La relazione con gli zuccheri è sempre più spesso alterata. L’insulina, prodotta dal pancreas, è una sostanza fondamentale per il metabolismo degli zuccheri.
Insulino-Resistenza e Infiammazione
Quando l’organismo è infiammato, la superficie delle cellule diventa più rigida e l’insulina fa molta fatica ad attivare i canali per il passaggio del glucosio. In quel caso si parla di “resistenza insulinica” e serve quindi molta più insulina del normale perché la cellula riceva il suo nutrimento.
Immaginiamo una persona che abbia un livello di infiammazione da alimenti elevato (perché mangia ripetutamente gli stessi alimenti). Il BAFF prodotto nell’organismo cresce di livello e provoca un aumento della resistenza insulinica.
Il Prof. Paolo Montera, specialista in Endocrinologia, spiega che l’insulino-resistenza è una condizione molto più frequente di quello che si pensi perché è del tutto asintomatica e consiste nella perdita di una delle capacità principali dell’insulina che è quella di favorire il trasporto del glucosio all’interno delle cellule. A questo punto l’organismo, il pancreas in particolare, nel tentativo di vincere questa “resistenza”, ne produce una maggiore quantità.
Ipoglicemia Reattiva
In questi casi, compaiono sintomi di ipoglicemia eccessiva e i sistemi organici di riequilibrio, sopraffatti dalla presenza di una quantità eccessiva di insulina, non riescono a tenere i livelli di glucosio a livelli accettabili. Il termine di ipoglicemia “reattiva” dipende proprio dal fatto che l’ipoglicemia è facilmente indotta dalla assunzione di zuccheri (glucosio o fruttosio), di amidi raffinati e a veloce assorbimento e di alcol o polioli (che vengono metabolizzati come il fruttosio); sono tutti prodotti che stimolano una immediata produzione di insulina cui segue, nel giro di 10-20 minuti un crollo della glicemia con comparsa dei sintomi caratteristici detti appunto “reattivi” alla precedente assunzione zuccherina.
Una forma particolare, detta ipoglicemia reattiva o postprandiale, si manifesta tipicamente dopo i pasti, spesso a distanza di due o tre ore dal loro termine. Il più delle volte la causa di questa condizione rimane misconosciuta.
A tal proposito sono state formulate diverse ipotesi; la prima è che gli individui colpiti da ipoglicemia reattiva siano troppo sensibili all'adrenalina, un ormone - ribattezzato dello stress - che produce sintomi analoghi a quelli provocati dalle crisi ipoglicemiche, e il cui rilascio è favorito dall'ipoglicemia. Un'altra ipotesi è che questi soggetti non producano quantità sufficienti di glucagone, un ormone che si oppone all'eccessivo calo glicemico contrastando le azioni dell'insulina.
Alimentazione e Ipoglicemia
Un pasto particolarmente ricco di carboidrati semplici (zuccheri), come ad esempio una scorpacciata di dolci, rappresenta un fedele alleato dell'ipoglicemia reattiva. Così, nell'individuo sano il glucosio entra prepotentemente nelle cellule, con una rapida diminuzione delle sue concentrazioni ematiche; si parla quindi di ipoglicemia reattiva, una condizione che come abbiamo visto ad inizio articolo stimola il centro ipotalamico della fame.
- Seguire una dieta equilibrata, cercando di limitare l'apporto di alcol e zuccheri semplici a favore di quelli complessi, che devono comunque essere consumati con una certa moderazione.
- Il carico glicemico di un pasto è infatti più importante dell'indice glicemico dei singoli alimenti.
Diagnosi di Ipoglicemia Reattiva
La diagnosi di ipoglicemia reattiva può essere posta sulla base dei risultati dell'OGTT, il "famoso" test da carico orale di glucosio. In questo esame si somministra per via orale una soluzione acquosa di circa 75 grammi di glucosio, registrando i valori glicemici (ed eventualmente quelli insulinemici) ad intervalli di tempo prestabiliti (30', 60', 90', 120', 150', 180', 210', 240', 270' 300').
La diagnosi è certa se la glicemia scende al di sotto dei 45 mg/dL, mentre è probabile se i i valori minimi di glicemia sono compresi tra i 45 ed i 55 mg/dL.
Segnali di Problemi di Insulino-Resistenza
Come abbiamo detto, l’insulina è un ormone ingrassante quindi il paziente nota una facilità nel prendere peso e una difficoltà a perderlo e spesso le persone osservano anche una sproporzione tra quello che mangiano e l’entità del loro peso corporeo. Inoltre ci possono essere dei sintomi a cui è bene prestare attenzione.
Ciò accade perché questa grande quantità di insulina prodotta, determina anche una forte variabilità della glicemia, che può salire e scendere rapidamente; l’organismo avverte questa rapida discesa della glicemia spesso con una sensazione di forte fame, che può verificarsi anche poco tempo dopo aver concluso un pasto. Si cercano allora e si assumono cibi a base di farinacei e si tende così a perpetuare questo circuito. Queste oscillazioni glicemiche possono provocare anche altri sintomi come: sudorazione fredda, tachicardia e palpitazione, nervosismo, tremore delle mani.
Esami Diagnostici
Per fare la diagnosi di insulino-resistenza è bene eseguire il dosaggio della glicemia e dell’insulinemia a digiuno, sul cui rapporto si misura l’indice HOMA, che deve essere inferiore a 2,5 (sia nelle donne che negli uomini). Successivamente, per avere un’idea ancora più precisa, è bene eseguire la curva da carico orale di glucosio, possibilmente da portare fino a 3 o anche a 5 ore, per valutare non tanto l’aumento dell’insulina quanto l’andamento delle glicemie. Il compito fondamentale nel trattamento dell’insulino-resistenza quindi è quello di stabilizzare i valori glicemici, evitando le cosidette “montagne russe”.
Come Combattere l’Insulino-Resistenza
Il rimedio più utile ed economico, a prescindere dai farmaci, è intervenire sullo stile di vita del paziente. La maggior parte delle persone che soffrono di questa patologia sono sedentarie, persone che non hanno molta dimestichezza con il movimento. Quindi bisogna invitarle a modificare il loro stile di vita e far capire loro che il farmaco più efficace per l’insulino-resistenza è l’esercizio fisico regolare, anche di bassa intensità, come marciare, ma da fare tutti i giorni.
L’esercizio fisico sfrutta la capacità che ha il muscolo di sostituirsi all’insulina, in quanto la contrazione muscolare produce delle molecole chiamate miochine molte delle quali svolgono una funzione simile all’insulina, in quanto favoriscono l’entrata di glucosio nelle cellule; quindi hanno un’azione vicaria perché, alla fine, quello che non fa l’insulina lo riesce a fare l’attività fisica che, tra l’altro, è molto più efficace del farmaco. Consiglio di fare movimento, non tanto per migliorare la prestazione sportiva ma per allenare il metabolismo a fare quello che l’insulina non è in grado di fare.
Chi proprio non riesce a fare attività fisica regolarmente deve ricorrere alla dieta assumendo degli alimenti che non alzino l’insulina, quindi con un basso indice insulinemico, lavorando sul carico glicemico e riducendo la quota di carboidrati raffinati, preparati con farine 00, come la pizza e il pane bianco, e di amido, come il riso e le patate. Bisogna sostituire gli alimenti a base di farina bianca con quelli integrali. La farina bianca funziona come lo zucchero. La pizza, ad esempio, è uno degli alimenti più ingrassanti che ci sia visto che è un mix di grasso, di olio e di farina bianca. L’associazione zuccheri-grassi è la miscela più ingrassante che ci sia, non per niente è quella che troviamo in tutti i prodotti di pasticceria.
È importante praticare un tipo di esercizio fisico utile a migliorare questa condizione; consiglio quello combinato: aerobico e di forza. L’esercizio di forza stimola l’aumento della massa muscolare, incrementando così anche la capacità di immagazzinare glucosio. In questo modo lo zucchero sparisce dal sangue e così si interrompe lo stimolo per la produzione eccessiva di insulina e si risolve il problema.
Dieta per Combattere l’Insulino-Resistenza
Oltre all’attività fisica regolare e seguire una dieta ricca di alimenti con un basso indice insulinemico, è bene mangiare molte verdure. Un accorgimento è quello di iniziare il pasto con una porzione di verdure o ortaggi, in quanto l’assunzione di fibre, prima del pasto, rallenta l’assorbimento dei carboidrati. Quindi mangiando verdura come “antipasto” a pranzo e a cena riusciamo a rallentare l’assorbimento degli zuccheri così da evitare il picco insulinemico.
Bisogna prestare molta attenzione alla frutta. Mangiarla a fine pasto è da evitare, soprattutto se parliamo della frutta estiva come i fichi, l’ananas, il mango, l’uva, il cocomero. La frutta a fine pasto, soprattutto quella molto zuccherina, rischia di innalzare molto l’insulina e così rischiamo di ritrovare il nostro pasto trasformato prevalentemente in grasso di deposito. Meglio perciò mangiare la frutta zuccherina lontano dai pasti. Se proprio non si riesce a rinunciare alla frutta a fine pasto, è bene mangiare una mela, una pera, l’arancia, i frutti di bosco, questi sono frutti che hanno un basso indice glicemico e non fanno danni.
In ultimo ci si può aiutare con alcuni farmaci che però sono risultati molto meno efficaci rispetto alla scelta di una vita un po’ più attiva e più corretta da un punto di vista alimentare.
Glicemia: Cosa Influisce?
La concentrazione di glucosio nel sangue fluttua in modo fisiologico nel corso della giornata ed è influenzata da alimentazione e attività fisica: la glicemia tende a scendere al suo punto più basso dopo ore di digiuno, generalmente pertanto al risveglio, e a salire qualche ora dopo un pasto. Il livello glicemico si abbassa inoltre dopo un’intensa attività fisica, perché lo zucchero nel sangue viene utilizzato come fonte di energia per l’attività muscolare.
Per mantenere la glicemia entro i valori normali è importante:
- seguire una dieta povera di alimenti con elevato indice glicemico e ricca di legumi, frutta e verdura;
- praticare attività fisica regolarmente;
- in caso di diabete, assumere correttamente e puntualmente i farmaci prescritti.
Alimentazione e Indice Glicemico
L’indice glicemico indica quanto velocemente un alimento influenza il livello di zucchero nel sangue (glucosio) quando viene assunto da solo.
Gli alimenti con indice glicemico alto causano un rapido aumento del glucosio nel sangue. Si tratta di cibi che, nei processi digestivi, vengono scomposti rapidamente, come cibi zuccherati, pane bianco, pasta e riso non integrali, patate.
Alimenti a medio e basso indice glicemico, che provocano un aumento graduale dei livelli di zucchero nel sangue, sono per esempio i legumi, gli alimenti integrali e alcune varietà di frutta e verdura.
Le Cause di Ipoglicemia e Iperglicemia
Glicemia Bassa: le Cause
L’ipoglicemia può avere diverse cause, tra cui le più comuni sono:
- eccessivo consumo di alcol in periodi di digiuno;
- terapia con sulfaniluree;
- sovradosaggio della terapia insulinica nei pazienti affetti da diabete.
In casi più rari l’ipoglicemia può essere causata da:
- patologie epatiche (cirrosi, per esempio) in condizioni di digiuno;
- tumori pancreatici;
- morbo di Addison, una malattia rara che colpisce le ghiandole surrenali.
Glicemia Alta: le Cause
Livelli di glucosio nel sangue superiori alla norma sono di frequente causati da:
- scarsa (o assente) produzione di insulina (diabete di tipo 1);
- incapacità dell’organismo di utilizzare l’insulina prodotta (diabete di tipo 2);
- uso di alcuni farmaci, come per esempio i corticosteroidi.
In casi più rari, l’iperglicemia può essere causata da alcune patologie, come:
- acromegalia (malattia causata da un eccesso di ormone della crescita);
- sindrome di Cushing (condizione causata da un eccesso di cortisolo nel sangue);
- pancreatite;
- tumori del pancreas;
- eventi stressanti acuti (ad esempio infarto del miocardio o ictus);
- episodi infettivi acuti.
Nelle persone in trattamento per il diabete, l’iperglicemia può dipendere da:
- scarsa aderenza alla dieta o alla terapia antidiabetica prescritta;
- vita sedentaria;
- inefficacia dei farmaci.
I Sintomi di Ipoglicemia e Iperglicemia
Glicemia Bassa: i Sintomi
I primi sintomi dell’ipoglicemia possono comprendere:
- pallore;
- sensazione di stanchezza;
- sudorazione ingiustificata;
- nausea o fame;
- vertigini;
- tremore;
- battito cardiaco accelerato (tachicardia) o martellante (palpitazioni);
- irritabilità, ansia, sbalzi d’umore;
- mal di testa.
Se i livelli di glucosio nel sangue restano bassi a lungo, si possono manifestare altri disturbi, come:
- visione offuscata;
- debolezza e sonnolenza;
- difficoltà di concentrazione e stati confusionali;
- crisi epilettiche;
- collasso o svenimento.
Glicemia Alta: i Sintomi
I sintomi dell’iperglicemia si manifestano gradualmente, e soltanto quando i livelli di zucchero nel sangue sono molto alti.
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