Ghiandola Mammaria: Istologia e Struttura

Nell'accezione comune, i termini seno, ghiandola mammaria e mammella sono utilizzati praticamente come sinonimi. Dal punto di vista medico-scientifico, la denominazione più corretta è mammelle, mentre il seno identificherebbe più precisamente lo spazio della parete toracica anteriore compreso tra queste.

La mammella è costituita da cute, tessuto adiposo e tessuto ghiandolare. La sua composizione varia con l’età: nelle donne giovani prevale il tessuto ghiandolare, nelle donne anziane il tessuto adiposo.

Struttura Generale

La forma visibile esternamente può variare da donna a donna a seconda dell'organizzazione, dello sviluppo e della composizione dei tessuti all'interno del seno; in particolare, il complesso dei lobi, il tessuto adiposo e lo stroma connettivo differiscono in base alla costituzione fisica individuale (a volte prevale il tessuto adiposo, altre quello ghiandolare). Addirittura, non è raro che le due mammelle siano diverse anche nella stessa donna. Nella pratica medica, il seno è suddiviso convenzionalmente in quattro quadranti.

Il tessuto ghiandolare della mammella ha un’architettura caratteristica: è suddiviso in unità principali o lobi, a loro volta suddivisi in unità più piccole o lobuli, dai quali si diparte una rete di dotti galattofori che si diramano fino al capezzolo.

  • Lobi: Unità principali del tessuto ghiandolare.
  • Lobuli: Unità più piccole all'interno dei lobi.
  • Dotti Galattofori: Rete di dotti che si diramano dai lobuli al capezzolo.

Come tutti gli organi, la mammella contiene dei vasi che fanno parte del sistema linfatico e che raggiungono dei gruppi di linfonodi localizzati nell’ascella (sono quelli principali), sotto lo sterno e dietro la clavicola.

Capezzolo e Areola

All'apice di ciascuna mammella, si trova il CAPEZZOLO, cioè un rilievo di aspetto conico o cilindrico, più o meno sporgente e pigmentato (generalmente di colorito rosa scuro o bruno). Di solito, questa struttura è situata a livello del quarto spazio intercostale, sulla linea emiclaveare (cioè leggermente al di sotto della metà del petto), ma la posizione è incostante, in quanto le mammelle sono pendenti.

La cute che lo riveste è corrugata (area cribrosa) da fossette e papille, in cui si aprono 15-20 dotti galattofori; infatti, sulla sua superficie, se ne possono osservare i piccoli orifizi di sbocco. Il capezzolo contiene, inoltre, tessuto muscolare liscio, disposto circolarmente e radialmente, responsabile della sua erezione. Rispetto al piano cutaneo, infatti, il capezzolo è più o meno rilevato; occasionalmente, questo può essere retratto sotto la superficie cutanea, ma, se stimolato, si estroflette verso l'alto e l'esterno.

Anche l'areola, come il capezzolo, è formata da fibre muscolari lisce, disposte sia circolarmente sia radialmente: la loro contrazione forma il corrugamento dell'areola. L'areola contiene, talvolta, anche del tessuto mammario accessorio, che si rende evidente con la secrezione lattea.

I capezzoli sono una delle zone erogene più sensibili e reattiva per l'alta concentrazione di recettori sensitivi presenti a livello di pelle e mucose, così pure delle terminazioni nervose situate nella profondità di tessuti. La loro stimolazione può essere estremamente piacevole tanto che, secondo uno studio pubblicato sul Journal of Sexual Medicine, può portare addirittura all'orgasmo.

Funzione e Componenti

La ghiandola mammaria è il nucleo principale di ciascuna mammella: si tratta di una ghiandola esocrina, che ha il compito principale di produrre il latte durante l'allattamento sotto controllo della prolattina (ormone secreto dall'ipofisi). La parte grassa, invece, ha il compito di proteggere e isolare il tessuto ghiandolare.

Il seno si trova sopra la muscolatura che racchiude la parete toracica. Il seno non è dotato di veri e propri muscoli. Il seno poggia sul muscolo pettorale, al quale è saldato attraverso i legamenti sospensori, ma non possiede muscoli veri e propri. Anche per questo motivo, quando il seno "tende a cadere" non è solo colpa della forza di gravità: avendo la ghiandola mammaria poche connessioni con il tessuto muscolare sottostante, la forma del seno dipende esclusivamente da quella della pelle che lo contiene.

I vasi linfatici che portano la linfa dalla ghiandola confluiscono in "collettori", prevalentemente a livello ascellare. Il processo neoplastico deriva dalla crescita incontrollata ed anomala di alcune cellule della mammella, in cui il materiale genetico risulta "danneggiato"; l'insieme di questi "cloni" forma una massa tumorale all'interno della ghiandola mammaria. La natura del tumore può essere benigna (fibroadenomi o cisti) o maligna (carcinomi).

Il seno risponde ad una complessa interazione di ormoni che ne influenzano lo sviluppo, causano il cambiamento del tessuto ghiandolare del seno durante il ciclo mestruale e modulano la produzione di latte. La mammella raggiunge il massimo della sua attività funzionale con il parto e la produzione di latte (lattazione), sotto lo stimolo della prolattina e di altri ormoni della gravidanza. Per ottenere il latte, il neonato deve semplicemente succhiare i capezzoli (atto noto come suzione), determinando un flusso di latte attraverso i condotti.

Secondo gli antropologi, la forma del seno femminile è capace di attirare un interesse sessuale in quanto ricorderebbe quella delle natiche: quando l'uomo ha assunto la posizione eretta per camminare e, a differenza di altri mammiferi, ha iniziato ad accoppiarsi frontalmente, avrebbe sostituito i glutei con le mammelle.

La mammella (v. il capitolo Torace, Mammella) è un organo pari e simmetrico, che fa parte dell'apparato tegumentario e può essere considerato come una ghiandola sudoripara modificata. È situata sulla superficie anteriore del torace, ai lati della linea mediana, dove appare come un rilievo cutaneo molto sviluppato nella donna, mentre nel maschio è costituita da un organo rudimentale.

In gravidanza, sotto l'influsso di stimoli endocrini, le mammelle femminili diventano notevolmente ipertrofiche, assumendo una struttura complessa, con particolari capacità secernenti, in funzione dell'allattamento. La capacità secretoria della mammella, tuttavia, non è legata alle sue dimensioni, poiché il volume dipende dalla quantità di tessuto adiposo e non dalla componente ghiandolare.

La ghiandola mammaria è tipica dei Mammiferi, il cui nome deriva proprio da questo organo. Rudimentale e inattiva nel maschio, nella femmina ha il compito di secernere il latte, prodotto ricco di caseina, grassi, zuccheri e sali, necessari per nutrire il neonato.

Il numero delle mammelle è correlato con il numero medio di piccoli che la femmina può partorire e varia da due a una dozzina. Le specie pluripare possiedono numerose mammelle, allineate su due file estese dall'inguine all'ascella; nelle specie solitamente unipare, se ne trova un solo paio, localizzato in posizione ascellare o inguinale. La disposizione pettorale che le mammelle presentano nei Primati può essere probabilmente messa in relazione con la possibilità di adottare una postura eretta, grazie alla quale è consentito alla madre di trattenere la prole fra le braccia.

Qualunque sia il numero delle mammelle presentato dalle varie specie, il loro sviluppo embrionale inizia con la comparsa di lunghe creste mammarie (o lattee), due ispessimenti epidermici longitudinali, localizzati ventralmente da ciascun lato per tutta la lunghezza del tronco, dall'inguine all'ascella. La concentrazione di tessuto in specifici punti lungo le creste porta all'abbozzo delle ghiandole mammarie; i tratti di cresta tra un punto e l'altro regrediscono e solitamente scompaiono. Nella specie umana la regione della cute in cui prendono origine le gemme epiteliali ectodermiche corrisponde all'area mammaria, dove sboccano i condotti escretori delle singole ghiandole. Crescendo, le gemme epiteliali si estendono in superficie e, ramificandosi e dilatandosi in acini, costituiscono alla fine il complesso ghiandolare della mammella.

La forma e le dimensioni della mammella possono variare notevolmente in rapporto al sesso, all'età, alla razza, a caratteristiche individuali. Nella donna adulta la mammella ha in genere una forma grossolanamente emisferica o conica; nella bambina è rudimentale; nelle multipare e nelle obese diventa pendula e voluminosa; in età molto avanzata si determina spesso un'involuzione, che trasforma la mammella in una piega cutanea raggrinzita.

Nella mammella sono riconoscibili: una faccia piana e una superficie convessa. La faccia piana è appoggiata al torace, nella parte anteriore della regione costale, tra la 3ª e la 7ª costa, estendendosi tra il pilastro anteriore dell'ascella e il margine laterale dello sterno. La superficie convessa è ricoperta dalla cute; la metà inferiore risulta spesso più voluminosa e sporgente, per effetto della forza di gravità. Per tale ragione il limite inferiore della mammella femminile è facilmente individuabile a livello del solco sottomammario, che la separa dalla parete toracica; il limite superiore, al contrario, risulta spesso poco definito. Sulla superficie convessa è presente una sporgenza mediana, il capezzolo, situato al centro di una zona circolare, l'areola.

La mammella è irrorata medialmente dai rami perforanti dell'arteria mammaria interna, ramo della succlavia, lateralmente e inferiormente dall'arteria mammaria esterna (o toracica laterale), dalle scapolari (inferiore e superiore), dalla acromiotoracica e infine da rami provenienti dalle arterie intercostali. Le vene seguono in senso inverso il decorso delle arterie e drenano principalmente nelle vena mammaria interna, nella vena ascellare e nelle vene intercostali.

I numerosissimi vasi linfatici della mammella hanno origine dagli spazi interlobulari e dalle pareti dei dotti galattofori; possono essere distinti in una rete linfatica sottocutanea e in una ghiandolare intramammaria. Il flusso ha una direzione centrifuga, dirigendosi verso le catene ascellare, mammaria interna e intercostale. A livello del plesso sottoareolare (o superficiale) e del plesso fasciale (o profondo) le due reti linfatiche si anastomizzano tra loro. Il plesso sottoareolare è quello che raccoglie la maggior parte della linfa proveniente dalla mammella. I due collettori principali si portano lateralmente, lungo il margine inferiore del muscolo grande pettorale, raggiungendo i linfonodi del cavo ascellare, distinti in tre stazioni: la 1ª è costituita dai linfonodi della catena mammaria esterna, sulla parete mediale dell'ascella; la 2ª da quelli alla base dell'ascella; la 3ª dai linfonodi satelliti della vena succlavia, dai quali la linfa può raggiungere le stazioni sopraclaveari.

Procedendo dalla superficie in profondità, la mammella è costituita da una serie di strati sovrapposti: cute, tessuto sottocutaneo premammario, ghiandola mammaria, tessuto sottocutaneo retromammario, fascia superficiale sottocutanea, strato lamellare.

Dal punto di vista strutturale, la cute che riveste la ghiandola mammaria non si differenzia da quella delle regioni vicine. È liscia, mobile sui piani circostanti e tanto sottile da lasciar spesso trasparire il reticolo venoso sottostante. Tali caratteristiche, tuttavia, si modificano notevolmente a livello del capezzolo (o papilla mammaria), sulla cui superficie pigmentata e irregolare sboccano gli orifizi esterni dei 15-20 dotti galattofori e di numerose ghiandole sebacee.

Il capezzolo, a sviluppo completo, ha una forma cilindrica o conica, con un diametro di circa 10-12 mm e un'altezza di circa 10 mm. Esso è situato al centro dell'areola mammaria, una zona cutanea anch'essa pigmentata, a contorno circolare, del diametro di circa 3-5 cm. L'areola presenta delle piccole protuberanze (tubercoli di Morgagni), in corrispondenza delle ghiandole sebacee sottostanti. Tali ghiandole contengono melanociti, i quali producono una notevole quantità di pigmento melaninico, che conferisce all'areola e al capezzolo un colore roseo-brunastro nella bambina e nella nullipara. Con la gravidanza e l'allattamento, la quantità di melanina aumenta ulteriormente; l'areola assume quindi un colore tendente al bruno più scuro. Intorno a essa compare una zona meno scura, detta areola secondaria, mentre i tubercoli di Morgagni diventano più voluminosi e vengono indicati come tubercoli di Montgomery.

La zona areolare è caratterizzata inoltre dalla presenza, subito al di sotto della cute, di cellule muscolari lisce, che si spingono in parte nella profondità del derma, in parte verso il capezzolo, disponendosi intorno ai dotti galattofori. Tali fibre muscolari costituiscono nel loro insieme il muscolo areolopapillare, la cui contrazione, in seguito allo stimolo della suzione, determina la spremitura dei dotti ghiandolari.

Il derma areolare risulta particolarmente ricco di fibre elastiche; da esso si distaccano tralci connettivali (retinacula) che superano l'ipoderma, e raggiungono la ghiandola mammaria, suddividendola in lobi e lobuli.

La lamina anteriore o premammaria è generalmente più spessa e suddivisa in piccole logge o fosse adipose da esili creste fibrose (legamenti di Cooper), che uniscono la superficie ghiandolare al derma. Il tessuto adiposo è completamente assente a livello dell'areola e del capezzolo, dove la ghiandola giunge a diretto contatto della cute.

La ghiandola mammaria propriamente detta è ricoperta da una sottile capsula di tessuto fibroso, da cui originano le creste fibrose (o legamenti sospensori di Cooper) che la uniscono al derma. Il corpo ghiandolare ha una forma discoidale, di colore grigio-giallastro, e presenta in genere quattro prolungamenti: superolaterale, superomediale, inferolaterale, inferomediale. Di questi, il prolungamento superolaterale (o ascellare) è il più evidente.

La mammella risulta costituita da 15-20 lobi indipendenti. I lobi sono frammisti a tessuto adiposo e separati gli uni dagli altri da fasci di tessuto connettivo organizzato in una rete tridimensionale. Ogni lobo si suddivide in lobuli e alveoli, che fanno capo a un dotto escretore (dotto galattoforo), il quale, poco prima di sboccare nel poro omonimo del capezzolo, presenta una lieve dilatazione che prende il nome di seno o ampolla galattofora.

Gli alveoli sono delimitati da una lamina basale; la loro parete è costituita da cellule secernenti e da cellule mioepiteliali. Le cellule secernenti, a seconda dello stato funzionale della ghiandola, hanno forma cubica o cilindrica e presentano un nucleo centrale. Gli elementi mioepiteliali, invece, hanno una forma irregolare; contengono miofilamenti orientati parallelamente all'asse principale del dotto galattoforo e sono dotati di numerosi prolungamenti che si dispongono intorno alle cellule secernenti, venendo a costituire una sorta di supporto contrattile, a stretto contatto con la lamina basale. I dotti mammari principali sono rivestiti da epitelio cubico a doppio strato, mentre nei dotti minori l'epitelio è cubico semplice.

La lamina retromammaria è meno sviluppata di quella premammaria. È costituita da tessuto adiposo, che aderisce alla fascia superficiale del sottocutaneo, rivestendo la faccia posteriore della ghiandola mammaria.

La fascia superficiale del sottocutaneo è definita anche legamento sospensore della mammella, poiché aderisce alla parete toracica e alla superficie della clavicola, mantenendo elevata la ghiandola. Lo strato lamellare separa la fascia del muscolo grande pettorale da quella superficiale del sottocutaneo.

Modificazioni legate all'età e al ciclo ormonale

L'aspetto morfologico della mammella varia considerevolmente in relazione all'età e al sesso. È molto simile nei due sessi durante l'infanzia, quando, nonostante la presenza di dotti rudimentali, non sono ancora sviluppati gli alveoli ghiandolari. Dopo la pubertà, la produzione di ormoni da parte delle gonadi determina un ingrossamento della mammella nelle femmine; nel maschio, invece, l'ulteriore sviluppo viene inibito e il corpo ghiandolare va incontro a processi regressivi, diventando atrofico.

Alla pubertà, la mammella muliebre va incontro a profonde modificazioni. All'inizio si osserva un aumento della componente ghiandolare, che è accompagnato dalla ramificazione dei dotti; parallelamente, la mammella aumenta di volume. Durante l'adolescenza l'ingrossamento è dovuto quasi interamente alla proliferazione del tessuto stromale interduttale, ma si osserva anche una proliferazione dei duttuli terminali.

Le cicliche modificazioni mammarie durante l'età fertile della donna sono sotto il controllo dell'asse ipotalamo-ipofisario, responsabile dei processi evolutivi e regressivi della ghiandola. La mammella, infatti, è l'organo bersaglio della prolattina e degli ormoni sessuali (estrogeni e progestinici), prodotti dall'ovaio nel corso del processo di maturazione follicolare.

In seguito alla produzione degli ormoni ovarici, la mammella viene a essere caratterizzata da variazioni cicliche, analoghe a quelle dell'endometrio. Durante la fase estrogenica, l'epitelio dei dotti e dei duttuli prolifera, mentre il lume aumenta lievemente di calibro. In periodo periovulatorio, sotto l'influsso del progesterone, inizia un processo di iperplasia stromale; per l'edema congestizio dello stroma, le mammelle hanno una consistenza aumentata.

Queste modificazioni diventano particolarmente evidenti nella fase premestruale, quando gli estrogeni e i progestinici agiscono in modo combinato anche sul tessuto connettivo lasso intralobulare, provocando spesso un fastidioso senso di tensione mammaria. Contemporaneamente, si formano nuovi lobuli di tessuto alveolare, mentre nei duttuli è presente una secrezione abortiva. Se non avviene la fecondazione, la ghiandola subisce un rapido processo involutivo.

La ghiandola mammaria è una ghiandola tubulo-alveolare composta, costituita da 15-20 lobi immersi in tessuto adiposo e sepimentati da lamine connettivali organizzate in una rete tridimensionale. Ogni lobo è a sua volta composto da numerosi lobuli contenenti le unità secernenti ghiandolari, gli alveoli, massimamente sviluppati durante la lattazione. Ogni lobo ghiandolare fa capo ad un proprio dotto escretore (o dotto galattoforo), di diametro di qualche decimo di mm, che, all’interno del lobo stesso si divide più volte dicotomicamente (in due parti) nei dotti lobulari che raggiungono i singoli lobuli.

I dotti lobulari proseguono poi nei condotti alveolari che appaiono caratterizzati da evaginazioni parietali (alveoli) e si immettono infine in gruppi di alveoli terminali. In superficie, invece, i dotti galattofori convergono verso il capezzolo dopo essersi dilatati in ampolle (o seni galattofori), di diametro di 2-3 mm, che rappresentano serbatoi di riserva per il latte.

La parete degli alveoli, delimitata da una membrana basale, è formata da due tipi di cellule: cellule mioepiteliali e cellule secernenti. Le cellule mioepiteliali, di forma irregolare con prolungamenti ramificati, sono a contatto con la lamina basale e formano una sorta di canestro contrattile alla periferia degli elementi secernenti che determina il passaggio del latte dagli alveoli all’interno dei dotti. Le cellule secernenti hanno forma cubica o cilindrica secondo l’attività della ghiandola e presentano un nucleo centrale e un citoplasma basofilo in sede profonda.

La parete dei dotti galattofori è costituita, in prossimità dello sbocco in superficie, da epitelio pavimentoso stratificato non corneificato; in direzione degli alveoli, invece, le pareti delle successive ramificazioni dei dotti galattofori presentano un epitelio dapprima bistratificato e, infine, un epitelio cubico o cilindrico semplice. Queste caratteristiche della ghiandola mammaria subiscono notevoli modificazioni in seguito alla gravidanza e all’allattamento.

La ghiandola mammaria della donna adulta in età fertile mostra, accanto a questa impalcatura di dotti variamente ramificati, uno stroma assai ricco. Parte di questo stroma è strettamente addossato ai duttuli (con­nettivo periduttale o mantellare) ed è presente in sede intralobulare. Assai più abbondante è il connettivo che non ha diretto rapporto con l’epitelio (connettivo interlobulare). Que­sto costituisce un’impalcatura che emana dal derma e si espande profondamente confondendosi in parte col connettivo sottocutaneo.

Il connettivo periduttale è da intendere come tonaca propria del dotto ghiandolare e si distingue dall’adiacente connettivo fibroso interlobulare perché è costi­tuito da fibre collagene addensate con un’abbondante componente di connettivo elastico. Il connettivo intralobulare è, invece, assai esile, con fibrille collagene retico­lari, e contiene abbondante sostanza fondamentale ricca in mucopolisaccaridi acidi. Tale connettivo presenta un grado di imbibizione acquosa varia. Essa è maggiore durante il periodo premestruale e a questo fenomeno si attribuisce la tensione mammaria premestruale.

Nella donna adulta mestruata il volume totale della ghiandola mammaria varia dunque in relazione alla quantità di connettivo e soprattutto di tessuto adiposo e alla quantità di tessuto epiteliale. I diversi lobuli sono variamente voluminosi, in relazione anche a una diversa sensibilità degli stessi a stimoli endocrini.

Ghiandola Mammaria Maschile

Il minor sviluppo della ghiandola mammaria maschile rispetto a quella femminile è dovuto soprattutto ad un mancato sviluppo dei lobuli in relazione alla carente increzione estrogenica. La struttura è caratterizzata da scarsi dotti immersi in connettivo fibroadiposo. Il mancato sviluppo dei lobuli dei maschi sarebbe da porre in relazione ad un’azione di ormoni androgeni, in fasi precoci di sviluppo, sul mesenchima peritubulare. Tale mesenchima andrebbe incontro ad un addensamento che impedirebbe la formazione delle gemme epiteliali da cui originano i lobuli.

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