Uricemia e Colesterolo Alto: Una Correlazione Complessa

L'uricemia e il colesterolo alto sono due condizioni mediche spesso associate a un aumentato rischio di malattie cardiovascolari. Questo articolo esplora la correlazione tra queste due condizioni, analizzando studi clinici e raccomandazioni per la loro gestione.

Introduzione

Il gruppo di studio sull’Acido Urico (AU) ha avviato nel 2018 il progetto multicentrico URRAH (Uric acid Right for heaRt Health), uno studio di coorte nato dall’unione dei database di membri della società scientifica con dati fenotipici cardiovascolari (CV), livelli di AU, eventi CV e mortalità CV.

Scopo del progetto era individuare il cut-off di acido urico maggiormente predittivo per eventi CV e mortalità CV. Dal 2018, sono stati pubblicati 16 articoli su riviste peer-reviewed, con ulteriori analisi in corso.

Acido Urico e Mortalità Cardiovascolare

Il primo lavoro pubblicato ha identificato il cut-off più adeguato nel predire il rischio di morte per tutte le cause e la mortalità CV. Durante il follow-up, sono state identificate 1571 morti CV (su 3.279 morti per tutte le cause, 47.9%), e l'acido urico sierico (SUA) correla significativamente nell’analisi univariata (IRR: 1.28; 95% CI 1.24-1.33, p<0.001). All’analisi multivariata con tutti i classici fattori di rischio CV inseriti come covariabili, l’associazione non solo persisteva significativa ma addirittura la sua forza aumentava (RR 2.08; 95% CI 1.46-2.97, p<0.001).

È stato trovato un cut-off più basso rispetto a quello classico (6 mg/dl per le donne e 7 mg/dl per gli uomini). Dall’analisi della curva ROC, il punto ottimale per la mortalità CV era 5.6 mg/dl. Inoltre, l’aggiunta dei valori di AU aumentava la predittività dell’Heart Score (Harrell’s C 0.780 vs. 0.754, p<0.001) e riclassificava correttamente il 40,06% di soggetti senza eventi rispetto al Heart Score, fornendo un Net Reclassification Improvement di 0.27 (p<0.001).

Acido Urico e Infarto Miocardico Fatale

Il secondo articolo pubblicato riguardava il cut-off per predire l’infarto miocardico (MI) fatale che si era presentato in 445 soggetti durante il follow-up. UA presentava una significativa associazione con l’IM fatale (RR 1.146; 95% CI 1.060-1.239, p=0.0007) con il miglior cut-off che era 5.70 mg/dl. Quando sono state eseguite analisi genere-specifiche, l’associazione è stata confermata come significativa nelle donne (RR 0.136; 95% CI 0.058-0.215, p<0.001) ma non negli uomini (RR: 0.088, p=0.2).

Acido Urico e Scompenso Cardiaco

Un altro articolo sul progetto URRAH era focalizzato sullo scompenso cardiaco (SC). AU è risultato essere un predittore significativo di SC (RR: 1.29; 95% CI 1.23-1.359, p<0.001) e di SC fatale (RR: 1.268; 95% CI 1.121-1.35, p<0.001). I cut-off maggiormente discriminanti erano 5.34 mg/dl e 4.89 mg/dl, rispettivamente.

I nostri risultati concordano con altri studi e meta-analisi sull’abilità di AU di predire lo sviluppo di SC. Ciononostante, i risultati di alcuni articoli pubblicati sono più eterogenei quando AU viene valutato in pazienti che già presentano SC. In questi pazienti, AU può agire come fattore dannoso sulla funzione ventricolare sinistra e sul metabolismo, ma potrebbe essere vero anche l’opposto, ovvero che una peggiore vascolarizzazione dei tessuti periferici potrebbe aumentare i livelli di AU.

Infatti, AU può essere il risultato di un incremento della degradazione delle purine determinato da ipossia e da catabolismo tessutale, il quale determina anche un incremento del rilascio di lattati che a loro volta riducono l’eliminazione di AU da parte del rene. L’insufficienza renale sappiamo essere una frequente comorbilità dello SC (e dunque una minore cleareance di AU) ed è inoltre stato trovato un aumento dell’attività della xantina ossidali nello SC acuto.

Un problema nell’interpretare la relazione tra AU e SC è quello collegato all’uso di diuretici. I trattamenti diuretici (specialmente i tiazidici) sono in grado di determinare un aumento del riassorbimento dell’urato renale che porta allo sviluppo di iperuricemia. I diuretici sono abbastanza comuni nei pazienti ipertesi e rappresentano l’opzione terapeutica principale per ridurre la congestione nei pazienti con SC. Questi effetti secondari dei diuretici sono stati considerati un problema benigno, ma i dati dallo studio URRAH vanno contro questa ipotesi.

In una analisi specifica del nostro database, abbiamo trovato che il 17.2% degli individui assumeva diuretici ed il 58% dei soggetti aveva valori di AU più alti del valore mediano (4.8 mg/dl). I soggetti con iperuricemia che assumono diuretici sembrano presentare una più alta incidenza di morte per tutte le cause (21.9 vs. 19.0%, p<0.001) ed eventi CV primari (11.3 vs. 8.1%, p<0.001) se confrontati con soggetti con iperuricemia che non usavano diuretici, mentre non sono state trovate differenze per quanto riguarda la mortalità per cause CV (5.1 vs 4.1%, p=0.013).

Alla successiva analisi multivariata (con covariate età, sesso, pressione sistolica, indice di massa corporea, glicemia, colesterolo totale e HDL, storia di fumo, terapie cardiovascolari e velocità di filtrazione glomerulare), le conclusioni sopra-citate non sono state confermate per tutti e tre i risultati considerati individuando dunque una uguale prevalenza di eventi negli iperuricemici indipendentemente che essa sia legata ai diuretici oppure no.

Poiché l’ipotesi centrale che lega l’AU agli eventi CV è il ruolo della xantina ossidasi come trigger dello stress ossidativo, si pensava che la riduzione di escrezione renale di AU indotta dai diuretici non fosse correlata a un aumento degli eventi CV. Nonostante questo studio presenti delle limitazioni, è stato il primo a confermare che l’iperuricemia diuretico-relata è associata a un significativo aumento di patologie CV e mortalità.

Le due limitazioni maggiori sono state il non poter discriminare tre pazienti con ridotta escrezione e quelli con sovraproduzione di AU (infatti, la presenza di iperuricemia durante l’uso di diuretici non esclude automaticamente la coesistenza di una aumentata produzione) ma anche il fatto che i farmaci diuretici non erano ulteriormente divisi per sottoclassi e in particolare i tiazidici che sono quelli che più frequentemente danno questo effetto collaterale.

Acido Urico e Ictus

Per completare i dati sulla relazione tra AU ed eventi CV, è stata fatta anche un’analisi sull’ictus. AU è stato associato, in una analisi di regressione multivariata aggiustata per i principali fattori confondenti (età, sesso, ipertensione arteriosa, diabete, insufficienza renale cronica, fumo, alcol, indice di massa corporea, colesterolo LDL e uso di diuretici), con un RR di 1.249 (95% CI 1.041-1.497, p=0.016) ed il valore di 4.79 mg/dl è stato identificato come miglior cut-off prognostico.

Frequenza Cardiaca e Mortalità Cardiovascolare

Due successivi articoli dello studio URRAH si focalizzano sui fattori che potrebbero modificare la relazione tra AU e mortalità CV. Il primo si concentra sulla frequenza cardiaca e la possibilità che l’azione di AU sugli eventi CV avvenga anche attraverso un incremento dell’attività simpatica. Infatti, la frequenza cardiaca è un fattore di rischio CV noto che danneggia direttamente il cuore e le pareti arteriose, ma rappresenta anche un marker di iperattività del sistema nervoso simpatico.

Alla multivariata, ogni aumento unitario di AU determina un aumento unitario dell’RR per mortalità CV del 9.4%, mentre l’incremento era del 5.3% per ogni unità di incremento della frequenza cardiaca. In una analisi categorica, è stato notato come l’iperuricemia (SUA>5.5 mg/dl) era associata ad un RR più alto per la mortalità CV in soggetti con elevata frequenza cardiaca.

In particolare, l’RR in soggetti con una frequenza cardiaca al di sotto del valore mediano (71.3 bpm) era 1.38 (95% CI 1.20-1.59), mentre aumenta a 2.09 (95% CI 1.75-2.51) in quelli con valori sopra la mediana. Quindi, si potrebbe ipotizzare che una iperattività del sistema nervoso simpatico favorisca l’azione dell’acido urico sugli eventi CV.

Ipertrofia Ventricolare Sinistra e Mortalità Cardiovascolare

Infine, l’articolo URRAH pubblicato più recentemente si è focalizzato sulla relazione tra AU e l’ipertrofia ventricolare sinistra (LVH) e sulla possibilità che questo danno d’organo modifichi la relazione tra AU e mortalità CV. Alla multivariata, AU era significativamente associato con l’indice di massa ventricolare sinistra in uomini e donne (beta=0.095 e 0.069, rispettivamente, p<0.001 per entrambe le analisi).

Sia AU che LVH erano associate a morte CV (RR iperuricemia 1.751; 95%CI 1.394-2199, p=0.001; RR LVH 2.050; 95% CI 1.576- 2.668, p=0.001). La presenza combinata di iperuricemia (SUA>5.1 mg/dl per le donne e >5.6 mg/dl per gli uomini) e LVH (LVMI>95 g/m2 per le donne e >115 g/m2 per gli uomini) aumenta significativamente l’RR per la mortalità CV in confronto ai due fattori presi individualmente con un RR complessivo di 3.785 (95% CI 1.789-8.008) per le donne e 5.273 (95% CI 3.044-9.135) per gli uomini.

Colesterolo: Valori Normali e Fattori Influenzanti

I valori di colesterolo nel sangue consigliati per la popolazione generale sono:

  • Colesterolo totale <200 mg/dL
  • Colesterolo LDL <116 mg/dL
  • Colesterolo HDL > 40 mg/dL

Il valore del colesterolo nel sangue è influenzato da diversi fattori, i principali sono:

  • alimentazione e stile di vita
  • fattori genetici e familiarità
  • patologie endocrinologiche

Colesterolo: Alimentazione e Stile di Vita

I principali fattori di rischio modificabili del colesterolo alto sono:

  • un’alimentazione sbilanciata ovvero ricca in acidi grassi saturi (in particolare quelli di origine animale) e povera in fibre e acidi grassi polinsaturi
  • l’obesità, soprattutto l’adiposità addominale è strettamente collegata a infiammazione, insulino-resistenza (e pre-diabete, vedi sotto), sindrome metabolica e ipercolesterolemia
  • il fumo di sigaretta, che impatta negativamente sul valore di colesterolo HDL
  • la sedentarietà, in quanto favorisce l’incremento dell’adiposità soprattutto addominale, mentre l’attività fisica e il deficit calorico favoriscono il calo di peso e l’incremento del metabolismo basale che porta a un maggiore consumo e mobilizzazione dei lipidi

L’alimentazione svolge un ruolo fondamentale nella prevenzione dell’ipercolesterolemia, in particolare la dieta mediterranea è un modello di regime alimentare sano, vario e favorevole per la salute cardiovascolare. Si basa su un maggiore introito di cereali integrali e alimenti di origine vegetale con introduzione di una quantità limitata di grassi e principalmente di origine vegetale.

Un'alimentazione equilibrata, ricca di frutta, verdura, cereali integrali, legumi, frutta secca e semi, è una potente alleata nella lotta al colesterolo alto. Questi alimenti, ricchi di fibre, vitamine, minerali e antiossidanti, contribuiscono a:

  • ridurre il colesterolo "cattivo": le fibre, presenti in abbondanza in questi alimenti, aiutano a legare il colesterolo e a favorirne l'eliminazione
  • mantenere sotto controllo la pressione arteriosa: potassio e magnesio, contenuti in frutta, verdura e legumi, svolgono un ruolo fondamentale nella regolazione della pressione
  • prevenire l'infiammazione: gli antiossidanti combattono i radicali liberi, proteggendo le cellule dai danni e gli organi dai danni ossidativi
  • prevenzione delle patologie cardiovascolari: in particolare, gli omega 3 e omega 6 sono due acidi grassi essenziali che svolgono un’azione antiossidante, antiinfiammatoria, antitrombotica e sono largamente contenuti negli oli e semi vegetali e nel pesce azzurro

Colesterolo Alto: Cosa Non Mangiare

Alimenti da evitare in caso di colesterolo alto:

  • Condimenti grassi: burro, lardo, strutto, panna, margarina
  • Frattaglie: fegato, cervello, reni, cuore e simili
  • Insaccati grassi: salame, salsiccia, mortadella e parti grasse delle carni
  • Latticini grassi: latte intero, yogurt intero, mascarpone, gorgonzola, camembert e formaggi ad alta percentuale di grassi
  • Salse elaborate: maionese e altre salse ricche di grassi
  • Superalcolici: da evitare completamente
  • Cibo da fast food: patatine fritte, bacon, crocchette fritte, formaggi fritti e altri junk food con grassi trans
  • Dolci e bevande dolci zuccherate

Colesterolo Alto: Cosa Mangiare

Alimenti consigliati in caso di colesterolo alto:

  • Legumi, da consumare due-quattro volte alla settimana non come contorno ma come secondo piatto (sostituiscono carne, pesce, uova, latte e derivati)
  • Pesce di tutti i tipi, possibilmente privilegiando quello azzurro e il salmone per il loro elevato contenuto di Omega 3
  • Noci, soia, semi di lino e altre fonti vegetali di Omega-3 in piccole quantità tutti i giorni
  • Oli vegetali polinsaturi o monoinsaturi, come l'olio extravergine d'oliva, l'olio di riso o gli oli monoseme (es: soia, girasole, mais, arachidi, etc.) da preferire ai condimenti di origine animale
  • Frutta (due porzioni al giorno) e verdura (due-tre porzioni al giorno) di stagione, in quanto apportano ottime quantità di vitamine, antiossidanti e fibre, che riducono il rischio cardiovascolare globale

Correlazione tra Colesterolemia e Ipertensione

Il ruolo nefasto delle turbe del metabolismo dei grassi (iperlipidemia) negli ipertesi è ampiamente dimostrato dalla frequenza dell’associazione aterosclerosi e ipertensione. Le correlazioni fra colesterolemia e ipertensione arteriosa sono indiscutibili anche se l’esatta natura ancora in gran parte ci sfugge. E interessante ricordare che gli ipertesi nelle popolazioni con una colesterolemia bassa, come i giapponesi, non vanno praticamente incontro all’aterosclerosi.

Gestione Dietetica di Ipercolesterolemia e Iperuricemia

La dieta adatta per tenere sotto controllo sia il livello di colesterolo nel sangue sia il livello di acido urico deve essere molto povera di grassi saturi e di proteine animali. In pratica:

  • latte scremato e yogurt magro vanno bene
  • poca carne (escludere carni rosse, salumi e insaccati e preferire le carni bianche come pollo coniglio, tacchino): meglio mangiare pesce, 2 o 3 volte la settimana
  • molta frutta e verdura fresche e di stagione tutti i giorni (3 porzioni di frutta e 2 porzioni di verdura cruda e cotta)
  • niente burro, panna, strutto
  • condire con olio extravergine d’oliva a crudo, non più di 4 cucchiai al giorno
  • niente formaggi grassi
  • pane, pasta e riso in quantità adeguata al peso
  • poco vino rosso, ma solo ai pasti e niente birra, aperitivi e superalcolici
  • poco sale usando spezie e aromi naturali preferiti a piacere

Trattamento Farmacologico e Integrazione

In caso di ipercolesterolemia, si deve ridurre l’apporto di colesterolo alimentare a meno di 300 mg al giorno sopprimendo in particolare uova, frattaglie, lievito di birra, grassi animali, burro, formaggi grassi, latte intero, margarine, olii ricchi di acidi grassi insaturi. Questi ultimi possono essere sostituiti da olio di mais, di girasole e di olive, a patto che vengano consumati crudi o appena riscaldati e mai cotti.

In caso di ipertrigliceridemia è opportuno ridurre tutti gli zuccheri, compreso il miele, ridurre il consumo di pane, pasta, riso e patate. Si devono ridurre anche le bevande alcooliche lasciando solo mezzo litro di vino o di birra al giorno.

Anche l’iperuricemia si accompagna spesso all’ipertensione arteriosa e contribuisce ad aumentare il rischio di aterosclerosi.

Tabella: Valori Ottimali di Colesterolo

Tipo di Colesterolo Valore Ottimale (mg/dL)
Colesterolo Totale <200
Colesterolo LDL <116
Colesterolo HDL >40

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