Nell'alimentazione moderna, i dolcificanti o gli edulcoranti sono sempre più diffusi e utilizzati. Negli ultimi anni il mercato propone i dolcificanti naturali come validi sostituti acalorici dello zucchero senza i potenziali effetti tossici degli edulcoranti chimici. Ma è realmente così? Gli studi sperimentali sono ancora agli albori perciò la cautela deve essere massima ma anche gli zuccheri naturali sembrano avere degli effetti potenzialmente negativi.
Cosa sono gli Edulcoranti?
Gli edulcoranti sono additivi che conferiscono un gusto dolce a prodotti alimentari industriali e non. Esistono diverse tipologie di edulcoranti:
- Naturali: estratti dalle piante
- Artificiali: di sintesi chimica
Edulcoranti Naturali
- Zuccheri alimentari: saccarosio (zucchero da tavola), fruttosio, glucosio, lattosio
- Apportano 4kcal/grammo
- Innalzano tutti la glicemia, indistintamente
- Ad essi non viene applicata la denominazione europea E900-999 in quanto sono naturalmente presenti negli alimenti di tutti i giorni
- Polioli: sorbitolo, mannitolo, maltitolo, xilitolo, isomalto
- Apportano 2.4kcal/grammo
- Non influenzano di molto la glicemia e prevengono le carie
- Possono causare gonfiore e diarrea in alcuni soggetti
- Hanno un potere dolcificante minore rispetto al saccarosio (cioè ne serve una quantità maggiore per ottenere la stessa dolcezza data dal saccarosio)
- Altri zuccheri naturali: Succo di mela/uva, agave, miele, melassa, stevia e sciroppi vari
- Forniscono 4kcal/grammo, ad eccezione della stevia (0 kcal/grammo)
- Innalzano la glicemia tanto quanto gli zuccheri alimentari (ad eccezione della stevia, che non influisce sulla glicemia)
- Ad essi non viene applicata la denominazione europea E900-999, (eccezione: stevia = E960)
Edulcoranti Artificiali
- Esempi: Acesulfame K, aspartame, saccarina, sucralosio, ciclamato e neotame
- Hanno un potere dolcificante di gran lunga superiore al saccarosio
- Apportano quasi 0 kcal
- Sono riconoscibili sulle etichette grazie alla denominazione europea E900-999.
Effetti sulla Salute
È essenziale considerare gli effetti degli edulcoranti sulla salute, suddividendoli in base a specifici aspetti:
- Effetti sul peso e sulla glicemia: Gli edulcoranti artificiali non influenzano la glicemia e non apportano calorie, così da essere utili per chi ha il diabete o vuole perdere peso. Nonostante i pro, hanno anche dei contro. Per esempio, alimenti che li contengono possono comunque essere molto ricchi di grassi, ostacolando la perdita di peso.
- Effetti sul rischio di sviluppare cancro: Nonostante si sia detto molto sulla relazione tra aspartame e cancro, la European Food Safety Agency ha stabilito la dose giornaliera accettabile di edulcoranti artificiali per ogni individuo. Questo limite è molto difficile da raggiungere nella vita di tutti i giorni. Infatti, basta una minima quantità di dolcificanti artificiali per conferire dolcezza ad un caffè. Questo in generale. I casi specifici vanno valutati singolarmente, ad esempio: l’aspartame dovrebbe essere evitato IN TOTO da chi soffre di fenilchetonuria in quanto l’aspartame contiene fenilalanina, un aminoacido che non può essere metabolizzato da questi soggetti.
- Effetti sulla salute orale: I batteri nella bocca possono fermentare gli zuccheri presenti nel cibo causando la formazione di acidi che possono predisporre a carie (soprattutto se l’igiene orale è scarso e se la predisposizione a formare carie è alta). A differenza di zucchero e dolcificanti naturali, i dolcificanti artificiali possono aiutare a prevenire la formazione di carie. L’igiene orale è comunque importante perché se non ci si lava i denti, le carie possono venire comunque.
Studio sui Dolcificanti Artificiali e il Microbiota
Uno studio pubblicato sulla rivista Nature, dimostra che l’impiego di dolcificanti artificiali acalorici determina modificazioni della flora intestinale (oggi chiamata: microbiota), che in alcuni soggetti possono essere sfavorevoli dal punto di vista metabolico. C’è da chiedersi allora se siano davvero utili e/o se vadano eliminati dalla dieta di diabetici ed obesi.
Hanno quindi iniziato a monitorare la glicemia di un gruppo di 7 volontari che non consumava dolcificanti. Il monitoraggio avveniva in modo continuo con un sensore che rilevava i valori glicemici ogni 5 minuti. Ogni giorno, inoltre, veniva valutata la composizione del microbiota. Dopo 2 giorni di follow up i volontari hanno ricevuto una dose di saccarina, con un dosaggio all’interno dei limiti previsti per l’uomo, e sono stati osservati per altri 5 giorni.
Gli Esperti hanno notato che nella metà di questi soggetti, anche un’esposizione di breve periodo alla saccarina induceva un aumento significativo della glicemia e tale aumento era mediato da alterazioni della composizione del flora batterica intestinale.
Ovviamente, data la scarsità di soggetti valutati lo studio va considerato preliminare come sottolineano gli stessi Autori, ma comunque evidenzia in modo chiaro che, in linea con la filosofia della medicina personalizzata, in alcuni individui i dolcificanti artificiali possono avere un effetto non favorevole dal punto di vista metabolico. Il nuovo studio dimostra che i dolcificanti artificiali possono alterare la flora batterica intestinale ma perché tutto questo interesse? In base agli studi più recenti, il microbiota sembra giocare un ruolo sempre più importante nel condizionare l’equilibrio degli zuccheri e tutta una serie complessa di processi endocrini e metabolici.
“L’intestino - continua il prof. Bonora - è una grande ghiandola endocrina perché le sue diverse cellule producono decine di sostanze, ma anche e soprattutto perché il suo contenuto, cioè l’enorme ‘giardino zoologico’ di batteri che alberga, produce una miriade di sostanze che possono esercitare un’azione deleteria sia sulle cellule pancreatiche alfa e beta, che sul livello di sensibilità dei diversi organi (fegato, muscolo, cervello) all’insulina”.
Ciò che mangiamo - ha poi sottolineato il professor Bonora - ha un notevole impatto notevole sulla composizione della nostra flora intestinale: se consumiamo in modo regolare alcuni cibi questo comportamento favorirà la crescita di alcune specie batteriche a discapito di altre. Queste dinamiche nell’habitat intestinale sono state comprese studiando gli effetti dei cambiamenti della dieta in persone che ad esempio si spostano spesso da un paese all’altro del mondo. L’articolo pubblicato sulla rivista Nature convalida alcuni elementi utili a ritenere che anche i dolcificanti artificiali possano interferire sulla composizione e sulla funzione del microbiota individuale, con possibili ricadute sfavorevoli dal punto di vista metabolico.
Anche nell’esperimento condotto su sette volontari sani, l’impiego di saccarina ha indotto un aumento dei livelli di glicemia in metà dei partecipanti allo studio. E anche in questo caso, l’alterazione della flora microbica intestinale è stata individuata come il responsabile di questo effetto. ll gruppo di Suez ha infine studiato anche il microbiota intestinale di oltre quattrocento persone scoprendo che la popolazione batterica dei consumatori di dolcificanti era profondamente diversa da quella dei non consumatori.
Il Commento degli Esperti
Prof. E. Bonora e prof. G. : “Non è il caso di alimentare il panico tra la gente e neanche tra le persone con il diabete - afferma il professor Enzo Bonora, Presidente della Società Italiana di Diabetologia - anche se certo questi sono studi importanti e pubblicati da una rivista prestigiosa, come Nature. Prima che questi risultati possano essere traslati in raccomandazioni nutrizionali e portati nella pratica clinica, c’è bisogno di ulteriori conferme e di riflessione. La Società Italiana di Diabetologia (SID) non ha mai raccomandato l’uso dei dolcificanti al posto dello zucchero, perché piccole quantità di quest’ultimo non sono da bandire dalla dieta della persona con diabete. I risultati di questo studio confortano la nostra posizione”.
“Il lavoro pubblicato su Nature - afferma il professor Giorgio Sesti, ordinario di Medicina Interna, Università della Magna Graecia di Catanzaro e Presidente eletto della SID - è molto importante e apre a nuove prospettive terapeutiche nel campo dell’intolleranza glucidica e del diabete nell’uomo. In particolare, apre il campo a interventi di tipo nutrizionale (selezione di antibiotici non iperglicemizzanti) e farmacologici (antibiotici intestinali per la selezione dei batteri ‘giusti’). Il danno dei dolcificanti a livello del metabolismo è dovuto a una selezione sfavorevole dei batteri intestinali; questo farebbe supporre che, attraverso modificazioni dietetiche, impiego di probiotici e, in futuro, ricorso ad antibiotici intestinali sarà - forse -possibile prevenire il diabete, ma certamente non curarlo”.
Tutto ciò porterebbe a pensare che il consumo dei dolcificanti artificiali meriti di essere ripensato. Nulla di fin troppo eclatante, se si considera che tutte le sostanze ingerite hanno un impatto sulla composizione del microbiota intestinale, oggi sempre più studiato per il possibile ruolo nell’insorgenza di diverse malattie: dalla depressione al diabete.
«Nemmeno tra le persone con il diabete - afferma Enzo Bonora, ordinario di endocrinologia all’università di Verona e presidente della Società italiana di diabetologia -: prima che questi risultati possano essere traslati in raccomandazioni nutrizionali e portati nella pratica clinica, occorrono ulteriori conferme.
«L’ultima ricerca lascia pensare a nuove prospettive terapeutiche nel campo del diabete - chiosa Giorgio Sesti, docente di medicina interna all’università Magna Graecia di Catanzaro -. Il danno dei dolcificanti a livello del metabolismo è dovuto a una selezione sfavorevole dei batteri intestinali; questo farebbe supporre che, attraverso modificazioni dietetiche, impiego di probiotici e, in futuro, ricorso ad antibiotici intestinali sarà forse possibile prevenire il diabete, ma certamente non curarlo».
Dolcificanti Naturali: Alternative allo Zucchero?
Negli ultimi anni il mercato propone i dolcificanti naturali come validi sostituti acalorici dello zucchero senza i potenziali effetti tossici degli edulcoranti chimici. Ma è realmente così? Gli studi sperimentali sono ancora agli albori perciò la cautela deve essere massima ma anche gli zuccheri naturali sembrano avere degli effetti potenzialmente negativi.
- Miele: Il miele è molto simile allo zucchero per quantitativo di zuccheri semplici, calorie e indice glicemico rendendo difficoltoso il controllo della glicemia in modo analogo allo zucchero bianco. Per la persona con diabete, il miele è un alimento da utilizzare con moderazione calcolando il carico glicemico complessivo del pasto in cui si assume miele.
- Fruttosio: Il fruttosio è lo zucchero naturalmente presente nella frutta e in altri vegetali. L’associazione statunitense “The American Diabetes Association” sconsiglia l’uso di fruttosio come dolcificante ma precisa che non c’è ragione di evitare la quantità di fruttosio naturalmente presente negli alimenti come frutta e vegetali. La porzione come sempre fa la differenza.
- Zucchero di canna integrale o panela: La panela è diversa dallo zucchero di canna che si è abituati a conoscere (e che è più simile allo zucchero raffinato) e rappresenta il primo prodotto estratto dal succo di canna senza subire ulteriori processi chimici di raffinazione. Si presenta granulosa, umido, di colore marrone e dal retrogusto di liquirizia. Contiene sostanze che vengono allontanate nei successivi passaggi chimici per ottenere lo zucchero bianco come zinco, cromo, ferro, potassio, magnesio, selenio, vitamine e fibra. Ha un indice glicemico medio-basso e può essere consumato dai diabetici in alternativa allo zucchero raffinato ricordando di moderarne il consumo e di calcolare sempre l’apporto di zuccheri totali fatto con la dieta.
- Sciroppo d’acero e succo d’agave: Sono dolcificanti naturali estratti dalla linfa dell’acero e dell’agave. Oltre agli zuccheri sono ricchi di oligoelementi e vitamine. Questi sciroppi possono rappresentare una valida alternativa allo zucchero per i diabetici ma se ne raccomanda un uso moderato e controllato come per tutti gli alimenti zuccherati.
- Stevia: In realtà sarebbe più corretto parlare di derivati della stevia (glicosidi steviolici), ai quali è legata l’azione dolcificante e per i quali si è inserito il codice E960 tra gli additivi alimentari. Non ci sono molti studi sulla tossicità nell’uso cronico anche se si evidenzia una tossicità molto bassa. Inoltre, al contrario del glucosio e del fruttosio, i derivati della stevia non sembrano danneggiare le cellule endoteliali dei vasi sanguigni perché non inducono iperglicemia.
- Succo d’uva concentrato: Il succo d’uva concentrato è un dolcificante naturale che condensa gli zuccheri naturalmente presenti nella frutta. Guardando la tabella nutrizionale si scopre che può arrivare a contenere il 50 % di zuccheri semplici.
- Polioli (sorbitolo, xilitolo, eritritolo): Quelli di origine naturale come il sorbitolo, lo xilitolo e l’eritritolo si trovano comunemente nella frutta e da questa possono essere estratti. Una proprietà che ne ha determinato l’uso alimentare è che non provocano carie perché non possono essere metabolizzati dai batteri della bocca che causano la carie. Una delle controindicazioni dei polioli è l’effetto lassativo, inoltre vanno incontro a fermentazione ad opera dei batteri intestinali con il rischio - quando si consumano in eccesso - di generare rilassamento e crampi addominali, meteorismo, flatulenza, ecc. L’eritrolo ha un potere dolcificante pari al 60-70% dello zucchero da cucina. L’eritritolo mostra una tolleranza digestiva superiore agli altri polioli e si osserva una minore incidenza di disturbi gastrointestinali. Nonostante i suoi vantaggi, rimane sempre valido il consiglio di consumare l’eritritolo con moderazione. Si spera che nei prossimi anni si possa avere un quadro sempre più completo e chiaro sugli effetti dell’eritritolo e in generale sugli edulcoranti in modo tale da determinare davvero quanto siano sicuri.
Dolcificanti e Diabete: Cosa Bisogna Sapere
Quando si beve una bevanda zuccherata, i livelli di glucosio ed insulina nel sangue aumentano. Al contrario, il consumo di una bevanda con dolcificanti con poche/senza calorie non ha alcun effetto sulle risposte glicemiche postprandiali.
L’appetito degli esseri umani nei confronti del gusto dolce è innato. È quindi naturale che anche le persone affette da diabete o prediabete desiderino consumare qualcosa di dolce. Le organizzazioni che si occupano di diabete in tutto il mondo hanno pubblicato delle linee guida di pratica clinica e nutrizionale a sostegno dell’uso di dolcificanti con poche/senza calorie nella gestione del diabete.
Ad esempio, l’American Diabetes Association (ADA) ha riconfermato, nel suo aggiornamento delle raccomandazioni nutrizionali per il 2023 che: “L’uso di dolcificanti non nutritivi in sostituzione di prodotti zuccherati può ridurre l’assunzione complessiva di calorie e carboidrati, a patto che non si verifichi un aumento compensativo dell’apporto energetico da altre fonti.
I dolcificanti, ad esempio, offrono ai diabetici di tipo 1 scelte alimentari più ampie, mentre possono essere d’aiuto nel caso del diabete di tipo 2, in quanto non alzano il livello di glucosio nel sangue.
“Il rapporto tra dolcificanti e diabete è stato oggetto di numerosi studi, review e metanalisi - dichiara Luca Piretta, medico gastroenterologo e professore di nutrizione e patologie digestive, presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma -. Si evince prima di tutto che gli edulcoranti ipocalorici non influenzano negativamente i livelli di glucosio e insulina nel sangue, il che li rende adatti per le persone affette da diabete. Inoltre, consentono alle persone con diabete di gestire meglio l'assunzione di carboidrati pur gustando cibi e bevande dal sapore dolce ma con meno o senza calorie.
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