L'artroscopia dell'anca è una tecnica di chirurgia mini-invasiva che permette di osservare l'articolazione dell'anca e di intervenire chirurgicamente su di essa senza praticare grosse incisioni. Gli strumenti necessari per osservarla e per operare vengono infatti introdotti attraverso piccole incisioni che non lasciano grosse cicatrici. Tale pratica consente di osservare e intervenire sull’articolazione senza aprire l’articolazione stessa. Fino a pochi anni fa è stata utilizzata soprattutto a scopo diagnostico, ma il suo perfezionamento ha permesso la sua applicazione anche per intervenire chirurgicamente e risolvere diversi tipi di problematiche senza dover ricorrere a un intervento a cielo aperto.
Come si svolge l'artroscopia dell'anca?
L'operazione viene eseguita in anestesia generale o spino-peridurale. Prima dell'intervento il paziente viene fatto posizionare sul letto in posizione supina o laterale e la gamba da trattare viene posta in trazione per consentire l'inserimento degli strumenti e il loro movimento a livello dell'articolazione dell'anca. Viene quindi eseguita una radiografia per verificare l'apertura dell'articolazione. Se bisogna agire a livello del collo del femore la trazione non è necessaria e l'anca viene semplicemente flessa di 45 gradi e ruotata di 30 gradi. Il medico pratica 2, 3 o (più raramente) 4 incisioni larghe circa 1 cm attraverso cui vengono introdotti gli strumenti.
Cosa aspettarsi dopo l'intervento
L'artroscopia dell'anca è in genere ben tollerata, ma subito dopo l'intervento è possibile avere a che fare con dolori alla parte bassa della schiena, all'anca, alle natiche e al ginocchio. Sono relativamente frequenti gonfiori temporanei al gluteo, allo coscia o all'inguine, che tendono però a risolversi in pochi giorni. Altre possibili rare complicazioni sono lesioni alla pelle, ai muscoli, ai nervi o ai vasi sanguigni provocate dalla trazione o infezioni. Il più frequente è una sensazione di “pelle addormentata” a livello genitale.
Subito dopo l'operazione è possibile avvertire dolori alla parte bassa della schiena, ai glutei, all'anca e al ginocchio, ma per alleviarli è in genere sufficiente assumere antidolorifici. L'artroscopia dell'anca è controindicata in caso di artrosi avanzata, di osteonecrosi della testa del femore associata a collasso dell’epifisi, di presenza di un’articolazione anchilotica o di coxa protrusa grave.
Tempi di recupero e importanza della fisioterapia
I tempi di recupero sono di circa due mesi, durante i quali è necessario seguire un programma di fisioterapia che permette di recuperare sia la mobilità dell'anca che il tono muscolare. Può inoltre essere necessario l'uso delle stampelle, da portare per un tempo variabile da due a 4 settimane a seconda dei casi.
La riabilitazione non è semplicemente un “di più” dopo un intervento, ma parte integrante del percorso di guarigione. Il chirurgo ripara, il fisioterapista ricostruisce. Entrambi sono essenziali per un recupero ottimale.
Fasi della riabilitazione
Dopo aver subito un’operazione di artroscopia d’anca la riabilitazione è fondamentale. Il percorso ideale si suddivide in 4 fasi che portano i tempi di recupero tra le 10 e le 12 settimane.
1° Fase (1°-4°/6° SETTIMANA)
La 1° fase post-chirurgica d’anca può essere definita in assoluto come la fase più delicata e importante di tutto il processo della riabilitazione. Questa inizia subito dopo l’intervento chirurgico e i tempi si protraggono per le prime 4-6 settimane circa. In questa fase si hanno degli obiettivi specifici:
- Recupero del ROM articolare tramite caute mobilizzazioni da parte dell’operatore nel rispetto delle restrizioni dettate dalla patologia e dal tipo di chirurgia.
- Protezione dei tessuti in via di riparazione tramite fisioterapia con massaggi drenanti, tecarterapia atermica per ridurre l’ematoma e magnetoterapia per stimolare i tessuti.
- Riduzione del dolore e dell’infiammazione propria del post-intervento tramite correnti antalgiche e laserterapia.
- Prevenzione all’inibizione muscolare tramite un lavoro isometrico e parzialmente propriocettivo per stimolare la loro funzione neuromuscolare.
Il passaggio alla fase successiva può avvenire quando il dolore sarà ridotto drasticamente nelle attività di deambulazione e durante gli esercizi svolti e si sarà raggiunto il 75% di articolarità rispetto al controlaterale e lo schema del passo sia eseguito senza zoppia.
2° Fase (4°/6°-6°/8° SETTIMANA)
La 2° fase, l’intermedia, va dalle 4-6 settimane alle 6-8 settimane e prevede un’autonomia del paziente più alta, anche nell’esecuzione degli esercizi, e un lavoro riabilitativo selettivo di recupero muscolare. Si proseguirà con la protezione dei tessuti in via di riparazione, con il recupero completo articolare anche con esercizi attivi. Così si procede a un incremento progressivo della forza muscolare, anche con lavori isotonici sotto soglia ed esercizi a catena cinetica chiusa, sempre con l’attenzione a non sovraccaricare l’arto operato con stretching forzato, utilizzo del T.R. a velocità sostenuta e per tempi prolungati. Per passare alla fase successiva è importante che vengano raggiunti gli obiettivi di pieno recupero articolare su tutti gli assi, corretto schema del passo e che la forza sia tra il 60% e il 70% per i vari gruppi muscolari interessati, sempre rispetto al controlaterale. Un altro mezzo fondamentale per la fase immediata ed intermedia è l’idrokinesiterapia.
3° Fase (6°-8° SETTIMANA fino alla 12°)
Qui il lavoro è pienamente attivo: si potrà aumentare il recupero della forza e della resistenza muscolare attraverso l’incremento degli esercizi (sia con catena cinetica aperta che chiusa), si andrà a recuperare la resistenza cardiovascolare, aumentando i carichi sia in cyclette che in ellittica. Il lavoro propriocettivo in questa fase ha un ruolo cruciale, ovvero riattivare la capacità del corpo di reagire agli stimoli esterni, aumentando la percezione dello spazio e la prontezza muscolare. A questo si integra il core stability, per rinforzare in modo globale il punto di congiunzione tra il tronco e gli arti inferiori, ovvero il bacino e i muscoli delle anche. Per poter passare alla 4° fase della riabilitazione è necessario raggiungere un ulteriore incremento di forza pari all’80% circa del controlaterale ed il livello di cardio fitness quasi pari a quello preoperatorio.
4° Fase (dalla 12° SETTIMANA)
La quarta fase è la fase di allenamento specifico allo sport e questa ha inizio dalla 12° settimana. A questo punto abbiamo il completo raggiungimento dell’articolarità e carico senza dolore: l’attività muscolare ha raggiunto elasticità e forza tale da poter gestire gli esercizi pliometrici e il rientro all’attività pre-intervento. La rieducazione funzionale è il cardine per il ritorno allo sport: l’esercizio svolto secondo le priorità e gli schemi della propria attività sportiva permette un rientro completo.
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