Picco Glicemico Postprandiale: Cause e Rimedi

Il picco glicemico, spesso poco compreso, è un fenomeno cruciale nell’alimentazione, legato al rapido aumento del glucosio nel sangue dopo pasti ricchi di carboidrati. Per comprendere cos’è un picco glicemico è importante capire come avviene il processo di digestione. Quando mangiamo, i carboidrati vengono scomposti in sostanze più semplici, tra cui il glucosio.

Vengono poi trasportati dai vasi sanguigni per fornire nutrimento alle cellule del nostro corpo. Il tipo e la qualità di alimenti che ingeriamo influenzano i livelli di glucosio, che diventano più alti con i carboidrati semplici. La glicemia è regolata da un meccanismo ormonale dovuto alla produzione di insulina da parte del pancreas la quale permette alle cellule di recuperare e immagazzinare glucosio dai vasi sanguigni.

Se scegliamo alimenti semplici, il livello del glucosio aumenta repentinamente e altrettanto velocemente scende determinando un crollo della glicemia. In questo modo si è verificato il picco glicemico. Il picco glicemico costringe il pancreas a produrre l’insulina per eliminare il glucosio dal sangue e portarlo ai tessuti, quando il glucosio è in eccesso, però, e non riesce a essere smaltito tutto, viene conservato come grasso nei tessuti. Se quindi l’azione normale dell’insulina è quella di favorire l’utilizzo del glucosio da parte delle cellule per ricavarne energia, se stimolata maggiormente, è in grado di favorirne l’accumulo sotto forma di grasso.

Cos'è il Picco Glicemico?

In medicina, il picco glicemico viene definito come il rapido aumento dei livelli di glucosio presente nel sangue. Solitamente, questo fenomeno è associato al consumo di alimenti ricchi di carboidrati (soprattutto ad alto indice glicemico), che una volta digeriti rilasciano glucosio nel flusso sanguigno in modo repentino. A questo aumento di glucosio, il pancreas risponde secernendo una quantità elevata di insulina, l’ormone che regola proprio la glicemia.

L’esito di questa azione del pancreas è il brusco calo dei livelli di glucosio: al picco, quindi, segue un crollo. Per quanto riguarda la durata del picco glicemico, dipende da diversi fattori, come il tipo e la quantità di cibo consumato, l’indice glicemico del pasto e le caratteristiche individuali del metabolismo. In genere, il picco inizia a manifestarsi entro 15-30 minuti dal pasto e raggiunge il suo apice nel giro di ulteriori 30-60 minuti. Successivamente, entra in gioco il pancreas e i livelli di glucosio nel sangue iniziano a ridursi, riportandosi alla normalità entro 2 ore circa.

Eppure, nell’ambito dell’alimentazione riveste un ruolo cruciale, soprattutto se si discute di diete per dimagrire o di dipendenza da zuccheri. Per non parlare, poi, della stretta correlazione che c’è tra il picco glicemico e alcune importanti patologie o condizioni, come il diabete o l’insulino resistenza. Per tutte queste ragioni, vale la pena approfondire la questione e capire un po’ meglio perché, a certe condizioni, la presenza di glucosio nel sangue si impenna.

Picco Glicemico Postprandiale

Da quanto detto finora, emerge chiaramente il perché si senta spesso parlare di picco glicemico postprandiale. È fisiologico, infatti, che dopo un pasto più abbondante (e magari ricco di carboidrati), come è solitamente il pranzo, i livelli di glucosio nel sangue subiscano un’impennata. A distanza di 60-120 minuti dalla conclusione di un pasto sostanzioso (colazione abbondante, pranzo o cena) i livelli glicemici fanno registrare i picchi massimi della giornata. D’altra parte, è anche da questo fenomeno che nasce l’abitudine che alcuni hanno di dormire un po’ dopo mangiato. La necessità di riposo pomeridiano, infatti, può essere la naturale conseguenza della sonnolenza causata dall’aumento della glicemia.

Rischi e Conseguenze a Lungo Termine

Quando si parla di rischi o conseguenze negative associate al picco glicemico è bene precisare che il problema riguarda soprattutto il lungo periodo. Come già anticipato, a fare danni è il continuo andamento altalenante della glicemia, associato ad un flusso altrettanto fluttuante dell’insulina. I pericoli più significativi includono lo sviluppo di insulino-resistenza, una condizione in cui le cellule del corpo rispondono meno all’insulina, costringendo il pancreas a produrne sempre di più. Questa condizione può evolvere in prediabete e successivamente in diabete di tipo 2.

Inoltre, alti livelli di insulina favoriscono lo stoccaggio dei grassi, contribuendo all’aumento di peso e all’accumulo di grasso viscerale, che è associato a un rischio maggiore di malattie cardiovascolari. Allo stesso modo, i picchi glicemici ripetuti possono anche influire negativamente sulla salute dei vasi sanguigni, danneggiando le pareti vascolari e contribuendo all’aterosclerosi. Questo fenomeno, unito a uno stato infiammatorio cronico associato a glicemia elevata, aumenta il rischio di infarti e ictus.

In particolare, un'elevata glicemia postprandiale è messa in relazione con lo sviluppo delle complicanze del diabete, sia di tipo uno che di secondo tipo. Col passare del tempo, il ripetersi di fenomeni iperglicemici postprandiali finisce col danneggiare occhi, reni, nervi e vasi sanguigni. Fino a pochi anni fa la prevenzione di queste complicanze, e la terapia stessa del diabete, si sono principalmente focalizzate sulla riduzione dei livelli di HbA1c (emoglobina glicata) e sul controllo del glucosio plasmatico a digiuno. Oggi, invece, il trattamento è rivolto anche alla riduzione delle escursioni glicemiche postprandiali, considerate altrettanto importanti - se non addirittura più importanti - per il raggiungimento di un controllo glicemico ottimale e per la prevenzione delle complicanze, specie di natura macrovascolare.

Alimentazione e Picco Glicemico

Eccoci, dunque, al nodo cruciale: la relazione tra picco glicemico, appetito e corretta alimentazione. Il primo profilo da cui va analizzata la questione è quello dei cibi che più facilmente possono causare aumento di glucosio nel sangue. I maggiori indiziati, come già in parte anticipato, sono gli alimenti ad alto indice glicemico. L’altra faccia della medaglia, invece, riguarda l’individuazione dell’alimentazione migliore per gestire glicemia e insulina. E sicuramente il punto di partenza non può essere che l’eliminazione dei suddetti alimenti.

Uno sforzo che però è più facile a dirsi che a farsi. Alcuni di quei cibi, infatti, sono pensati dall’industria alimentare (e spinti dal suo marketing) proprio per essere desiderabili. Altri, invece, sono inseriti anche in diete ritenute equilibrate (ad esempio, pane, pasta e riso sono inclusi nella famosa e osannata dieta mediterranea). E allora, cosa bisogna fare? L’unica via è una vera e propria rivoluzione delle abitudini alimentari, un cambio di prospettiva che fa tabula rasa di tutte le “verità” mainstream. La dieta chetogenica è in grado di incarnare questo radicale cambio di passo. Il quasi totale azzeramento dei carboidrati che questo metodo propone, infatti, permette di controllare in modo efficiente il livello di glucosio nel sangue e quello dell’insulina, evitando i picchi glicemici e le loro spiacevoli conseguenze.

Strategie Alimentari per Gestire il Picco Glicemico

Le diete a basso indice glicemico (IG) portano beneficio nel controllo del glucosio plasmatico postprandiale. Queste strategie alimentari si basano sul consumo prevalente di alimenti ricchi di fibra (verdura, legumi e frutta non zuccherina), contrapposto alla moderazione dei cibi ricchi di carboidrati complessi (pasta al dente, riso, pane integrale, prodotti da forno e cereali in genere, patate, tuberi, castagne) e all'evitamento degli zuccheri semplici (saccarosio, pane bianco, miele, dolciumi, snack, bevande zuccherate ecc.).

Nell'applicazione pratica dell'indice glicemico non va però dimenticato il concetto di carico glicemico, dato dal prodotto tra il contenuto in carboidrati della dieta e il suo IG medio. In conclusione, per ottimizzare il controllo glicemico, si consiglia un’alimentazione bilanciata che includa regolarmente fonti salutari di carboidrati, come cereali integrali e legumi, evitando eccessi calorici.

Un’alimentazione equilibrata, ricca di cereali integrali e legumi, può moderare la risposta glicemica dei pasti successivi, anche a distanza di 10-12 ore. È importante notare che la lavorazione eccessiva degli alimenti può attenuare questo effetto benefico. Questo non implica l’eliminazione totale di alimenti come pane e pasta. Un approccio alimentare equilibrato e ragionevole è generalmente sufficiente per individui sani.

Cosa Mangiare per Diminuire il Sonno Postprandiale?

Le nostre abitudini alimentari possono essere d’aiuto per contrastare la sonnolenza che può seguire la fine di un pasto.

  • Carboidrati complessi, ovvero cereali integrali come frumento, avena, riso integrale, quinoa o pane integrale.
  • Proteine magre come pollo, tacchino, pesce, uova o legumi nei pasti principali.
  • Frutta fresca, che fornisce carboidrati naturali e vitamine.
  • Snack nutrienti e salutari.
  • Caffè moderato.

Come Evitare la Sonnolenza Dopo i Pasti?

Ci sono diverse strategie che possono essere attuate per evitare o quantomeno ridurre la sonnolenza postprandiale. Possiamo iniziare con l’assunzione di pasti equilibrati. Mangiare in maniera equilibrata può aiutare a mantenere stabili i livelli di zucchero nel sangue e prevenire picchi di sonnolenza. Al riguardo, dobbiamo assicurarci di includere una combinazione di proteine, carboidrati complessi, fibre e grassi sani nelle pietanze.

L’attività fisica regolare può aumentare l’energia e favorire la vigilanza. Dedichiamo allora del tempo a una pratica sportiva adeguata, che sia il camminare, il correre, il nuoto o la pratica dello yoga. Non dimentichiamo di dedicarci alla cosiddetta pausa attiva. Dopo il pasto, prendiamoci una breve pausa attiva invece di sederci immediatamente, o lavorare in modo sedentario.

Il Ruolo dei Farmaci

Vari agenti farmacologici riducono in modo preferenziale il glucosio plasmatico postprandiale. A questa categoria appartengono gli inibitori dell'α-glucosidasi (acarbosio), le glinidi (secretagoghi dell'insulina ad azione rapida) e naturalmente l'insulina (analoghi dell'insulina ad azione rapida, insuline bifasiche [premiscelate], insulina per inalazione, insulina umana regolare). Inoltre, nuove classi terapeutiche per il trattamento del glucosio plasmatico postprandiale in pazienti diabetici - tra le quali ricordiamo gli analoghi dell'amilina, i derivati del glucagon-like peptide-1 [GLP-1] e gli inibitori della dipeptidil peptidasi-4 [DPP-4] - hanno mostrato di portare benefici significativi nel ridurre le escursioni glicemiche dopo i pasti.

Ipoglicemia Reattiva

Una forma particolare, detta ipoglicemia reattiva o postprandiale, si manifesta tipicamente dopo i pasti, spesso a distanza di due o tre ore dal loro termine. Il più delle volte la causa di questa condizione rimane misconosciuta. A tal proposito sono state formulate diverse ipotesi; la prima è che gli individui colpiti da ipoglicemia reattiva siano troppo sensibili all'adrenalina, un ormone - ribattezzato dello stress - che produce sintomi analoghi a quelli provocati dalle crisi ipoglicemiche, e il cui rilascio è favorito dall'ipoglicemia.

Un'altra ipotesi è che questi soggetti non producano quantità sufficienti di glucagone, un ormone che si oppone all'eccessivo calo glicemico contrastando le azioni dell'insulina. A livello medico l'alterata tolleranza glucidica accompagnata da iperinsulinemia viene considerata uno stato prediabetico, con possibile e probabile evoluzione a diabete mellito conclamato. Un pasto particolarmente ricco di carboidrati semplici (zuccheri), come ad esempio una scorpacciata di dolci, rappresenta un fedele alleato dell'ipoglicemia reattiva.

Così, nell'individuo sano il glucosio entra prepotentemente nelle cellule, con una rapida diminuzione delle sue concentrazioni ematiche; si parla quindi di ipoglicemia reattiva, una condizione che come abbiamo visto ad inizio articolo stimola il centro ipotalamico della fame. Seguire una dieta equilibrata, cercando di limitare l'apporto di alcol e zuccheri semplici a favore di quelli complessi, che devono comunque essere consumati con una certa moderazione. Il carico glicemico di un pasto è infatti più importante dell'indice glicemico dei singoli alimenti.

La diagnosi di ipoglicemia reattiva può essere posta sulla base dei risultati dell'OGTT, il "famoso" test da carico orale di glucosio. In questo esame si somministra per via orale una soluzione acquosa di circa 75 grammi di glucosio, registrando i valori glicemici (ed eventualmente quelli insulinemici) ad intervalli di tempo prestabiliti (30', 60', 90', 120', 150', 180', 210', 240', 270' 300'). La diagnosi è certa se la glicemia scende al di sotto dei 45 mg/dL, mentre è probabile se i i valori minimi di glicemia sono compresi tra i 45 ed i 55 mg/dL.

Glicemia e Attività Fisica

Fase acuta post-esercizio: Immediatamente dopo un’intensa attività fisica, si osserva un aumento della glicemia postprandiale superiore rispetto a una condizione sedentaria. Fase di sensibilizzazione all’insulina: Successivamente, si instaura un periodo di aumentata sensibilità all’insulina, che si protrae per circa 48-72 ore. L’attività fisica si conferma un potente modulatore metabolico. Questi fenomeni riflettono la notevole plasticità metabolica dell’organismo umano.

Monitoraggio della Glicemia

Come primo screening per monitorare i livelli di glucosio si effettua un prelievo ematico a digiuno. Il valore normale di riferimento della glicemia a digiuno è compreso tra 70 e 100mg/dl. Nei soggetti con valori di glicemia compresi tra 110-125 mg/dl e parenti di primo grado, genitori e nonni, affetti da diabete, si consiglia l’esecuzione del Carico Orale di Glucosio, un esame che valuta i livelli glicemia a digiuno e a due ore dall’assunzione orale di 75g di glucosio, sempre mediante prelievo ematico.

Rientrano nei limiti di norma, valori di glicemia a 2 ore dal pasto inferiori a 140 mg/dl. Esiti nel range 141-199 mg/dl evidenziano una ridotta tolleranza ai carboidrati. Se l’esito dell’esame mostra invece valori superiori a 200 mg/dl, la diagnosi è di Diabete mellito (di tipo 1). I sintomi dell’iperglicemia vengono spesso sottovalutati, perché non riconosciuti o attribuiti ad altri fattori. La glicemia alta è causata, nella maggior parte dei casi, dal Diabete di tipo 2, detto anche Diabete dell’adulto: è una patologia cronica non trasmissibile, dovuta a un’alterazione della quantità o del funzionamento dell’insulina.

Tabella: Valori Glicemici di Riferimento

Condizione Valore Glicemico
Glicemia a digiuno normale 70-100 mg/dl
Ridotta tolleranza ai carboidrati 141-199 mg/dl (a 2 ore dal pasto)
Diabete mellito Superiore a 200 mg/dl (a 2 ore dal pasto)

Importanza di una Dieta Equilibrata

Esclusi i casi in cui viene diagnosticato il diabete, esistono diverse altre condizioni che portano all’iperglicemia. In presenza di diabete o glicemia alta per effetto di altre condizioni, seguire una dieta equilibrata è di fondamentale importanza. In primis è necessario ridurre il consumo di zuccheri, grassi saturi e trans, e carboidrati raffinati, in favore di alimenti ricchi di fibre, come le verdure.

Evitare i carboidrati raffinati, che andranno sostituiti con cereali integrali. Importante è anche ridurre il consumo di carne, da sostituire con altre fonti di proteine, quali i legumi e il pesce. Anche la quantità di tutte le pietanze deve essere contenuta per evitare picchi glicemici. Oltre all’attenzione alla dieta, che è bene ribadirlo, dovrà essere studiata dallo specialista su misura per ogni paziente, per tenere a bada la glicemia, è importante mantenere un peso adeguato e fare attività fisica con regolarità.

Fondamentale è inoltre l’idratazione: bere molto consente di rimanere idratati e permette di eliminare il glucosio in eccesso, tramite le urine. Il Diabete, come spiegato poc’anzi, inizia a mostrare i primi sintomi in modo subdolo, poco riconoscibile, per questo spesso viene diagnosticato tardivamente. È pertanto fondamentale che i soggetti a rischio (familiarità per diabete, obesi, sedentari, con pregresso diabete gestazionale), si sottopongano a un controllo periodico annuale della glicemia, tramite prelievo ematico.

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