L'emoglobina glicosilata o glicata A1c (in sigla HbA1c) è un parametro di laboratorio che misura un particolare tipo di emoglobina nel sangue.
Cos’è l’emoglobina glicata?
Come suggerisce il nome stesso, si tratta di una forma di emoglobina, la proteina presente nei globuli rossi che trasporta l’ossigeno, che si lega al glucosio nel sangue. L'emoglobina glicata si forma quando nel sangue si accumula troppo glucosio: attraverso un processo che si chiama glicosilazione, una molecola di zucchero si lega all'emoglobina contenuta nei globuli rossi (che hanno vita media di circa 120 giorni), in maniera proporzionale alla glicemia.
Come spiegato dalle dottoresse Roberta Assaloni e Maria Chantal Ponziani in un documento pubblicato sul sito della AMD - Associazione Medici Diabetologi, la sua scoperta è alquanto recente, e risale al 1955, quando fu individuata la presenza di emoglobine minori all’interno dei globuli rossi.
La glicazione è il processo biologico non enzimatico per cui gli zuccheri si possono legare covalentemente alle proteine. Lo zucchero più abbondante del sangue, il glucosio, può quindi legarsi in modo irreversibile a una parte specifica dell'emoglobina, formando l'HbA1c o emoglobina glicata. Considerata l'irreversibilità della glicazione, l'emoglobina glicosilata contenuta nei globuli rossi (avidi di glucosio) circola nel sangue per tutta la durata della loro vita (in media 90/120 giorni).
Entro certi limiti, si tratta di un processo assolutamente normale, che non comporta alcun pericolo per la salute del paziente, dato che l'emoglobina glicata continua a svolgere normalmente la propria funzione. L'HbA1c risulta meno efficace rispetto all'emoglobina normale per quanto riguarda il trasporto dell'ossigeno.
Perché è importante il test dell’emoglobina glicata?
Il test dell’emoglobina glicata presenta numerosi vantaggi, che lo rendono uno strumento prezioso per la diagnosi e la gestione del diabete. Tutte queste caratteristiche rendono l'emoglobina glicata un parametro molto più utile della comune glicemia nella diagnosi e nel monitoraggio del diabete; l'emoglobina glicosilata è infatti espressione della glicemia media nel lungo periodo, non di un singolo momento; come tale, non è soggetta a variazioni acute (come l'alimentazione del giorno precedente o lo stress da esame) e non necessita quindi di un preventivo digiuno di almeno otto ore.
1. Valutazione del controllo glicemico a lungo termine
I valori di HbA1c rispecchiano le concentrazioni medie di glucosio nel sangue negli ultimi tre mesi. In tale periodo, l'emoglobina, esposta a eccessive concentrazioni di glucosio, si trasforma in emoglobina glicata. Per questo motivo, le persone diabetiche presentano in genere valori di HbA1c nei globuli rossi decisamente più elevati rispetto alla norma.
2. Correlazione con il rischio di complicanze
L'emoglobina glicata è utilizzata sia come indice di glicemia media che come valutazione del rischio di sviluppare le complicanze del diabete. Le complicanze del diabete sono dovute allo scarso controllo dell’iperglicemia; viene colpito innanzitutto il sistema circolatorio, interessando sia i grandi vasi di sangue sia il microcircolo.
3. Aiuto nella gestione del diabete
Il dosaggio dell'HbA1c dovrebbe essere eseguito regolarmente in tutti i pazienti diabetici, per documentare il grado di compenso glicemico nella valutazione iniziale e per monitorare la terapia. In quest'ultimo caso, per determinare se il controllo metabolico è stato raggiunto, si consiglia una misurazione all'incirca ogni 3-4 mesi, in particolare nei soggetti con un diabete costantemente mal compensato.
Le attuali linee guida indicano che l'obiettivo primario delle terapie intraprese contro il diabete è quello di mantenere i livelli di emoglobina glicata a concentrazioni non superiori al 7%, meglio se sotto il 6,5%.
Come si esegue l'esame dell'emoglobina glicata?
Si esegue attraverso un prelievo di sangue venoso, dal braccio. Per sottoporsi all'esame non è necessario il digiuno o l'osservazione di diete particolari.
- non richiede il digiuno: a differenza della glicemia a digiuno, il test dell’HbA1c può essere eseguito in qualsiasi momento della giornata, indipendentemente dall’ultimo pasto.
- maggiore standardizzazione: i metodi di misurazione dell’HbA1c sono stati standardizzati a livello internazionale, grazie agli sforzi dell’IFCC (International Federation of Clinical Chemistry and Laboratory Medicine) e del NGSP (National Glycohemoglobin Standardization Program).
Come vanno letti i risultati?
Il risultato dell'esame è sempre sotto forma di percentuale, la quale determina il livello medio di glicemia nel trimestre precedente. In passato, si utilizzavano le percentuali di emoglobina glicata presenti nel sangue del paziente. Successivamente, la standardizzazione IFCC ha introdotto una nuova unità di misura, i mmol/mol, che sostituiscono la precedente unità in percentuale (%). Un valore superiore o uguale a 48 mmol/mol (6,5%) è considerato il cut-point diagnostico per il diabete mellito. Quando il livello di emoglobina glicata è uguale o superiore al 6,5%, si può parlare di diabete.
Quando otteniamo dei risultati anomali, significa che i livelli di glucosio, in un lasso di tempo che può variare da settimane a mesi, non sono stati ben regolati. Quando il valore di emoglobina glicata è troppo elevato, il medico aiuterà a ricercare le possibili cause e valuterà se è il caso di modificare il programma terapeutico, in base alle esigenze del paziente.
Differenza tra Controllo della Glicemia ed Emoglobina Glicata
Il controllo della glicemia è incluso nelle analisi del sangue di routine e misura la quantità di glucosio presente nel sangue a digiuno. I livelli di questa sostanza variano nel corso della giornata e sono strettamente dipendenti da ciò che mangiamo.
I valori glicemici normali si situano tra i 70 e i 99 mg/dl (milligrammi per decilitro di sangue) dopo un digiuno di otto ore. Le persone diabetiche devono controllare i loro livelli di glucosio ogni giorno, usando il pratico kit per l’auto-test con il glucometro, per essere certi di avere valori della glicemia nella norma.
Quando la glicemia a digiuno supera i livelli di guardia (iperglicemia), allora siamo in una condizione di pre-diabete da monitorare, indicativa di una difficoltà dell’organismo nel metabolizzare gli zuccheri. I parametri da considerare si situano tra i 100 e i 125 mg/dl, mentre parliamo di diabete conclamato per un’iperglicemia a digiuno uguale o superiore ai 126 mg/dl.
L’emoglobina glicata o glicosata (HbA1c) non è un esame del sangue di routine, ma un test specialistico che si effettua in laboratorio e si prescrive sia in caso di pre diabete che di diabete effettivo.
Altri Esami per la Diagnosi e il Monitoraggio del Diabete
Uno di questi è la curva glicemica o meglio curva da carico orale di glucosio. Questa analisi misura la quantità di glucosio nel sangue sia a digiuno che dopo l’assunzione di una certa quantità di zuccheri. Si effettua attraverso due prelievi ematici, il secondo dei quali due ore dopo aver assunto 75 g di zucchero disciolto in acqua.
Il risultato del test può essere sintomatico sia di un diabete conclamato - se i valori glicemici sono uguali o superiori ai 200 ml/dl - oppure attestare una condizione pre diabetica qualora i valori si situino tra i 140 e 199 ml/dl. In questo caso è ancora possibile evitare l’ingresso nel diabete con una dieta mirata che riporti la glicemia a livelli non pericolosi.
Il test della curva da carico orale di glucosio viene prescritta di routine anche in gravidanza, allo scopo di diagnosticare un diabete gestazionale.
Ricerca del Glucosio nelle Urine (Glicosuria)
Di norma nelle nostre urine non sono presenti tracce di glucosio. Urine “dolci” (glicosuria), anche scoperte casualmente, possono pertanto essere un sintomo di pre diabete o di diabete effettivo.
Cause e Fattori di Rischio del Diabete
Le cause del diabete possono essere:
- genetiche (alterazioni dei geni che influenzano la funzione delle cellule beta-pancreatiche, l’attività dell’insulina o il DNA)
- patologie che influenzano la funzione pancreatica (fibrosi cistica, emocromatosi, pancreatite, epatopatie)
- malattie endocrine / ormonali (sindrome di Cushing, acromegalia)
- terapie farmacologiche importanti (cortisonici sistemici, betabloccanti, inibitori della calcineurina, antipsicotici ecc)
I fattori di rischio per lo sviluppo della condizione di diabete sono:
- l’età (nella fascia di popolazione sopra i 65 anni soprattutto per le persone affette da patologie croniche)
- stato di obesità / sovrappeso
- limitata tolleranza al glucosio
- le dislipidemie: ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia, iperlipidemia familiare
- le malattie cardiovascolari
Tra i fattori modificabili del rischio di diabete si contano sicuramente le abitudini errate di vita, il regime alimentare scorretto e la mancanza di esercizio fisico (sedentarietà di diversi gradi).
La correlazione tra la condizione di obesità/sovrappeso e lo sviluppo di diabete è stata ampiamente dimostrata dalla ricerca scientifica: l’aumento dei livelli circolanti di grassi liberi (indotto dall’insufficiente lipolisi nel tessuto adiposo) conduce ad alterazioni del trasporto di glucosio stimolato dall’insulina e dell’attività della glicogeno sintetasi nei muscoli. Inoltre, il tessuto adiposo funziona anche come un organo endocrino, secernendo varie molecole (adipocitochine) che influenzano il metabolismo glucidico in modo positivo (adiponectina) o negativo (TNF-alfa, interleuchina-6, leptina): la sua disfunzione compromette ulteriormente la gestione metabolica del glucosio.
Un cenno particolare è dato allo stato di gravidanza: le donne in gravidanza possono sviluppare vari gradi di insulino-resistenza con rischio aumentato di DIABETE GESTAZIONALE soprattutto per le donne che presentano una predisposizione genetica (familiarità per diabete tipo I).
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