Picco Glicemico Postprandiale: Cause e Rimedi

Il picco glicemico, spesso poco compreso, è un fenomeno cruciale nell’alimentazione, legato al rapido aumento del glucosio nel sangue dopo pasti ricchi di carboidrati. Esplorare le sue caratteristiche, le conseguenze a breve e lungo termine, e il ruolo di una dieta corretta, può aiutare a gestirlo efficacemente, migliorando salute e benessere. Il picco glicemico è un esempio piuttosto lampante di un fenomeno che tutti sembrano conoscere ma di cui in realtà spesso si sa davvero poco.

In medicina, il picco glicemico viene definito come il rapido aumento dei livelli di glucosio presente nel sangue. Solitamente, questo fenomeno è associato al consumo di alimenti ricchi di carboidrati (soprattutto ad alto indice glicemico), che una volta digeriti rilasciano glucosio nel flusso sanguigno in modo repentino. A questo aumento di glucosio, il pancreas risponde secernendo una quantità elevata di insulina, l’ormone che regola proprio la glicemia. L’esito di questa azione del pancreas è il brusco calo dei livelli di glucosio: al picco, quindi, segue un crollo.

Per quanto riguarda la durata del picco glicemico, dipende da diversi fattori, come il tipo e la quantità di cibo consumato, l’indice glicemico del pasto e le caratteristiche individuali del metabolismo. In genere, il picco inizia a manifestarsi entro 15-30 minuti dal pasto e raggiunge il suo apice nel giro di ulteriori 30-60 minuti. Successivamente, entra in gioco il pancreas e i livelli di glucosio nel sangue iniziano a ridursi, riportandosi alla normalità entro 2 ore circa.

A distanza di 60-120 minuti dalla conclusione di un pasto sostanzioso (colazione abbondante, pranzo o cena) i livelli glicemici fanno registrare i picchi massimi della giornata.

Cause e sintomi dell'iperglicemia

I sintomi dell’iperglicemia vengono spesso sottovalutati, perché non riconosciuti o attribuiti ad altri fattori. I sintomi sono molteplici e spesso poco riconoscibili, dalla sete costante all’urgenza di urinare, dalla stanchezza alla difficoltà di concentrazione. Come primo screening per monitorare i livelli di glucosio si effettua un prelievo ematico a digiuno. Il valore normale di riferimento della glicemia a digiuno è compreso tra 70 e 100mg/dl.

La glicemia alta è causata, nella maggior parte dei casi, dal Diabete di tipo 2, detto anche Diabete dell’adulto: è una patologia cronica non trasmissibile, dovuta a un’alterazione della quantità o del funzionamento dell’insulina. Esclusi i casi in cui viene diagnosticato il diabete, esistono diverse altre condizioni che portano all’iperglicemia. I cortisonici, mimando l'azione del cortisolo, aumentano le concentrazioni sieriche di glucosio al pari dell'epinefrina (adrenalina). Ridurre bruscamente il livello di attività fisica o consumare un pasto ricco di carboidrati contribuisce, soprattutto nel paziente diabetico, ad elevare significativamente i livelli glicemici.

Altri sintomi comuni in condizioni di iperglicemia sono la perdita di peso (quando la condizione cronicizza), l'annebbiamento della vista, la facile affaticabilità, la nausea ed il vomito, la sonnolenza, l'arrossamento e la disidratazione cutanea, la xerostomia (scarsa ed alterata secrezione salivare), l'alito acetonemico (odore di frutta matura) e le infezioni da candida. Quest'ultimo sintomo è dovuto alla perdita di glucosio con le urine (glicosuria), che favorisce la colonizzazione batterica delle vie urinarie.

Sonnolenza postprandiale

La sonnolenza dopo i pasti è una condizione, non particolarmente piacevole, che spesso segue un pranzo o una cena appena consumati, magari ricchi in carboidrati o in zuccheri. Questa sonnolenza può accadere anche nel corso di una giornata intensa di lavoro, o mentre si stanno svolgendo altre attività quali guidare una macchina.

Tuttavia il legame tra alimentazione e sonno risulta essere complesso e le ragioni per le quali la sonnolenza si manifesta, dopo un pasto, possono essere diverse:

  • Aumento dell’indice glicemico, che incide sull’attività cerebrale determinando sonnolenza e torpore. L’insulina aumenta con il consumo di un pasto ricco di zuccheri semplici, come fruttosio o zucchero bianco.
  • Triptofano, un amminoacido che precorre la serotonina, il neurotrasmettitore che interviene sul nostro umore nel senso della distensione e della calma.
  • Ipocretina, chiamata anche orexina.
  • Sistema nervoso autonomo attivato.

Alimenti che provocano sonnolenza:

  • Carboidrati raffinati.
  • Alimenti ad alto contenuto di grassi.
  • Cibi ricchi di triptofano.
  • Alcol.
  • Cibi ad alto contenuto di istamina.

Rischi a lungo termine

Quando si parla di rischi o conseguenze negative associate al picco glicemico è bene precisare che il problema riguarda soprattutto il lungo periodo. Come già anticipato, a fare danni è il continuo andamento altalenante della glicemia, associato ad un flusso altrettanto fluttuante dell’insulina. I pericoli più significativi includono lo sviluppo di insulino-resistenza, una condizione in cui le cellule del corpo rispondono meno all’insulina, costringendo il pancreas a produrne sempre di più. Questa condizione può evolvere in prediabete e successivamente in diabete di tipo 2.

Inoltre, alti livelli di insulina favoriscono lo stoccaggio dei grassi, contribuendo all’aumento di peso e all’accumulo di grasso viscerale, che è associato a un rischio maggiore di malattie cardiovascolari. Allo stesso modo, i picchi glicemici ripetuti possono anche influire negativamente sulla salute dei vasi sanguigni, danneggiando le pareti vascolari e contribuendo all’aterosclerosi. Questo fenomeno, unito a uno stato infiammatorio cronico associato a glicemia elevata, aumenta il rischio di infarti e ictus.

Col passare del tempo, il ripetersi di fenomeni iperglicemici postprandiali finisce col danneggiare occhi, reni, nervi e vasi sanguigni. In particolare, un'elevata glicemia postprandiale è messa in relazione con lo sviluppo delle complicanze del diabete, sia di tipo uno che di secondo tipo.

Strategie per stabilizzare la glicemia

Qualche strategia per rendere stabile la glicemia?

Prima regola: sovverti l’ordine in cui mangi gli alimenti. La sequenza giusta? Proteine, fibre, grassi (che possono essere assunti insieme), amidi e frutta per ultimi. Un esempio? Inizia con carne, formaggio, pesce e uova insieme a un piatto di crudité, verdure di stagione tagliate fini e non cotte perché la cottura intacca il loro patrimonio di fibre, che serve a rallentare l’assimilazione di zuccheri e il rilascio di glucosio nel sangue. Al limite si possono far saltare in padella o cuocere pochi minuti al vapore. Quale verdura? Tutta quella fibrosa va bene: spinaci, finocchi, radicchio rosso, indivia, sedano, porro, scorzabianca.

Per ultimo arrivano gli amidi: verranno assimilati di meno perché i cibi mangiati prima remano contro l’alfa-amilasi, l’enzima che li scinde in zuccheri semplici. Pasta e riso devono essere integrali. Ma l’integrale vero, con il chicco di grano “complet” che conferisce loro un colore scuro. La pasta va cotta al dente, perché così gli amidi si assimilano meno. Anche il pane va scelto con attenzione: un panino da 80 g deve contenere almeno 10 g di fibre.

Per ultimo è il turno della frutta. Va presa a fine pasto, come fosse un dessert. Con il mio CGM (misuratore di glicemia), ho visto la differenza tra mangiare dell’ananas da solo e alla fine di un pasto. Nel primo caso la glicemia volava oltre i 130 mg/dl, nel secondo caso veniva frenata da quanto assunto prima e restava sui 100 mg/dl. Due ore dopo la curva era già stabile.

Colazione

Per gli italiani la prima colazione è un rituale importante. In cosa sbagliamo? Nel puntare su alimenti ad alto carico glicemico. Anche a colazione bisogna rispettare l’ordine indicato: prima le proteine, le fibre e i grassi, poi gli amidi e la frutta. Va bene, per esempio, iniziare con delle uova strapazzate, del prosciutto o dei cubetti di feta. Poi un gambo di sedano o una carota condita. Infine i cereali integrali (non i fiocchi che hanno un mare di glucosio aggiunto) e per ultimo un frutto.

Non bisogna mai far mancare una fonte di proteine e di grassi. L’importante, come per tutti i pasti, è ricordarsi di tenere bassa la glicemia facendo dell’esercizio fisico dopo mangiato. Bastano 20 minuti di camminata a passo svelto per tenere alla larga i pericolosi picchi.

Alternative allo zucchero

Le alternative al glucosio? «Sconsiglio dolcificanti di sintesi ed edulcoranti quali l’aspartame, il maltitolo, il sucralosio e lo xilitolo: fanno impennare ugualmente la glicemia e hanno diverse controindicazioni», risponde Jessie Inchauspé.

Come evitare la sonnolenza dopo i pasti?

Ci sono diverse strategie che possono essere attuate per evitare o quantomeno ridurre la sonnolenza postprandiale.

Possiamo iniziare con l’assunzione di pasti equilibrati. Mangiare in maniera equilibrata può aiutare a mantenere stabili i livelli di zucchero nel sangue e prevenire picchi di sonnolenza. Al riguardo, dobbiamo assicurarci di includere una combinazione di proteine, carboidrati complessi, fibre e grassi sani nelle pietanze.

L’attività fisica regolare può aumentare l’energia e favorire la vigilanza. Dedichiamo allora del tempo a una pratica sportiva adeguata, che sia il camminare, il correre, il nuoto o la pratica dello yoga.

Non dimentichiamo di dedicarci alla cosiddetta pausa attiva. Dopo il pasto, prendiamoci una breve pausa attiva invece di sederci immediatamente, o lavorare in modo sedentario.

Un’alimentazione equilibrata, ricca di cereali integrali e legumi, può moderare la risposta glicemica dei pasti successivi, anche a distanza di 10-12 ore. È importante notare che la lavorazione eccessiva degli alimenti può attenuare questo effetto benefico.

In presenza di diabete o glicemia alta per effetto di altre condizioni, seguire una dieta equilibrata è di fondamentale importanza. In primis è necessario ridurre il consumo di zuccheri, grassi saturi e trans, e carboidrati raffinati, in favore di alimenti ricchi di fibre, come le verdure. Evitare i carboidrati raffinati, che andranno sostituiti con cereali integrali. Importante è anche ridurre il consumo di carne, da sostituire con altre fonti di proteine, quali i legumi e il pesce.

Anche la quantità di tutte le pietanze deve essere contenuta per evitare picchi glicemici. Oltre all’attenzione alla dieta, che è bene ribadirlo, dovrà essere studiata dallo specialista su misura per ogni paziente, per tenere a bada la glicemia, è importante mantenere un peso adeguato e fare attività fisica con regolarità.

Fondamentale è inoltre l’idratazione: bere molto consente di rimanere idratati e permette di eliminare il glucosio in eccesso, tramite le urine.

Conclusioni

Il Diabete, come spiegato poc’anzi, inizia a mostrare i primi sintomi in modo subdolo, poco riconoscibile, per questo spesso viene diagnosticato tardivamente. È pertanto fondamentale che i soggetti a rischio (familiarità per diabete, obesi, sedentari, con pregresso diabete gestazionale), si sottopongano a un controllo periodico annuale della glicemia, tramite prelievo ematico.

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