Chi, nell’arco della vita, non ha pensato di ridurre l’apporto di zucchero almeno in alcuni periodi ma, non riuscendo a rinunciare al gusto “dolce”, ha deciso di virare verso dolcificanti “ipocalorici” di sintesi o naturali? L’introduzione in commercio di queste sostanze era inizialmente dedicata ai diabetici che, a causa della propria malattia metabolica, devono rinunciare all’uso dello zucchero, ma anche del miele e del fruttosio.
Cosa sono gli edulcoranti?
Gli edulcoranti, o dolcificanti, sono sostanze in grado di conferire un sapore dolce all’alimento, bevanda o prodotto per l’igiene orale che introduciamo in bocca. Il dolcificante più conosciuto è lo zucchero da tavola, più propriamente definito saccarosio. Oltre a conferire il sapore dolce, il saccarosio apporta 4 Kcal per grammo e aumenta il livello di glucosio nel sangue. Oggi però la problematica principale è rappresentata da un’eccessiva assunzione di alimenti e sostanze dolci, con conseguenti dannose come diabete e problemi cardiovascolari.
È proprio a questo scopo che nascono gli edulcoranti, ovvero sostanze che sostituiscono lo zucchero idealmente senza apportare calorie e influire sulla glicemia. Obesità e diabete sono ormai considerate delle vere e proprie epidemie dei paesi industrializzati e attualmente lo zucchero è ampiamente sostituito con edulcoranti alternativi, che pur conferendo il sapore dolce non apportano energia. Queste sostanze sono utilizzate per la formulazione di alimenti destinati ai diabetici, ma non solo.
Quali sono gli edulcoranti?
Gli edulcoranti si distinguono tra loro in funzione di: origine; composizione chimica; apporto calorico; potere edulcorante.
Edulcoranti naturali
Sono considerati edulcoranti naturali le sostanze dolcificanti presenti in natura. La più conosciuta è il saccarosio. Nell’industria alimentare e sulle nostre tavole, però, sono diffusi anche altri dolcificanti naturali come:
- il miele;
- il fruttosio;
- lo sciroppo d’acero;
- la melassa;
- il malto di cereali.
Tutte queste sostanze sono degli alimenti che apportano comunque molte calorie e impattano sulla glicemia. Questo impatto per alcuni, ad esempio il fruttosio, è inferiore a quello del glucosio. Tuttavia, il loro effetto sul metabolismo è controverso. Per tale ragione, in caso di diabete, meglio optare per altre soluzioni.
Edulcoranti semi-naturali
Una grossa fetta di sostanze edulcoranti deriva da sostanze naturali, ma subisce delle trasformazioni chimiche per arrivare alla composizione finale. Un esempio è la stevia, che viene ricavata dalla lavorazione delle foglie di un albero originario del Sud America. Il prodotto finale è una polvere bianca che ha un potere edulcorante da 30 a 50 volte maggiore rispetto al saccarosio. La stevia è priva di calorie e di effetti nocivi. Non ha un sapore completamente neutro, per cui può andare bene per dolcificare caffè e bevande ma difficilmente si adatta alla preparazione dei dolci.
Un altro esempio di prodotti semi-naturali è dato dai polioli. Questi sono alcoli derivati dal processo chimico di riduzione di zuccheri presenti in vegetali. Tra i più conosciuti ricordiamo sorbitolo, xilitolo, mannitolo ed eritritolo. I polioli sono caratterizzati da un basso apporto calorico e da un potere dolcificante leggermente inferiore a quello dello zucchero. Inoltre, hanno un basso indice glicemico e insulinemico. L’eritritolo in particolare ha un’ottima resa anche nella preparazione di dolci. Un uso eccessivo però può avere effetti lassativi.
Evitare gli eccessi è sempre consigliato, ma a maggior ragione nel caso di sostanze così giovani, sulle quali si stanno facendo ancora molti studi e sulle quali periodicamente sentiamo qualche novità. Recentemente, ad esempio, è stato pubblicato uno studio su Nature, che correlava i livelli di eritritolo nel sangue al rischio cardiovascolare. Tuttavia, le conclusioni hanno portato solo alla raccomandazione di evitare l’eccesso.
Edulcoranti artificiali
Gli edulcoranti artificiali sono sostanze di sintesi, prodotte in laboratorio. La prima ad essere scoperta completamente per caso fu la saccarina. Il ricercatore che la scoprì si accorse di avere un sapore dolce sulle dita, in seguito a delle reazioni chimiche che stava studiando per altri scopi. Altri edulcoranti artificiali molto conosciuti sono l’aspartame, l’acesulfame K e il ciclammato. Queste sostanze non danno apporto calorico e hanno un potere edulcorante fino a 500 volte superiore a quello dello zucchero. Non a caso, infatti, sono definiti dolcificanti intensivi.
Pur non aumentando la glicemia, gli studi sul loro effettivo impatto sul metabolismo sono ancora in corso.
Edulcoranti proteici
Poco utilizzati e addirittura in alcuni casi vietati, gli edulcoranti proteici sono delle proteine che interferiscono sulla percezione del dolce con un meccanismo particolare. Un esempio è la miracolina, presente nelle bacche di una pianta africana. La miracolina altera il funzionamento delle papille gustative per circa un’ora dall’assunzione, facendo percepire miracolosamente come dolce anche i sapori amaro e aspro. È attualmente commercializzata solo in Giappone.
Rischi per la salute
L’impiego dei dolcificanti sostitutivi dello zucchero desta, comunque, qualche preoccupazione e in tutto il mondo sono in corso studi per stabilire i loro effetti sul metabolismo e sulla salute in generale. Da pochissimo l’OMS si è nuovamente pronunciata in merito. In tal senso, essa raccomanda l’impiego dei dolcificanti non zuccherini (quindi quelli artificiali o intensivi e quelli non calorici come la stevia) solo ed esclusivamente in caso di diabete. Questa patologia richiede infatti la necessità di non impattare sulla glicemia.
Sconsigliato, invece, l’impiego in caso di diete ipocaloriche per il dimagrimento. Gli studi analizzati, circa 500, non correlano infatti l’impiego dei dolcificanti ad un maggiore successo delle diete. Per tale ragione, quindi, l’eventuale rischio sulla salute non è giustificato. Queste raccomandazioni non si applicano agli zuccheri di origine naturale o ai polioli, il cui uso va comunque limitato ed evitato a scopo precauzionale nell’infanzia, in gravidanza e in allattamento.
Ancora più se si considera che gli studi a lungo termine indicano un maggiore rischio di sovrappeso, diabete di tipo 2 e patologie cardiovascolari in chi utilizza abitualmente i dolcificanti ipocalorici.
Più di recente uno studio pubblicato su “Cell” mostra un aumento della glicemia immediato in chi usa un dolcificante e, nel tempo, un’alterazione del microbiota intestinale. Gli autori, afferenti a Istituti israeliani e tedeschi, si sono concentrati su quattro dolcificanti: aspartame, sucralosio, stevia e aspartame. Lo studio ha sottolineato il fatto che l’uso di edulcoranti induce un’alterazione del microbioma orale e fecale e del metaboloma plasmatico.
Saccarina e sucralosio portano anche a risposte squilibrate della glicemia. Gli autori mettono quindi in guardia dall’uso di questi prodotti, che potrebbero portare a un’alterazione del metabolismo glicemico persona-dipendente, mediata da cambiamenti nel microbioma.
Suez J, Cohen Y, Valdés-Mas R, Mor U, Dori-Bachash M, Federici S, Zmora N, Leshem A, Heinemann M, Linevsky R, Zur M, Ben-Zeev Brik R, Bukimer A, Eliyahu-Miller S, Metz A, Fischbein R, Sharov O, Malitsky S, Itkin M, Stettner N, Harmelin A, Shapiro H, Stein-Thoeringer CK, Segal E, Elinav E. Personalized microbiome-driven effects of non-nutritive sweeteners on human glucose tolerance. Cell. 2022 Sep 1;185(18):3307-3328.e19. doi: 10.1016/j.cell.2022.07.016. Epub 2022 Aug 19.
I dolcificanti possono essere un’alternativa allo zucchero ma vanno assunti con consapevolezza e, in alcuni casi, evitati.
Aspartame, saccarina e sucralosio appartengono alla prima categoria: hanno tutti un forte potere dolcificante e un bassissimo, se non nullo, apporto calorico, dando la sensazione di potersi abbuffare di dolce senza ingrassare. Queste sostanze sono ampiamente utilizzate anche negli alimenti “senza zucchero”, dalle bibite gassate ai biscotti. Tra i dolcificanti naturali c’è invece la Stevia.
Dolcificanti artificiali: cosa dicono gli studi più recenti
Un nuovo studio di coorte, pubblicato nel 2022, ha indagato la relazione tra il consumo di dolcificanti industriali e il rischio di cancro. Indagando su una popolazione di oltre cento mila persone si è visto un aumento del rischio di tumori (in particolare al seno e tumori legati all’obesità) sia per il consumo totale di edulcoranti, sia per alcuni di questi, nello specifico aspartame e acesulfame-K. Gli autori dello studio concludono che i dati da loro riportati siano importanti e possano dare nuovi spunti per aiutare l’EFSA europea e le altre Agenzie sanitarie a livello globale a valutare rischi e benefici degli edulcoranti artificiali.
Da una recente metanalisi, gli studi randomizzati non evidenziano una correlazione tra perdita di peso e consumo di dolcificanti artificiali; mentre gli studi di coorte mostrano un aumento del rischio di obesità, di ipertensione, di diabete 2 e di sindrome metabolica in relazione al consumo eccessivo di edulcoranti.
Recenti studi mostrano come gli edulcoranti artificiali possano alterare la glicemia, la tolleranza al glucosio e la popolazione dei batteri intestinali (microbiota) con una maggiore crescita di quelle specie che causano obesità e sindrome metabolica e una riduzione dei batteri “amici”.
In pratica esiste una correlazione tra variazioni del microbiota, infiammazione e insulino-resistenza. Altri studi sul consumo di dolcificanti artificiali mostrano anche importanti modifiche dell’appetito e dell’introduzione di cibo come se esistesse un fenomeno di iperalimentazione compensatoria innescato dalla percezione sensoriale del sapore dolce senza un reale apporto di calorie.
Inoltre ci sono evidenze su come queste sostanze - se consumate in dosi abituali eccessive, superiori alle dosi raccomandate - possano indurre danni al DNA e possano essere cancerogene.
Gli Esperti hanno notato che nella metà di questi soggetti, anche un’esposizione di breve periodo alla saccarina induceva un aumento significativo della glicemia e tale aumento era mediato da alterazioni della composizione del flora batterica intestinale.
Il commento degli esperti Prof. E. Bonora e prof. G. "Non è il caso di alimentare il panico tra la gente e neanche tra le persone con il diabete - afferma il professor Enzo Bonora, Presidente della Società Italiana di Diabetologia - anche se certo questi sono studi importanti e pubblicati da una rivista prestigiosa, come Nature. Prima che questi risultati possano essere traslati in raccomandazioni nutrizionali e portati nella pratica clinica, c’è bisogno di ulteriori conferme e di riflessione. La Società Italiana di Diabetologia (SID) non ha mai raccomandato l’uso dei dolcificanti al posto dello zucchero, perché piccole quantità di quest’ultimo non sono da bandire dalla dieta della persona con diabete. I risultati di questo studio confortano la nostra posizione".
“Il lavoro pubblicato su Nature - afferma il professor Giorgio Sesti, ordinario di Medicina Interna, Università della Magna Graecia di Catanzaro e Presidente eletto della SID - è molto importante e apre a nuove prospettive terapeutiche nel campo dell’intolleranza glucidica e del diabete nell’uomo. In particolare, apre il campo a interventi di tipo nutrizionale (selezione di antibiotici non iperglicemizzanti) e farmacologici (antibiotici intestinali per la selezione dei batteri ‘giusti’). Il danno dei dolcificanti a livello del metabolismo è dovuto a una selezione sfavorevole dei batteri intestinali; questo farebbe supporre che, attraverso modificazioni dietetiche, impiego di probiotici e, in futuro, ricorso ad antibiotici intestinali sarà - forse -possibile prevenire il diabete, ma certamente non curarlo”.
Dolcificanti artificiali e malattie cardiovascolari: evidenziata una correlazione con la dose
In un altro studio condotto alla Sorbona di Parigi, pubblicato nel marzo 2022, i ricercatori hanno studiato una casistica di 103.388 adulti francesi, dei quali il 37,1% aveva dichiarato di consumare edulcoranti artificiali. Lo studio ha previsto un periodo di follow-up medio di ben nove anni, alla fine dei quali, l’assunzione di dolcificanti artificiali è risultata correlata a un aumento del 9% del rischio di eventi cardiovascolari o cerebrovascolari, tra cui infarto del miocardio, sindrome coronarica acuta, angioplastica, angina, ictus o attacco ischemico transitorio. L’assunzione media di dolcificanti artificiali era di 42,46 mg/die, che corrisponde a circa un singolo pacchetto di dolcificante da tavola o 100 ml di bevanda gassata dietetica.
Un recente studio pubblicato il 6 giugno 2024 sull’European Heart Journal è giunto a conclusioni preoccupanti riguardo allo xilitolo, un comune dolcificante a basso contenuto calorico. La ricerca ha rivelato una significativa correlazione tra i livelli plasmatici di xilitolo e l’aumento del rischio di eventi cardiovascolari maggiori (MACE) nell’arco di tre anni.
Gli autori riconoscono alcune limitazioni del proprio studio, tra cui l’assenza di dati dietetici dettagliati e la mancanza di misurazioni ripetute dei livelli di xilitolo. Inoltre, la validità dei risultati è confinata a soggetti con elevati fattori di rischio cardiovascolare, sollevando dubbi sulla possibilità di estendere le conclusioni a una popolazione più ampia.
La raccomandazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS/WHO)
Il 14 luglio 2023 è stata pubblicata una raccomandazione dell’OMS nella quale si consiglia di moderare il consumo di aspartame, in quanto l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha inserito l’aspartame nel “Gruppo 2B” che comprende i “possibili carcinogeni umani”. La notizia è stata ripresa dalla stampa in modo troppo allarmistico e sensazionalistico. È necessario fare chiarezza.
Il “Gruppo 2B” della classificazione IARC è un gruppo relativamente ampio di 322 sostanze sulle quali i risultati delle ricerche scientifiche sono limitati negli esseri umani e del tutto insufficienti negli animali.
Le sostanze considerate certamente cancerogene vengono classificate da IARC nel “Gruppo 1”, dove sono stati raccolti dati più che sufficienti per dimostrare che una determinata sostanza ha un alto rischio di favorire l’insorgenza di un tumore (in questo gruppo troviamo l’alcol, gli insaccati, il fumo e l’amianto per esempio).
L’OMS - nella sua stessa relazione - ha precisato che assumendone dosi moderate, l’aspartame non è affatto pericoloso, riconfermando come dose massima accettabile il consumo giornaliero di 40 mg/kg di peso corporeo.
Per un normale consumatore è molto difficile superare la dose massima giornaliera.
Gli studi, nel frattempo, continuano. Al momento non è nemmeno disponibile il lavoro finale della IARC sull’aspartame, che sarà pubblicato nei prossimi mesi.
Come riportato dal Post in un interessante articolo (vedi riferimento in fondo): “L’OMS ritiene che i nuovi sviluppi possano essere un’importante opportunità per effettuare nuovi studi e ricerche sull’aspartame e sui sostituti dello zucchero in generale, con nuove e più approfondite valutazioni sui loro eventuali rischi. “IARC Monographs Vol.
Quale dolcificante usare?
Quindi quali dolcificanti usare? In caso di diabete sono consentiti tutti i dolcificanti intensivi, naturali come la stevia e i polioli, sempre rispettando i limiti. Per evitare calcoli complicati, basta affidarsi alle indicazioni riportate sulle confezioni dei prodotti utilizzati. In caso di dieta ipocalorica si deve optare per quelli di origine naturale e per i polioli, ricordando però che sarebbe meglio non usarli per niente.
In tutti i casi la regola d’oro è ridurre al minimo la quantità. Bisogna educare il palato ed evitare dove possibile il sapore dolce. Inoltre, per ridurre i rischi e minimizzare anche i difetti dei singoli edulcoranti, meglio mixarli tra loro.
Uno studio pubblicato sulla rivista Nature, dimostra che l’impiego di dolcificanti artificiali acalorici determina modificazioni della flora intestinale (oggi chiamata: microbiota), che in alcuni soggetti possono essere sfavorevoli dal punto di vista metabolico.
Hanno quindi iniziato a monitorare la glicemia di un gruppo di 7 volontari che non consumava dolcificanti. Il monitoraggio avveniva in modo continuo con un sensore che rilevava i valori glicemici ogni 5 minuti. Ogni giorno, inoltre, veniva valutata la composizione del microbiota.
Dopo 2 giorni di follow up i volontari hanno ricevuto una dose di saccarina, con un dosaggio all’interno dei limiti previsti per l’uomo, e sono stati osservati per altri 5 giorni.
Date le evidenze scientifiche, è comunque sempre raccomandabile di non esagerare con il consumo di tali sostanze, leggere sempre le etichette alimentari per scoprire quando si introducono dolcificanti senza averne la consapevolezza, inoltre, tenere a mente l’effetto sommatoria che si rischia di avere usando diversi alimenti e - infine - essere attenti a non farne un uso cronico. Se si mantiene uno stile di vita sano, anche per il benessere del microbiota intestinale, è molto probabile che i potenziali effetti negativi dei dolcificanti artificiali vengano compensati dai molteplici effetti pro-salute dello stile di vita corretto.
Dosi giornaliere ammissibili (DGA) di alcuni edulcoranti
Ogni dolcificante ha una dose giornaliera ammissibile (DGA) che è una garanzia di sicurezza perché rappresenta la quantità di edulcorante ipocalorico che una persona può consumare ogni giorno per tutta la vita senza rischi per la salute. Non è possibile controllare se un individuo fa un consumo che resta entro la DGA e l’unica cosa veramente giusta è informare il consumatore e renderlo consapevole di ciò che assume.
Di seguito, una tabella riassuntiva delle DGA di alcuni dolcificanti:
| Dolcificante | DGA (mg/kg peso corporeo) | Note |
|---|---|---|
| Saccarina (E954) | 2,5 | Potere dolcificante 300-500 volte superiore al saccarosio. |
| Aspartame (E951) | 40 | Potere dolcificante 120-200 volte superiore al saccarosio. |
| Acesulfame K (E950) | 9 | Potere dolcificante circa 200 volte superiore al saccarosio. |
| Ciclamato (E952) | 11 | Potere dolcificante 30 volte superiore allo zucchero, sapore amaro. |
Fonte: www.progettoasco.it
References
- Alison Abbott. Artificial sweetener seems to change gut microbiome. Nature, 17 September 2014
- Maria Rita Montebelli. I dolcificanti artificiali provocano il ‘pre-diabete’?
- Marco Witkowski, Ina Nemet, Xinmin S Li, et al - Xylitol is prothrombotic and associated with cardiovascular risk. European Heart Journal, ehae244, 06 June 2024
- World Health Organization (WHO) News - Aspartame hazard and risk assessment results released. 14 July 2023
- AIRC - La classificazione delle sostanze cancerogene
- International Agency for Research on Cancer (IARC) - Aspartame hazard and risk assessment results released. WHO, 14 July 2023
- Il Post - Cosa ha detto davvero l’OMS su aspartame e cancro. Venerdì, 14 luglio 2023
- Charlotte Debras,Eloi Chazelas,Bernard Sr...
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