Citologia Urinaria: Cause di Falsi Positivi e Interpretazione dei Risultati

L’esame citologico urinario è un test non invasivo che può contribuire alla diagnosi di un tumore della vescica o delle vie urinarie. La citologia urinaria consiste nell'analisi microscopica di un campione di urine, allo scopo di individuare le eventuali cellule presenti - in particolare cellule tumorali. Di norma, infatti, l'urina è priva di elementi cellulari.

Questo esame va eseguito quando si sospetta la presenza di una neoplasia delle vie urinarie - in particolare di un tumore uroteliale della vescica che ne rappresenta il tipo più frequente. L’esame citologico urinario è utile inoltre nel follow up dei pazienti già trattati per riconoscere una recidiva tumorale.

Modalità di Esecuzione dell'Esame

La citologia urinaria prevede la raccolta di un campione di urina, per tre giorni consecutivi. I campioni vanno richiusi accuratamente e devono essere recapitati in breve tempo (al massimo entro un'ora dalla raccolta) per evitare processi degenerativi. Se ciò non è possibile, è opportuno conservare l'urina in frigorifero e consegnare i tre campioni solamente al terzo giorno. Non dovrebbe essere utilizzata la prima urina del mattino dato che sono presenti frequentemente cellule degenerate nella vescica che si accumulano durante il riempimento notturno.

Indicazioni all'Esame Citologico Urinario

Di solito, la citologia urinaria viene prescritta quando l'analisi standard delle urine evidenzia la presenza di globuli rossi o di emoglobina. In questi casi, infatti, è necessario escludere la presenza di malattie a carico di reni, ureteri e vescica che possono causare sanguinamento (ematuria). L'esame citologico delle urine è caratterizzato da un'elevata percentuale di risultati falsi negativi: in circa il 50% dei casi non riesce a rilevare la presenza di cellule neoplastiche.

La citologia urinaria viene generalmente effettuata in soggetti a rischio quali:

  • Individui con sintomatologia urinaria (ematuria, pollachiuria, stranguria);
  • Lavoratori esposti ad agenti cancerogeni quali amine aromatiche (alanina);
  • Pazienti sottoposti ad irradiazione della pelvi o a cicli di ciclofosfamide;
  • Pazienti in trattamento per neoplasia dell’urotelio, data la frequenza delle recidive che si verificano in tali casi.

Sintomi e Diagnosi delle Neoplasie Vescicali

Il quadro clinico delle neoplasie vescicali si manifesta in genere con la presenza nelle urine di sangue visibile a occhio nudo (ematuria macroscopica), ricorrente, di colore rosso vivo fluido o misto a coaguli. Possono manifestarsi talvolta anche i segni di irritabilità vescicale, ovvero pollachiuria, stranguria, tenesmo e minzione imperiosa, che spesso però si riscontrano in neoplasie vescicali infiltranti.

Assume fondamentale rilevanza, per un iter diagnostico corretto, che l’operazione di raccolta del campione di urine sia accompagnata da un’anamnesi dettagliata con attenzione ai dettagli (es. dopo terapie con irradiazione della pelvi o cicli di chemioterapia (es. Altrettanto importanti sono la codifica e la standardizzazione del processo di raccolta delle urine.

Falsi Positivi: Cause e Considerazioni

Alcuni falsi positivi si possono verificare in presenza di infiammazioni vescicali con il riscontro di cellule reattive che in alcuni casi possono assomigliare a quelle tumorali, come in caso di infezioni o calcolosi. In corso di infiammazione acuta possono esserci dei falsi positivi (ovvero le cellule hanno delle modificazioni infiammatorie che simulano quelle del tumore), ma gli accertamenti sono comunque necessari. Fondamentale per un accurato iter diagnostico che il campione di urine sia accompagnato da una dettagliata storia clinica del paziente, dalle modalità di raccolta e conservazione delle stesse e da ogni dettaglio riguardante terapie precedenti o in atto in quanto possono facilmente alterare le cellule e dare quindi dei falsi positivi.

Interpretazione dei Risultati e Passaggi Successivi

Il valore predittivo positivo dell’esame citologico supera il 90% (circa 9 pazienti su 10 con citologia positiva sono realmente affetti da un tumore delle vie urinarie). In presenza di un risultato positivo il paziente dovrà essere sottoposto ad esami di secondo livello come la cistoscopia (per la valutazione della vescica) e la TC con mezzo di contrasto (per lo studio della parte alta delle vie escretrici). Anche in presenza di primi riscontri negativi in questi esami sarà comunque necessario eseguire ulteriori approfondimenti diagnostici come le biopsie multiple della vescica (“mapping vescicale”) e/o l’uretero-reno-scopia retrograda (“URS”).

In presenza di un risultato positivo, il paziente dovrà essere sottoposto ad esami di secondo livello come la cistoscopia, la TC con mezzo di contrasto, le biopsie multiple della vescica (mapping vescicale) e/o l'ureterorenoscopia (URS).

Un esame citologico positivo non è una condanna, ma un campanello d’allarme che consente di agire tempestivamente.

Limiti dell'Esame

L’esame citologico urinario non è un valido strumento di screening per la diagnosi di esclusione del tumore vescicale. (il valore predittivo negativo del test è basso): questo significa che un risultato negativo dopo citologia urinaria non esclude la presenza di un tumore delle vie urinarie. Circa il 70% dei pazienti con un tumore uroteliale presenta infatti un esame citologico urinario negativo. La bassa sensibilità di quest'analisi deriva dal fatto che la desquamazione delle cellule tumorali è assente o molto scarsa in presenza di neoplasie uroteliali poco avanzate.

Conclusioni

La citologia urinaria è un esame utile nella diagnosi e nel follow-up dei tumori delle vie urinarie. Tuttavia, è importante considerare i limiti del test e la possibilità di falsi positivi, che possono richiedere ulteriori accertamenti diagnostici.

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