Gli asparagi, un genere che comprende 150 specie, tra le quali c’è l’Asparago officinalis L., sono coltivati da almeno 2 mila anni e sono noti anche per il fatto che, quando sono mangiati, danno all’urina un cattivo e intenso odore che può ricordare quello del cavolo marcio.
Una conseguenza segnalata per la prima volta nel 1731 da John Arbuthnot, nel suo manuale di medicina popolare, An essay concerning the nature of aliments, and the choice of them, according to the different constitutions of human bodies. In esso il medico, statista e scrittore, sottolinea che “gli asparagi […] alterano l’urina con un odore fetido (specialmente se raccolti ancora bianchi) e quindi alcuni medici hanno sospettato che non siano benefici per i reni”.
Pochi anni dopo, Benjamin Franklin (1781) afferma: “Il consumo di alcuni steli di asparago, darà alla nostra urina un odore sgradevole”. Di diverso parere è Marcel Proust (À la recherce du temps perdu, 1913-1927) per il quale gli asparagi mutano il suo vaso da notte in un’anfora di profumo.
Le Cause dell'Odore: Studi e Ricerche
Sulle cause del fenomeno e sul fatto che non tutti sembrino produrre o sentire la sgradevole emanazione le ricerche sono più recenti. Nel 1891 Nencki M. distilla le urine di persone che hanno mangiato quasi due chili (sic!) di asparagi rilevando la presenza di metilmercaptano, un composto organico dall’odore molto forte che oggi è aggiunto al gas di città per scoprire le eventuali fughe. Tuttavia né il metilmercaptano, né le due molecole che ad alta temperatura lo producono sono state trovate negli asparagi.
Studi successivi sulle urine di chi aveva mangiato asparagi, non trovano il mercaptano in quantità tale da essere considerato responsabile dell’odore, ma nelle urine trattate ad alta temperatura, come era avvenuto nello studio del 1891, si trovano due composti contenenti zolfo che lo producono.
Di recente, escluse l’asparagina e l’acido aspartico, presenti anche in vegetali diversi dagli asparagi, si è ritenuto responsabile l’acido asparagusico, senza però una sufficiente dimostrazione. Restano però ignote le molecole degli asparagi che, una volta metabolizzate, causano l’odore.
Polimorfismi Genetici e Percezione dell'Odore
Trovate le molecole presenti nelle urine il problema si complica quando Allison A. C. e McWhirter K. G. (1956), studiando 115 persone che hanno mangiato asparagi, scoprono che solo il 46% di costoro ha urine con odore sgradevole e attribuiscono questa caratteristica a un gene specifico.
Un’altra complicazione è che non tutti ne percepiscono il caratteristico odore e con la stessa intensità. Tra i cinesi (da tempo grandi consumatori di questo vegetale) solo il 2% non ne percepisce l’odore, mentre non lo avverte il 33% degli americani. Esiste quindi anche un secondo polimorfismo genetico, questa volta di tipo sensoriale, che non collima con quello metabolico.
La conclusione è che, nelle popolazioni umane, esiste un polimorfismo genetico che determina il metabolismo organico attraverso il quale le molecole degli asparagi (non ancora identificate) sono trasformate nei composti odorosi eliminati con le urine. Ci sono insomma persone che hanno una totale anosmia specifica per l’odore da asparagi nelle urine.
Da questi due polimorfismi si originerebbero quattro categorie di persone: una che produce e sente l’odore, una seconda che non produce e non sente l’odore, una terza che produce l’odore ma non lo sente e, infine, una quarta che non produce l’odore ma lo sente.
Ulteriori chiarimenti al riguardo sono stati forniti da uno studio del 2010 di 23andMe, una compagnia americana di sequenziamento genico degli Stati Uniti. In particolare, la mutazione è nel gene or2m7 che codifica per un recettore olfattivo. Grazie all’alto numero di campioni analizzati, la compagnia ha deciso di condurre uno studio scientifico, che è stato pubblicato su Plos Biology.
Alcune persone il cui DNA è stato sequenziato hanno accettato di rispondere anche a un questionario relativo al loro colore degli occhi, all’avere capelli ricci o lisci, allo starnuto fotico (quando si guarda il sole o fonti di luce intensa) e alla capacità di riconoscere l’odore di urina post asparago. È stato poi condotto uno studio in cui sono state associate le informazioni dei questionari con quelle fornite dal genoma, con un sistema chiamato genome wide association study, dal quale è risultata un’associazione statisticamente significativa tra il non riconoscere l’odore degli asparagi nell’urina e una mutazione sul cromosoma 1.
Sentire o meno la puzza di asparago nella pipì può sembrare una questione futile, ma lo stesso tipo di studi può anche permettere di comprendere cause genetiche dietro ad altre patologie.
Aspetti degli Esami delle Urine
Il colore delle urine è normalmente giallastro, limpido e di una tonalità simile a quella della birra. Partiamo dalla variabile più semplice e conosciuta: la quantità di liquidi introdotta con la dieta. Sempre tra le condizioni non patologiche, il colore delle urine, così come il loro odore, può variare in risposta all'ingestione di determinati alimenti.
Un consumo di rabarbaro o barbabietola, per esempio, conferisce alle urine sfumature rossastre. Un consumo importante di zucca o succo di carota può dare alle urine un insolito colorito arancione. Gli asparagi, infine, oltre a conferire alle urine un odore caratteristico, possono virarne la colorazione verso il verdino.
Le urine possono assumere un colore inusuale anche dopo l'assunzione di determinati farmaci o integratori. Alcune vitamine del gruppo B, per esempio, se assunte ad alto dosaggio conferiscono alle urine un colore giallo vivace, quasi fosforescente.
Anche alcuni farmaci possono alterare l'odore delle urine; tra questi ricordiamo alcuni antibiotici come l'amoxicillina, l'ampicillina, la nitrofurantoina, la ciprofloxacina, la norfloxacina, l'ofloxacina ed il trimetoprim.
L'odore delle urine di un soggetto sano e ben idratato è normalmente "sui generis" e come tale privo di cattive fragranze. Stiamo infatti parlando di un liquido normalmente asettico, che contiene concentrazioni variabili di sostanze di rifiuto in funzione della dieta, dello stato di salute e di idratazione, e dell'assunzione di eventuali farmaci. Variazioni dell'odore delle urine hanno in genere carattere temporaneo e non sempre sono una spia di condizioni patologiche.
Ma non sempre si tratta di cause di natura patologica. Si può trattare infatti semplicemente di scarsa idratazione, per cui il liquido è molto concentrato e ha un odore più forte. La causa del fenomeno può anche essere ricercata in qualcosa che abbiamo mangiato e i cui composti o micronutrienti comportano il cattivo odore che sentiamo. Come detto non ha senso preoccuparsi subito.
Esami delle Urine: Un Approccio Diagnostico
L’esame delle urine rappresenta uno strumento diagnostico fondamentale per valutare lo stato di salute generale dell’organismo e individuare precocemente eventuali patologie. Nei centri Cerba HealthCare Italia è possibile effettuare diverse tipologie di analisi delle urine tra i quali vi sono:
- Analisi fisico-chimica completa.
- Valutazione del pH urinario.
- Misurazione della densità urinaria.
- Ricerca di proteine nelle urine.
- Rilevazione di glucosio.
- Analisi dei chetoni.
- Esame del sedimento urinario.
- Valutazione della presenza di nitriti.
- Urinocoltura per la ricerca di infezioni.
- Micro albumina nelle urine.
- Clearance della creatinina.
- Ricerca di droghe d’abuso.
- Test di gravidanza sulle urine.
- Dosaggio delle proteine nelle 24 ore.
- Ricerca di sangue occulto.
- Analisi del calciolo urinario.
Gli esami delle urine sono fondamentali oltre che per la cura e la prevenzione di determinate patologie, per:
- Diagnosi precoce di patologie renali.
- Monitoraggio del diabete.
- Individuazione di infezioni delle vie urinarie.
- Valutazione della funzionalità epatica.
- Screening durante la gravidanza.
- Controllo dello stato nutrizionale.
- Verifica dell’efficacia di terapie in corso.
Per garantire risultati affidabili, si consiglia di non eseguire l’esame durante il ciclo mestruale perché i risultati potrebbero subire delle variazioni. Per l’esame delle urine è necessario: Dotarsi di contenitore sterile. Immediatamente dopo il risveglio, raccogliere le prime urine del mattino direttamente nel contenitore.
Le urine sono nient’altro che acqua (circa il 90-95% del totale) e sostanze di scarto (parte corpuscolata) che vanno eliminate dall’organismo. Ma… quante, e quali? Ebbene, soprattutto metaboliti, ovvero prodotti finali del nostro metabolismo che forniscono indicazioni importanti sul funzionamento dei nostri organi della digestione ed escretori, tra cui fegato e reni. Nelle urine si trovano anche ormoni, e non un caso se il test di gravidanza prevede proprio l’analisi di un piccolo campione di pipì.
Secondo un recente studio dell’Università di Alberta (Canada) e pubblicato sulla rivista PlosOne le sostanze normalmente disciolte nelle urine umane sono almeno 3000! Ma, come stiamo per vedere, per capire se siamo in salute dall’analisi delle nostre urine, occorre soprattutto controllare ciò che NON deve essere presente o che deve essere presente in minime quantità.
Il test delle urine è un esame di routine che ci viene di solito prescritto dal nostro medico di famiglia, o dal pediatra se parliamo di minori, per analizzare il nostro stato generale di salute e rilevare un’ampia gamma di disturbi tra cui malattie e infezioni del tratto urinario, problemi renali, calcolosi, diabete. Questa analisi può anche essere prescritta dallo specialista diabetologo o dall’urologo/nefrologo per monitorare condizioni patologiche conclamate o diagnosticarle. Farsi un’idea delle nostre condizioni di salute (in abbinamento alle analisi del sangue) in assenza di sintomi specifici.
Un test chimico-fisico delle urine può essere parziale o completo a seconda di ciò che si va affettivamente a controllare, in base alla prescrizione del medico di base o dello specialista. Una “pipì” normale è trasparente e ha un colore giallo chiaro. Infine è utile sapere che il colore, più o meno scuro, delle nostre urine può dipendere anche da ciò che abbiamo mangiato, e che anche il sentore ne può venire influenzato.
Il secondo livello di analisi prevede l’utilizzo di una striscia di carta impregnata di composti chimici che immersi nelle urine reagiscono rilevando le concentrazioni delle principali sostanze in esse contenute. Il primo controllo è infatti relativo all’aspetto delle urine.
Veniamo all’esame delle urine da effettuarsi durante la gestazione. Si tratta di un esame di routine, obbligatorio e utile per individuare per tempo eventuali infezioni urinarie (dal momento che proprio durante la gestazione è più facile che la donna sia vulnerabile all’azione di agenti patogeni, funghi e batteri), che per diagnosticare problemi gravidici come la preeclampsia e il diabete gestazionale.
Quando un tratto dell’apparato urinario viene “colonizzato” da microrganismi patogeni, in particolare batteri, le analisi delle urine sono il primo e più importante strumento diagnostico. In questi casi è necessario far seguire al test delle urine una urinocoltura. Sebbene si tratti di un esame di routine facile, che non prevede digiuno o altra preparazione particolare, anche quello delle urine va comunque effettuato seguendo una procedura precisa.
Raccolta e Interpretazione degli Esami delle Urine
Le urine da “testare” non devono essere necessariamente le “prime” del mattino, sebbene siano senza dubbio le più “concentrate”. Prima di effettuare la raccolta, è molto importante procedere ad una scrupolosa igiene intima, al fine di non contaminare le urine con le secrezioni dei propri genitali, che possono contenere batteri o altri microrganismi.
Se dobbiamo fare un test delle urine di routine basta un’unica raccolta effettuata in qualunque momento della giornata, ma in alcuni casi, soprattutto quando vi siano dei valori sospetti o in caso di malattie conclamate, il medico può prescrivere l’esame delle urine nelle 24 ore. Che per avere un’idea precisa della funzionalità renale e delle sostanze presenti nelle urine è necessario raccogliere tutte quelle che produciamo in una giornata.
L’interpretazione dell’esame delle urine si basa, un po’ come accade per le analisi del sangue, sulla comparazione tra i propri valori e i parametri di riferimento che ci dicono subito cosa sia “fuori norma”.
Densità (peso specifico), è dato soprattutto dal “peso” delle sostanze di scarto, per tale ragione ci indica se i reni lavorano bene, oppure se sono affaticati e non riescono a filtrare adeguatamente il sangue. I valori normali si situano in un range tra i 1007 ai 1030 g per litro.
PH urinario, indica il livello di acidità delle urine su una scala da 0 (massima acidità) a 14 (massima alcalinità). Come abbiamo visto, la presenza di sangue nelle urine non è un buon segno, in quanto in condizioni normali i globuli rossi non sono presenti. Se presenti, le cause possono essere molto diverse e tutte da indagare attraverso l’esame citologico.
Proteine, non dovrebbero essere presenti, ma in minime quantità - ovvero fino a 8 mg per dl - sono considerate non preoccupanti. Come abbiamo visto in precedenza, l’esame delle urine si basa su tre livelli di analisi, di cui la prima è l’esame visivo.
Si presenta la nostra “pipì”? Ha un aspetto limpido o torbido, ha un odore sgradevole, o un colore anomalo? Urine di color rossastro o rosato, può essere determinato dalla presenza di sangue, ma non solo. In questo caso il sospetto è che tale variante cromatica dipenda da un disturbo del fegato, ad esempio un’epatite, ma anche la cirrosi o il tumore.
Le urine sono un prodotto di scarto liquido del nostro organismo, composto principalmente da acqua (90-95%) e sostanze di scarto come metaboliti, ormoni e minerali. Tra queste si trovano metaboliti come urea, acido urico, aminoacidi e minerali come sodio, potassio e fosfati. In esse possono anche essere presenti ormoni e, in casi particolari, tracce di farmaci o sostanze tossiche.
La presenza di proteine o glucosio nelle urine è un segnale anomalo. Le proteine, quando presenti in grandi quantità, possono indicare problemi renali, mentre la presenza di glucosio è un indicatore di diabete. Un’infezione urinaria si può rilevare nelle urine attraverso alti livelli di leucociti (globuli bianchi), la presenza di nitriti e un pH alcalino.
Anche il consumo di determinati alimenti, in quantità massicce, può indurre una colorazione e un odore caratteristico delle urine: in particolare, ciò consegue all'ingestione di barbabietola, zucca, carota e, più in generale, di tutti quegli alimenti dalla colorazione giallo rossa, che possono conferire al liquido urinario tale pigmentazione.
L'assunzione di blu di metilene (usato come antidoto o come mezzo di contrasto per esami diagnostici), della cimetidina, dell'amitriptilina, dell'indometacina o del diuretico triamterene, può rendere le urine di un colorito che va dal verde al blu.
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