Biscotti e Indice Glicemico: Cosa Scegliere per la Tua Salute

Quante volte ti sarà capitato di entrare al supermercato e sentirti "perso" di fronte alla vasta scelta di biscotti e prodotti dolciari, soprattutto se devi preparare i pasti per un parente con diabete? Esistono veramente "biscotti per diabetici"? In questo articolo, scioglieremo qualche dubbio sull'argomento biscotti e prodotti da forno, con particolare riferimento al diabete di tipo II.

Biscotti: Un Alimento Sempre Più Presente

I biscotti sono un alimento sempre più presente nelle case degli italiani, con scaffali di supermercati pieni di confezioni di ogni tipo, dimensione e prezzo. Si tratta di alimenti pratici, veloci e palatabili, soprattutto per i più piccoli, tanto che per alcune persone vengono percepiti come "immancabili" nella dieta quotidiana, in particolare a colazione. Questa vasta disponibilità e la costante spinta verso promozioni e offerte hanno reso i biscotti un acquisto sempre più frequente.

Tuttavia, dietro la facilità d'uso di questi prodotti, si nascondono importanti considerazioni sul tema salute, soprattutto per chi deve gestire condizioni particolari come il diabete di tipo II. Se facciamo riferimento alla piramide alimentare mediterranea, si consiglia un consumo di biscotti e prodotti da forno occasionale e non quotidiano.

I biscotti non sono assolutamente un alimento da demonizzare, come del resto nessun altra tipologia di alimenti, tuttavia, per un consumo ottimale, è bene far riferimento ad alcuni semplici accorgimenti. Non esistono biscotti davvero ‘leggeri’. Nonostante le pubblicità spesso utilizzino claim accattivanti, i biscotti rimangono prodotti ad alta densità energetica. Tuttavia, con una scelta ragionata ed un consumo moderato, è possibile includerli in una dieta equilibrata.

I biscotti rientrano nella categoria dei "prodotti da forno", per cui dalle Linee guida per una corretta alimentazione aggiornate, è stata stabilita una porzione ed una frequenza di consumo consigliata alla popolazione, di circa 30g (che corrisponde a circa 3-4 biscotti), al fine di mantenere un’alimentazione equilibrata, evitando un eccesso di zuccheri semplici e grassi (saturi), se consumati in maniera abituale.

In generale, i prodotti da forno dolciari, sono caratterizzati generalmente da un basso indice di sazietà; ti sarà capitato di fare colazione con un semplice tè con i biscotti, e ritrovarti a dover fare i conti con un senso di fame accentuato poco dopo e la sensazione di “non aver mangiato”. Essendo un concentrato di nutrienti, i biscotti sono il classico esempio di prodotto caratterizzato da un ridotto volume, ma da un’alta “densità energetica”, motivo per cui è stata stabilita una porzione di riferimento raccomandata.

Ci ritroviamo quindi con un alimento poco saziante, ad alta densità energetica, che ci porta probabilmente a non avere in realtà un livello di energia adeguato durante la giornata, per queste ragioni viene consigliato un consumo occasionale.

Biscotti: Come Leggere le Etichette?

La chiave per fare una scelta consapevole risiede nella capacità di leggere correttamente le etichette nutrizionali presenti sulle confezioni. Conoscere gli ingredienti, comprendere le tabelle nutrizionali e saper decifrare i vari claim pubblicitari è essenziale per selezionare i biscotti più adatti alle proprie esigenze, soprattutto per chi deve prestare particolare attenzione ai livelli di zuccheri semplici e grassi.

La lista degli ingredienti è organizzata in ordine decrescente, il che significa che il primo ingrediente elencato è quello presente in maggiore quantità nel prodotto. Nel caso dei biscotti, è particolarmente importante prestare attenzione alla posizione degli zuccheri semplici e dei grassi, i componenti più rilevanti dal punto di vista nutrizionale. La qualità degli zuccheri e dei grassi utilizzati nei biscotti può variare notevolmente da un prodotto all’altro.

Nonostante contengano anche altri nutrienti, come proteine, fibre e micronutrienti, in genere si considerano principalmente come una fonte di carboidrati complessi, zuccheri semplici e grassi. Se un biscotto risulta carente in fibre o proteine, non è necessariamente un problema. Infatti, i biscotti sono solitamente consumati insieme ad altri alimenti che possono compensare queste carenze. Ad esempio, abbinarli a uno yogurt può fornire la quota di proteine mancante, mentre aggiungere un frutto può incrementare l’apporto di fibre.

Tuttavia, è importante non trascurare completamente la presenza di fibre nei biscotti. Le fibre contribuiscono infatti proprio al senso di sazietà di cui abbiamo parlato in precedenza, aiutando a mantenere anche più stabile la glicemia.

Esistono Biscotti "Senza Zucchero"?

Quando leggiamo sulla confezione dei biscotti frasi come “senza zucchero” o “con solo zucchero di canna", è facile cadere nell’equivoco che questi prodotti siano completamente privi di zuccheri o che utilizzino esclusivamente ingredienti considerati spesso "più salutari". In realtà non è così ed è importante comprendere cosa significano questi claim e come interpretarli correttamente.

Il termine "zucchero" è spesso usato in modo generico per riferirsi allo zucchero bianco raffinato, derivante dalla barbabietola da zucchero. Quando leggiamo "senza zucchero" su una confezione, siamo più facilmente e portati a credere che il prodotto non contenga affatto zuccheri aggiunti.

In verità, ne esistono numerose tipologie, anche di dolcificanti, inseriti sulle etichette con nomi differenti. Ad esempio, il fruttosio, il glucosio, il maltosio, lo sciroppo di mais e lo zucchero di canna sono tutti tipi di zuccheri semplici che possono essere presenti nei biscotti, anche se la dicitura “senza zucchero” può far pensare diversamente. Lo zucchero di canna, ad esempio, è spesso considerato una scelta più salutare rispetto allo zucchero bianco, ma dal punto di vista nutrizionale, non vi sono differenze.

E’ importante far comprendere ai pazienti che in alcuni alimenti come nella frutta, oppure nei latticini (latte e yogurt) sono contenuti naturalmente zuccheri in forma di fruttosio o lattosio e pertanto, non bisogna focalizzarsi sulla limitazione di queste fonti alimentari nell’ alimentazione abituale, ma piuttosto le linee guida raccomandano di limitare le fonti dei cosiddetti “zuccheri aggiunti”, in forma di zucchero aggiunto ad alimenti e bevande, preparazioni dolciarie e così via.

Oltre agli zuccheri naturalmente presenti nei prodotti alimentari, ne esistono alcuni che sono stati modificati o creati ex novo dall’industria alimentare per soddisfare specifiche esigenze di produzione. Possono avere origini diverse: alcuni provengono da zuccheri naturali, altri da basi alcoliche-riconoscibili dal suffisso “-olo” sull’etichetta alimentare, (come il sorbitolo o il mannitolo, spesso presenti nei chewing-gum)-e altri ancora sono il risultato di processi di sintesi chimica nei laboratori. Vengono usati per diversi scopi, tra cui migliorare la conservazione, modificare la consistenza o semplicemente dolcificare un prodotto alimentare senza utilizzare il tradizionale zucchero da cucina.

Dunque, anche quando un biscotto è etichettato come “senza zuccheri aggiunti” o “a basso indice glicemico”, questo non significa che sia privo di zuccheri. Possono contenere zuccheri sotto altre forme o dolcificanti alternativi, che possono comunque avere un impatto sul metabolismo e sui livelli glicemici, per chi soffre di diabete.

Il Ruolo dei Dolcificanti

Esistono ormai numerosi dolcificanti artificiali e naturali che vengono utilizzati con lo scopo di "sostituire" lo zucchero nei prodotti alimentari, con l’obiettivo di ridurre l’apporto calorico-energetico complessivo del prodotto.

Tra i più utilizzati ricordo la saccarina, l’aspartame, il sucraloso, l’acesulfame di potassio, il ciclamato di sodio e la stevia; quest’ultima, molto in voga in questo periodo, è un dolcificante naturale derivato dalle foglie della pianta Stevia rebaudiana. È molto popolare grazie per il fatto che è acalorica e per la sua origine naturale. Tuttavia, il gusto della stevia può non essere gradito a tutti, poiché può lasciare un retrogusto leggermente amaro o di liquirizia. Inoltre, anche se la stevia è considerata sicura, il suo impatto a lungo termine sulla salute umana è ancora oggetto di studio.

Ricordo che, anche se i dolcificanti senza zucchero possano sembrare un’alternativa attraente, e la soluzione a tutti i mali, soprattutto per chi cerca controllare i livelli di zucchero nel sangue, non sono privi di controversie e potenziali effetti collaterali.

Da recenti studi è emerso infatti, che un uso eccessivo di dolcificanti nella dieta può portare ad alterazioni della flora batterica intestinale causando stati di disbiosi intestinale, oltre ad abituare il palato al tipico sapore “dolce”. È fondamentale quindi considerarli con attenzione e non abusarne, capendo che il loro utilizzo potrebbe non essere necessariamente migliore rispetto a un consumo moderato di zucchero naturale. La scelta più sicura rimane sempre quella di privilegiare una dieta equilibrata, dove anche l’utilizzo del dolcificante, dovrebbe essere fatto con moderazione;

Biscotti Secchi o Frollini? I Grassi

La qualità dei grassi utilizzati è un fattore importante da considerare nella scelta dei biscotti. Negli ultimi anni, i biscotti e altri prodotti dolciari sono stati al centro di un acceso dibattito riguardo l’uso di determinati ingredienti, primo fra tutti l’olio di palma.

Questo ingrediente è stato fortemente criticato e molti consumatori hanno richiesto la sua rimozione, preoccupati per i possibili effetti negativi sulla salute e sull’ambiente. Tuttavia, mentre molti produttori hanno risposto a queste richieste eliminando l’olio di palma dalle loro ricette, la realtà è che spesso questo è stato sostituito da altri oli vegetali, altrettanto problematici dal punto di vista nutrizionale.

Tra i grassi che si consiglia di limitare il più possibile spiccano l’olio di colza, l’olio di cocco, e palma. Questi oli, insieme alla generica dicitura “oli tropicali”, sono spesso utilizzati nei prodotti industriali perché economici e stabili a livello industriale, a causa dei processi di idrogenazione.

L’idrogenazione è un processo chimico che trasforma i grassi insaturi, naturalmente presenti in forma “cis”, nella molecola, nei cosiddetti grassi “trans”. Questo cambiamento nella struttura chimica ha conseguenze significative sulla salute. I grassi trans, infatti, sono associati a un aumento del rischio di malattie cardiovascolari, poiché possono innalzare i livelli di colesterolo LDL (quello “cattivo”) e abbassare quelli di colesterolo HDL (quello “buono”), se consumati abitualmente. Per questo motivo, le linee guida nutrizionali raccomandano di limitare al massimo il consumo di grassi trans, che dovrebbero costituire meno dell’1% dell’apporto calorico giornaliero.

Oltre agli oli idrogenati, è importante fare attenzione anche ai grassi vegetali non idrogenati e alla margarina.

Allora, quali sono i grassi che dovremmo cercare nelle etichette dei biscotti? È preferibile scegliere prodotti che contengano grassi più salutari, come l’olio di girasole non idrogenato, l’olio d’oliva e il burro. L’olio d’oliva, è noto per il suo alto contenuto di acidi grassi monoinsaturi; Il burro, sebbene sia un grasso saturo, è una scelta preferibile rispetto ai grassi trans o agli oli idrogenati, purché venga consumato con moderazione.

Quando scegliamo i biscotti, non basta evitare l’olio di palma; è altrettanto importante limitare tutti i grassi vegetali idrogenati e quelli con alto contenuto di grassi saturi.

Mentre i biscotti secchi sono noti per contenere una percentuale di grassi inferiore al 10% (ovvero meno di 10 grammi di grassi per 100 grammi di biscotti). Questa caratteristica li rende apparentemente più leggeri e, per alcuni, più “salutari” rispetto ad altre tipologie di biscotti. In realtà,i grassi, infatti, non rappresentano solo una fonte di energia, ma svolgono un ruolo fondamentale nel conferire sapore e consistenza ai prodotti da forno.

Nei biscotti secchi, la minore quantità di grassi quindi deve essere compensata in qualche modo, e spesso questo viene fatto aumentando la quantità di zuccheri. Gli zuccheri, oltre a essere un conservante naturale, contribuiscono a migliorare il gusto e a dare quella friabilità che altrimenti verrebbe a mancare.

I frollini, invece, derivano dalla pasta frolla, una base ricca di grassi che conferisce ai biscotti una consistenza burrosa. Possono contenere una percentuale di grassi molto più elevata, anche fino al 30% (tre volte di più rispetto ai biscotti secchi). Questa maggiore presenza di grassi, tuttavia, non significa necessariamente che siano peggiori. I grassi nei frollini possono ridurre la necessità di aggiungere grandi quantità di zucchero, rendendo il prodotto finale meno dolce ma più ricco in termini di sapore e consistenza.

A primo impatto, la scelta tra biscotti secchi e frollini potrebbe sembrare semplice: meno grassi dovrebbero indicare una scelta più "salutare". Tuttavia, i biscotti secchi, con il loro minore contenuto di grassi, spesso compensano questa “mancanza” con un aumento degli zuccheri, non la scelta ideale per chi deve controllare la glicemia. D’altra parte, i frollini, pur contenendo più grassi, potrebbero avere meno zuccheri, ma ...

Indice Glicemico e Glicemia

Nel momento in cui i carboidrati si scindono, essi liberano nel sangue il glucosio. La figura sopra riportata mostra la variazione della glicemia, in un adulto sano, in relazione all’assunzione di un alimento ad alto e a basso indice glicemico. E’evidente come l’alimento ad alto indice glicemico produca una rapida ascesa della gicemia con conseguente risposta insulinemica e quindi rapida ipoglicemia ( caduta degli zuccheri nel sangue). Gli alimenti a basso indice glicemico, ovvero quelli con I.G.

L'indice glicemico (IG) rappresenta la capacità dei carboidrati contenuti negli alimenti di innalzare la glicemia (valore che indica la quantità di glucosio presente nel sangue). Per quantificare l'indice glicemico di un alimento è necessario assumerne 50 grammi e monitorare i livelli glicemici nelle due ore seguenti. Tali valori andranno poi confrontati con quelli dello standard di riferimento che nella fattispecie è il glucosio o il pane bianco (indice glicemico=100). Questo parametro si ottiene rapportando l'indice glicemico di un certo alimento alla sua porzione media. E' quindi sufficiente moltiplicare l'IG di un dato carboidrato (es. fruttosio IG=20) per la quantità assunta (ad esempio 30 grammi). Per non ingrassare e tenere sotto controllo glicemia ed appetito la quantità di ciò che si mangia è dunque più importante dell'indice glicemico del singolo alimento. Quando si parla di indice glicemico di un alimento è importante definire un range di valori che tenga conto di tutti quei parametri che possono influenzarlo in positivo o in negativo. L’indice glicemico degli alimenti può essere basso, medio o alto, gli alimenti che fanno aumentare la glicemia velocemente hanno un alto IG, invece, quelli che la fanno salire in modo più lento hanno un IG basso.

La seguente tabella riporta l'indice glicemico di alcuni alimenti appartenenti a gruppi differenti.

Alimento Indice Glicemico (IG)
Glucosio 100
Pane bianco 75
Fruttosio 20
... (altri alimenti) ... (altri valori)

Tutte le raccomandazioni e i consigli presenti in questo articolo hanno esclusivamente scopo educativo ed informativo e si riferiscono al tema trattato in generale, pertanto, non possono essere considerati come consigli o prescrizioni adatte al singolo individuo, il cui quadro clinico e condizioni di salute possono richiedere un differenteregime alimentare.

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