correttamente e vi è da considerare che il diabete può rendere il sistema immunitario più vulnerabile a gravi casi di influenza.
L’influenza è solitamente accompagnata da febbre alta, 39-40 °C per 3-4 giorni, cefalea, dolori muscolari, fastidio al petto, tosse secca e grave affaticamento, che può durare fino a 2-3 settimane. Riducendo la resistenza ad altre infezioni, l’influenza può portare ad altre gravi complicazioni come la polmonite.
Come il Corpo Reagisce Durante una Malattia
Una malattia, anche se benigna, comporta una reazione da parte dell’organismo. Essa rappresenta uno stress per l’organismo, che reagisce sintetizzando ormoni. Due sono i meccanismi all’origine di queste iperglicemie: il primo è la gluconeogenesi, ovvero la sintesi di glucosio. Il secondo è l’insulino-resistenza.
In pratica, quando una persona con il diabete di tipo 1 si ammala, la glicemia sale e la dose di insulina deve essere aumentata di conseguenza per contrastare questa tendenza. Spesso è necessario aumentare la dose di insulina basale, in funzione del fabbisogno insulinico, soprattutto in presenza di febbre alta. Dopo la guarigione, il fabbisogno di insulina tornerà al valore iniziale e si dovrà provvedere a ridurre le dosi di insulina per evitare le ipoglicemie.
Importanza dell'Idratazione
La disidratazione è uno degli aspetti contro cui si deve generalmente lottare quando si è malati, soprattutto in caso di febbre alta. Con il diabete di tipo 1 è richiesta una maggiore attenzione: l’iperglicemia e la perdita di zucchero nelle urine (glicosuria), favoriscono la disidratazione. In caso di diarrea o vomito, si consiglia di bere bevande zuccherate, tranne in caso di gastroenterite. Anche le bibite gassate possono essere consumate, poiché forniscono le calorie necessarie per evitare il digiuno, che è dannoso e può aumentare il rischio di nausea e vomito. Tuttavia, è consigliabile eliminare le bollicine presenti nelle bibite per evitare problemi digestivi.
Rischio di Scompenso Chetoacidosico
In caso di febbre, inappetenza e/o vomito, una persona con diabete di tipo 1 è a maggior rischio di scompenso chetoacidosico (iperglicemia con produzione di acetone). La prima cosa da fare è trattare la malattia come si fa con una persona che non ha il diabete. Di norma, se si convive con il diabete, non vi sono controindicazioni per gli eventuali farmaci prescritti, siano essi antibiotici o cortisonici, anche se questi ultimi hanno un effetto iperglicemizzante.
Tuttavia, con alcuni sensori glicemici, il paracetamolo è controindicato. È necessario mantenersi ben idratati e controllare più spesso la glicemia. Occorre inoltre prestare attenzione all’insulino-resistenza, ovvero un innalzamento anomalo della glicemia, che richiede un aumento delle dosi di insulina per normalizzarla. Tuttavia, va ricordato che può manifestarsi anche prima dei sintomi iniziali.
Accortezze Importanti Quando si è Malati
In ogni caso, quando si è malati, è importante seguire alcune semplici accortezze:
- Ricordarsi di misurare la glicemia ogni 2-4 ore o più spesso se necessario.
- Assumere l’insulina o la terapia come di consueto, salvo diversa indicazione medica.
Come Prevenire e Gestire l'Influenza
È possibile comunque prevenire la normale influenza facendo il vaccino ogni anno. Il momento migliore per vaccinarsi è tra ottobre e metà novembre, prima che la stagione influenzale inizi. Una volta però che si è contratto il virus è bene rimanere a casa dal lavoro o da scuola e limitare il contatto con gli altri per evitare di diffondere l'infezione.
Cosa fare:
- Assicurarsi di continuare a prendere le pillole o l'insulina. Non smettere di prenderle anche se non è possibile mangiare. Il diabetologo potrebbe addirittura consigliarvi di prendere una dose in più di insulina durante la malattia.
- Verificare il livello di glucosio nel sangue ogni quattro ore, e tenere traccia dei risultati.
- Bere molti liquidi (privi di calorie), e provare a mangiare normalmente. Se non è possibile, cercare di alimentarsi con cibi morbidi e liquidi con una quantità di carboidrati equivalente alla propria dieta normale.
- Pesarsi ogni giorno. La perdita di peso è un segno dell'alto livello di glucosio nel sangue.
- Controllare la temperatura ogni mattina e ogni sera. La febbre può essere un segno di infezione.
Quando chiamare il medico:
- Ci si sente male a mangiare normalmente e non si è in grado di tenere il cibo per più di 6 ore.
- Diarrea severa.
- Perdita di peso (3kg e oltre).
- Temperatura superiore a 38,5 gradi.
- Il livello di glucosio nel sangue è inferiore a 60 mg / dL o rimane superiore a 300 mg / dL.
- Moderati o grandi quantità di chetoni nelle urine.
- Problemi di respirazione.
- Sonnolenza o mancanza di lucidità.
Test da Carico Orale di Glucosio (OGTT)
Un corretto approccio al test permette di identificare i soggetti a maggior rischio di sviluppare diabete mellito di tipo 2. Il test va eseguito solo su precisa richiesta del medico.
Come Prepararsi al Test
Se non ci si sente bene o si stanno assumendo farmaci nei giorni precedenti l’esecuzione del test è importante informarne il medico perché sono fattori che possono influire sui risultati del test. Nelle otto ore precedenti il giorno del test viene in genere raccomandato di non bere e non mangiare. Talvolta questo digiuno è semplicemente fatto di notte, in modo da poter eseguire l’esame la mattina seguente.
Come si Esegue il Test
Il test da carico orale di glucosio viene eseguito in più fasi. Quando si arriva in ospedale, un infermiere preleva un campione di sangue, pungendo un polpastrello o con l’inserimento di un ago in una vena del braccio. Questo campione di sangue verrà utilizzato per misurare il livello di glucosio nel sangue a digiuno (tempo O: prima fase senza carico).
L’infermiere vi chiederà di bere una soluzione di glucosio contenente un carico di 75 gr di zucchero, così come indicato dalle Linee Guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e come stabilito dalla legge n. 115 del 1978, nonché dalle raccomandazioni della International Diabetic Federation (IDF). (2° fase)
Due ore più tardi, il livello di glucosio nel sangue verrà misurato (tempo 120 minuti: 3° fase). I risultati del test di tolleranza al glucosio sono riportati in milligrammi per decilitro (mg / dL) o millimoli per litro (mmol / L).
Interpretazione dei Risultati
L’interpretazione della curva da carico glicemico, secondo le raccomandazioni delle principali istituzioni scientifiche di riferimento, pone l’accento esclusivamente sui valori di glicemia raggiunti dopo 2 ore, assegnando i seguenti criteri:
- valori normali se inferiori a 140 mg/dl (7,8 mmol / L)
- intolleranza glicemica (IGT) o prediabete per valori compresi fra 140 e 199 mg/dl (7,8 e 11 mmol / L).
Se l’esame della glicemia a digiuno ha mostrato livelli ai limiti della norma (alterata glicemia a digiuno), oppure se si hanno fattori di rischio (es.
Considerazioni Aggiuntive
Nota importante: il test con carico di glucosio non deve essere effettuato nel corso di malattie acute (influenza, stati febbrili, ecc.) o nel periodo di convalescenza successivo a interventi chirurgici. Nei 3 giorni precedenti l’esame è preferibile che l’alimentazione non subisca restrizioni e che sia mantenuta la consueta attività fisica.
In entrambe i tipi di test, il tempo massimo per l’assunzione della bevanda glucosata è di 5 minuti e il test richiede una permanenza presso la struttura di almeno 2 ore. Nota importante: dopo l’assunzione della soluzione glucosata, è necessario stare seduti, a riposo, senza mangiare o fumare fino al termine dell’esame. Non bere acqua per almeno 15 minuti dopo l’assunzione del glucosio; dopodiché, fino al termine dell’esame, può essere assunta soltanto una moderata quantità di acqua a temperatura ambiente.
La curva glicemica è un esame molto semplice e innocuo, anche se un po’ impegnativo in termini di tempo per chi lo deve eseguire, che permette di capire con quale velocità una certa quantità di glucosio assunta per bocca, assorbita dall’intestino e trasferita nel sangue, viene legata dall’insulina e riesce così ad attraversare la membrana delle cellule che compongono i diversi tessuti del corpo.
Valutazione della Glicemia in Gravidanza
Relativamente all’ultimo aspetto, va ricordato che il periodo della gestazione si associa spesso a condizioni di iperglicemia o ridotta tolleranza ai carboidrati che, talvolta, sfociano in un vero e proprio diabete gestazionale. Per questa ragione, la valutazione della glicemia è sempre inserita nel contesto dei controlli previsti quando una donna resta incinta e durante tutta la gestazione e, se il risultato ottenuto non rientra nell’intervallo di normalità, è sempre seguita dall’esecuzione dell’OGTT (se la glicemia a digiuno riscontrata è compresa tra 100 e 125 mg/dl) oppure dalla valutazione della HbA1c (se il valore di glicemia a digiuno è superiore a 126 mg/dl).
Esito del Test della Curva Glicemica
L’esito del test della curva glicemica dipende essenzialmente dal valore di glicemia basale a digiuno e da quello riscontrato dopo 120 minuti dall’ingestione dei 75 g di glucosio previsti dal protocollo e può corrispondere a tre diverse condizioni. Se il primo valore è compreso tra 100 e 125 mg/dl e il secondo tra 140 e 199 mg/dl si è, invece, in una condizione di intolleranza ai carboidrati o “pre-diabete”, mentre se le glicemie riscontrate sono ancora più alte si è già di fronte a un diabete conclamato, la cui gravità dipenderà non tanto dai valori di glicemia registrati in occasione del test OGTT, ma dalla percentuale di HbA1c misurata con il relativo esame. Va precisato, però, che l’HbA1c (corrispondente alla percentuale di emoglobina legata al glucosio, correlata alla persistenza di valori di glicemia elevati) varia lentamente, nell’arco di circa 2-3 mesi.
Cosa Fare in Caso di Intolleranza ai Carboidrati o Diabete Iniziale
Se la curva glicemica indica una condizione di intolleranza ai carboidrati o di diabete iniziale lieve è indispensabile innanzitutto effettuare, con la collaborazione del medico di famiglia, una seria analisi del proprio stile di vita e individuare opportune correzioni, nell’ottica di migliorare le abitudini alimentari e il livello di attività fisica. Soprattutto nelle persone più giovani (30-50 anni) un corretto stile di vita e una perdita di peso di alcuni o diversi chili (a seconda del sovrappeso iniziale) possono essere addirittura sufficienti a far regredire completamente un diabete mellito non grave, senza dover ricorrere a ulteriori trattamenti, e permettono contemporaneamente di tenere sotto controllo gli altri fattori di rischio per cuore e arterie, ossia principalmente l’ipertensione e l’ipercolesterolemia (che insieme al diabete stesso e al sovrappeso concorrono a determinare la cosiddetta “sindrome metabolica”).
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