Calprotectina: Esami del Sangue e Valori Normali

La calprotectina è una proteina di 36 kDa, capace di legare il calcio e lo zinco. La calprotectina è una proteina che lega sostanze come il calcio e lo zinco. Presente un po’ in tutti i distretti del corpo umano, si concentra principalmente nel citoplasma dei granulociti neutrofili. La calprotectina è una proteina appartenente al gruppo delle proteine leganti il calcio. All'interno dei globuli bianchi, la calprotectina ha anche un'elevata attività antimicrobica, contrastando la crescita di batteri e funghi. La normale funzione della calprotectina è, dunque, quella di contrastare lo sviluppo di batteri e funghi all'interno del corpo (attività antimicrobica).

Dove si trova la Calprotectina?

Nell'organismo si trova quasi ovunque, ma è presente soprattutto all'interno dei granulociti neutrofili, dei monociti e dei macrofagi. In concentrazioni inferiori, la calprotectina è presente anche nei monociti e nei macrofagi che da essi derivano. La presenza di calprotectina è stata riscontrata in diversi materiali biologici umani: nel siero, nella saliva, nel liquido cerebrospinale e nelle urine. La presenza di calprotectina è stata riscontrata in molti materiali biologici: siero, saliva, liquido cerebrospinale, urine e feci, ma è soprattutto in quest’ultimo che il suo dosaggio offre notevoli vantaggi.

Funzione della Calprotectina

La calprotectina è una proteina che svolge un ruolo importante nel sistema immunitario grazie alla sua capacità di legare il calcio e lo zinco, ostacolando la crescita di batteri e funghi. Durante lo svolgimento delle loro funzioni difensive, queste cellule sono in grado di scatenare la risposta infiammatoria nei confronti di agenti estranei pericolosi.

Queste cellule, similmente ai neutrofili, sono globuli bianchi preposti a fagocitare (inglobare, digerire e distruggere) particelle estranee penetrate nell’organismo, compresi i microrganismi (verso i quali sono più attivi i neutrofili).

Dal momento che i processi flogistici si accompagnano tipicamente a un accumulo di leucociti neutrofili e di macrofagi nei tessuti infiammati, la calprotectina può essere utilizzata come marker indiretto di infiammazione. Infatti, per quanto esposto, i livelli di calprotectina nel plasma tendono ad aumentare in maniera aspecifica in corrispondenza di fenomeni infiammatori.

Calprotectina Fecale: Un Marker di Infiammazione Intestinale

Nel caso di un'infiammazione dell'intestino, la calprotectina può essere rilevata nelle feci. In caso di infiammazione del tratto gastrointestinale, i globuli bianchi vengono richiamati nell'intestino e lì rilasciano i mediatori chimici dell'infiammazione e la calprotectina. L'aumento della concentrazione della calprotectina nelle feci è una conseguenza diretta della granulazione dei neutrofili a seguito di un danno della mucosa.

L’attivazione del sistema immunitario a livello intestinale porta al richiamo di cellule dal sistema immunitario, neutrofili compresi; quest’ultimi, una volta attivati, rilasciano varie proteine tra cui proprio la calprotectina. La calprotectina fecale è una proteina rilasciata dai globuli bianchi, in particolare dai neutrofili, in risposta a un’infiammazione intestinale.

La sua misurazione nelle feci è un metodo non invasivo per valutare la presenza di infiammazioni nel tratto gastrointestinale, risultando particolarmente utile nella diagnosi e nel monitoraggio di patologie come il morbo di Crohn e la colite ulcerosa. Il dosaggio della calprotectina nelle feci offre notevoli vantaggi nella valutazione dell'infiammazione dell'intestino.

L’esame della calprotectina fecale viene spesso utilizzato per distinguere i disturbi funzionali dell’intestino, come la sindrome dell’intestino irritabile (IBS), dalle malattie infiammatorie croniche, che comportano alterazioni più significative. Grazie alla sua elevata sensibilità, il test della calprotectina fecale permette di identificare stati infiammatori senza la necessità di ricorrere subito a procedure invasive come la colonscopia.

L’esame per la calprotectina fecale permette di comprendere la localizzazione di un’infiammazione. Il dosaggio fecale della calprotectina è l'unico esame che può fornire indicazioni sulla sede dell'infiammazione. La determinazione del parametro nel plasma evidenzia, invece, uno stato flogistico che può essere localizzato ovunque.

Diversi studi hanno dimostrato che elevati livelli di calprotectina nelle feci hanno un significato predittivo migliore per le malattie infiammatorie intestinali, rispetto ad altri markers tipici dell’infiammazione, quali PCR e VES. Il dosaggio della calprotectina fecale è infatti in grado di evidenziare stati infiammatori in stadi così lievi o precoci da non essere sufficienti a modificare i valori di VES o PCR.

Il medico può prescrivere anche l'esecuzione di analisi del sangue che indichino la presenza e la severità dell'infiammazione, quali la velocità di eritrosedimentazione (VES) e la proteina C-reattiva (PCR).

Valori di Riferimento e Interpretazione

I valori di riferimento sono leggermente variabili da laboratorio a laboratorio. I valori normali variano a seconda del metodo utilizzato. Negli adulti sani il valore medio di calprotectina è di circa 25 mg calprotectina/kg. NOTA: in età pediatrica il valore cut-off di 50 µg/g di feci è valido a partire dai 4 anni. Attenzione: i valori e l'intervallo di riferimento dell'esame possono variare leggermente in funzione di età, sesso e strumentazione in uso nel laboratorio analisi. Per questo motivo, è preferibile consultare i range riportati direttamente sul referto.

Un valore inferiore a 50 µg/g è considerato normale e indica l’assenza di un’infiammazione significativa. Quando i livelli si attestano tra 50 e 200 µg/g, può essere presente un’infiammazione lieve, spesso dovuta a infezioni transitorie o a disturbi alimentari. Tuttavia, valori superiori a 200 µg/g suggeriscono una condizione infiammatoria attiva che potrebbe essere indicativa di morbo di Crohn, colite ulcerosa o altre patologie intestinali croniche.

Aumenti consistenti della calprotectina nelle feci si riscontrano soprattutto nelle malattie infiammatorie croniche dell'intestino (rettocolite ulcerosa, Morbo di Crohn) e in neoplasie del tratto gastroenterico di grado elevato.

Come anticipato, la calprotectina fecale non è invece aumentata nelle persone con patologie non organiche, spesso di tipo funzionale, come la Sindrome del Colon Irritabile (IBS). Nel caso l’esame evidenzi bassi livelli di calprotectina fecale, vi è un’elevata possibilità che non esistano patologie organiche intestinali. Di conseguenza, i disturbi gastro-intestinali che hanno indotto il medico a prescrivere l'esame, sono probabilmente riconducibili alla sindrome dell'intestino irritabile, ad altre patologie funzionali o a celiachia.

L’eliminazione di calprotectina nelle feci è, inoltre, un buon marcatore di recidiva nei soggetti affetti da malattie infiammatorie intestinali, dato il suo maggior incremento nelle fasi clinicamente attive della malattia.

Come si Esegue l'Esame della Calprotectina Fecale

L’esame della calprotectina fecale è un test semplice e non invasivo, che richiede solo la raccolta di un campione di feci in un apposito contenitore per calprotectina fecale, fornito dal laboratorio o acquistabile in farmacia. Il dosaggio della calprotectina fecale viene eseguito su un piccolo quantitativo di feci, raccolto in un apposito contenitore pulito. L'asticella è dotata di filettatura a forma di vite nella quale, per immersione, aderirà il campione. Non è richiesto il digiuno. Astenersi da attività fisiche pesanti nei due giorni che precedono il test.

Per ottenere risultati attendibili, è consigliabile seguire alcune precauzioni prima dell’esame. In vista dell’esame, il medico può suggerire la sospensione della terapia con farmaci anti-infiammatori non steroidei (inclusa l'aspirina) e inibitori dell’acidità gastrica.

Il medico può richiedere la sospensione della terapia con farmaci antinfiammatori non steroidei (inclusa l'aspirina) e con gli inibitori dell'acidità gastrica. Non sospendere l’assunzione di questi medicinali di propria iniziativa e rispettare in tal senso le direttive mediche.

L’analisi può essere qualitativa o quantitativa. Il test quantitativo fornisce un valore numerico preciso, permettendo di distinguere tra infiammazioni lievi, moderate e gravi. Se i livelli di calprotectina risultano molto elevati, potrebbe essere necessario approfondire con una colonscopia per determinare la causa esatta del problema.

Ulteriori Accertamenti

Ad ogni modo, per determinare l'esatta causa dell'infiammazione e dei sintomi che il paziente riporta, sono spesso necessari ulteriori accertamenti, come la colonscopia o l'ecografia dell'addome. Infine, per la conferma diagnostica di IBD, il paziente può essere sottoposto a un esame endoscopico (colonscopia o sigmoidoscopia). In presenza di sintomi come diarrea persistente, dolore addominale cronico, sangue occulto nelle feci e perdita di peso inspiegabile, una calprotectina fecale alta può indicare la necessità di un’indagine più approfondita. La colonscopia permette di visualizzare l’intestino dall’interno e di eseguire biopsie per confermare la diagnosi di morbo di Crohn, colite ulcerosa, diverticolite o tumore del colon.

Le più comuni tra le IBD sono il morbo di Crohn e le coliti ulcerose. Delle malattie infiammatorie intestinali fanno parte il morbo di Crohn e la colite ulcerosa. Nei pazienti affetti da malattie infiammatorie croniche intestinali, che sono indicate internazionalmente con IBD(Inflammatory Bowel Disease) e comprendono la colite ulcerosa, il morbo di Crohn e le cosiddette "coliti indeterminate", il livello di calprotectina è infatti generalmente molto elevato.

Le persone affette da tali patologie hanno tipicamente momenti di acutizzazione alternati a periodi di remissione, durante i quali i sintomi si placano. Successivamente questi valori tendono a diminuire con il normalizzarsi della mucosa.

Fattori che Influenzano i Livelli di Calprotectina Fecale

Alcuni fattori possono influenzare i livelli di calprotectina fecale, tra cui infezioni batteriche o virali, dieta e farmaci. Inoltre, in alcuni casi, uno stato di stress prolungato può contribuire a un incremento della proteina, sebbene non sia una causa diretta di infiammazione intestinale.

L’alimentazione può influenzare indirettamente i livelli di calprotectina fecale, poiché alcuni cibi possono aumentare l’infiammazione intestinale, mentre altri contribuiscono a mantenere un ambiente intestinale sano. Una dieta povera di fibre e ricca di cibi raffinati, zuccheri e grassi saturi può favorire l’infiammazione, mentre un’alimentazione equilibrata, ricca di frutta, verdura, cereali integrali e fermenti lattici, aiuta a ridurre il rischio di disturbi intestinali.

Anche se lo stress non è una causa primaria di calprotectina alta, è importante gestire l’ansia e il sovraccarico emotivo per migliorare la salute intestinale. Tecniche di rilassamento, attività fisica regolare e una dieta equilibrata possono aiutare a ridurre l’infiammazione e a migliorare il benessere generale.

È importante sottolineare che non esiste una dieta universale per abbassare la calprotectina fecale, ma un’alimentazione equilibrata può contribuire a migliorare il benessere intestinale e a ridurre i processi infiammatori.

Calprotectina Alta: Quando Preoccuparsi?

Quando la calprotectina fecale è alta, il medico valuterà la necessità di ulteriori accertamenti. Un singolo valore elevato può essere legato a un’infezione intestinale temporanea, mentre livelli costantemente alti richiedono un’attenzione particolare. Nei pazienti con malattie infiammatorie croniche già diagnosticate, un aumento improvviso della calprotectina fecale può indicare una riacutizzazione della malattia, rendendo necessario un adeguamento della terapia.

Un livello basso o assente di calprotectina nel neonato potrebbe essere dovuto alla presenza di altre patologie a carico dell'intestino e pertanto richiedere ulteriori indagini.

Occorre ricordare, inoltre, che i risultati delle analisi devono essere valutati nell'insieme dal medico di base che conosce il quadro anamnestico del proprio paziente.

Patologie Associate all'Aumento della Calprotectina Fecale

La calprotectina fecale è utilizzata principalmente per diagnosticare e monitorare le malattie infiammatorie intestinali (IBD), ma può essere elevata anche in altre condizioni. Tra le cause più comuni di un aumento della calprotectina troviamo le infezioni intestinali, la diverticolite, le intolleranze alimentari, la celiachia non trattata, il tumore del colon-retto e l’uso prolungato di alcuni farmaci, come i FANS.

Nei pazienti celiaci, l’infiammazione intestinale causata dall’ingestione di glutine può provocare un lieve aumento della calprotectina, ma i valori tendono a normalizzarsi una volta adottata una dieta priva di glutine. Per questo motivo, il test può essere utile anche per monitorare l’aderenza alla dieta nei pazienti con celiachia diagnosticata.

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