In molti soggetti, la diagnosi di diabete di tipo 2 è preceduta da una fase definita intolleranza glucidica o prediabete, caratterizzata da un'alterazione dei livelli di glucosio nel sangue che non rispondono ancora ai criteri diagnostici per il diabete. Si tratta di una condizione molto diffusa, soprattutto nel mondo occidentale, anche se spesso rimane sconosciuta in quanto asintomatica, con le conseguenze che questo comporta in termini di salute generale e di rischio di sviluppare una forma di diabete.
Cos'è l'intolleranza glucidica?
L'intolleranza al glucosio è quella che si definisce una definizione ombrello, ovvero un termine ampio con il quale si indicano alcune condizioni metaboliche caratterizzate da livelli di glucosio nel sangue superiori al normale (iperglicemia).
Ma quali condizioni che possono essere considerate come intolleranza al glucosio:
- Alterata glicemia a digiuno (IFG): si verifica quando i livelli di glucosio nel sangue sono alti durante i periodi di digiuno, ma non abbastanza da essere considerato diabete. I valori glicemici per glicemia a digiuno alterata sono compresi tra 100 e 125 mg per dL.
- Alterata tolleranza al glucosio (IGT): si verifica quando i livelli di glucosio nel sangue sono più alti del normale ma non abbastanza alti da essere diagnosticati come diabetici. I valori glicemici per una ridotta tolleranza al glucosio vanno da 140 a 199 mg per dL (da 7,8 a 11,0 mmol) nel test orale di tolleranza al glucosio da 75g.
- Prediabete: si tratta di un termine generico con il quale si indica sia la ridotta glicemia a digiuno sia la ridotta tolleranza al glucosio. Quando un individuo è nella fase prediabetica, le cellule del corpo non rispondono adeguatamente all'insulina. Per questo motivo, il pancreas produce più insulina per aiutare le cellule a rispondere. Quando ciò accade in modo costante, il pancreas ha difficoltà a produrre insulina e la glicemia aumenta. Utilizzato per comodità, in realtà l'OMS consiglia di evitare questo termine perché non è detto che questa condizione si traduca per forza in una diagnosi di diabete, nonostante il rischio sia chiaramente più elevato. Si parla di prediabete anche nel caso di riscontro di emoglobina glicata (Hb glicata) compresa tra 42-48 mmol/mol.
Ciò nonostante, le persone con queste condizioni hanno un rischio maggiore di sviluppare diabete e malattie cardiovascolari.
Alterata Glicemia a Digiuno (IFG)
L'alterata glicemia a digiuno o IFG (acronimo di Impaired Fasting Glucose) è una condizione in cui i livelli di glucosio nel sangue, rilevati a digiuno da almeno otto ore, superano per eccesso il limite di normalità pur rimanendo al di sotto dei valori che sanciscono lo stato diabetico. L'alterata glicemia a digiuno è un monito che ci ricorda due cose molto importanti. La prima è che il diabete mellito di tipo II non colpisce all'improvviso, ma nella maggior parte dei casi, se non sempre, passa per una condizione reversibile e non propriamente patologica che dura degli anni.
Questa condizione, che possiamo identificare nell'alterata glicemia a digiuno, non dà sintomi particolari, motivo per cui dopo il quarantacinquesimo compleanno, specie in presenza di sovrappeso e familiarità per la patologia, è necessario sorvegliare con una certa attenzione la propria glicemia.
L'alterata glicemia a digiuno (IFG) non va confusa con l'alterata tolleranza al glucosio (IGT), anche se le due condizioni possono coesistere. La diagnosi di IGT viene posta attraverso il cosiddetto carico orale di glucosio, in cui si registra nel tempo la risposta glicemica del paziente all'ingestione di 75 grammi di glucosio sciolti in acqua; se dopo due ore i livelli di glucosio nel sangue sono superiori a determinati valori soglia (>140 mg/dL ma inferiori a 200 mg/dL), si parla di IGT.
Cos'è l'intolleranza glucidica?
Siamo soliti associare le intolleranze alimentari a disturbi caratterizzati da reazioni avverse al cibo. Ad esempio, nell'intolleranza al lattosio il nostro organismo non è in grado di digerire correttamente questi zuccheri, a causa della mancata o ridotta produzione di un enzima denominato lattasi. Nel caso dell'intolleranza al glucosio le cose sono leggermente diverse. Proviamo a spiegarlo in modo semplice.
Nei soggetti sani i livelli di glucosio nel sangue sono regolati dall'insulina e dal glucagone. Quando siamo a digiuno per più ore, dalle 10 alle 14, il glucosio di cui abbiamo bisogno viene prodotto dal fegato attraverso due processi denominati glicogenolisi e gluconeogenesi (produzione endogena di glucosio o EGP). Dopo aver mangiato, questa produzione viene interrotta da un aumento della concentrazione di insulina e da una diminuzione dei livelli di glucagone.
Quando le cellule Beta non funzionano correttamente, però, la secrezione di insulina non è in grado di mantenere l'omeostasi del glucosio, producendo intolleranza al glucosio, che si manifesta con alterata glicemia a digiuno e alterata tolleranza al glucosio, configurabili come condizioni di insulino-resistenza.
L'alterata glicemia a digiuno si associa quasi sempre ad altre entità cliniche patologiche come la sindrome da insulino-resistenza e l'aumento del rischio cardiovascolare; la sindrome da insulino-resistenza è una condizione in cui si osserva una diminuzione della capacità di risposta all'azione dell'insulina, ormone responsabile del controllo della glicemia nel sangue.
Quali sono i sintomi dell'intolleranza al glucosio
Come già sottolineato, l'intolleranza glucidica è nella stragrande maggioranza dei casi asintomatica, o presenta sintomi lievi facilmente confondibili con altre condizioni. Alcuni individui, però, potrebbero sperimentare i medesimi sintomi dei pazienti affetti da diabete conclamato, come:
- sete costante;
- fatica;
- visione offuscata;
- bisogno frequente di urinare;
- neuropatia diabetica;
- perdita di massa muscolare.
In questi casi è opportuno rivolgersi a un medico per valutare alcuni esami da eseguire per giungere alla diagnosi di prediabete.
La caratteristica principale di una condizione di alterata glicemia a digiuno è che quasi sempre è asintomatica, ovvero il suo quadro clinico è silente, privo di segni e sintomi obiettivabili.
Come capire se si è intolleranti al glucosio
In presenza di sintomi palesi o lievi, se non assenti, l'unico modo per capire se si è intolleranti al glucosio, e quindi si è a rischio di sviluppare il diabete mellito, è sottoporsi ad alcuni test diagnostici. I principali sono i seguenti tre:
- glicemia a digiuno;
- test orale di tolleranza al glucosio, altrimenti noto come curva da carico orale di glucosio, che prevede un primo prelievo di sangue a digiuno, seguito dalla somministrazione al paziente di una bevanda contenente 75 grammi di glucosio e un secondo prelievo a due ore dall'assunzione;
- emoglobina glicata o glicata A1c (HbA1c), un esame che misura la media delle glicemie negli ultimi tre mesi. L'emoglobina glicata si forma dalla reazione del glucosio con l'emoglobina. Maggiore è il valore dell'emoglobina glicata, più elevati saranno i livelli di zucchero nel sangue.
L'alterata glicemia a digiuno ha una diagnosi ovviamente basata su un campione di sangue venoso prelevato dopo un digiuno di almeno otto ore.
Nel test da carico di glucosio orale il medico dà da bere, al soggetto che deve sottoporsi al test, una soluzione con 75 grammi di glucosio. In un soggetto normale il glucosio oscilla su valori standard tra i 90 mg/dL e i 100 mg/dL e dopo questo test, il picco di glicemia non supera i 150 mg/dL.
Valori di riferimento
Ecco i valori di riferimento per ognuno dei tre esami sopra indicati.
| Test | Normale | Intolleranza al glucosio |
|---|---|---|
| Glicemia basale a digiuno (mg/dL) | < 100 (< 5,6) | 100 -125 |
| Test di tolleranza orale al glucosio (mg/dL) | < 140 (< 7,8) | 140 -199 |
| HbA1C (%) | < 5,7 | 5,7 - 6,4 |
Fattori di rischio, prevenzione e trattamenti
I fattori di rischio che aumentano la probabilità di diventare intolleranti al glucosio sono i seguenti:
- mancanza di esercizio fisico regolare;
- obesità;
- eccesso di grasso intorno all'addome;
- alta pressione sanguigna;
- alti livelli di colesterolo;
- scelte dietetiche errate;
- età: il rischio aumenta oltre i 45 anni;
- altre condizioni preesistenti come apnea ostruttiva del sonno, diabete gestazionale e sindrome dell'ovaio policistico.
Come è facile intuire, si tratta in larga misura di fattori modificabili, il che rende l'intolleranza glucidica prevenibile, attraverso una dieta equilibrata e sana, esercizio fisico regolare, mantenimento di un peso nella norma, controllo della pressione e del colesterolo.
Il trattamento di questa condizione può includere, quindi, sia cambiamenti nello stile di vita e nell'alimentazione sia, laddove necessario, l'assunzione di farmaci specifici contro il diabete. Sarà il medico a stabilire come procedere.
E' scientificamente provato che consumare cibi ricchi di fibre e poveri di grassi saturi, ridurre gli zuccheri semplici (zucchero, dolci, bibite zuccherate etc), oltre che mangiare poca carne rossa e molto pesce, abbatte notevolmente il rischio di sviluppare DM2. Lo stesso si può dire per l'attività fisica, che riduce la produzione di insulina e nel contempo aumenta l'utilizzo muscolare di glucosio e, protratta, riduce i livelli di glucosio ematico.
Stile di vita
Un'alimentazione ricca di grassi e zuccheri e stili di vita malsani (sedentarietà, fumo di sigaretta, consumo di alcolici, ecc…), uniti a fattori genetici ed epigenetici, sono alla base di questo disturbo.
L'obesità e il sovrappeso sono i primi fattori di rischio da correggere. La riduzione del peso migliora notevolmente la sensibilità dell'organismo all'azione dell'insulina. L'obesità può essere trattata anche farmacologicamente con farmaci inibitori dell'assorbimento (Orlistat).
All'intervento alimentare si affiancherà una maggiore attività fisica, tanto più importante quanto più la persona è in sovrappeso.
Attività fisica
È opportuno praticare regolarmente attività fisica, almeno 30 minuti al giorno per 3 o 4 volte a settimana con attività adeguata all'età e alle possibilità del soggetto per evitare che la stessa non provochi alcun danno. In alcuni pazienti è fondamentale un controllo cardiologico prima di intraprendere qualsiasi tipo di attività fisica.
Esercizio fisico: aumenta la sensibilità all'insulina e favorisce la riduzione della glicemia.
La quantità di lipidi deve essere ridotta a livelli il più possibile vicino alla normalità (colesterolo totale inferiore ai 200 mg/dL), soprattutto nei pazienti con anamnesi indicativa di patologia cardiovascolare.
Farmaci
Non vi sono farmaci approvati con l'indicazione per la terapia del prediabete, ma metformina e acarbosio riducono del 25-30% il rischio di progressione a diabete mellito tipo 2 nei pazienti con prediabete.
ATTENZIONE: Le informazioni qui riportate hanno carattere divulgativo e orientativo, non sostituiscono la consulenza medica.
leggi anche:
- Scopri le Cause Nascoste della Glicemia Alta a Digiuno e i Rimedi Efficaci per Controllarla Subito!
- Alterata Glicemia a Digiuno: Scopri le Cause Nascoste, lo Stress e i Rimedi Efficaci!
- Glicemia Alta: Scopri le Cause Nascoste, i Rischi e i Segreti per Controllarla Subito!
- Metformina e Alterata Glicemia a Digiuno: Scopri le Linee Guida Essenziali e le Evidenze Scientifiche
- Laboratorio Analisi a Frigento: Orari Flessibili e Servizi Completi per la Tua Salute
- Ecografia 4D: Cosa Cambia Prima e Dopo la Nascita?
