Interpretazione dell'Esito Istologico LEEP

In Italia, il carcinoma della cervice uterina è il quinto tumore più frequente nelle donne al di sotto dei 50 anni di età, ma l’incidenza è in progressiva riduzione grazie all’attivazione dei programmi di screening. Il carcinoma della cervice uterina è la neoplasia che più si presta allo screening: non solo ha una lunga fase pre-invasiva, ma gli stadi invasivi in fase iniziale, diagnosticati quando asintomatici, possono essere trattati meno radicalmente e con maggiore successo degli stadi diagnosticati sintomatici.

Il Servizio di Prevenzione, Diagnosi e Terapia della Patologia del Tratto Genitale Inferiore

Il Servizio di Prevenzione, Diagnosi e Terapia della Patologia del Tratto Genitale Inferiore c/o Ostetricia e Ginecologia ha contribuito alle attività didattiche, di ricerca e formazione nell’ambito della fisiopatologia del Tratto Genitale Inferiore Femminile. Dal 2015 è un Servizio di Alta Specializzazione in “Prevenzione, Diagnosi e Terapia della Patologia del Tratto Genitale Inferiore con attività di 2°livello nello Screening del cervico-carcinoma uterino interaziendale” per la relativa collaborazione con l’Azienda USL n.1-Regione Umbria.

Gestione delle Pazienti e Counseling

“Al Servizio di Colposcopia afferiscono pazienti con PAP Test anormale o Test HPV positivo inviati dal Centro Screening Regionale. Presso lo stesso Servizio di Patologia è previsto il ritiro del referto istologico e un attento e corretto counseling con la paziente sia nei casi di follow up per lesioni di basso grado (CIN 1) che per programmazioni di interventi per lesioni di alto grado (CIN 2-3) o per persistenza del basso grado (CIN 1) oltre i tempi previsti dal protocollo regionale.

“La paziente viene informata sul grado della lesione, sulla sua possibile ed eventuale progressione e quindi sulla tipologia e sulla modalità di intervento chirurgico da eseguire - sottolinea il dottor Baldoni - In presenza di lesioni pre-neoplastiche di basso grado (LSIL - Displasia Lieve -CIN 1) è previsto il follow up annuale (massimo 2 anni) per l’alta possibilità di regressione spontanea della lesione, mentre nelle lesioni di alto grado (HSIL - Displasia grave - CIS- CIN 3) la paziente verrà sottoposta ad intervento escissionale cervicale con Laser o Radiofrequenza.

Cos'è la LEEP?

La LEEP, acronimo di Loop Electrosurgical Excision Procedure, è una tecnica diagnostica e terapeutica per la rimozione di lesioni atipiche del collo dell’utero e il successivo esame istologico. L’infezione da HPV è la malattia sessualmente trasmessa più comune nel mondo.

Come si Esegue la LEEP

L’intervento viene programmato tra il decimo e il quindicesimo giorno del ciclo mestruale, è ambulatoriale e si effettua previa anestesia locale. Si effettua sotto guida colposcopica, introducendo in vagina uno speculum per la visualizzazione del collo dell’utero e applicando una soluzione di acido acetico e successivamente una soluzione iodata (Lugol), per evidenziare le aree da rimuovere. L’escissione viene realizzata con un’ansa elettrificata che funziona come un bisturi rapido e preciso. La procedura termina con la coagulazione per limitare il sanguinamento post-procedurale. La durata dell’intervento è di circa 10-20 minuti. La procedura è quasi indolore. La donna può tornare alle attività quotidiane con tempi di recupero minimi. È consigliabile riposo il giorno dell’intervento.

Cosa Aspettarsi Dopo l'Intervento

Dopo l’intervento è possibile che si verifichino sanguinamenti di lieve entità, che tendono a risolversi entro 15 giorni. Per almeno un mese è consigliabile evitare rapporti sessuali e si raccomandano rapporti protetti per i successivi tre mesi. Per almeno un mese è consigliabile evitare i bagni ad immersione (piscina, vasca, mare), l’attività fisica intensa e l’utilizzo di tamponi e creme nella zona di interesse. È raccomandato il follow-up con esame citologico e colposcopico a distanza di 4 mesi e successivamente ogni 6-12 mesi, al fine di monitorare la completa risoluzione della patologia.

La Conizzazione

La conizzazione è un piccolo intervento chirurgico, generalmente eseguito in regime ambulatoriale con lo scopo di asportare le lesioni del collo dell'utero evidenziate durante colposcopia e biopsia cervicale. L’intervento di conizzazione consiste in un’escissione a forma di cono (da cui il termine “conizzazione”), con bisturi a lama fredda (non elettrificata), di lesioni atipiche del collo dell’utero, e il successivo esame istologico; come la LEEP, quindi, è una tecnica diagnostica e terapeutica. Rappresenta il metodo più antico di escissione locale e ha oggi un utilizzo limitato; si preferisce quando si rende necessaria l’asportazione di un’area più estesa di tessuto o in presenza di lesioni di origine ghiandolare, che si spingono più in profondità.

L’intervento viene programmato tra il decimo e il quindicesimo giorno del ciclo mestruale ma, a differenza della LEEP, si effettua in sala operatoria previa anestesia loco-regionale (spinale) o sedazione profonda. Si effettua sotto guida colposcopica, previa applicazione di acido acetico e successivamente di una soluzione iodata (Lugol), per evidenziare le aree da rimuovere. È indicato evitare creme, tamponi e lavande vaginali per almeno due giorni prima dell’esame. La donna può tornare alle attività quotidiane con tempi di recupero minimi. È consigliabile riposo il giorno dell’intervento. Dopo l’intervento è possibile che si verifichino sanguinamenti di lieve entità, che tendono a risolversi entro 15 giorni. Per almeno un mese è consigliabile evitare rapporti sessuali e si raccomandano rapporti protetti per i successivi tre mesi. Per almeno un mese è consigliabile evitare i bagni ad immersione (piscina, vasca, mare), l’attività fisica intensa e l’utilizzo di tamponi e creme nella zona di interesse. È raccomandato il follow-up con esame citologico e colposcopico a distanza di 4 mesi e successivamente ogni 6-12 mesi, al fine di monitorare la completa risoluzione della patologia.

Tecniche di Conizzazione

La conizzazione può essere eseguita con diverse tecniche sotto guida colposcopica, ognuna con i suoi vantaggi e svantaggi; aldilà di quanto espresso, spetta ovviamente al medico descrivere i singoli metodi alla paziente e le ragioni che lo spingono a preferirne uno anziché un altro:

  • Conizzazione con bisturi a lama fredda: escissione chirurgica tradizionale, richiede l'ospedalizzazione e l'anestesia generale o meno frequentemente locale → aumenta i rischi emorragici rispetto alle altre tecniche, ma fornisce campioni istologici migliori → questa tecnica ha oggi un utilizzo limitato, ad esempio per le lesioni di origine ghiandolare (che si spingono più in profondità)
  • Conizzazione con ansa diatermica: la conizzazione prende il nome di LEEP (Loop Electro Escission Procedure) o LLETZ (large loop excision transformation zone) → la rimozione tessutale avviene per taglio e coagulazione nei punti in cui l'elettrodo viene a contatto con il tessuto. Questo comporta un danno termico minimo sui margini del taglio, quindi la lettura del preparato istologico non è ostacolata → basso rischio emorragico, costi contenuti
  • Conizzazione con laser CO2: prende il nome di laserconizzazione → può essere effettuata in regime sia ambulatoriale che di Day Surgery in anestesia locale → permette il rispetto del tessuto sano ma a volte può lesionare il campione istologico, inoltre presenta costi operativi elevati

Interpretazione dell'Esame Istologico

L'asportazione del cono di tessuto cervicale permette di eseguirne l'esame istologico, fornendo all'anatomopatologo informazioni utili su natura ed entità delle lesioni. Oltre a rappresentare un'importante tecnica terapeutica, quindi, la conizzazione può essere anche definita una tecnica diagnostica, mentre l'aggettivo "conservativa" sottolinea la capacità di NON alterare in modo sostanziale l'architettura e la fisiologia dell'utero. Per le sue caratteristiche, la conizzazione è definita un trattamento "escissionale".

Quando è Indicata la Conizzazione

Le tecniche distruttive sopraelencate vengono generalmente riservate ai casi di displasia lieve (CIN 1 o LSIL) o comunque limitata all'esocervice, mentre i casi displasia moderata o grave (CIN II, CIN III o HSIL) e di carcinoma in situ vanno affrontati con tecniche ablative, in genere risolutive (conizzazione terapeutica). L'intervento escissionale può prevedere anche il ricorso all'isterectomia, quindi all'asportazione chirurgica dell'utero in toto, indicata in caso di carcinoma già invasivo (in tal caso la conizzazione molto probabilmente non si rilevea un trattamento definitivo). Oltre che dalla gravità della lesione, la scelta tra conizzazione ed isterectomia viene effettuata in base all'età, al desiderio della donna di future gravidanze e alla storia di recidive dopo trattamenti conservativi.

Rischi e Complicanze

La conizzazione è un intervento semplice e sicuro, ma allo stesso tempo delicato. In genere eseguita sotto anestesia locale, può provocare fastidio o lieve dolore all'atto dell'iniezione dell'anestetico nel collo dell'utero. Possibili rischi e complicanze includono:

  • Emorragia durante l'intervento
  • Emorragia post-intervento (dopo 2-3 settimane, al momento della caduta della cosidetta escarra da diatermocoagulazione o del distacco dei punti emostatici → da non confondere con la normale presenza di perdite ematiche di varia durata nei giorni post-intervento)
  • Stenosi cervicale con ritenzione di liquidi nella cavità dell'utero
  • Infezioni ed infiammazioni
  • Lesioni della vescica o del retto
  • Perforazione uterina

La guarigione completa del collo uterino avviene in genere in poche settimane dopo l'intervento. Il dolore presente nei giorni successivi può essere eventualmente controllato mediante l'impiego di farmaci antidolorifici. L'esercizio pesante deve essere evitato nei primi giorni, mentre nessuna controindicazione esiste per il normale lavoro, l'attività di studio e quella scolastica. Dopo 3-6 settimane può essere ripresa una normale vita sessuale e si può fare uso di tamponi vaginali.

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