Il pane è un alimento base nella dieta di molte persone, ma può rappresentare una sfida per chi soffre di glicemia alta o diabete. Questo perché il pane è relativamente ricco di carboidrati, che possono influenzare i livelli di zucchero nel sangue. Tuttavia, non tutti i tipi di pane sono uguali. Alcune varietà possono essere scelte con maggiore tranquillità rispetto ad altre.
Alternative Low-Carb al Pane
Per i soggetti con patologie quali diabete, celiachia (evitare l'assunzione di glutine), obesità, limitare l'assunzione di pane può essere vantaggioso. Potrebbero trarre vantaggio dall'utilizzo di alternative low-carb al pane.
Pane Integrale
L'alternativa più comune e facilmente reperibile in commercio è il pane integrale, anche conosciuto come pane nero, è ottenuto da un impasto di farine di cereali integrali, cioè non raffinati. Naturalmente ricco di fibra, aiuta a controllare il peso e a prevenire le malattie a carico dell'apparato cardiocircolatorio. Non solo, le fibre, aiutano il regolare transito intestinale. Il pane integrale può far parte di una dieta sana, utile nella prevenzione del diabete.
Pane alle Mandorle
Coloro che desiderano trovare un'alternativa a ridotto contenuto di carboidrati al pane possono provare il pane alle mandorle.
Pane di Soia
Il pane di soia viene preparato con la farina di soia, ricavata dalla macinazione dei semi, ed è un alimento naturalmente privo di glutine. Utile per chi ha carenze proteiche, è un pane adatto al regime alimentare dei soggetti celiaci e particolarmente indicata per chi segue una dieta vegetariana.
Pane di Segale
Il pane di segale è particolarmente saziante, con un ridotto quantitativo di carboidrati e un buon apporto di fibre che lo rendono utile in caso di stitichezza e cattiva digestione.
Pane Proteico
Il pane proteico è una particolare tipologia di pane addizionato con elementi proteici e non ottenuto solamente dall'impasto di acqua, farina, lievito e proteine in polvere. La sua peculiarità è quella di essere ricco di proteine: una fetta, infatti, potrebbe arrivare ad apportare fino a 10-15 grammi rispetto ai 2 grammi del pane tradizionale. Esistono diverse ricette per preparare il pane proteico.
Pasta e Diabete: Cosa Sapere
In caso di diabete, si tende a “demonizzare” la pasta in generale, escludendola dall’alimentazione. Ma si tratta della scelta migliore? Diabete di tipo 2: caratterizzato da una iperglicemia (alti livelli di glucosio nel sangue), dovuta ad un’alterazione della funzionalità dell’insulina. Situazione che, nel tempo, porta ad una ridotta produzione pancreatica di questo ormone ed un aumento del glucosio in circolo, rendendo necessaria l’assunzione di ipoglicemizzanti orali e, nei casi più gravi, l’iniezione di insulina dall’esterno.
Abbiamo visto che la pasta può essere un alimento ideale anche per chi soffre di diabete, facendo attenzione alle quantità e prediligendo quella integrale condita con verdure di stagione o salsa di pomodoro. Una scelta quotidiana salutare e gustosa!
Sì, la pasta può essere mangiata anche con il diabete di tipo 2, senza abbuffarsi. Sicuramente la porzione deve essere moderata e commisurata alla persona (età, costituzione fisica, attività fisica regolare o meno, condizione di salute e tolleranza al glucosio, parametri del diabete, etc), alla terapia in atto e al consumo energetico giornaliero. Se si riesce a tenere i parametri di controllo entro le indicazioni del medico allora vuol dire che quello che si sta facendo va discretamente bene. In caso di dubbi oppure quando non si riesce a stare nei valori previsti consiglio di parlarne con il proprio medico o con un nutrizionista che ci possa seguire di persona.
Sicuramente sarebbe utile usare farine integrali di buona qualità. La invito a fare sempre attenzione alla quantità in quanto parliamo di prodotti con un alto contenuto di carboidrati. Verifichi anche in etichetta che la quota da farina integrale sia significativa e non una semplice aggiunta formale per poter definire l’alimento integrale. La legge consente di chiamare integrali anche i cibi che sono preparati con farina raffinata e con una piccola quantità di farina integrale. Per capire se la quota di farina integrale è significativa deve leggere la lista ingredienti che per legge è scritta in ordine di quantità decrescente (dall’ingrediente più abbondate a quello meno abbondante).
La pasta di avena può avere proprietà diverse perché avena e frumento apportano sostanze diverse. L’avena, per esempio, è ricca di beta-glucani che sono molto utili. Il consiglio è di variare e di non mangiare sempre la stessa fonte alimentare. Per quanto riguarda la qualità dipende dalla produzione di avena e frumento e dal modo con cui hanno fatto la pasta.
Benefici dell'Avena per la Glicemia
In una revisione sistematica e una meta-analisi del 2015, il consumo di avena è stato associato alla riduzione del rischio di malattie cardiache, diabete tipo 2 e obesità. I risultati hanno evidenziato che il consumo abituale di avena può migliorare la glicemia a digiuno, riducendo i livelli di zucchero nel sangue e - nei soggetti che consumavano più avena - anche i livelli di glicemia post-prandiale. Si è evidenziato anche un miglioramento della sensibilità all’insulina, cioè la capacità dell’organismo di utilizzare l’ormone insulina per regolare i livelli di zucchero nel sangue. Infine, il consumo di avena ha ridotto i livelli di colesterolo-LDL (“colesterolo cattivo”), contribuendo a ridurre il rischio di malattie cardiovascolari. Ovviamente questi effetti positivi dipendono dalla quantità e dalla frequenza di consumo, tenendo sempre conto che la dieta deve essere personalizzata per le esigenze di ogni paziente.
Consigli Generali
Come più volte sottolineato, è utile abituarsi progressivamente ad abbandonare la pasta raffinata per utilizzare la pasta integrale e abituarsi a moderare la quantità e la frequenza di consumo. Alternare il cereale di partenza è una cosa benefica in termini salutistici e può aiutare un po’ nella gestione del diabete ma non è fondamentale per tenere sotto controllo la patologia. Per esempio si possono variare pasta di kamut, pasta di farro, pasta d’avena, pasta di grano saraceno, ecc. Sempre preferendo l’integrale.
L’aspetto negativo è che sono tutti prodotti il cui costo supera sempre quello della pasta di semola classica e che occorre trovare in un negozio adatto o in un buon supermercato che abbia ampia scelta. L’alternativa è fare ordini on-line.
Il pane nero al carbone vegetale può sostituire il pane normale. In linea generale, ma andrebbe tutto personalizzato, potrebbe consumarne 2 porzioni al giorno. Una porzione di pane equivale a 50 g.
Essendo la pasta, qualsiasi essa sia, un alimento ricco di carboidrati occorre sempre e comunque tenere sotto controllo la quantità e non solo la qualità. Il modo migliore è impostarne la quantità rispetto alle proprie esigenze insieme ad un nutrizionista professionista e standardizzarne il consumo giornaliero in base al proprio stile di vita ed ad altri fattori che vanno presi in considerazione.
In termini di qualità si consiglia la pasta integrale e si sconsiglia il consumo abituale di pasta fatta con farina raffinata. In commercio esistono tipi di pasta integrale con aggiunta di ulteriore fibra (es. inulina) per abbassare ulteriormente l’indice glicemico come la FiberPasta o pasta proteica (il cui consumo va sempre iniziato sotto controllo di un Nutrizionista professionista di fiducia che possa valutare la situazione individuale generale).
Alternare anche il cereale di partenza può essere utile: invece di mangiare sempre pasta di semola di frumento (integrale o non) si può consumare anche la pasta di farro, d’avena, di grano saraceno, ecc.
Potrei dire che il pane integrale è meglio del raffinato come punteggio dell’indice glicemico ma quanto sia meglio dipende da quanto è integrale il pane e come è stato fatto. Esiste differenza tra un pane integrale fatto con il 100% di farina integrale con una concentrazione di fibra alimentare alta e un pane integrale (la legge permette di chiamare integrale diversi preparati) preparato con 85% di farina 0 e 15% di crusca aggiunta.
Però il reale aumento della sua glicemia dipenderà da quanto ne mangia (carico glicemico) e non solo dall’indice glicemico dell’alimento. Per es. 100 g di pane integrale o 2-3 gallette di mais (circa 20 g). È possibile che il suo reale aumento di glicemia dopo il pasto sia più basso con le gallette che con il pane integrale. Questi calcoli andrebbero fatti con le tabelle nutrizionali alla mano e non sono sempre comode da fare perché andrebbero inseriti tutti gli alimenti consumati nel pasto.
Il mio consiglio è capire il senso di questo parametro e le corrette regole alimentari da seguire. Altra cosa fondamentale è tarare tutto sui reali fabbisogni personali. Per questo è meglio fare una consulenza con un professionista della nutrizione, altrimenti occorre approfondire bene questi meccanismi per poter scegliere cosa mangiare. Il solo valore dell’Indice Glicemico di un alimento è indicativo ma può non essere così determinante.
In generale comunque, vale per il pane ma per qualsiasi alimento, l’indice glicemico è più basso quanto più è basso il contenuto di carboidrati e quanto più è alto il contenuto di fibra alimentare. Poi in realtà il valore dipende anche dalle tecniche di produzione, dal metodo di cottura, e da tanti altri fattori.
I livelli di glicemia non risentono solo dell’indice glicemico ma sono condizionati anche dal carico glicemico del pasto ossia dalla quantità totale di carboidrati che si assumono e dalla quantità di fibra alimentare e proteine del pasto che ne rallentano l’assorbimento. Perciò è possibile che Lei, mangiando patate stia assumendo meno carboidrati totali e più fibra che portano a un carico glicemico più basso rispetto agli 80 g di pasta.
Provi a capire le differenze che ci sono facendo alcune prove: assunzione di 80 g di pasta integrale invece che raffinata; assunzione di 80 g di pasta raffinata e/o integrale accompagnata da una porzione abbondante di verdure e/o una fonte proteica; assunzione di 80 g di FiberPasta. Una pasta specifica per diabetici con Indice Glicemico pari alla metà della pasta integrale In questo modo a parità di carboidrati assunti il rialzo glicemico dovrebbe essere minore; assunzione di 80 g di pasta di farro o di grano saraceno, senza glutine o preparata con farine di legumi. Con e/o senza verdure.
La condizione migliore è quella che non le fa aumentare troppo la glicemia e che le consente di non esagerare con il bolo di insulina sia per evitare un eccesso di ormone in sé, sia per evitare il rischio di ipoglicemia.
Pane vs Pasta
In condizioni di parità di assunzione di carboidrati, consiglio la pasta. Il pane è un prodotto da forno a temperatura più alta della pasta e questo porta a una maggiore alterazione nutrizionale dell’alimento con riduzione delle vitamine e formazione di sostanze meno genuine e alcune potenzialmente tossiche. Si può benissimo mangiare il pane ma non occorre cronicizzare un consumo poco adatto alla persona con diabete.
Pane e Pasta Fanno Sempre Ingrassare?
Solo se si eccede con le quantità. Non sono il pane o la pasta in sé a fare ingrassare ma le quantità, le porzioni che una persona ne consuma. È credenza comune che il consumo quotidiano di pasta e pane sia associato in modo inevitabile a un aumento del peso corporeo, e di conseguenza, quando si decide di intraprendere una dieta, spesso i primi alimenti a essere eliminati sono proprio pane e pasta. Qualsiasi assunzione elevata, oltre le proprie necessità, di carboidrati, proteine e grassi (quindi di alimenti che contengono tali nutrienti) può portare a un aumento del peso, e questo vale per tutti, non solo per chi soffre di diabete.
Se osserviamo la piramide alimentare della dieta mediterranea, pasta e pane si trovano non più di 2 volte al giorno, in associazione a proteine, verdura e frutta. Alcuni studi mostrano che l’uso di cereali e loro derivati integrali può facilitare il controllo del peso. Inoltre, se si prediligono i cereali integrali si scelgono farinacei a basso indice glicemico, ricchi di fibre con potere nutritivo molto alto. Certamente per la patologia diabetica, la cosa più importante è la quantità di carboidrati totali assunti.
Patate Come Sostituto
Si, le patate si possono gustare in alternativa alla pasta e al pane. Da considerare che hanno un indice glicemico più elevato di pane e pasta perciò occorre prestare attenzione alla porzione consumata e alla frequenza di consumo ma saltuariamente si possono gustare in loro sostituzione. Meglio se bollite e fredde, perché così si abbassa il loro indice glicemico.
Il Pane Tostato: Un'Opzione Migliore?
Sembra esserci però una soluzione per tutti coloro che hanno la glicemia alta, o vogliono seguire una dieta a ridotto contenuto di carboidrati o con alimenti che non alzano l'indice glicemico, e proviene da uno studio pubblicato su National Library of Medicine che analizza l'impatto del pane sulla risposta glicemica quando viene sottoposto a due metodi di conservazione e cottura, cioè quando viene congelato e tostato.
Ciò che emerge dallo studio è che le diverse preparazioni e i modi di conservazione influiscono sull'indice glicemico del pane, e possono quindi abbassarlo. Ad esempio, la curva glicemica del pane bianco congelato e scongelato è notevolmente più bassa (179 mmol min/l) rispetto al pane fresco mangiato subito (259 mmol min/l). Anche il pane tostato ha un indice glicemico più basso (193 mmol min/l), ed è ancora più basso se il pane viene congelato, scongelato e poi tostato (157 mmol min/l). Differenze simili sono state riscontrate sia in relazione al pane bianco fresco, che a quello in cassetta. La risposta glicemica cambia notevolmente, risultando più bassa in caso di assunzione di pane tostato, e ancora di più se lo si congela, scongela e tosta.
Benefici del Pane Tostato
Tostare il pane causa una reazione chimica che fa separare alcune molecole, così una parte d'acqua evapora e il pane risulta più secco. Tostarlo però non influenza in modo significativo il suo valore nutrizionale, non diminuisce il valore dei carboidrati o le calorie. Il principale vantaggio riguarda l'indice glicemico, che è più basso se si tosta il pane, e ancora più basso se si congela e poi si tosta. Questo significa che un alimento impiega più tempo per essere assorbito, facendo alzare più lentamente la glicemia e facendo diffondere il glucosio nel sangue più lentamente, evitando così i picchi glicemici e facendo alzare di meno l'insulina. Il pane tostato nella dieta può essere utile per alcune persone, ad esempio quelle affette da insulino resistenza, e molto importante per i diabetici.
Controindicazioni
L'unica controindicazione del pane tostato è che sia troppo tostato, e cioè bruciato. Mangiare cibi bruciacchiati è dannoso per la salute e potrebbe aumentare il rischio di cancro e causare possibili danni al sistema nervoso e riproduttivo. Il motivo è da attribuire all'acrilammide, una sostanza chimica che si forma quando si cuociono a lungo e ad alte temperature gli alimenti ricchi di amido, fino a renderli abbrustoliti. Per questo motivo il livello di tostatura ideale per avere benefici, evitando gli eventuali rischi, è di fermarsi a una leggera doratura.
Consigli per i Diabetici
Secondo gli esperti, il pane integrale ti può aiutare ad abbassare la glicemia grazie alle fibre e ai nutrienti in esso contenuti, che sono diversi da quelli che otterresti mangiando il normale pane bianco. Fortunatamente, i cereali integrali ricchi di fibre come l’avena e l’orzo possono effettivamente aiutare a migliorare i livelli di glucosio nel sangue perché la fibra non viene assorbita dal tuo corpo e non crea un picco di zucchero nel flusso sanguigno. Il pane integrale presenta anche altri benefici, poiché avendo fibre che aiutano a farti sentire più sazio durante la giornata, può aiutarti a perdere peso.
Oggi viene raccomandato che l’apporto dei carboidrati raggiunga in media il 50% del fabbisogno calorico. Chi soffre di diabete deve stare attento a due cose: ai carichi e consumare una quota molto bassa di zuccheri semplici. Consumare una quota molto bassa di zuccheri semplici viene assorbiti più rapidamente degli zuccheri complessi, come pane e pasta. Hanno perciò un impatto più immediato sulla glicemia, procurando per così dire un’impennata.
Sì, a pranzo per esempio non si mangeranno più di 70-80grammi di pasta e niente pane.
Valori di Glicemia
Tra i valori 100 e 126 si parla di “intolleranza glucidica”. Da 126 in su si fa diagnosi di diabete.
Linee Guida Alimentari
Ridurre il consumo di dolci, di tutte le preparazioni artigianali, industriali e casalinghe che contengono zuccheri semplici (glucosio e saccarosio), sciroppi di tutti i tipi, bevande zuccherate - succhi inclusi - e alcoliche. La frutta è un alimento fondamentale per l’apporto di vitamine, minerali, antiossidanti e fibre ma, poiché contiene naturalmente zucchero (fruttosio), è bene non esagerare con il suo consumo. Privilegiare invece la frutta a basso indice glicemico come ciliegie, mele, pere, albicocche, pesche, fragole, prugne, arance e pompelmo.
Attenzione a riso brillato, farina di riso, cereali raffinati in genere (pane bianco comune, fette biscottate e cracker) perché hanno un elevato indice glicemico, pertanto, andrebbero consumati in piccole quantità e non abbinati nello stesso pasto. Verdura cruda e cotta da assumere in porzioni abbondanti per l’importante apporto di fibra. Olio d’oliva, aggiunto a crudo e con moderazione, 25 g al giorno garantiscono un buon apporto di vitamina E.
Legumi (ceci, fagioli, piselli, fave, ecc.) perché sono un’importante fonte di proteine vegetali (possono pertanto essere considerati dei veri e propri secondi piatti) e, seppur contengono una piccola quantità di carboidrati, hanno un indice glicemico basso e sembrano ridurre il picco glicemico. Spezie e aromi. Sono alimenti a basso indice glicemico che aiutano a insaporire le pietanze riducendo il consumo di sale.
Aumentare il consumo di fibre, ridurre l’apporto di zucchero e sale, aumentare il consumo di vitamine e minerali è possibile sostituendo alcuni alimenti di uso comune con alimenti più salutari. Modificando alcune scelte a tavola e non commettendo sempre gli stessi errori sarà più facile controllare il peso, la glicemia, i livelli ormonali, fornendo all’organismo tutti i nutrienti di cui ha bisogno.
Esempi di Sostituzioni Alimentari
Di seguito, alcuni esempi di sostituzioni alimentari per migliorare la qualità della dieta:
- Latte: Bevanda a base di soia, riso, avena, frutta secca o semi di canapa.
- Yogurt classico: Yogurt vegetale a base di soia o riso.
- Farina tipo 0 e tipo 00: Farina di frumento integrale, farina integrale di altri cereali, farina di legumi, farina di mandorle.
- Pasta di semola di grano duro: Pasta integrale di avena, farro, riso, grano saraceno.
- Riso (varietà Arborio, Carnaroli, Ribe, Parboiled): Riso integrale, riso Venere, riso Basmati, riso Thai.
- Pane, pizza, focaccia, crackers, biscotti: Analoghi alimenti preparati con farina integrale o farine integrali alternative di cereali.
- Cereali per la prima colazione: Cereali integrali, bastoncini di crusca.
- Carne: Legumi, alimenti derivati dalla soia ed altri legumi, seitan, muscolo di grano.
- Burro, panna, margarina: Olio extravergine d’oliva, olio di semi di lino, panna di soia, yogurt magro, yogurt di soia, polpa di avocado.
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