Esame audiometrico neonato: come funziona

Individuare subito dopo la nascita la presenza di un deficit uditivo consente di attivare precocemente trattamenti specifici e percorsi di riabilitazione, ed evitare che la sordità porti a un ritardo o un mancato apprendimento del linguaggio. A oggi, mediamente l’incidenza di handicap uditivi varia da 1-2 casi di sordità grave congenita per mille nati vivi, sino all’1-6% di bambini con problemi uditivi durante la scuola primaria.

Screening audiologico neonatale

Lo screening audiologico neonatale è una procedura volta a individuare precocemente l'eventuale presenza di un deficit uditivo alla nascita, in modo da poter mettere in atto velocemente i trattamenti terapeutici più opportuni e impedire che la sordità provochi un ritardo o un mancato apprendimento del linguaggio. L'importanza di uno screening uditivo è evidenziata dall'elevata incidenza sordità congenita, che colpisce 1-2 neonati ogni 1000 nuovi nati.

Perché è importante eseguire uno screening audiologico neonatale?

Grazie allo screening uditivo neonatale è possibile diagnosticare precocemente un'eventuale sordità congenita. I bambini di età compresa tra 0 e 5 anni si trovano in un momento importante per lo sviluppo della parola e delle capacità comunicative. Se durante questo periodo di tempo si saltano le tappe significative dello sviluppo del linguaggio, negli anni successivi il bambino rischia difficoltà linguistiche, sviluppo sociale anormale e difficoltà di apprendimento.

L'incapacità di un bambino di udire, sia essa permanente o transitoria, comporta l’invio di stimoli linguistici incoerenti al cervello, ostacolando quindi la capacità di consolidare i corretti percorsi neurali indispensabili per garantire un normale sviluppo del linguaggio. Pertanto lo screening neonatale neurosensoriale, in Italia obbligatorio e gratuito per tutti i nascituri, prevede anche importanti esami uditivi su misura per neonati.

Questo esame permette di identificare una gran parte dei bambini con ipoacusia preverbale, di confermare la diagnosi entro il terzo mese di vita e di avviare un percorso terapeutico e riabilitativo entro il sesto mese di vita, così come raccomandato dall’OMS. Grazie ai provvedimenti nazionali e regionali in materia di screening audiologico neonatale, volti anche a rendere obbligatorio lo screening neonatale neurosensoriale a livello del Punto Nascita, la percentuale di neonati dimessi sottoposti a screening audiologico è tendenzialmente del 100%.

Quali sono i test dell’udito per neonati?

I neonati non sono in grado di reagire ai suoni trasmessi in cuffia come gli adulti, pertanto sono state messe a punto tecniche oggettive volte a valutare la salute del sistema uditivo dei più piccoli. I due strumenti oggettivi di base a disposizione degli specialisti al Punto Nascita sono le emissioni otoacustiche transienti (TEOAE) e i potenziali evocati uditivi automatici del tronco encefalo (AABR).

  • Emissioni otoacustiche transienti (TEOAE): L’esame serve a valutare la funzionalità cocleare confermando o meno la presenza delle emissioni otoacustiche, ovvero dei suoni di debole intensità emessi dalle cellule ciliate esterne della coclea in modo spontaneo (SOAE) o evocato (TEOAE e DPOAE).
  • Potenziali evocati uditivi automatici del tronco encefalo (AABR): Questo screening può favorire la diagnosi differenziale di cisti o tumori a carico del nervo acustico. È anche in grado di evidenziare la soglia uditiva in pazienti non affidabili o difficili da esaminare.

Come si svolgono questi esami di screening audiologico e cosa possono rivelare?

La valutazione delle emissioni otoacustiche è la metodica elettiva dello screening neonatale universale grazie alla sua semplicità e rapidità di esecuzione. Questo test facilita la diagnosi del grado e del tipo di perdita uditiva ed è particolarmente utile per valutarla in popolazioni difficili da testare come i neonati. Entrando più nel dettaglio, le TEOAE sono emissioni otoacustiche da stimoli transienti mentre le DPOAE sono emissioni otoacustiche di intermodulazione o prodotti di distorsione otoacustici.

La presenza di TEOAE e DPOAE in un orecchio sano può escludere un’ipoacusia di grado lieve, anche se le DPOAE presentano una specificità frequenziale superiore. Entrambe le emissioni otoacustiche sono purtroppo assenti in ipoacusie di entità superiore a 40-50dB HL, rendendole quindi non ideali nel rilevare ipoacusie di media entità.

Il test dei potenziali evocati uditivi automatici del tronco encefalico (AABR) è una valutazione fisiologica del nervo uditivo e delle strutture uditive all'interno del tronco encefalico. I potenziali evocati uditivi sono monitorati attraverso elettrodi superficiali posti sulla pelle e sulle orecchie, grazie ai quali è possibile escludere perdite di udito anche di livello lieve nei neonati.

Cosa succede se un neonato non passa il test dell’udito?

In caso di esito positivo o risposta dubbia, di norma si adottano le seguenti procedure:

  • Ulteriore screening prima delle dimissioni. L’ospedale utilizzerà la medesima tecnica di analisi o procederà adottando un metodo diverso, così da verificare eventuali esiti differenti.
  • Convocazione dei genitori. Se il bambino continua a non superare i test dell’udito prima della dimissione, il personale sanitario convocherà i genitori al fine di illustrare loro le possibili cause di tale esito. Spesso i neonati non superano lo screening audiologico a causa della presenza fisiologica di vernice caseosa nel condotto uditivo.
  • Consulto esterno. I genitori vengono rinviati a un Centro Audiologico con competenze pediatriche, in modo da effettuare un ulteriore screening approfondito entro un mese dalle dimissioni.
  • Follow up. I genitori sono invitati a monitorare attentamente la salute uditiva del proprio neonato, nonché a seguire scrupolosamente le indicazioni fornite dagli specialisti e dal pediatra.
  • Sorveglianza ambulatoriale dopo la dimissione. Il pediatra di libera scelta monitora la salute del neonato e invia al Centro Audiologico competente eventuali anomalie riscontrate nell’osservazione clinica o riferite dai genitori.

Cosa succede se un neonato continua a non superare i vari test dell’udito?

In tal caso è necessario procedere a uno screening neonatale acustico ogni 2-4 settimane e in caso di esito positivo o dubbio, procedere effettuando una valutazione audiologica completa con attenta anamnesi.

Cosa significa valutazione audiologica completa?

A differenza di bambini e adulti, i neonati non sono in grado di fornire risposte soggettive a un test dell’udito, pertanto è necessario adottare metodiche oggettive. Le due tecniche per misurare l'udito dei bambini sono il test dei potenziali evocati uditivi automatici del tronco encefalico (AABR) o il test dei potenziali evocati di stato stazionario (ASSR), il quale valuta le soglie uditive a 0,5, 1,2 e 4 kHz simultaneamente. Queste valutazioni sono misurazioni oggettive del nervo acustico da tradurre in soglie uditive su un audiogramma.

Quali sono le cause di ipoacusia neonatale?

Una perdita di udito nei neonati può avere diverse cause, le quali possono variare in termini di grado, configurazione ed eziologia. Le più comuni sono la presenza di fluido nel condotto uditivo (ipoacusia temporanea) o una forma di ipoacusia congenita, di norma permanente. Altre cause comprendono una perdita di udito secondaria in seguito a una malattia della madre o a causa di medicinali ototossici assunti dalla madre a sua insaputa.

Tra i fattori di rischio per la perdita dell'udito nei neonati si segnalano:

  • basso peso alla nascita;
  • assunzione di farmaci ototossici;
  • iperbilirubinemia;
  • ventilazione prolungata;
  • utilizzo di ECMO, acronimo di Extracorporeal Membrane Oxygenation.

Quali sono le soluzioni?

I test dell’udito per neonati sono cruciali al fine di prevenire o trattare tempestivamente qualsiasi forma di ipoacusia neonatale. L’OMS raccomanda di effettuare ulteriori screening neonatali neurosensoriali a un mese, di confermare eventuali diagnosi entro il terzo mese e di iniziare un intervento terapeutico e riabilitativo entro il sesto mese di vita. Si tratta di misure essenziali al fine di assicurare al neonato la possibilità di uno sviluppo psico-sociale nella norma.

In alcuni casi la perdita dell'udito può essere trattata con farmaci o interventi chirurgici, mentre a volte i bambini hanno bisogno di apparecchi acustici e di una terapia logopedica per ottenere buoni risultati in materia di sviluppo del discorso e del linguaggio.

Test di Boel: il test delle campanelle

Il test di Boel, noto anche come “test delle campanelle”, è un metodo utilizzato per valutare la capacità uditiva nei neonati e nei bambini e nelle bambine molto piccoli, generalmente nel primo anno di vita, ma anche in età successive. Questo test si basa sulla risposta comportamentale alla percezione di suoni, in particolare a toni e frequenze diverse, per cui viene considerato un “test audiometrico comportamentale”.

Cos’è il “Test di Boel“?

Si tratta di un esame generalmente programmato durante il quarto bilancio di salute, che il pediatra di famiglia esegue tra il settimo e il nono mese di vita dei bambini. Nasce negli anni ’70 in Svezia e viene così chiamato in quanto “BOEL” è un acronimo delle parole svedesi “blicken orienterar efter ljudet“, che si traduce in “orientamento dello sguardo dopo stimolo sonoro”.

Come si fa il test di Boel?

Durante il test di Boel, al bambino vengono presentati una serie di suoni, che possono essere rappresentati da campanelle (da cui deriva appunto il nome di “test delle campanelle”), toni o altri stimoli sonori, a seconda del kit utilizzato. L’esecuzione del test di Boel avviene in un ambiente tranquillo e controllato, come un’aula insonorizzata o una stanza silenziosa nello studio del pediatra, in modo che non ci siano distrazioni legate ad altri suoni o rumori esterni.

Per eseguire il test di Boel, il bambino o la bambina viene fatto/a sedere sulle ginocchia di un genitore. Il pediatra si posiziona di fronte e gli mostra il bastoncino rosso o gli anelli metallici ruotanti. Quando il bambino o la bambina fissa l’oggetto, il pediatra lo sposta con movimenti sia orizzontali che verticali per valutare la capacità di attenzione e i movimenti oculari nel seguire i movimenti del bastoncino o degli anelli ruotanti.

A questo punto, con attenzione a non fare movimenti bruschi delle braccia che possano distrarre il bambino o la bambina, il pediatra infila una coppia di campanellini a ciascuna mano e li posiziona a circa 20 cm dall’orecchio del piccolo paziente. I campanellini vengono fatti suonare uno alla volta, prima da un lato e poi dall’altro, con un adeguato intervallo di tempo tra una stimolazione sonora e l’altra. È importante notare che il test dipende dalle abilità dell’operatore nel condurlo e dalla cooperazione del bambino, nonché dalla sua capacità di mantenere un’adeguata attenzione per tutta la durata del test.

Per tale motivo, recentemente sono stati introdotti dei sistemi elettronici che permettono di effettuare il test di Boel in maniera più standardizzata. Questi piccoli apparecchi, che si possono tenere dentro il palmo di una mano, riproducono con la pressione di un apposito tasto un suono sordo-grave a bassa frequenza intorno ai 125-150 Hz o un suono acuto-sonorizzato ad alta frequenza intorno ai 5.0-5.1 kHz, in modo perfettamente equivalente a quanto riprodotto dai campanellini del test di Boel tradizionale.

Come interpretare i risultati del test di Boel?

I risultati del test di Boel vengono interpretati in base alle risposte comportamentali del bambino o della bambina alla percezione dei suoni e possono essere classificati in diverse categorie, indicando la presenza o l’assenza di un problema uditivo. Tuttavia, è importante notare che l’interpretazione dei risultati può variare leggermente a seconda delle linee guida e delle pratiche locali.

Risposta uditiva presente: se durante il test vengono rilevate risposte uditive nelle frequenze e nei livelli di intensità testati, si considera che il bambino o la bambina abbia una buona risposta uditiva in quelle aree specifiche.

Risposta uditiva assente o non conclusiva: se durante il test non vengono rilevate risposte uditive nelle frequenze e nei livelli di intensità testati, potrebbero essere necessarie ulteriori valutazioni per determinare la presenza o l’assenza di un problema uditivo.

È importante sottolineare che il test di Boel è uno strumento di valutazione che si basa su aspetti comportamentali del piccolo in risposta a degli stimoli sonori e non costituisce una diagnosi definitiva di disturbi dell’udito. Se i risultati del test indicano la presenza di un problema uditivo o se ci sono dubbi sulla risposta uditiva, è comunque consigliabile consultare un medico o un audiologo per ulteriori valutazioni e per determinare l’eventuale approccio terapeutico da adottare. In generale, non esiste un’età per il test di Boel definita e precisa. Si può eseguire il test di Boel in diversi momenti della vita ma di solito viene fatto tra il settimo e il nono mese, sino anche al dodicesimo.

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