La crescente diffusione del diabete rende necessario il ricorso a una strategia che ne consenta la prevenzione. Ciò è possibile ove si intervenga in una fase della storia clinica anteriore al diabete e che viene perciò definita prediabete.
Cos'è l'Emoglobina Glicata?
L’emoglobina è la proteina responsabile del colore rosso del sangue. Livelli di emoglobina ridotti sono associati all’anemia. Ma la concentrazione di questa molecola non è l’unico parametro interessante per la salute dell’uomo. Un’altra sua caratteristica interessante è il livello di glicazione, cioè quanto glucosio è presente sulla sua superficie.
Se il livello di glucosio è troppo alto rispetto al necessario (iperglicemia) per un lungo periodo, grazie ad un processo noto come glicosilazione, una molecola di zucchero si lega all’emoglobina (proteina presente all’interno dei globuli rossi deputata al trasporto di ossigeno in tutto il corpo) in maniera proporzionale alla glicemia formando l’emoglobina glicata.
L’emoglobina glicata così formata rende difficile il trasporto di ossigeno e tende, in una persona diabetica e sul lungo termine, a causare danni agli organi.
Il valore così analizzato, a differenza della glicemia che misura il livello di glucosio nel sangue nel momento del prelievo, ci rivela l’andamento della glicemia nell’arco degli ultimi due/tre mesi.
Infatti, il valore di emoglobina glicata è una media dei livelli di glucosio nel sangue nei 90 giorni precedenti l’analisi. In genere questa condizione non è associata a sintomi evidenti. L’unità di misura dell’emoglobina glicata è la percentuale.
Valori di riferimento
I valori di glicemia a digiuno e di emoglobina glicata sono fondamentali per la diagnosi di diabete e prediabete. La glicemia a digiuno superiore a 126 mg/dl indica diabete, mentre valori tra 100 e 125 mg/dl sono indicativi di prediabete. L'emoglobina glicata, con un valore pari o superiore a 6,5% (misurata e poi confermata in due differenti circostanze), conferma la diagnosi di diabete.
A completezza di informazione, si parla di prediabete anche nel caso di riscontro di emoglobina glicata (Hb glicata) compresa tra 42-48 mmol/mol.
La seguente tabella riassume i valori di riferimento:
| Condizione | Glicemia a digiuno (mg/dL) | Emoglobina glicata (%) |
|---|---|---|
| Normale | Sotto 100 | Sotto 5.7 |
| Prediabete | 100-125 | 5.7-6.4 |
| Diabete | Sopra 126 | Sopra 6.5 |
Come si misura l'Emoglobina Glicata?
L’analisi dell’emoglobina glicata può essere effettuata sia attraverso un test rapido sia con un classico esame del sangue. Il test rapido richiede un piccolissimo prelievo di sangue effettuabile pungendo un dito, proprio come quando si effettua la misurazione fai-da-te della glicemia con il cosiddetto glucometro. L’esame condotto in laboratorio potrà aiutare a interpretare al meglio il significato della misurazione effettuata a casa o in farmacia.
Diversi fattori possono però interferire anche con i valori misurati in laboratorio. Tutto dipende da quanto tempo sopravvivono i globuli rossi: per questo i risultati possono essere alterati dalla presenza di condizioni come l’anemia falciforme, la talassemia, l’insufficienza renale o malattie epatiche. Inoltre, anche aver ricevuto delle trasfusioni di sangue potrebbe alterare il risultato del test dell’emoglobina glicata.
L’accuratezza è stata migliorata dal National Glycohemoglobin Standardization Program (NGSP, ossia il programma nazionale di standardizzazione dell’emoglobina glicata), che ha sviluppato standard per gli esami A1C. Il programma NGSP certifica che i fabbricanti di esami della glicata forniscano test coerenti con quelli usati in uno studio fondamentale sul diabete.
Per esempio, la glicemia a digiuno misura il glucosio libero nel sangue in condizioni di digiuno e mostra solo il livello di glicemia al momento del prelievo. Glicemie ripetute, come automisurazioni ripetute più volte al giorno con un misuratore per uso domestico, possono registrare le variazioni naturali della glicemia durante il giorno. L’esame A1c rappresenta la quantità di glucosio legato all’emoglobina, quindi riflette una media di tutti i livelli di glicemia del soggetto negli ultimi 3 mesi.
Il risultato di un esame A1c può variare di più o meno 0,5% rispetto al valore reale. L’esame può essere inaffidabile nella diagnosi e nel monitoraggio del diabete in soggetti portatori di alcune condizioni note per interferire con i risultati.
Prediabete: Definizione e Rischi
Zona di confine: torniamo a parlare di quella condizione borderline, sempre più diffusa, che non è ancora diabete di tipo 2, ma, se non curata, può diventarlo.
Il prediabete non è, di per sé, una entità clinica definita, bensì una categoria di rischio per lo sviluppo futuro di diabete di tipo 2 e di malattie cardiovascolari.
Nel prediabete la glicemia (il livello di glucosio nel sangue) è maggiore del normale (iperglicemia), ma non è così alta da permettere di diagnosticare il diabete.
Il prediabete è caratterizzato da specifiche anomalie della regolazione del metabolismo del glucosio che si collocano lungo l’iter che dalla normalità conduce al diabete e che consistono in un aumento della glicemia a digiuno (Ifg, impaired fasting glucose) o della glicemia due ore dopo un carico orale di glucosio (Igt, impaired glucose tolerance) al di sotto della soglia diagnostica di diabete, oppure, infine, in valori di emoglobina glicata intermedi tra quelli considerati normali e quelli diagnostici di diabete.
La condizione di prediabete può essere associata a obesità, specialmente addominale o viscerale, a dislipidemia con aumento dei trigliceridi e/o riduzione del colesterolo Hdl e a ipertensione, fattori di rischio cardiovascolare che caratterizzano la sindrome metabolica. La comparsa di complicanze cardiovascolari può precedere la comparsa di diabete e lo stesso può dirsi per le complicanze microangiopatiche.
Oltre a non sapere che comporta rischi, molte persone non sanno neanche che esista un prediabete. Risulta, infatti, che quanti hanno il prediabete sono a un più alto rischio di ictus, infarto e altri gravi problemi cardiovascolari.
«Abbiamo visto che anche restando a questo stadio e non arrivando ad essere vero diabete, il prediabete, sempre ritenuto inoffensivo, può causare in diverse persone problemi cardiovascolari», specifica uno dei ricercatori. «Ne consegue che dobbiamo cercare di prevenire anche il prediabete».
Come il diabete, anche il prediabete si misura con vari test dello zucchero nel sangue: l’emoglobina glicata A1C, che riflette la media dello zucchero nel sangue negli ultimi 2-3 mesi (prediabete 5,7-6,4 per cento); la glicemia a digiuno da almeno 8 ore (prediabete 100-125 mg/dl); il carico orale di glucosio, dopo aver ingerito una bevanda dolce fornita dal medico (prediabete 140-199 mg/dl).
Il Prediabete è Reversibile?
Il prediabete può essere reversibile attraverso cambiamenti nello stile di vita. È importante adottare un'alimentazione equilibrata, ridurre i carboidrati semplici e zuccheri, aumentare l'attività fisica e mantenere un peso sano.
Per raggiungere l’obiettivo, ovvero far tornare nella normalità i livelli di glicemia o quantomeno non farli aumentare ulteriormente, è sempre raccomandabile agire sullo stile di vita. Quest’ultimo punto è particolarmente importante.
Attualmente gli esperti sono convinti che, mangiare sano, aumentare l’attività fisica e perdere peso siano metodi utili per curare l’intolleranza glucidica, più efficaci rispetto ai soli farmaci. Gli esperti consigliano a chi soffre di prediabete di perdere dal 5 al 10 per cento del proprio peso e di fare qualsiasi attività fisica di intensità moderata per mezz’ora al giorno.
- Eliminare dolci e bibite zuccherate.
- Sostituire tutte le fonti di cereali raffinati con gli equivalenti integrali (pane, pasta, riso, ...).
- Ridurre il consumo di grassi, soprattutto quelli di origine animale.
- Consumare abbondanti quantità di verdura ad ogni pasto.
In caso di prediabete, è consigliabile limitare gli zuccheri semplici e i carboidrati raffinati, come dolci, bevande zuccherate e pane bianco. È utile aumentare il consumo di alimenti integrali, verdura, legumi e proteine magre.
Importanza del Monitoraggio
Il prediabete è un fattore di rischio per il diabete tipo 2. I soggetti con prediabete devono sottoporsi annualmente a un esame di controllo. Nell’ambito dei valori di A1c di prediabete (5,7 - 6,4%), maggiore è A1c, maggiore il rischio di diabete.
Per questo se l’emoglobina glicata risulta elevata è raccomandato ripetere le analisi. Ma ogni quanto? Dai 45 anni di età tutti gli anni; se si resta sempre sotto il valore 100 mg/dl, ripetere dopo 3 anni.
La società di diabetologia americana raccomanda che i soggetti diabetici che raggiungono gli obiettivi del trattamento e hanno livelli di glicemia stabili vengano sottoposti al test A1c due volte l’anno. L’esame aiuta il medico a dosare i farmaci in modo da ridurre il rischio di complicanze diabetiche a lungo termine.
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