Il prediabete è una condizione intermedia tra uno stato di normalità e il diabete di tipo 2. Si definisce prediabete una condizione intermedia fra il diabete di tipo 2 e lo stato di normalità.
Si tratta di una condizione in cui i livelli di glucosio nel sangue sono superiori alla norma, ma non ancora sufficientemente alti da poter diagnosticare il diabete conclamato. Nel prediabete la glicemia (il livello di glucosio nel sangue) è maggiore del normale (iperglicemia), ma non è così alta da permettere di diagnosticare il diabete.
È importante riconoscerlo e gestirlo adeguatamente per prevenire l'insorgenza del diabete di tipo 2 e le sue complicanze. Inoltre, nella fase di prediabete si possono già prevenire le possibili complicanze del diabete, che sono il vero problema di questa malattia.
Definizione e Valori di Riferimento
Per la diagnosi di prediabete, si considerano i valori della glicemia a digiuno e dopo carico di glucosio. La diagnosi di prediabete presuppone la valutazione della glicemia a digiuno e/o dopo carico di glucosio.
Poiché si ritengono normali i valori di glicemia al di sotto di 100 mg/dl, è implicito che il prediabete copre quella fascia di valori glicemici rilevati a digiuno compresi fra 100 e 125 mg/dl. A questa condizione è stata attribuita la definizione di “anomala glicemia a digiuno” (Impaired fasting glucose o Ifg).
È diabete ogni condizione caratterizzata da valori di glicemia, misurata a digiuno nel plasma venoso, eguale o superiore a 126 mg/dl o da valori di glicemia, 2 ore dopo un carico di glucosio di 75 g, eguale o superiore a 200 mg/dl.
Più recentemente, un nuovo criterio è venuto ad aggiungersi a quelli fondati sulla valutazione della glicemia. Secondo l’American diabetes association, anche un valore di emoglobina glicata (HbA1c) eguale o superiore al 6,5% è indicativo di una condizione di diabete.
Valori di riferimento:
- Glicemia normale a digiuno: inferiore a 100 mg/dL
- Prediabete (IFG): tra 100 e 125 mg/dL
- Diabete: uguale o superiore a 126 mg/dL
- Emoglobina glicata (HbA1c) per il diabete: uguale o superiore a 6,5%
Alterata Glicemia a Digiuno (IFG) vs Alterata Tolleranza al Glucosio (IGT)
L'alterata glicemia a digiuno o IFG (acronimo di Impaired Fasting Glucose) è una condizione in cui i livelli di glucosio nel sangue, rilevati a digiuno da almeno otto ore, superano per eccesso il limite di normalità pur rimanendo al di sotto dei valori che sanciscono lo stato diabetico.
L'alterata glicemia a digiuno (IFG) non va confusa con l'alterata tolleranza al glucosio (IGT), anche se le due condizioni possono coesistere. La diagnosi di IGT viene posta attraverso il cosiddetto carico orale di glucosio, in cui si registra nel tempo la risposta glicemica del paziente all'ingestione di 75 grammi di glucosio sciolti in acqua; se dopo due ore i livelli di glucosio nel sangue sono superiori a determinati valori soglia (>140 mg/dL ma inferiori a 200 mg/dL), si parla di IGT.
Tale condizione presenta un maggior rischio di evoluzione in diabete conclamato rispetto all'IFG ed è per questo che dopo il riscontro di un'alterata glicemia a digiuno molto spesso il medico indirizza il paziente verso un test da carico orale di glucosio.
Differenze Metaboliche tra IFG e IGT
Sebbene Ifg e Igt rappresentino entrambi uno stato intermedio tra la normale tolleranza al glucosio e il diabete, il più delle volte non sono contemporaneamente presenti nello stesso individuo. Una intolleranza combinata al glucosio, comprensiva cioè di Ifg e di Igt, è infatti presente soltanto nel 15-20% di tutti i soggetti.
Il 30-45% dei soggetti con Ifg hanno anche Igt, mentre il 20-25% dei soggetti con Igt hanno anche Ifg.
Sia Ifg sia Igt sono due condizioni di insulinoresistenza ma, mentre nella Ifg vi è una resistenza insulinica epatica, ma una normale sensibilità insulinica a livello muscolare, nella Igt avviene il fenomeno contrario. Nei soggetti con intolleranza al glucosio combinata la resistenza insulinica è presente a livello sia epatico sia muscolare, configurandosi così una condizione di maggiore gravità.
Le due condizioni divergono anche per quel che concerne il deficit di secrezione insulinica. Nella Ifg vi è una riduzione della fase precoce della risposta insulinica, mentre la fase tardiva di risposta insulinica al carico di glucosio è meglio conservata rispetto ai soggetti con Igt.
In questi ultimi vi è invece una maggiore compromissione della secrezione insulinica che interessa sia la fase precoce sia quella tardiva. Queste diverse caratteristiche metaboliche aiutano a comprendere il diverso profilo glicemico del carico di glucosio osservato nelle due condizioni.
Nella Ifg il deficit precoce della secrezione insulinica, insieme con la predominante resistenza epatica, determina un incremento della glicemia superiore a quello osservato nei normotolleranti durante i primi 60 minuti dell’Ogtt (oral glucose tolerance test), con successivo ritorno alla normalità dopo 120 minuti, in virtù della conservazione di una normale sensibilità insulinica muscolare e della risposta insulinica tardiva.
Nei soggetti con Igt, invece, a causa della resistenza insulinica muscolare e della deficitaria risposta insulinica tardiva, la glicemia aumenta dopo 60 minuti e rimane elevata dopo 120 minuti.
Importanza del Monitoraggio e della Prevenzione
L'alterata glicemia a digiuno è un monito che ci ricorda due cose molto importanti. La prima è che il diabete mellito di tipo II non colpisce all'improvviso, ma nella maggior parte dei casi, se non sempre, passa per una condizione reversibile e non propriamente patologica che dura degli anni.
Questa condizione, che possiamo identificare nell'alterata glicemia a digiuno, non dà sintomi particolari, motivo per cui dopo il quarantacinquesimo compleanno, specie in presenza di sovrappeso e familiarità per la patologia, è necessario sorvegliare con una certa attenzione la propria glicemia.
Il prediabete, comunque inteso, più che una entità clinica autonoma, deve essere quindi considerato come uno stadio convenzionale che si colloca lungo un continuum che contrassegna la storia naturale del diabete e che ne lascia prevedere la futura comparsa se non si interviene in maniera preventiva.
La transizione dal prediabete al diabete può impiegare diversi anni, ma può essere anche assai rapida. Quel che è certo è che all’incirca il 70% dei prediabetici svilupperà il diabete in un tempo più o meno lungo.
Sia l’Ifg sia l’Igt, quest’ultima in modo più evidente, rappresentano un fattore di rischio per la comparsa di complicanze cardiovascolari che possono precedere la comparsa del diabete. Anche per quanto riguarda le complicanze cardiovascolari, il rischio è continuo all’interno dell’area considerata normale di glicemia a digiuno e di emoglobina glicata.
Il prediabete può associarsi anche allo sviluppo di microangiopatia. Depongono in questo senso i dati desunti dal Diabetes prevention program (Dpp), secondo cui il 7,9% dei soggetti con Igt presentava segni evidenti di retinopatia.
Strategie di Intervento e Modifiche dello Stile di Vita
Diabete, prediabete, obesità e sindrome metabolica riconoscono come elementi causali, insieme con indiscussi fattori genetici, un eccesso di introduzione calorica e un difetto di attività fisica. È perciò implicito che le modificazioni dello stile di vita debbano rappresentare lo strumento primario di prevenzione e di cura di tutte le forme di abnorme regolazione del metabolismo del glucosio.
All'intervento alimentare si affiancherà una maggiore attività fisica, tanto più importante quanto più la persona è in sovrappeso.
Attualmente gli esperti sono convinti che, mangiare sano, aumentare l’attività fisica e perdere peso siano metodi utili per curare l’intolleranza glucidica, più efficaci rispetto ai soli farmaci. Gli esperti consigliano a chi soffre di prediabete di perdere dal 5 al 10 per cento del proprio peso e di fare qualsiasi attività fisica di intensità moderata per mezz’ora al giorno.
Le maggiori conferme della validità di un approccio preventivo fondato sulle modificazioni dello stile di vita vengono tuttavia da due studi: lo studio finlandese Diabetes prevention study (Dps) e lo studio americano Diabetes prevention program (Dpp). Entrambi hanno seguito un approccio simile, caratterizzato da interventi strutturati individuali di natura nutrizionale, motoria e comportamentale.
I protocolli prevedevano una riduzione del peso corporeo del 5% (Dps) o del 7% (Dpp), una correzione della dieta sia per quel che concerne la riduzione dell’apporto calorico sia il contenuto di grassi totali (meno del 30% dell’apporto energetico totale con meno del 5% di grassi saturi) e un aumento dell’apporto di fibre (almeno 15 g/die), e una attività fisica moderata di almeno 30 minuti al giorno (Dps) o di 150 minuti o più la settimana (Dpp).
Orbene, in entrambi gli studi, si è ottenuta una riduzione dell’incidenza di diabete di ben il 58%, dopo un follow up rispettivamente di 3 (Dps) e di 2,8 anni (Dpp). Nel Dpp era anche previsto un gruppo trattato con metformina. La metformina è risultata meno efficace dell’intervento sullo stile di vita, con una riduzione dell’incidenza del diabete di solo il 31%.
Consigli Pratici per la Gestione del Prediabete
Ecco alcune strategie pratiche:
- Controllo dell’alimentazione: Riduci il consumo di zuccheri semplici, elimina o limita i dolci, le bevande zuccherate e gli snack confezionati. Sostituire tutte le fonti di cereali raffinati con gli equivalenti integrali (pane, pasta, riso, ...). Ridurre il consumo di grassi, soprattutto quelli di origine animale. Consumare abbondanti quantità di verdura ad ogni pasto. In caso di prediabete, è consigliabile limitare gli zuccheri semplici e i carboidrati raffinati, come dolci, bevande zuccherate e pane bianco. È utile aumentare il consumo di alimenti integrali, verdura, legumi e proteine magre.
- Attività fisica regolare: L’esercizio fisico migliora la sensibilità all’insulina e aiuta a mantenere stabili i livelli di zucchero nel sangue. Aumentare l’esercizio fisico, muovendosi almeno mezz’ora al giorno tutti i giorni (o quasi), è fondamentale per ridurre l’iperglicemia perché permette di usare il glucosio presente in eccesso nel sangue per il lavoro muscolare e di ridurre l’insulino-resistenza. Camminare almeno 30 (60) minuti al giorno può fare una grande differenza nel controllo glicemico.
- Idratazione adeguata: Bere almeno 2 litri di acqua al giorno aiuta a eliminare le tossine e a migliorare il metabolismo del glucosio.
- Sonno e gestione dello stress: Dormire bene è essenziale: la mancanza di sonno influisce negativamente sul metabolismo degli zuccheri. Lo stress cronico favorisce l’iperglicemia tramite l’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene. Praticare tecniche di rilassamento, come yoga o meditazione, aiuta a ridurre i livelli di cortisolo, un ormone che può alterare la glicemia.
- Controlli regolari della glicemia: Monitorare i livelli di glicemia, dopo un periodo di eccessi alimentari, è consigliabile specialmente per chi ha una storia familiare di diabete o altri fattori di rischio.
In particolare, è importante ridurre l’apporto di zuccheri semplici, grassi e sale e seguire un’alimentazione complessivamente sana e bilanciata dal punto di vista dell’apporto nutrizionale e calorico.
Farmaci
Tuttavia, nei casi in cui alla anomalia della glicemia a digiuno o alla intolleranza al glucosio si associno anche uno o più fattori di rischio per il diabete, l’American diabetes association suggerisce di combinare all’intervento sullo stile di vita la somministrazione di metformina.
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