Indice Glicemico e Gestione del Diabete: Guida Dettagliata

Il diabete è una patologia generalmente correlata a sovrappeso/obesità, sindrome metabolica e predisposizioni genetiche o familiari. Se ne conoscono diverse tipologie, tutte accomunate dall'alterazione del metabolismo degli zuccheri (Diabete Mellito e non Diabete Insipido).

Diabete di Tipo 2 e Insulino-Resistenza

Il diabete di Tipo 2 ha esordio tardivo ed è strettamente correlato ad altri dismetabolismi tipici dell'abuso alimentare, quindi del sovrappeso/obesità. A livello metabolico può essere caratterizzato da alterazione della secrezione insulinica e/o insulino resistenza periferica.

L'Influenza dell'Alcol sulla Glicemia

In genere l’alcol influisce sulla gestione della glicemia e il suo consumo richiede un’attenzione particolare quando si soffre di diabete di tipo 1. Il consumo di alcol aumenta il rischio di ipoglicemia, che può manifestarsi fino a 24 ore più tardi. L’alcol passa immediatamente nel flusso sanguigno.

Il fegato scompone ed elimina l’alcol filtrando il sangue. Questo può interferire con la capacità di svolgere “normali” azioni, come il rilascio di glucosio per regolare i livelli glicemici. L’alcol causa anche insulino-resistenza, che rende l’insulina meno efficace. Inoltre alcune bevande miscelate contengono un alto livello di carboidrati rapidamente digeriti. Sussiste quindi un reale rischio di iperglicemia nel breve termine!

Consigli per il Consumo di Alcol con il Diabete

Per superare questi rischi, non c’è niente di meglio che mangiare; il cibo nello stomaco rallenta l’assorbimento dell’alcol. L’errore classico: bere a stomaco vuoto. Questo è particolarmente sconsigliato con il diabete di tipo 1 per l’aumento del rischio di ipoglicemia, soprattutto se bevete alcol “puro” senza zuccheri aggiunti, come un bicchiere di whisky o di vino.

Per questo raccomandiamo di consumare alcol con un pasto o come aperitivo mentre si mangiano degli stuzzichini. Bevete lentamente e alternate il vostro drink con bevande analcoliche (e senza zucchero), preferibilmente acqua.

Alcuni alcol, come vini (dolci o cotti) e birre, contengono molti carboidrati. Anche le bibite gassate, i succhi di frutta e altre miscele utilizzate per i cocktail possono essere molto dolci. Se siete voi ad ospitare, perché non vi preparate il vostro cocktail?

Moderazione e Consapevolezza

Questo vale per tutti: l’alcol va consumato con moderazione. Il “consumo moderato” corrisponde al massimo a due bevande alcoliche al giorno per una donna e tre per un uomo, e meno di 10-15 a settimana. Si raccomanda fortemente di non bere da soli.

Quando uscite, assicuratevi di essere accompagnati da qualcuno consapevole dei sintomi dell’ipoglicemia e che sia disposto ad aiutarvi se necessario. Attenzione: i segni di ipoglicemia possono essere confusi con i segni dell’ubriachezza, il che può portare a situazioni pericolose.

Per evitare una mattinata difficile - in particolare l’ipoglicemia mattutina - ricordatevi sempre di testare la glicemia prima di andare a letto. L’ipoglicemia ritardata può verificarsi fino a 24 ore dopo il consumo di alcol.

Pur essendo un elemento abbastanza diffuso nella dieta degli adulti, l'alcol etilico non è una molecola essenziale, né un nutriente o tanto meno una molecola "salutare".

Alcol e Diabete: Cosa Dice la Scienza

In base agli approfondimenti scientifici che sono stati svolti sugli effetti metabolici dell'alcol, pare che la sua assunzione possa in un qualche modo giovare all'iperglicemia; dal punto di vista ormonale è emerso che la somministrazione di alcol nel soggetto sano può determinare un aumento della risposta insulinica (Robert Metz, Sheldon Berger ed Mary Mako) e una riduzione della secrezione di ormoni IPERglicemizzanti (per inibizione della nicotinamide-adenina-dinucleotide); ad una prima analisi, questo potrebbe sembrare un aspetto positivo, in quanto molti diabetici soffrono di una scarsa o assente produzione di insulina correlata a iperglicemia.

Tuttavia, l'alcol interagisce con il metabolismo anche in maniera totalmente indipendente dai cicli ormonali; è stato dimostrato che l'inibizione della nicotinamide-adenina-dinucleotide epatica, oltre a ridurre la produzione di ormoni iperglicemizzanti, riduce drasticamente anche il potenziale di neoglucogenesi del fegato.

Rammentiamo che il diabete tipo 1 si manifesta solitamente in età precoce e con shock ipoglicemico legato ad una iper produzione momentanea di insulina; figuriamoci se tale circostanza avesse luogo in presenza di alcol etilico... le possibilità di morte aumenterebbero notevolmente!

Alcolici e Diabete: Quali Scegliere?

Se il diabete è gestito bene e con tutti i dovuti controlli è consentito il consumo di alcolici in quantità moderate. Tutto però deve avvenire durante i pasti. Gli alcolici vanno incluso nel conteggio delle calorie totali del pasto. Dato che contengono zuccheri possono alterare i valori glicemici.

  • Vino: Va bevuto sempre dopo avere chiesto consulto al medico. Si può consumare solo durante i pasti. Il vino dovrà essere secco e contenere meno del 2% di glucosio. Contiene i polifenoli che alcuni studi hanno associato a una riduzione del rischio cardiovascolare e allo sviluppo di tumori o disturbi neurovegetativi.
  • Birra: Va bevuta con moderazione e sempre sotto controllo medico. Attenzione a non bere mai la birra a stomaco vuoto.
  • Whisky: Non contiene zuccheri. Alcune ricerche dicono che può ridurre il tasso di glicemia nell’organismo. L’invecchiamento in botti di legno permette al whisky di assorbire acido ellagico liberati dai tannini idrolizzabili. E’ un potente antiossidante che aiuta a stabilizzare il tasso di glicemia nel sangue.
  • Vodka: In dosi moderate avrebbe addirittura proprietà anti-diabete. Una moderata assunzione di vodka a pasto pare possa inibire la formazione dei grassi.
  • Gin: Con le sue proprietà il gin è in grado di creare enzimi della digestione e acidi dello stomaco. Sembra prevenga la ritenzione idrica e allevia anche la sensazione di gonfiore. Il gin spazza via i residui indesiderati del fegato e dei reni.

Diabete Steroideo

Il diabete steroideo si manifesta nel 20% (range 10- 60%) delle persone trattate con corticosteroidi. Causa aumento dei ricoveri per complicanze diabetiche acute specifiche; esistono pochi dati sulle complicanze croniche. La terapia steroidea aumenta le complicanze macrovascolari nei diabetici, mentre globalmente non aumenta la mortalità.

Il termine diabete di nuova insorgenza dopo trapianto (new onset diabetes after transplant, NODAT) è utilizzato per descrivere i pazienti in cui il diabete si manifesta per la prima volta dopo un trapianto. La difficoltà nel conoscere e diagnosticare in modo adeguato la presenza di diabete prima del trapianto ha recentemente portato una consensus di esperti ad unificare ogni diabete diagnosticato dopo un trapianto nel termine più generale post-transplantation diabetes mellitus (PTDM).

Diagnosi di Diabete Steroideo

La diagnosi di diabete steroideo non è facile ed è oggetto di discussione, poiché gli abituali criteri diagnostici per il diabete non sono adeguati né sufficientemente sensibili per formularla. Si suggerisce pertanto di porre la diagnosi clinicamente sulla base della glicemia 2 ore dopo il pranzo.

È stato anche suggerito un algoritmo diagnostico che prevede di misurare la glicemia a digiuno e postprandiale in tre giorni consecutivi in ogni soggetto non diabetico che sia stato trattato con corticosteroidi per più di una settimana, ponendo come soglia diagnostica una glicemia postprandiale di 150 mg/ dl. I soggetti euglicemici dovrebbero comunque ripetere settimanalmente la glicemia a digiuno e postprandiale per un mese.

Fattori di Rischio

I fattori di rischio per lo sviluppo di diabete steroideo sono: la dose dello steroide, la durata del trattamento, il trattamento continuativo e non a boli, l’età, il sesso maschile, l’indice di massa corporea elevato, la pregressa ipotolleranza ai carboidrati, la familiarità per diabete, la razza nera.

Secondo la metanalisi di Xiao-Xia Liu sviluppano iperglicemia il 32% dei pazienti trattati con corticosteroidi e diabete il 18.6%. Studi diversi hanno evidenziato odds ratios per lo sviluppo di diabete variabili fra 1.36 e 2.31.

Impatto Assistenziale

L’impatto assistenziale del diabete steroideo è elevato. È stato calcolato che dal 40% al 56% delle consulenze endocrinologiche in grandi ospedali di insegnamento siano dovute a diabete steroideo di nuova diagnosi o a diabete tipo 2 scompensato per uso di steroidi.

Il diabete steroideo non sembra essere complicato da microangiopatia e presenta complicanze macroangiopatiche in percentuali analoghe al diabete tipo 2. Tuttavia la terapia steroidea aumenta le complicanze macroangiopatiche nel diabete tipo 2 ma non ha effetti negativi sulla mortalità.

Effetti Metabolici dei Corticosteroidi

A livello epatico dosi farmacologiche di glucocorticoidi aumentano la produzione epatica di glucosio, prevalentemente per aumento della gluconeogenesi. A livello adiposo i corticosteroidi antagonizzano l’azione insulinica di stimolazione della captazione di glucosio e di inibizione della lipolisi con conseguenti iperglicemia ed aumento degli acidi grassi liberi circolanti.

A livello dell’insula pancreatica la somministrazione di glucocorticoidi acutamente riduce la fase precoce di risposta insulinica allo stimolo con glucosio e la secrezione di insulina indotta da arginina, mentre il trattamento prolungato, soprattutto in soggetti geneticamente predisposti, riduce la capacità della beta-cellula di rispondere con un adeguato aumento di produzione alla insulino-resistenza tessutale indotta dagli steroidi stessi.

Diabete e Cocktail: Come Gestire la Situazione

Diabete e cocktail è una combinazione complicata che spesso da l’impressione di risolvere un’equazione a due incognite: da una parte l’alcol, che ha un effetto ipoglicemico e, dall’altra, i succhi di frutta e gli sciroppi, che sono ricchi di carboidrati. L’attuale tendenza, ovvero “senza alcol e senza zucchero”, può semplificare le cose.

Oltre alla componente alcolica (rum, vodka, cachaça, tequila, gin, vermut, martini…) i cocktail sono composti da bevande contenenti zucchero! Basta pensare alle diverse bevande, come Red Bull, Coca Cola e ai succhi di frutta utilizzati.

Alternative e Consigli

I cocktail analcolici a base di succhi di frutta possono essere altrettanto allettanti dei loro cugini alcolici. D’altra parte, quando si è affetti da diabete mellito e non si vuole consumare alcol o zucchero, la scelta è a volte più difficile.

La maggior parte dei grandi marchi di bibite e sciroppi hanno creato la gamma “zero zucchero” (a base di aspartame o stevia). Nelle grandi città, alcuni bar offrono una grande varietà di cocktail senza alcole sempre più spesso senza zucchero, ideali per chi è affetto da DT1 e DT2.

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