Gentile utente, è di comune riscontro verificare una differenza nel compenso glicemico nel corso dell'anno e solitamente viene rilevato un peggioramento dell'andamento della glicemia nel corso della stagione invernale.
Escludendo altre possibili cause di peggioramento del compenso glicemico (malattie intercorrenti, progressione nella storia naturale del diabete, etc) non vi è un effetto diretto della temperatura ambientale sulla glicemia, è semmai più probabile che in corso della stagione fredda le abitudini di vita tendano a modificarsi pur in maniera non così drastica (tendenza a consumare cibi a più alta densità energetica e/o a svolgere minore attività fisica) ma sufficiente a determinare una variazione del compenso glicemico.
NB. Ci sono però persone che avvertono il freddo più sensibilmente, non solo quando le temperature si abbassano ma anche durante le stagioni calde. Si tratta di intolleranza o ipersensibilità al freddo. Che cosa comporta? Le cause sono di varia natura e spesso possono essere connesse a diverse patologie.
Cause dell'ipersensibilità al freddo
- Anemia: l’anemia è una carenza di emoglobina nel sangue che determina una ridotta capacità del sangue di trasportare l’ossigeno. Esistono diversi tipi di anemia: ereditarie, dovute a carenze vitaminiche, a perdite di sangue con conseguente carenza di ferro, a causa di una ridotta produzione di globuli rossi da parte del midollo o ad una maggior distruzione dei globuli rossi.
- Disfunzioni della tiroide o ipotiroidismo (riduzione degli ormoni tiroidei): l’ipersensibilità al freddo è in genere presente solo nelle forme gravi e conclamate.
- Disturbi della circolazione: il fenomeno di Raynaud è la causa più frequente. Questo fenomeno è caratterizzato da uno spasmo di alcuni vasi sanguigni che provoca un eccessivo raffreddamento e cambiamento di colore di alcune aree del corpo, in genere le dita delle mani, la punta del naso e le orecchie.
- Neuropatia: questo termine comprende diverse patologie a carico del sistema nervoso periferico. I nervi periferici sono un gruppo di fibre nervose che unisce il sistema nervoso centrale con altri organi del corpo umano.
- Particolare attenzione va posta anche alla presenza di magrezza importante che può essere dovuta ad anoressia nervosa che può portare anche a pericolo di vita.
Diabete e Freddo in Montagna
Le vacanze invernali si avvicinano e la montagna ti aspetta! Ecco alcuni consigli su come gestire il diabete di tipo 1, il freddo e l’altitudine, per ottenere il massimo da uno sport come lo sci anche in condizioni estreme. Fino in fondo!
Diabete e freddo è una combinazione complicata, infatti, ad alta quota, il fabbisogno energetico è maggiore. Il freddo consuma le risorse del corpo, il quale deve bruciare più energia per mantenersi caldo e, allo stesso tempo, ha difficoltà a idratarsi a causa della secchezza dell’aria. Questo aumenta il rischio di ipoglicemia, fattore da non sottovalutare quando si convive con il DT1.
Se si pratica uno sport invernale (sci, snowboard, alpinismo) o semplicemente giocando sulla neve o all’aperto, il fabbisogno di energia sarà ancora maggiore.
Man mano che si sale ad altitudini più elevate, l’ossigeno diventa più rarefatto e la quantità di ossigeno necessaria per il corpo diminuisce. Questo fenomeno viene definito ipossia. La prima conseguenza è il “mal di montagna”. Si manifesta con mal di testa, nausea, vomito, vertigini… sintomi che possono essere facilmente confusi con quelli dell’ipoglicemia.
In particolare, è importante fare attenzione alla perdita di appetito causata dall’ipossia, che può alterare l’equilibrio del diabete di tipo 1.
Infine, un altro problema relativo a diabete e montagna è la vasocostrizione della pelle, la quale può ritardare l’assorbimento dell’insulina.
Consigli per la gestione del diabete in montagna
- Se stai programmando un viaggio in auto, prevedi i possibili intoppi dovuti al traffico: porta con te una quantità adeguata di medicine, cibo e bevande.
- Adatta la dose di insulina in base all’aumento dell’attività fisica. Man mano che consumi energia, il tuo fabbisogno di insulina diminuirà. Ad esempio, puoi iniziare una giornata di sci con livelli di zucchero nel sangue leggermente più alti del solito.
- Ricordati di misurare la tua glicemia durante e dopo l’esercizio e soprattutto prima di andare a letto.
- Quando si convive con il diabete di tipo 1 e ci si trova in montagna, è necessario fare particolare attenzione alla dieta. Ad alta quota, il fabbisogno energetico del corpo è maggiore, in particolare di carboidrati. Uno sforzo moderato come il trekking comporta un consumo di 60-80 grammi di carboidrati all’ora.
- Il freddo della montagna può ritardare l’assorbimento dell’insulina. L’altitudine, a sua volta, può causare resistenza.
- Il freddo peggiora i sintomi e la gestione del diabete anche in modo indiretto, infatti non è sempre facile raggiungere la zona da iniettare sotto la tuta da sci e i vari strati di vestiti.
- Si raccomanda di conservare l’insulina tra i 2 e gli 8 °C, per evitare che si congeli e diventi inutilizzabile. Per questo, conviene utilizzare un astuccio isotermico.
- Per le persone più temerarie che decidono di fare dell’alpinismo durante un soggiorno in montagna, è buona abitudine portare tre volte la quantità necessaria di farmaci e altri materiali per evitare crisi iperglicemiche o ipoglicemiche.
Come avrai capito, conciliare il diabete t 1 con il freddo e l’altitudine della montagna richiede una certa dose di rigore e attenzione, per godersi la montagna senza complicazioni.
Consigli Generali per il Controllo della Glicemia
- Seguire un’alimentazione bilanciata: limitare le farine raffinate che hanno un alto indice glicemico, i cibi contenenti molti grassi saturi e gli alcolici.
- Fare attività fisica regolare. L’esercizio fisico ha un effetto ipoglicemizzante perché stimola l’ingresso del glucosio nelle cellule muscolari togliendolo dal sangue.
- Migliorare la qualità del sonno.
- Assumere degli integratori naturali: la natura offre moltissime piante che aiutano a stabilizzare, e in caso abbassare, i livelli di glucosio nel sangue, come ad esempio l’eucalipto, il mirto, il sambuco e la gimnema. Ottimo, ad esempio, l’integratore Fitoglucose Factors a base di estratti naturali che aiutano a metabolizzare gli zuccheri.
Lo specialista di Medicina Interna è il medico che potrà indirizzare al meglio la richiesta di esami e di visita specialistiche.
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