Il mal di schiena, una condizione che affligge tra il 60% e l’80% degli adulti, può essere sintomo di una patologia della colonna vertebrale che, in alcuni casi, può essere trattata chirurgicamente.
L’ernia del disco è una delle più conosciute cause del mal di schiena e la maggior parte dei pazienti a cui viene diagnosticata crede che l’unico modo per curarla sia toglierla chirurgicamente. L’ernia del disco è una patologia legata alla degenerazione del disco intervertebrale, ovvero la parte interna alla vertebra.
È il nucleo polposo che determina l’ernia. Quando l’ernia schiaccia il nervo fino a danneggiarlo, provocando sintomi anche gravi.
Negli ultimi anni la chirurgia vertebrale sta sviluppando soluzioni sempre meno invasive, con tempi più rapidi di sala operatoria e di degenza, con grande vantaggio per il paziente in termini di recupero funzionale. A Maria Cecilia Hospital, per la prima volta in Italia, è stata introdotta una nuova tecnica endoscopica ultra mininvasiva: si chiama UBE Endoscopia unilaterale a doppio accesso (Unilateral Biportal Endoscopy).
Cos'è la Tecnica UBE (Unilateral Biportal Endoscopy)?
La neurochirurgia si occupa del trattamento delle patologie del cranio, del cervello e della colonna vertebrale considerando anche il sistema nervoso centrale e periferico che passa al suo interno (rachide). L’équipe neurochirurgica di Maria Cecilia Hospital è stata la prima in Italia a introdurre una tecnica neurochirurgica ultra mininvasiva denominata UBE (Unilateral Biportal Endoscopy - Endoscopia unilaterale a doppio accesso).
L'ingresso della nuova tecnica in Europa risale a soli due anni fa, e fra i primi Paesi ad averne compreso la potenzialità vi è la Francia. È molto probabile che si tratti del gold standard del futuro, come lo è diventato in Asia del Sud Est, in Turchia etc.". "Ogni branca che utilizza l'endoscopia oggi ha a che fare con organi o parti dell'organismo che dispongono di una cavità da gonfiare e utilizzare come lente e spazio di intervento endoscopico. Nel caso della colonna va creata una neo cavità sotto i muscoli, da riempire con l'acqua che permetterà di lavorare".
La tecnica UBE è uno strumento in più che ci consente trattamenti sempre meno invasivi, una vera e propria rivoluzione in quanto coniuga la manovrabilità e la libertà di movimenti della chirurgia classica open alla mininvasività e alla migliore visibilità della chirurgia endoscopica, con implementazione della sicurezza per il chirurgo, e quindi per il paziente. Permette infatti una visione migliore delle strutture vertebrali e neurologiche da trattare e quindi una maggiore precisione anche nel conservare tessuti sani.
La tecnica UBE (Unilateral Biportal Endoscopy), o tecnica artroscopica biportale, è il neurochirurgo francese François Lechanoine, esperto nel trattamento delle patologie cerebrali e spinali, diventato ad oggi un punto di riferimento per la formazione in neuroendoscopia in diversi paesi. A partire dal 2023 si dedica anche ad attività di formazione dei colleghi italiani, presso la clinica dove lavora in Emilia-Romagna e si reca spesso in diversi ospedali, in Italia e all’estero, per avviare gli specialisti all’endoscopia. Il dott. Lechanoine si è recato numerose volte in Asia e in Turchia per imparare la tecnica endoscopica biportale dai pionieri asiatici, diventando il primo in Italia ad eseguire questo tipo di chirurgia.
UBE è una metodica endoscopica per la chirurgia spinale inventata oltre 15 anni fa da un chirurgo sudcoreano che prevede un doppio accesso all’area da trattare attraverso due piccole incisioni. Questo approccio offre una valida alternativa sia alla chirurgia open convenzionale, sia alle tecniche già esistenti ad accesso unico (endoscopiche o tubolari). Infatti, poter avere due accessi consente una visione migliore delle strutture vertebrali e neurologiche da trattare, permettendo una maggiore precisione e portando così a una serie di vantaggi per il paziente, tra cui una ripresa più rapida e una notevole riduzione del dolore post operatorio.
L’accesso all’area da trattare avviene mediante due piccole incisioni di 5 millimetri ciascuna su un unico lato della schiena. Un accesso serve per introdurre l’endoscopio, una sorta di piccolissima telecamera che viene direzionata dalla mano del neurochirurgo per visionare nel dettaglio la zona da trattare, mentre l’altro viene utilizzato per introdurre gli strumenti chirurgici, sempre comandati con l’altra mano dallo specialista.
Le strutture muscolari vengono preservate: si attraversano senza danneggiarle, creando una zona dove poter lavorare per riaprire il canale spinale in caso di stenosi, rimuovere le ernie o stabilizzare le vertebre. L’approccio endoscopico non prevede la sezione di alcuna inserzione muscolare o tendinea dalla colonna vertebrale nè tantomeno la rimozione di parte della sua struttura ossea.
I Vantaggi della Tecnica UBE
Il paziente beneficia così di una ripresa più rapida, una notevole riduzione del dolore post operatorio, una degenza più breve e un quindi un ritorno alla quotidianità più rapido rispetto alle tecniche convenzionali. I primi pazienti operati a Maria Cecilia Hospital dal dott. Lechanoine, con il supporto del dott. Maxime Challali, ortopedico di Grasse, sono riusciti ad alzarsi dopo un paio d’ore dall’operazione.
È possibile utilizzare la metodica UBE su pazienti di tutte le età, con notevoli vantaggi, tra cui: la diminuzione del dolore chirurgico nel post-operatorio, una ripresa più rapida (evitando l’immobilità post operatoria, estremamente invalidante per i più anziani), e quindi una degenza più breve, un ritorno alla quotidianità più rapido rispetto alle tecniche convenzionali.
Inoltre, la scarsa invasività riduce il rischio di infezioni, di sanguinamenti e il rischio neurologico, migliorando complessivamente la sicurezza dell'intervento, anche grazie all’ottima visione del campo operatorio. Grazie alla riduzione dell’invasività chirurgica, la tecnica endoscopica consente di ridurre il fabbisogno di farmaci antidolorifici dopo l’intervento. In genere è sufficiente somministrare una bassissima dose di cortisonici e di antinfiammatori.
Riassumendo, l’utilizzo dell’endoscopio ha reso minimamente invasivo un intervento che fino a pochi decenni fa poteva avere ripercussioni importanti sulla qualità della vita del paziente affetto da lombosciatalgia. Finalmente, grazie ad una piccola cicatrice chirurgica si riesce a visualizzare su un grande schermo l’anatomia locale con il massimo ingrandimento e la migliore risoluzione rendendo la chirurgia di altissima precisione.
Poter utilizzare la tecnica endoscopica per trattare le patologie della colonna grazie all'utilizzo del metodo bi-portale rappresenta una vera e propria svolta nell'ambito della chirurgia vertebrale, come lo è stato nelle altre specialità chirurgiche.
Fra i benefici di chi intraprende un percorso chirurgico per ristabilire la salute della colonna c'è innanzitutto quello della riduzione del danno tissutale e muscolare, dal momento che il chirurgo vede meglio, grazie alla tecnica innovativa endoscopica. Si agevola e precisa quindi l'azione dello specialista, con il risultato di abbassare radicalmente il margine di rischio.
Il Percorso Diagnostico e Post-Operatorio
Le indicazioni all’intervento mediante tecnica UBE sono le medesime della chirurgia standard. Si ricorre alla chirurgia solo nei casi in cui il trattamento farmacologico e/o fisioterapico non comporti benefici. In caso di fallimento del trattamento conservativo per un’ernia o per il restringimento (stenosi) del canale, il vantaggio della tecnica mini-invasiva endoscopica è la sinergia con il trattamento riabilitativo.
Come ogni intervento alla colonna vertebrale, il post-operatorio necessita, poi, di un percorso riabilitativo fisioterapico per rinforzare i muscoli e riportare il movimento alla sua forza migliore. Dopo l’intervento è possibile riprendere le attività quotidiane, lavorative e sportive in breve tempo.
Questo tipo di intervento consente di preservare la mobilità della colonna (“motion preservation”), a differenza degli interventi di artrodesi (ovvero di stabilizzazione caratterizzata dall’inserimento di viti e gabbie tra le vertebre per bloccare uno o più segmenti permanentemente, in quanto l’utilizzo dell’endoscopio altera in maniera minima la stabilità della colonna. I pazienti idonei ad essere sottoposti a questo trattamento possono recuperare la mobilità con il supporto di un fisioterapista.
Il Futuro dell'Endoscopia Vertebrale UBE
Ben presto il dott. Lechanoine ha applicato la UBE anche alla colonna cervicale. Proprio in questo campo, come per le patologie dorsali, questa tecnica conduce ad enormi vantaggi: ad esempio, quando c’è un’ernia discale cervicale che procura dolore e debolezza al braccio (cervicobrachialgia, simile alla sciatalgia nella gamba) questo intervento consente di passare dietro al collo, intorno al midollo spinale, senza stabilizzare permanentemente le vertebre con una cage (a differenza dell’intervento standard che comporta il passaggio davanti al collo con rimozione inevitabile del disco).
I risultati ottenuti finora a livello internazionale ci fanno credere che la chirurgia ultra mininvasiva endoscopica possa diventare in futuro il gold standard per il trattamento di questo tipo di problematiche vertebrali.
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