La sudorazione dopo una curva glicemica può essere un sintomo di diverse condizioni metaboliche. In molti casi, è associata a problemi di regolazione degli zuccheri nel sangue.
Insulino-resistenza e Glicemia
La relazione con gli zuccheri è sempre più spesso alterata.
L’insulina, prodotta dal pancreas, è una sostanza fondamentale per il metabolismo degli zuccheri. Quando l’organismo è infiammato, la superficie delle cellule diventa più rigida e l’insulina fa molta fatica ad attivare i canali per il passaggio del glucosio. In quel caso si parla di “resistenza insulinica” e serve quindi molta più insulina del normale perché la cellula riceva il suo nutrimento.
Immaginiamo una persona che abbia un livello di infiammazione da alimenti elevato (perché mangia ripetutamente gli stessi alimenti). Il BAFF prodotto nell’organismo (misurabile dal test PerMè o dal test Recaller 2.0) cresce di livello e provoca un aumento della resistenza insulinica.
Segnali di problemi di insulino-resistenza e diagnosi
Come abbiamo detto, l’insulina è un ormone ingrassante quindi il paziente nota una facilità nel prendere peso e una difficoltà a perderlo e spesso le persone osservano anche una sproporzione tra quello che mangiano e l’entità del loro peso corporeo. Inoltre ci possono essere dei sintomi a cui è bene prestare attenzione. Ciò accade perché questa grande quantità di insulina prodotta, determina anche una forte variabilità della glicemia, che può salire e scendere rapidamente; l’organismo avverte questa rapida discesa della glicemia spesso con una sensazione di forte fame, che può verificarsi anche poco tempo dopo aver concluso un pasto.
Si cercano allora e si assumono cibi a base di farinacei e si tende così a perpetuare questo circuito. Queste oscillazioni glicemiche possono provocare anche altri sintomi come: sudorazione fredda, tachicardia e palpitazione, nervosismo, tremore delle mani.
Per fare la diagnosi di insulino-resistenza è bene eseguire il dosaggio della glicemia e dell’insulinemia a digiuno, sul cui rapporto si misura l’indice HOMA, che deve essere inferiore a 2,5 (sia nelle donne che negli uomini). Successivamente, per avere un’idea ancora più precisa, è bene eseguire la curva da carico orale di glucosio, possibilmente da portare fino a 3 o anche a 5 ore, per valutare non tanto l’aumento dell’insulina quanto l’andamento delle glicemie.
Ipoglicemia Reattiva
In questi casi, compaiono sintomi di ipoglicemia eccessiva e i sistemi organici di riequilibrio, sopraffatti dalla presenza di una quantità eccessiva di insulina, non riescono a tenere i livelli di glucosio a livelli accettabili.
Il termine di ipoglicemia “reattiva” dipende proprio dal fatto che l’ipoglicemia è facilmente indotta dalla assunzione di zuccheri (glucosio o fruttosio), di amidi raffinati e a veloce assorbimento e di alcol o polioli (che vengono metabolizzati come il fruttosio); sono tutti prodotti che stimolano una immediata produzione di insulina cui segue, nel giro di 10-20 minuti un crollo della glicemia con comparsa dei sintomi caratteristici detti appunto “reattivi” alla precedente assunzione zuccherina.
Una forma particolare, detta ipoglicemia reattiva o postprandiale, si manifesta tipicamente dopo i pasti, spesso a distanza di due o tre ore dal loro termine. Il più delle volte la causa di questa condizione rimane misconosciuta.
A tal proposito sono state formulate diverse ipotesi; la prima è che gli individui colpiti da ipoglicemia reattiva siano troppo sensibili all'adrenalina, un ormone - ribattezzato dello stress - che produce sintomi analoghi a quelli provocati dalle crisi ipoglicemiche, e il cui rilascio è favorito dall'ipoglicemia.
Un'altra ipotesi è che questi soggetti non producano quantità sufficienti di glucagone, un ormone che si oppone all'eccessivo calo glicemico contrastando le azioni dell'insulina.
A livello medico l'alterata tolleranza glucidica accompagnata da iperinsulinemia viene considerata uno stato prediabetico, con possibile e probabile evoluzione a diabete mellito conclamato.
Un pasto particolarmente ricco di carboidrati semplici (zuccheri), come ad esempio una scorpacciata di dolci, rappresenta un fedele alleato dell'ipoglicemia reattiva.
Così, nell'individuo sano il glucosio entra prepotentemente nelle cellule, con una rapida diminuzione delle sue concentrazioni ematiche; si parla quindi di ipoglicemia reattiva, una condizione che come abbiamo visto ad inizio articolo stimola il centro ipotalamico della fame.
Diagnosi
La diagnosi di ipoglicemia reattiva può essere posta sulla base dei risultati dell'OGTT, il "famoso" test da carico orale di glucosio. In questo esame si somministra per via orale una soluzione acquosa di circa 75 grammi di glucosio, registrando i valori glicemici (ed eventualmente quelli insulinemici) ad intervalli di tempo prestabiliti (30', 60', 90', 120', 150', 180', 210', 240', 270' 300').
La diagnosi è certa se la glicemia scende al di sotto dei 45 mg/dL, mentre è probabile se i i valori minimi di glicemia sono compresi tra i 45 ed i 55 mg/dL.
Gestione dell'Ipoglicemia
La cura immediata dell'ipoglicemia prevede di mangiare, o bere, un carboidrato semplice che rilascia velocemente il proprio contenuto di glucosio come, ad esempio, una bevanda zuccherata o uno zuccherino.
In una fase iniziale si devono evitare cibi grassi, come il cioccolato e il latte, perché non contengono tanto zucchero o quello presente è assorbito più lentamente.
Se si ha a disposizione un glucometro (dispositivo medico che consente di misurare la glicemia) si consiglia di misurare la glicemia dopo 15-20 minuti dall'ingestione di cibo.
Se i livelli di glucosio nel sangue sono inferiori a 70 mg/dl, si consiglia di consumare altro cibo e di misurare nuovamente la glicemia dopo altri 15-20 minuti.
Se si sta aiutando una persona con una crisi ipoglicemica e l'assunzione di cibo non risulta efficace, è possibile intervenire applicando un gel di glucosio, o del miele oppure della marmellata all'interno delle guance e massaggiare delicatamente dall'esterno.
Possono essere necessari 10-15 minuti prima che la persona si senta meglio. Se si verificano diversi episodi di ipoglicemia in una settimana, è necessario contattare il team diabetologico per conoscere la causa.
Se l’ipoglicemia ha provocato una perdita di coscienza, è importante mettere la persona interessata in sicurezza (in posizione seduta o sdraiata su un fianco) e sottoporla a una iniezione di emergenza di glucagone, se lo si ha a disposizione.
Il glucagone è un ormone che aumenta i livelli di glucosio nel sangue. Dal 2020 è in commercio anche nel nostro Paese il glucagone in formulazione spray per via nasale, una polvere che può essere utilizzata anche su pazienti incoscienti perché è sufficiente uno spruzzo in una narice affinché il prodotto entri nel circolo sanguigno.
Il dosaggio è fisso per cui il glucagone spray nasale può essere utilizzato con facilità. Inoltre può essere tenuto sempre a portata di mano perché non richiede particolari precauzioni nella conservazione.
La “regola del 15”
In breve, si parla della “regola del 15”: l’ipoglicemia dovrebbe essere trattata assumendo 15 g di carboidrati (preferibilmente glucosio in tavolette o in grani o sciolto in acqua o 125 ml di una bibita zuccherata o di un succo di frutta o un cucchiaio da tavola di miele), misurando nuovamente la glicemia dopo 15 minuti e ripetendo il trattamento con altri 15 g di carboidrati sino a che la glicemia non risulti superiore a 100 mg/dl.
L’effetto sull’ipoglicemia può essere solo temporaneo.
Alimentazione e Integrazione
Spesso è utile integrare le impostazioni nutrizionali individualizzate con alcuni minerali o alcune sostanze che hanno la capacità di migliorare la sensibilità insulinica.
Tra questi di sicuro il Cromo è tra i più importanti (Glucontrol Base o Picocromo Super Concentrated, al dosaggio di 1 compressa/capsula al giorno) mentre alcuni sali di magnesio (MG3) si affiancano all’inositolo (una particolare vitamina che aiuta la regolazione del consumo energetico) nel riequilibrio del metabolismo zuccherino.
Seguire una dieta equilibrata, cercando di limitare l'apporto di alcol e zuccheri semplici a favore di quelli complessi, che devono comunque essere consumati con una certa moderazione. Il carico glicemico di un pasto è infatti più importante dell'indice glicemico dei singoli alimenti.
Il compito fondamentale nel trattamento dell’insulino-resistenza quindi è quello di stabilizzare i valori glicemici, evitando le cosidette “montagne russe”.
Come possiamo stabilizzare questi valori?
Il rimedio più utile ed economico, a prescindere dai farmaci, è intervenire sullo stile di vita del paziente. La maggior parte delle persone che soffrono di questa patologia sono sedentarie, persone che non hanno molta dimestichezza con il movimento. Quindi bisogna invitarle a modificare il loro stile di vita e far capire loro che il farmaco più efficace per l’insulino-resistenza è l’esercizio fisico regolare, anche di bassa intensità, come marciare, ma da fare tutti i giorni.
L’esercizio fisico sfrutta la capacità che ha il muscolo di sostituirsi all’insulina, in quanto la contrazione muscolare produce delle molecole chiamate miochine molte delle quali svolgono una funzione simile all’insulina, in quanto favoriscono l’entrata di glucosio nelle cellule; quindi hanno un’azione vicaria perché, alla fine, quello che non fa l’insulina lo riesce a fare l’attività fisica che, tra l’altro, è molto più efficace del farmaco.
Chi proprio non riesce a fare attività fisica regolarmente deve ricorrere alla dieta assumendo degli alimenti che non alzino l’insulina, quindi con un basso indice insulinemico, lavorando sul carico glicemico e riducendo la quota di carboidrati raffinati, preparati con farine 00, come la pizza e il pane bianco, e di amido, come il riso e le patate.
Bisogna sostituire gli alimenti a base di farina bianca con quelli integrali. La farina bianca funziona come lo zucchero. La pizza, ad esempio, è uno degli alimenti più ingrassanti che ci sia visto che è un mix di grasso, di olio e di farina bianca. L’associazione zuccheri-grassi è la miscela più ingrassante che ci sia, non per niente è quella che troviamo in tutti i prodotti di pasticceria.
È importante praticare un tipo di esercizio fisico utile a migliorare questa condizione; consiglio quello combinato: aerobico e di forza. L’esercizio di forza stimola l’aumento della massa muscolare, incrementando così anche la capacità di immagazzinare glucosio. In questo modo lo zucchero sparisce dal sangue e così si interrompe lo stimolo per la produzione eccessiva di insulina e si risolve il problema.
Accorgimenti dietetici
Oltre all’attività fisica regolare e seguire una dieta ricca di alimenti con un basso indice insulinemico, è bene mangiare molte verdure. Un accorgimento è quello di iniziare il pasto con una porzione di verdure o ortaggi, in quanto l’assunzione di fibre, prima del pasto, rallenta l’assorbimento dei carboidrati. Quindi mangiando verdura come “antipasto” a pranzo e a cena riusciamo a rallentare l’assorbimento degli zuccheri così da evitare il picco insulinemico.
Bisogna prestare molta attenzione alla frutta. Mangiarla a fine pasto è da evitare, soprattutto se parliamo della frutta estiva come i fichi, l’ananas, il mango, l’uva, il cocomero. La frutta a fine pasto, soprattutto quella molto zuccherina, rischia di innalzare molto l’insulina e così rischiamo di ritrovare il nostro pasto trasformato prevalentemente in grasso di deposito. Meglio perciò mangiare la frutta zuccherina lontano dai pasti.
Se proprio non si riesce a rinunciare alla frutta a fine pasto, è bene mangiare una mela, una pera, l’arancia, i frutti di bosco, questi sono frutti che hanno un basso indice glicemico e non fanno danni.
In ultimo ci si può aiutare con alcuni farmaci che però sono risultati molto meno efficaci rispetto alla scelta di una vita un po’ più attiva e più corretta da un punto di vista alimentare.
Insulinemia: Valori e Misurazione
L'insulinemia è un termine medico che identifica la quantità di insulina presente nel sangue. La valutazione di questo parametro, eseguita su un piccolo campione ematico, risulta particolarmente utile per indagare l'origine di sintomi riconducibili all'ipoglicemia, cioè alla scarsità di glucosio nel sangue.
L'insulina è un ormone prodotto dalle cellule beta del pancreas, in risposta allo stimolo indotto dal glucosio. La sua azione principale consiste nel favorire l'ingresso e l'immagazzinamento di questo zucchero all'interno delle cellule (muscoli, tessuto adiposo ecc.).
Nelle persone sane l'insulinemia non è costante, ma varia sensibilmente in relazione allo stato nutrizionale. Dopo un pasto i valori insulinemici aumentano sensibilmente, per poi ritornare ai livelli basali nel giro di un paio d'ore. Il picco raggiunto è tanto più consistente quanto maggiore è la quantità di zuccheri introdotta, mentre ha scarsa influenza il contenuto proteico e ancora meno quello lipidico.
Anche i livelli basali di insulina non sono perfettamente stabili; è stata infatti osservata una secrezione oscillatoria con periodi di 3-6 minuti. Dopo i pasti l'ampiezza di queste oscillazioni aumenta ma la periodicità rimane costante; si ritiene che tale fenomeno sia cruciale per mantenere costante la sensibilità delle cellule all'insulina.
Per espletare la succitata azione ipoglicemizzante, l'insulina deve infatti interagire con specifici recettori posti sulle membrane cellulari. Quando i recettori perdono sensibilità nei confronti dell'insulina allora l'organismo cerca di compensare aumentando la secrezione pancreatica dell'ormone; in questi casi si parla di insulino-resistenza, condizione accompagnata da iperinsulinemia con glicemia normale o lievemente aumentata.
L'insulinemia misura la quantità di insulina nel sangue. Talvolta, il monitoraggio dei livelli insulinemici viene eseguito durante il test di tolleranza al glucosio, quindi ad intervalli di tempo regolari dopo un dosaggio basale seguito dall'assunzione di 75 grammi di glucosio in soluzione acquosa. Tale esame risulta particolarmente utile per evidenziare le condizioni di insulino-resistenza.
Nei soggetti normali, l'insulinemia riconosce un picco di 6-10 volte il valore basale dopo 30-60 minuti, per poi cominciare a decrescere ai tempi 90', 120' e riportarsi a non più di 2 o 3 volte il valore basale fra i 180' ed i 240'.
Il dosaggio dell'insulinemia viene prescritto dal medico nel caso siano riscontrati livelli eccessivamente bassi di glucosio nel sangue (ipoglicemia), accompagnati da sintomi quali sudorazione, palpitazioni, vertigini e svenimenti.
Nota: l'intervallo di riferimento per l'insulinemia può cambiare in funzione di età, sesso e strumentazione in uso nel laboratorio analisi. Per questo motivo, è preferibile consultare i range riportati direttamente sul referto.
Come si Misura l'Insulinemia?
L'insulinemia si misura attraverso un prelievo di sangue. L'esame può essere richiesto insieme al dosaggio del peptide C e, talvolta, contestualmente all'esecuzione del test di tolleranza al glucosio.
Salvo diversa prescrizione, i test per il dosaggio dell'insulinemia vanno eseguiti dopo un digiuno di 8-12 ore, evitando situazioni di stress psicofisico immediatamente prima del prelievo.
Per la determinazione della curva insulinica, durante l'intera procedura il paziente non deve assumere alimenti o bevande diverse dall'acqua, non deve fumare e deve rimanere possibilmente seduto.
I livelli di insulina devono essere valutati all'interno del contesto clinico. Valori inferiori rispetto a quelli normali possono essere riscontrati in presenza di diabete e malattie pancreatiche.
Esempio di Curva Glicemica e Insulinemica in Gravidanza
Una donna di 27 anni, alla 20° settimana di gravidanza, ha effettuato una curva glicemica e insulinemica a causa di sintomi quali sudorazione lieve, lieve tachicardia, gambe molli e mani tremolanti dopo i pasti. I risultati sono i seguenti:
- Glicemia basale: 65 mg/dL (70-92)
- Glicemia a 60 minuti: 120 mg/dL (70-180)
- Glicemia a 120 minuti: 132 mg/dL (70-153)
- Insulina basale: 14.60 µU/mL (3-25)
- Insulina a 60 minuti: 83.3 µU/mL
- Insulina a 120 minuti: 98.7 µU/mL
La preoccupazione principale era legata alla glicemia a digiuno bassa e all'insulina elevata a 120 minuti. Questi risultati possono indicare una possibile insulino-resistenza o ipoglicemia reattiva, richiedendo ulteriori valutazioni mediche.
Considerazioni aggiuntive
Se si ha il diabete, è importante considerare che una attività fisica intensa può portare a episodi di ipoglicemia. L'alcool può interferire con l’assorbimento di farmaci e nutrienti e causare un calo dei livelli di glicemia nel sangue.
Se si sta seguendo una terapia con l'insulina, di solito, è utilizzato il glucagone, un farmaco che aumenta i livelli di glicemia.
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