Per eseguire prestazioni di qualità in endoscopia, è diventato inevitabile poter praticare la sedazione. È quindi fondamentale conoscere le varie possibilità, senza sottovalutare il problema ma senza considerare impossibile tale approccio, poiché le competenze necessarie si possono acquisire.
Approccio Globale alla Sedazione in Endoscopia
L’approccio a tale metodica cambia molto in base alle diverse realtà e agli standard di lavoro. Negli USA, la quasi totalità degli endoscopisti utilizza la sedazione cosciente, impiegando benzodiazepine (BDZ) associate o meno agli oppiacei, in relazione al tipo di paziente e di procedura da effettuare.
Livelli di Sedazione
Esistono diversi livelli di sedazione, corrispondenti a diversi gradi di compromissione dei riflessi protettivi delle vie aeree e della funzione respiratoria, come riportato in tutte le trattazioni sistematiche sull’argomento. Un livello estremo è rappresentato dall'anestesia generale, in cui non è evocabile nemmeno la risposta riflessa agli stimoli nocicettivi.
Valutazione Pre-Procedurale del Paziente
Nel momento in cui è necessario approcciarsi alla sedazione, il tempo più importante è l’attenta valutazione del paziente. La prima discriminante da definire è se il paziente può essere candidato ad una sedazione cosciente gestita dai non anestesisti o se è necessaria la presenza dell’anestesista dall’inizio della procedura.
Una volta definita questa discriminante, le altre considerazioni per decidere se approcciarsi autonomamente al paziente con una sedazione gestita dai non anestesisti o se coinvolgere gli anestesisti, riguardano il tipo di procedura da eseguire. Nelle endoscopie operative complesse, prevedibilmente di lunga durata e in cui è noto che si procureranno stimoli algici importanti (ad es. dilatazioni dei dotti biliari o pancreatici) o in cui è indispensabile che il paziente sia praticamente “immobile”, verosimilmente la presenza dell’anestesista è inderogabile.
Farmaci per la Sedo-Analgesia
La scelta dei farmaci per la sedo-analgesia prevede l’uso di sedativi e di oppiacei utilizzati separatamente o in associazione. Per effettuare una sedazione efficace e sicura, è necessario conoscere le caratteristiche farmacocinetiche e farmacodinamiche dei farmaci utilizzati. Non esiste ad oggi un farmaco sedativo perfetto per ogni singolo paziente.
Benzodiazepine e oppioidi sono i farmaci più comunemente utilizzati in endoscopia digestiva da soli o in associazione, mentre da alcuni anni l’uso del propofol è sempre più diffuso. Tutti i farmaci, quando somministrati in bolo diretto e.v., vanno somministrati in bolo lento, titolando la dose sull’effetto ottenuto.
Gli eventi avversi più frequenti (depressione respiratoria e ipotensione) si possono verificare con frequenza variabile da 0,47% fino a 17 % dei casi. A prescindere dal tipo di farmaco impiegato, somministrare la sedazione richiede un appropriato training farmacologico di tutto lo staff coinvolto nelle procedure.
Diverse linee guida pubblicate ad oggi si sono espresse nello specificare il tipo di qualificazione richiesta, il numero di persone coinvolte e la strumentazione indispensabile a condurre la sedazione in sicurezza.
Gastroscopia: Un Esame Endoscopico Comune
Cos’è la gastroscopia?
La gastroscopia, nome abbreviato dell’esofagogastroduodenoscopia, o EGDS, è un esame invasivo. Attraverso la bocca, oppure meno spesso attraverso il naso, si introduce un sondino flessibile al termine del quale è posta una telecamera con cui osservare le superfici interne dell’esofago, dello stomaco e del duodeno, la porzione iniziale dell’intestino. È l’esame indicato quando c’è un sospetto di patologia di questi organi.
Come si esegue la gastroscopia?
La persona si posiziona sul lettino, sdraiata su un lato secondo le indicazioni del personale sanitario. A quel punto viene inserito lentamente il sondino fino ad arrivare al duodeno, poi altrettanto lentamente viene retratto. Durante la procedura il medico osserva sullo schermo la superficie interne degli organi grazie alla telecamera posta sul sondino.
Chi può fare l'esame?
In genere non è un esame rischioso, ma va eseguito con molta cautela nei pazienti con grave insufficienza respiratoria o che hanno recentemente subito un infarto. Durante l’indagine, il medico, se lo ritiene necessario, può prelevare piccole porzioni di tessuto da sottoporre ad analisi istologica. Per questa ulteriore procedura, chiamata biopsia, il medico deve sapere in anticipo se il paziente ha gravi disturbi della coagulazione del sangue o prende farmaci antiaggreganti o anticoagulanti.
Quanto dura l'esame?
La procedura richiede tra i 10 e i 15 minuti.
Occorre qualche tipo di preparazione particolare all'esame?
Nelle 8-12 ore precedenti l’esecuzione dell’esame occorre rimanere a digiuno. In molti centri vengono richiesti gli esami della coagulazione del sangue, in previsione di una possibile biopsia.
Bisogna essere accompagnati da qualcuno all’esame? Si può guidare la macchina per tornare a casa?
È preferibile farsi accompagnare, in modo che il medico possa somministrare un sedativo che faciliti e renda meno fastidioso l’esame. La sedazione impedisce al paziente di tornare a casa da solo, in particolar modo se alla guida di una macchina.
L'esame è doloroso o provoca disagio?
L’esame non è doloroso ma può provocare disagio. Prima dell’indagine viene spruzzato in gola un anestetico locale per ridurre il riflesso del vomito indotto dal passaggio del sondino. Se si pensa di avere difficoltà a sostenere l’esame è possibile ricevere un leggero sedativo, più raramente una leggera anestesia, circa 10 minuti prima di iniziare. Durante l’esame si può avvertire un leggero fastidio dovuto all’aria che talvolta il medico deve soffiare attraverso il sondino per distendere le pareti dello stomaco. Dopo l’esame si potrebbe percepire irritazione alla gola e gonfiore allo stomaco. Questi ultimi sono disturbi che scompaiono rapidamente.
L'esame comporta rischi immediati?
Seppur molto di rado, il sondino può accidentalmente danneggiare la parete dello stomaco o dell’esofago. In questo caso è necessario suturare la ferita con un intervento chirurgico. Nei casi in cui si effettua anche la biopsia è possibile che si verifichi un sanguinamento che può essere arrestato nel corso della stessa gastroscopia.
L'esame comporta rischi a lungo termine? Al termine dell’esame è necessario restare in osservazione? Per quanto?
Se la persona è stata sedata viene trattenuta in osservazione per circa 30-60 minuti dopo la fine dell’indagine. Può tornare a casa, accompagnata, quando gli effetti della sedazione si sono attenuati.
È possibile riprendere da subito le normali attività quotidiane? Si devono avere particolari accortezze?
Se durante l’esame non si sono verificate complicazioni, è possibile tornare alla vita normale. Già dopo 20-30 minuti si può mangiare, prediligendo cibi freddi o a temperatura ambiente soprattutto se sono state fatte biopsie.
Preparazione alla Gastroscopia
Per la gastroscopia non esiste una preparazione specifica: occorre semplicemente essere a digiuno da almeno 12 ore (è consentita solamente l’assunzione di acqua, eventualmente anche zuccherata, fino a tre ore prima dall’esecuzione dell’esame). Nel caso in cui il paziente sia in terapia con farmaci da assumere al mattino, si consiglia di ingerirli con poca acqua. Non devono essere somministrati antiacidi.
I pazienti in terapia anticoagulante o affetti da patologie a rischio emorragico (cirrosi epatica, emofilia, piastrinopenia, coagulopatie, ecc) vanno sottoposti per tempo a specifici esami del sangue.
L’esame consente di diagnosticare con precisione numerose patologie del tratto digerente superiore come: esofagite, gastrite, ulcere, polipi e tumori.
La procedura non è dolorosa e comporta solo un lieve fastidio nel momento dell’introduzione della sonda. La procedura viene eseguita dopo aver praticato un’anestesia locale con un spray di sostanza anestetica spruzzato nell’area del farige.
Su richiesta del paziente o per esigenze tecniche dell’endoscopista, si può eseguire una gastroscopia con sedazione endovenosa cosciente (iniezione endovenosa di benzodiazepine). In tal caso, oltre ad essere indicata la presenza di un accompagnatore, al termine dell’esame il paziente viene fatto aspettare in sala di osservazione fino alla scomparsa degli effetti della sedazione. È comunque sconsigliato guidare o dedicarsi a lavori che richiedano attenzione per almeno 6 ore.
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