Angiografia Coronarica: Procedura e Preparazione

L’angiografia coronarica, nota anche come coronarografia, è un esame radiologico che permette di esaminare i vasi sanguigni, in particolare le arterie coronarie del cuore. Attraverso l'iniezione di un mezzo di contrasto, si visualizzano la morfologia e i rapporti con gli organi circostanti.

Tale metodica è oggigiorno tra gli interventi più effettuati in tutto il mondo ed ha drasticamente ridotto la mortalità per cardiopatia ischemica. Solo in Italia, nel 2017 sono state eseguite 156 055 PCI con un incremento dell’1.4% rispetto all’anno precedente, di cui l’83.7% con accesso radiale (dati di attività GISE 2017).

L’angiografia può essere utilizzata anche a scopo interventistico. In questo caso l’operatore, oltre a identificare l’eventuale problema, è in grado di intervenire per trattarlo. Per esempio può fermare emorragie, ridurre ostruzioni dei vasi e masse tumorali, e inoltre somministrare farmaci chemioterapici o altre sostanze terapeutiche direttamente nella zona da trattare.

Indicazioni per l'Angiografia Coronarica

La coronografia è un esame indicato per valutare la funzionalità cardiaca ed è particolarmente utile in presenza di:

  • Sintomi di coronaropatia, ossia dolore al petto (angina pectoris), dispnea da sforzo, dolore al collo e/o al braccio ecc.
  • Insufficienza cardiaca.
  • Difetti congeniti del cuore.
  • Difetti delle valvole cardiache (valvulopatie).
  • Programmare delicati interventi chirurgici al cuore.

Inoltre, l’angiografia permette di programmare un intervento chirurgico.

Cos'è una "Buona Angioplastica"?

Il progressivo miglioramento delle tecniche di rivascolarizzazione percutanea ha portato ad un miglioramento dei materiali con conseguente migliore performance sia in acuto che a distanza di tempo dalla PCI. Ciò si è tradotto in:

  • Introduzione e progressivo incremento nell’utilizzo della diagnostica non solo angiografica (imaging intracoronarico, rivascolarizzazione basata su riserva frazionale di flusso (fractional flow reserve [FFR] ed instantaneous wave-free ratio [iFR]); ciò ha permesso di migliorare la selezione e la valutazione delle lesioni, caratterizzandone l’impatto emodinamico e la morfologia, guidandone poi anche la scelta delle modalità di trattamento.
  • Introduzione di nuovi materiali (guide coronariche, ecc.) che hanno permesso di incrementare il successo della PCI in lesioni complesse e nelle occlusioni croniche totali.
  • Introduzione di supporti emodinamici (es. Impella) che hanno permesso di migliorare la sicurezza del trattamento percutaneo in condizioni di instabilità emodinamica e in presenza di situazioni anatomiche complesse associate a ridotta funzione ventricolare.
  • Introduzione di dispositivi per la preparazione di lesioni molto calcifiche (es. cutting balloon, scoring balloon, ecc.) che hanno permesso di ottenere un’ottimale preparazione del vaso ed un sicuro impianto dello stent.

La definizione di angioplastica ottimale si basa su alcuni punti:

  • Sicurezza: una buona angioplastica comporta la minimizzazione del rischio procedurale del paziente con attenta valutazione del rapporto rischio/beneficio. Tale punto comprende un completo inquadramento del paziente e l’appropriata valutazione delle indicazioni alla rivascolarizzazione.
  • Efficacia: è la capacità di ottenere i risultati sperati. L’efficacia va sempre ponderata rispetto alla situazione nella quale si ci trova ad operare e rispetto al paziente trattato.
  • Massimizzazione del risultato immediato: eseguire una buona angioplastica significa massimizzare i risultati in modo tale da ottenere un lume vascolare finale adeguato per il vaso trattato e per la zona di miocardio irrorata. Tale risultato si tradurrà in vantaggio clinico duraturo.

L’utilizzo delle metodiche di imaging intracoronarico consentono di incrementare la sicurezza, la precisione e la resa a distanza dell’angioplastica.

Preparazione all'Esame

Prima di sottoporsi all'angiografia, è necessario:

  • Eseguire esami del sangue preventivi, soprattutto per verificare la funzionalità renale.
  • Digiunare per almeno 8 ore prima dell'esame, ma è permesso bere acqua.
  • Concordare con il medico quali farmaci assumere e quali eventualmente sospendere.
  • Togliere gioielli e altri oggetti metallici e svuotare la vescica.
  • Segnalare eventuali allergie, in particolare quelle ai mezzi di contrasto.
  • Farsi accompagnare per il ritorno a casa se l'esame viene fatto in giornata.

Come si Svolge l'Esame

La coronografia viene eseguita mediante l’introduzione di un catetere, generalmente dall’arteria femorale oppure da quella radiale (polso) o dalla brachiale (gomito). Nel punto di entrata del catetere nell’arteria si effettua un’anestesia locale.

Si predilige come sede di introduzione quella femorale perché è grande e il catetere può passare attraverso un sistema di dilatazione, senza bisogno di isolare l’arteria e quindi di tagliare la cute. Si risale poi fino al cuore e si posiziona il catetere all’imbocco della coronaria, si inietta nel catetere il mezzo di contrasto, così da opacizzare completamente il decorso dell’arteria stessa e permettere la visualizzazione delle eventuali ostruzioni.

Quando il catetere cardiaco si trova nel cuore (o nelle coronarie), il cardiologo lo sfrutta per iniettare un mezzo di contrasto visibile ai raggi X e che serve allo studio del flusso sanguigno all'interno delle arterie coronarie. La somministrazione dei sedativi avviene tramite un ago-cannula inserito solitamente su un avambraccio del paziente. Per creare il punto di accesso e inserire il catetere cardiaco nel sistema vascolare, il cardiologo utilizza un secondo ago-cannula nell'area desiderata.

Se la coronarografia evidenzia la presenza di un blocco o di un restringimento di una o più coronarie, il cardiologo può intervenire immediatamente per renderle pervie praticando un'angioplastica coronarica.

Una volta tolto il catetere bisogna operare una compressione sull’arteria femorale per fermare il sangue e permettere il formarsi di un coagulo che chiude il piccolo foro di ingresso utilizzando una benda elastica. Non sono necessari punti.

Rischi e Complicazioni

Come ogni procedura medica, l'angiografia coronarica comporta dei rischi, seppur minimi, tra cui:

  • Sanguinamenti, infezioni o lesioni dei vasi sanguigni nel punto di inserimento del catetere.
  • Reazioni allergiche al mezzo di contrasto.
  • Danno renale dovuto al mezzo di contrasto.
  • Aritmie cardiache.
  • Attacco di cuore (o infarto).
  • Ictus ischemico.

Cosa vuol dire controindicazione relativa?

Dopo l'Esame

Dopo la procedura, è necessario:

  • Rimanere in osservazione per alcune ore.
  • Evitare docce e bagni completi quanto meno per la prima settimana.
  • Segnalare tempestivamente al medico eventuali complicazioni, come:
    • Il punto di accesso sanguina (emorragia) senza accennare a fermarsi e/o si gonfia.
    • La ferita si infetta.
    • Ematoma nel punto di inserimento del catetere cardiaco.

Trascorso un giorno dalla procedura, la maggior parte dei pazienti è in grado di tornare alle normali attività quotidiane.

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