Flogosi Cronica del Corion e Colposcopia: Significato e Implicazioni

Quando le cellule subiscono stravolgimenti meccanici o biologici, rispondono con uno stato infiammatorio. La sua funzione è quella di evitare la diffusione ed eliminare eventuali patogeni, limitare i danni ai tessuti e consentire l’inizio dei processi rigenerativi. Ma cosa succede se certi stimoli negativi si mantengono per un lungo periodo? L’infiammazione (o flogosi) diventa cronica!

La flogosi cronica può rimanere silente anche per molto tempo e manifestarsi solo quando il danno prodotto è abbastanza esteso da provocare sintomi. A questo punto, l’unico intervento possibile è il trattamento della specifica patologia prodotta.

Da quanto abbiamo detto, appare abbastanza evidente che trascurare la flogosi intensa non è una buona idea. Iniziamo dalle malattie cardiovascolari. L’aterosclerosi è una condizione fortemente caratterizzata dall’infiammazione, perché il colesterolo LDL stimola la risposta infiammatoria in modo cronico e gioca un ruolo importante nella formazione della placca aterosclerotica (ateroma). Tra le malattie connesse all’età e all’obesità troviamo il diabete. Il cancro è una malattia multifattoriale in cui l’ambiente infiammatorio gioca un grande ruolo, perché contribuisce a produrre danni al DNA (mutazioni e variazione dell’espressione dei geni), con il risultato di poter originare i tumori.

Valutati i rischi (e i fattori di rischio!) non resta che ricordare quanto sia importante la prevenzione, per evitare che una flogosi lieve si trasformi in una infiammazione cronica. Cambiare lo stile di vita, abbandonare le cattive abitudini e prediligere un’alimentazione sana è sempre un’ottima scelta per prendersi cura di se stessi.

L’alimentazione è l’altro caposaldo della prevenzione per la flogosi cronica. Diete specifiche e personalizzate, elaborate da esperti, sono un buon ausilio. In generale, un consiglio è ridurre il consumo di zuccheri semplici, di grassi saturi e di colesterolo. I grassi in sé non sono un problema, ma la differenza la fanno la loro qualità e la loro quantità, ecco perché sono da prediligere i cibi ricchi di grassi omega-3. La flogosi cronica, infatti, è mantenuta in particolare dallo stress ossidativo nelle cellule, che causa il loro malfunzionamento.

I disturbi del sonno predispongono alla flogosi perché diverse molecole pro-infiammatorie seguono i ritmi circadiani e l’alterazione del ciclo sonno-veglia può, perciò, provocare l’aumento della produzione di queste molecole.

Il Ruolo della Colposcopia

Semplice e indolore, la colposcopia è l'esame di screening di secondo livello, effettuato per accertare il reale significato di lesioni pre-cancerose emerse dal Pap-test e riconducibili a un tumore della cervice uterina. La conferma diagnostica a un Pap-test positivo circa la presenza di possibili lesioni pre-cancerose o cancerose spetta ad altri esami, primo fra tutti la colposcopia.

Come detto, la colposcopia rappresenta l'esame di screening di secondo livello, eseguito per accertare o meno la presenza della lesione pre-tumorale e determinarne sede e gravità; ma non è tutto: l'esame colposcopico, infatti, consente anche la raccolta mirata di un campione di tessuto cervicale sospetto, da sottoporre successivamente a specifiche analisi microscopiche di laboratorio (vedi biopsia cervicale).

Tale riscontro rende necessario effettuare una piccola biopsia cervicale delle aree presentanti le alterazioni lesive più significative, in modo da stabilirne il significato e giungere a una diagnosi precisa.

Metaplasia Squamosa: Cosa è e Come si Classifica

La metaplasia squamosa non è un processo tumorale; infatti, le cellule dell'epitelio coinvolto mantengono le caratteristiche di crescita e replicazione tipiche delle cellule sane. Estendendo tale definizione agli epiteli, la metaplasia è quando un certo epitelio sano cambia il proprio aspetto e si converte in un altro epitelio di aspetto completamente diverso, rimanendo comunque un'entità sana.

Ecco alcuni fattori che possono contribuire alla metaplasia squamosa:

  • Fenomeni irritativi o processi infiammatori.
  • Gli sbalzi ormonali che, nelle donne, caratterizzano la pubertà, la gravidanza e la fase post-partum.

La metaplasia squamosa è un fenomeno completamente asintomatico, di conseguenza chi ne è soggetto non manifesta alcun sintomo o segno collegato. Tuttavia, può portare a:

  • Una vulnerabilità maggiore, da parte dell'epitelio interessato, alle infezioni da Papilloma Virus Umano (o HPV).

Classificazione Microscopica della Metaplasia Squamosa Cervicale

Secondo tale classificazione, esistono tre tipi di metaplasia squamosa della cervice uterina: la metaplasia squamosa matura, la metaplasia squamosa immatura e la metaplasia squamosa atipica.

In genere, la metaplasia squamosa non richiede alcun trattamento o intervento medico particolare, a meno che gli esami diagnostici effettuati non rilevino, da parte dell'epitelio mutato, una qualche caratteristica preoccupante (es: comportamento simile a quello delle cellule tumorali) o alla condizione in questione non si accompagnino sintomi e/o segni particolari (questi, infatti, potrebbero essere la conseguenza di un'evoluzione in senso maligno della metaplasia squamosa).

Salvo rare circostanze, la prognosi in caso di metaplasia squamosa è eccellente.

Tumore della Cervice Uterina: Prevenzione e Diagnosi

Il tumore della cervice uterina si sviluppa nella parte inferiore dell’utero, l’organo dell’apparato femminile dove viene accolto e si sviluppa l’embrione nel corso della gravidanza. L’utero ha la forma di un imbuto rovesciato ed è formato da due parti principali: la parte superiore è chiamata corpo dell’utero, mentre l’estremità inferiore è detta collo o cervice.

La cervice uterina è in diretto collegamento con la vagina e può essere suddivisa in due parti, dette endocervice (quella più vicina al corpo dell'utero) ed ectocervice o esocervice (quella più vicina alla vagina). Le cellule che rivestono queste due zone della cervice sono di tipo diverso: nell’ectocervice si trovano delle cellule squamose, mentre nell’endocervice si hanno cellule ghiandolari. Entrambi i tipi cellulari si incontrano nella cosiddetta zona di transizione.

La maggior parte dei tumori della cervice ha origine proprio da cellule che si trovano in questa zona “di confine”. Per molto tempo il tumore della cervice è stato il tipo di cancro più frequente per le donne a livello globale, ma negli ultimi anni la situazione è profondamente cambiata, almeno nei Paesi a reddito più alto.

Nel mondo occidentale il numero dei casi e quello dei decessi continuano a diminuire grazie soprattutto al Pap-test e alla successiva introduzione del test per la ricerca del DNA di Papillomavirus (l’HPV test), due esami molto efficaci per la diagnosi precoce e ai vaccini contro il Papillomavirus. In Italia ogni anno si registrano circa 2.500 nuovi casi, l’1,3 per cento di tutti i tumori diagnosticati nelle donne, secondo i dati riportati nel rapporto “I numeri del cancro in Italia 2023” a cura, tra gli altri, dell’Associazione italiana registri tumori (AIRTUM) e dell’Associazione italiana di oncologia medica (AIOM). Nel nostro Paese la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi delle pazienti con tumore della cervice uterina è del 68 per cento circa.

Il principale fattore di rischio per il tumore della cervice è l’infezione da Papilloma virus umano (HPV) che si trasmette soprattutto per via sessuale. L’uso del preservativo non protegge completamente dall’infezione, dal momento che il virus può essere trasmesso anche attraverso il contatto di regioni della pelle non coperte dal profilattico. La vaccinazione invece è assai efficace contro l’infezione con i ceppi di HPV che hanno maggiori probabilità di provocare questo tipo di cancro.

Altri fattori di rischio sono un inizio precoce dell’attività sessuale e partner sessuali multipli, così come un’insufficienza immunitaria che può essere legata a diverse cause (per esempio una precedente infezione con HIV, il virus che provoca l’AIDS, o un precedente trapianto d’organo).

I tumori della cervice uterina sono classificati in base alle cellule da cui prendono origine e sono prevalentemente di due tipi: il carcinoma a cellule squamose (oltre il 75 per cento dei tumori della cervice) e l’adenocarcinoma (10-15 per cento). Si parla di carcinoma a cellule squamose quando il tumore deriva dalle cellule che ricoprono la superficie dell’esocervice e di adenocarcinoma quando invece il cancro parte dalle cellule ghiandolari dell’endocervice.

Le fasi iniziali del tumore della cervice sono in genere asintomatiche e gli eventuali sintomi possono essere legati ad altre patologie di tipo non tumorale. Tra i campanelli d’allarme che possono far sorgere il sospetto di tumore della cervice uterina ci sono, per esempio, perdite di sangue anomale (dopo un rapporto sessuale, tra due cicli mestruali o in menopausa), perdite vaginali senza sangue o dolore durante i rapporti sessuali.

Prevenzione

Nella maggior parte dei casi, le cellule che possono portare al tumore della cervice non danno immediatamente origine al cancro vero e proprio, ma inizialmente generano quelle che i medici chiamano lesioni precancerose. Queste lesioni sono chiamate CIN (neoplasia cervicale intraepiteliale), SIL (lesione intraepiteliale squamosa) o displasie e possono progredire lentamente nel corso degli anni verso la forma tumorale.

Limitare il numero dei partner sessuali e cercare di evitare rapporti con persone a rischio sono importanti strategie di prevenzione, insieme agli essenziali controlli ginecologici regolari che permettono una diagnosi della fase precancerosa.

Nel corso della visita, il ginecologo può infatti effettuare il Pap test, un esame veloce e indolore che permette di identificare le lesioni precancerose o cancerose negli stadi iniziali e che rientra nel piano di screening oncologico nazionale. Il ginecologo può anche effettuare, come oggi consigliato, l’HPV test, un esame in grado di individuare direttamente la presenza del DNA del virus HPV. A partire dai 25 anni e fino ai 64 anni, a tutte le donne viene offerto gratuitamente uno di questi due esami di screening, che deve essere ripetuto con regolarità ogni tre anni (Pap-test) o cinque anni (HPV-test) in caso di risultato negativo, o con frequenza maggiore in casi particolari.

Da diversi anni, inoltre, c’è un’altra arma contro il Papilloma virus: un vaccino capace di evitare l’infezione da parte dei ceppi di HPV responsabili della maggior parte dei tumori della cervice. In Italia il vaccino è oggi raccomandato e offerto gratuitamente a uomini e donne dai 12 ai 26 anni.

È inoltre importante ricordare che la vaccinazione può garantire la prevenzione di tutti i tumori associati all’HPV, come quelli della vagina, della vulva, dell’ano e della regione testa-collo. Anche per questo in Italia il vaccino è offerto a entrambi i sessi.

Il tumore della cervice uterina può essere diagnosticato in fase molto iniziale o addirittura precancerosa se viene effettuato regolarmente lo screening con il Pap test o con l’HPV-test. In base ai risultati dei test, il medico sarà quindi in grado di stabilire quanto aggressiva rischia di essere un’eventuale alterazione precancerosa e decidere con più efficacia la strategia di intervento.

Se dovessero essere riscontrate anomalie, il medico potrà prescrivere ulteriori esami, come per esempio la colposcopia, un esame che dura pochi minuti, è indolore e viene eseguito dal ginecologo in ambulatorio. Nel corso della colposcopia è anche possibile asportare le lesioni più piccole per eliminare il rischio che vadano incontro a una trasformazione in senso tumorale.

Tabella: Risvolti terapeutici in base ai risultati degli esami

Risultato Risvolti Terapeutici
Assenza di alterazioni significative (biopsia cervicale negativa) Controllo periodico della condizione, attraverso Pap-test ed eventualmente un'altra colposcopia (casi meno gravi), oppure per un intervento di chirurgia mini-invasiva (casi più gravi), finalizzato all'eliminazione/asportazione dell'area anomala visualizzata in corso di colposcopia.
Presenza di displasia cervicale, o CIN Intervento terapeutico, finalizzato all'asportazione della lesione displastica.
Presenza di adenocarcinoma cervicale È indispensabile rimuovere il tumore mediante intervento chirurgico. Quando il tumore è ai primi stadi, tale intervento consiste, in genere, in una metodica escissionale (conizzazione); quando invece il tumore è a stadi medio-avanzati, il suddetto intervento può consistere nell'asportazione parziale o nell'asportazione totale dell'utero malato (rispettivamente, isterectomia parziale e isterectomia totale).

Pertanto, lo screening mediante Pap-test e colposcopia permette di scoprire i tumori della cervice uterina agli stadi iniziali (microinvasivi) o addirittura quando sono ancora allo stadio pre-canceroso.

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