La mola vescicolare - anche conosciuta come mola idatiforme - è una rara complicazione della gravidanza caratterizzata dall’anomalo sviluppo dei trofoblasti, le cellule che durante le prime fasi costituiscono le pareti dell’uovo fecondato.
Cos'è la Mola Vescicolare?
"Mola" è un termine latino che significa "massa", mentre "vescicolare" indica l'alterazione dei villi coriali, strutture che costituiscono la parte fetale della placenta. In particolare, questi villi vanno incontro ad una trasformazione in vescicole (cisti).
Il Ruolo del Trofoblasto
Il trofoblasto è una struttura cellulare che è presente sin dall'inizio dello sviluppo embrionale e che circonda la blastocisti (ossia il futuro embrione). Dalla sua attività dipende l'annidamento dalla cellula uovo fecondata nella mucosa uterina: il trofoblasto infiltra l'epitelio e lo stroma dell'endometrio, creando un varco attraverso il quale può penetrare la blastocisti.
In condizioni normali, questo tessuto ha il compito di permettere l’annidamento dell’uovo fecondato nella mucosa dell’endometrio. A partire all’incirca dall’ottavo giorno, poi, svolge anche un ruolo nutritivo nei confronti dell’embrione e inizia ad evolvere nella placenta. In caso di mola vescicolare, tuttavia, tali cellule si sviluppano in modo anomalo.
I villi coriali (prolungamenti molto vascolarizzati che costituiscono la parte embrionale della placenta) degenerano infatti in vescicole piene di liquido, impedendo il corretto scambio di risorse tra madre e figlio. Tale processo avviene tendenzialmente intorno al secondo mese di gestazione e può riguardare la placenta nella sua interezza (mola vescicolare totale) o solo una sua porzione (mola vescicolare parziale).
Nella stragrande maggioranza dei casi il feto non sopravvive a un simile processo degenerativo. Il feto può sopravvivere solo se l’area di placenta interessata dal processo degenerativo è molto ridotta (e quindi se l’anomalia non compromette lo scambio madre-figlio).
Cause della Mola Vescicolare
Le cause esatte alla base della mola vescicolare non sono ancora del tutto note. Le esatte cause all'origine di questa patologia non sono ancora del tutto chiare.
Nella maggior parte dei casi, la malattia è dovuta ad un ovulo fecondato che si sviluppa in una mola idatiforme, anziché in un feto (per questo, la condizione è chiamata anche "gravidanza molare"). Questa condizione è dovuta ad un difetto della fecondazione, nella quale si assiste alla degenerazione dei villi coriali in vescicole (cisti).
Nella maggior parte dei casi di mola vescicolare completa, infatti, il numero di cromosomi è normale ma tutto il materiale genetico è di origine paterna: in altre parole, mancano i cromosomi materni, mentre quelli del padre sono duplicati.
Esistono due tipi principali di gravidanza molare, in funzione della disposizione dei cromosomi nell’ovocita:
- GRAVIDANZA MOLARE COMPLETA: è la più frequente. Si forma tessuto placentare alterato all’interno dell’utero, che si gonfia formando cisti piene di liquido. In questo tipo di gravidanza, il tessuto embrionale o fetale non è visibile. Ha origine in conseguenza della fecondazione di un uovo che non ha materiale genetico o è inattivo. Pertanto, il carico genetico è esclusivamente di origine paterna.
- GRAVIDANZA MOLARE PARZIALE: il tessuto placentare anormale viene visualizzato insieme al tessuto embrionale. Succede quando un ovulo viene fecondato da due spermatozoi, il che fa sì che l’embrione abbia più cromosomi del solito.
Fattori di Rischio
Tra i fattori che predispongono a una mola vescicolare, che a sua volta è un fattore di rischio per il coriocarcinoma, i più significativi sono l’età, dato che questo tipo di patologia è più comune prima dei 20 anni e dopo i 40, e una precedente gravidanza molare.
Altri fattori includono:
- Età: Le gravidanze molari complete sono più frequenti nelle donne prima dei 20 e dopo i 45 anni di età.
- Gravidanza molare pregressa: Dopo una gravidanza molare, il rischio di averne un’altra è 1-2 su 100 rispetto ad un rischio base di 1 su 600.
- Etnia: Le gravidanze molari sono più frequenti nei paesi asiatici (come Taiwan, Filippine e Giappone) e tra le native americane. Per ragioni ancora sconosciute, l'incidenza è molto elevata nei Paesi asiatici (1/200 gravidanze).
Sintomi e Diagnosi
Nella fase iniziale la gravidanza può apparire del tutto normale, anche se molte gestanti lamentano sintomi specifici (nausea severa, perdite di sangue vaginali di colore rosso scuro e dolore pelvico). La mola vescicolare è asintomatica in circa il 40% dei casi.
Quando si staccano parti della mola vescicolare, possono fuoriuscire dalla vagina frammenti tissutali simili a grappoli d'uva. Frequentemente, la patologia è identificata quando si verifica un'interruzione della gravidanza nel primo trimestre, in presenza di emorragia e dolore pelvico.
Il test di gravidanza risulta positivo, ma non si individuano toni cardiaci o movimenti fetali e l'utero è più grande del normale. Vengono eseguiti esami del sangue per misurare i livelli di gonadotropina corionica (beta HCG): come già accennato, infatti, in presenza di una malattia trofoblastica gestazionale, i valori di questo ormone sono molto alti.
Diagnosi Ecografica
Per assicurarsi che si tratti di una mola vescicolare, il medico può eseguire un'ecografia pelvica. Il sanguinamento in genere porta all’esecuzione di un controllo ecografico. Spesso, la mola vescicolare viene diagnosticata poco dopo il concepimento: un utero di dimensioni più grandi del normale e la presenza di perdite ematiche dal caratteristico aspetto possono far sospettare la malattia e indurre il ginecologo ad approfondire il quadro clinico.
Per accertare che si tratti di mola vescicale, il medico può effettuare un’ecografia addominale, pelvica e/o transvaginale. Reperti suggestivi (es. vescicole sotto forma di uva.
Trattamento
Il trattamento previsto in caso di gravidanza molare è l’asportazione completa della mola, nei tempi più brevi possibile per evitare eventuali complicazioni.
In tal caso la mola vescicolare deve essere asportata completamente, solitamente mediante isterosuzione. Per evitare complicazioni, tale procedimento viene eseguito il prima possibile.
Una mola vescicolare viene asportata completamente, di solito mediante isterosuzione (aspirazione della cavità uterina sotto controllo ecografico) o curettage (raschiamento). Lo svuotamento dell'utero deve essere eseguito il prima possibile, per il rischio di complicazioni che aumenta con l'età gestazionale.
L’intervento implica l’apertura della cervice (il collo dell’utero) con un piccolo tubo, detto dilatatore, e la rimozione di qualunque residuo tessutale tramite un dispositivo aspirante. La gravidanza molare in genere dev’essere rimossa chirurgicamente.
L’intervento consiste in un’evacuazione per aspirazione, di pertinenza di un ginecologo, in anestesia spinale (solo raramente in anestesia generale).
Dopo l'Intervento
Dopo l’intervento chirurgico le condizioni di salute della paziente vengono monitorate attraverso esami del sangue e controlli ecografici. Dopo la diagnosi di mola vescicolare e la rimozione del materiale molare dall’utero è importante monitorare le pazienti attraverso dosaggi ripetuti di hCG. Dopo la rimozione chirurgica rimangono comunque alcune cellule nell’utero.
Per sicurezza quasi tutte le donne che hanno avuto una gravidanza molare vengono sottoposte a monitoraggio dell’ormone HCG; l’HGC è prodotto da una placenta normale ma anche da cellule molari ed è l’ormone normalmente utilizzato per i test di gravidanza. Se il livello scende fino a rientrare nella norma, come accade in più dell’80 per cento dei casi, non sono necessari ulteriori trattamenti.
Questo permette di monitorare eventuali segni di malattia trofoblastica gestazionale persistente, possibile complicanza di una gravidanza molare (vedere oltre); in questi casi, i livelli di HCG rimangono costanti o aumentano invece di diminuire. Se, al contrario, continua a risultare molto alto, viene interpretato come un segno della persistenza della malattia.
Prognosi e Monitoraggio
Con il trattamento adeguato e tempestivo, la prognosi è eccellente: molte donne con mola vescicolare vanno incontro alla guarigione e possono intraprendere nuovamente con successo una gravidanza, senza incorrere nel rischio di complicanze, aborto o figli con difetti congeniti. In generale, se la malattia non è invasiva e viene considerata a basso rischio, la paziente recupera completamente, senza esiti negativi, nel 90-100% dei casi.
Solo nell'1% dei casi, con una pregressa mola idatiforme ne sviluppa un'altra. La malattia può tornare, ma il rischio che ciò avvenga si mantiene basso, con una percentuale dell’1% contro lo 0,1% della restante popolazione.
Nuova Gravidanza
Alle donne che sono state sottoposte all'asportazione di una mola vescicolare viene consigliata di non avere gravidanze per sei mesi o un anno. Alle donne che sono state affette da mola vescicolare viene consigliato di aspettare un periodo di sei mesi prima di cercare una nuova gravidanza.
Dopo una gravidanza molare, si raccomanda di evitare una nuova gravidanza fino al completamento del monitoraggio dell’ormone HCG.
Malattia Trofoblastica Gestazionale Persistente e Coriocarcinoma
Non solo la gravidanza molare implica la perdita di un feto, ma comporta anche un piccolo rischio di crescita cancerosa. In una piccola percentuale di casi, la gravidanza molare può persistere o portare a gravi complicazioni.
Quando si sviluppa una mola vescicolare, invece, il trofoblasto cresce in modo anomalo e molto velocemente. Nell’80% dei casi, la mola vescicolare è una malattia trofoblastica gestazionale di natura benigna. Nei restanti casi, tende a invadere i tessuti circostanti e a trasformarsi in mole invasiva (una neoplasia trofoblastica maligna).
Il coriocarcinoma di origine gestazionale è un tumore maligno raro che può svilupparsi nell’utero dopo qualsiasi gravidanza, ossia dopo una gravidanza normale o ectopica (gravidanza extrauterina), un aborto spontaneo o volontario oppure una gravidanza molare. Le forme maligne di tumori del trofoblasto comprendono, oltre al coriocarcinoma, il tumore trofoblastico del sito placentare e il tumore trofoblastico epitelioide.
Il coriocarcinoma gestazionale può dare metastasi, più frequentemente ai polmoni, ma anche in altre sedi come milza, rene, fegato e cervello.
Tabella di Classificazione FIGO per il Coriocarcinoma Gestazionale
Al fine di stabilire il trattamento più appropriato, la malattia viene classificata come ad alto o a basso rischio in base ad alcuni fattori che influenzano la prognosi. Il sistema di classificazione della Federazione internazionale di ginecologia e ostetricia (FIGO) assegna un punteggio da 0 a 4 per ciascuno dei seguenti 8 parametri: età della paziente, tipo di gravidanza (a termine, molare, aborto), tempo trascorso tra la fine della gravidanza e la diagnosi della malattia, concentrazione di hCG nel sangue, numero di metastasi, organi colpiti dal tumore, dimensione del tumore e precedente chemioterapia. Se il punteggio totale è compreso tra 0 e 6, ci sono alte probabilità che la malattia risponda al trattamento con un solo farmaco chemioterapico (malattia a basso rischio); se è superiore a 7 è probabile che sia resistente alla monoterapia e sia necessario usare una combinazione di farmaci chemioterapici (malattia ad alto rischio).
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