Miocardite e Risonanza Magnetica Cardiaca: Informazioni Importanti

La miocardite è un'infiammazione del tessuto muscolare del cuore (miocardio) e, a differenza della maggior parte delle cardiopatie, tende a colpire più spesso i giovani. La comparsa della miocardite avviene più frequentemente in età pediatrica, ma molti sono i casi anche nella popolazione adulta. Il paziente può presentare sintomi quali affanno, battito irregolare o addirittura mancanza di respiro.

La miocardite può decorrere quasi inosservata, frequentemente guarisce senza esiti, ma qualche volta può presentarsi in forma molto grave e mettere in pericolo la vita. Da qui l'importanza di coglierne i campanelli d'allarme per avviare tempestivamente un percorso diagnostico-terapeutico corretto.

Sintomi e Diagnosi

I sintomi della miocardite sono molto variabili per tipologia e livello di gravità, e poco specifici. Nelle forme più lievi, frequentemente associate e ancora più spesso conseguenti a un’infezione virale, vi può essere soltanto un po’ di febbre e di stanchezza. Per contro le forme più gravi si caratterizzano per lo sviluppo in poche ore o pochi giorni di un quadro di scompenso cardiaco, con mancanza di fiato, pressione bassa, inappetenza - che può evolvere fino allo shock con ricovero in terapia intensiva e, in qualche caso, l’impianto di sistemi temporanei di supporto al circolo. Anche le aritmie (tachicardia o blocco cardiaco e anche arresto cardiaco, che può essere la prima manifestazione della miocardite) rientrano tra i sintomi della malattia.

La diagnosi di miocardite di certezza può essere effettuata con la biopsia del tessuto miocardico e la sua analisi. La diagnosi di miocardite certa si può ottenere solo con la biopsia miocardica, ma questo esame viene raramente eseguito, perché richiede una manovra invasiva che comporta qualche rischio, e inoltre sono pochi gli ospedali dove c’è un’ampia esperienza nella sua esecuzione e interpretazione.

«Per fare una diagnosi sicura è necessario fare una biopsia del cuore - spiega la prof.ssa Cristina Basso -, un esame abbastanza invasivo per il paziente. Abbiamo però visto che usando tecniche all’avanguardia di Risonanza magnetica siamo in grado di vedere come fatto il tessuto, il che ci permette già fare una prima diagnosi per capire se siamo in presenza di una infiammazione del miocardio. Se il paziente denuncia sintomi importanti e si sospetta un quadro clinico tale da portare a gravi conseguenze, è però necessario effettuare una biopsia del cuore, passaggio necessario per una terapia mirata alla causa della miocardite e non più solo sintomatica.

La storia clinica, l’età ed i fattori di rischio cardiovascolari guidano la diagnosi.

L’ecocardiogramma invece, può mostrare più o meno chiaramente i segni di disfunzione miocardica e/o dell’eventuale coinvolgimento pericardico. Una valutazione importante è quella della cinetica segmentaria, ossia la valutazione della contrattilità miocardica nelle varie parti del cuore. Grazie a questa analisi è possibile porre diagnosi differenziale tra le diverse patologie e la miocardite.

Risonanza Magnetica Cardiaca (RMC)

La risonanza magnetica cardiaca (RMC) eseguita in fase acuta ha le potenzialità di mettere in evidenza la presenza di edema miocardico alle sequenze T2-pesate, che rappresenta l’epifenomeno di un danno acuto. Precedenti studi hanno rivelato l’importante ruolo diagnostico della RMC dopo un arresto cardiaco extra-ospedaliero.

La risonanza magnetica (RM) è una tecnica diagnostica basata sull’applicazione di un campo magnetico di elevata intensità al distretto corporeo da esaminare. La risonanza magnetica del cuore rappresenta esame di secondo livello per valutare la gran parte delle patologie a carico del cuore e delle valvole cardiache, tra cui: cardiopatia ischemica, cardiomiopatie dilatative, miocarditi, cardiomiopatie ipertrofiche, cardiopatie congenite, valvulopatie, malattie del pericardio. Può inoltre essere impiegata per l’esame delle patologie vascolari.

Anche in questo caso, si applicano al paziente sdraiato sul lettino gli elettrodi per il monitoraggio del battito e le bobine di superficie, attraverso le quali migliora la trasmissione del segnale e dunque la nitidezza delle immagini. Vengono inoltre applicati un frequenzimetro con ossimetria al dito di una mano e lo sfigmomanometro a un braccio, per tenere monitorati i parametri vitali.

C’è una differenza di tipo procedurale: il paziente deve collaborare più attivamente alla buona riuscita dell’esame. Le immagini vengono infatti acquisite durante brevi sequenze di apnea, in cui la persona deve trattenere il respiro per 10-20 secondi.

Una domanda viene naturale in chi si sottopone a una risonanza magnetica cardiaca: quanto dura? Il tempo è variabile e in genere spazia tra i 30 e i 60 minuti.

È possibile anche eseguire una risonanza magnetica cardiaca senza contrasto, soprattutto nei casi in cui l’esame abbia come primo scopo quello di analizzare struttura anatomica, morfologia e movimento del cuore. In questo caso, prima si analizza il cuore in condizioni di riposo, in seguito viene somministrato al paziente un farmaco che mette il cuore nella medesima condizione di uno sforzo fisico oppure di un’emozione molto intensa.

Oltre alla struttura del cuore, che analizza con il grado di esattezza più elevato al giorno d’oggi, la CINE-RM permette di visualizzare atrii, grandi vasi e valvole cardiache.

Per la buona riuscita della risonanza magnetica è fondamentale che il paziente riesca a trattenere il fiato per circa 10 secondi: le acquisizioni vengono effettuate in apnea e con monitoraggio del battito cardiaco, al fine di eliminare gli artefatti da movimento cardiaco e respiratorio.

RMN con Mezzo di Contrasto (MDC)

La RM cardiaca con MDC prevede quindi la somministrazione al paziente per via endovenosa di una soluzione liquida, solo alcuni minuti prima dell’esame. Si tratta di un metallo raro, così come sono rare e in genere lievi le reazioni da ipersensibilità che può provocare (cefalea, nausea, sensazione di calore sul viso, rash cutanei).

Il mezzo di contrasto è un fluido, una sostanza paramagnetica che viene iniettata per via endovenosa (nelle vene del braccio, di solito). L’iniezione non è dolorosa e in alcuni casi può provocare una sensazione di calore che dal braccio si può estendere alla gola, testa, addome e gambe, di breve durata e a scomparsa rapida (30-40 secondi).

Prima di somministrare il mezzo di contrasto, sono richiesti esami del sangue come la “creatininemia”, che serve a valutare la funzione renale. I pazienti con importante insufficienza renale (stimata mediante la creatininemia ed il calcolo del GFR), non dovrebbero ricevere il mezzo di contrasto se non in casi eccezionali, per evitare un peggioramento della disfunzione renale.

La RMN con mezzo di contrasto è fondamentale per capire se il muscolo cardiaco è ancora integro. Il mezzo di contrasto si accumula infatti nei tessuti danneggiati del cuore e permette quindi di riconoscere, dopo circa 10 minuti dalla sua somministrazione, zone cicatriziali (fibrosi), aree infiammate o infiltrate da altre sostanze dannose.

T1 e T2 Mapping

Il T1 e T2 mapping sono tecniche specifiche di RMN, che migliorano la caratterizzazione del tessuto e forniscono informazioni più fini e specifiche sulla composizione del tessuto cardiaco stesso. Permettono di ricostruire mappe che per convenzione e praticità vengono trasformate in numeri e colori in tutti i segmenti del cuore. Se all’interno del cuore fossero presenti cicatrici fibrose, accumuli di grasso, ferro, o tessuto infiammatorio, sarebbero visualizzati con alterazioni del colore a seconda della patologia e della sua diffusione.

Controindicazioni

Esistono alcune controindicazioni all'esecuzione della RMN, tra cui:

  1. una importante “claustrofobia” cioè l’impossibilità di restare chiusi in un luogo.
  2. grave obesità.
  3. la gravidanza non costituisce una controindicazione assoluta, tuttavia vista l’assenza di studi sugli effetti della RMN sul feto, è sconsigliato l’utilizzo del mezzo di contrasto in gravidanza per evitare possibili effetti avversi sul feto.
  4. presenza di corpi metallici ferromagnetici come viti o chiodi inseriti dopo un trauma o un intervento ortopedico.

Inoltre è importante informarsi anche sulle attività lavorative precedenti o attuale.

Può essere eseguito anche da soggetti portatori di defibrillatori o pacemaker purchè ogni elemento del dispositivo sia RMN compatibile (RMN conditional, come la maggior parte dei dispositivi impiantati dopo il 2010). A tal proposito, viene spesso richiesta una certificazione di compatibilità con la RMN, che di solito viene rilasciata al momento dell’impianto. E’ importante ricordarsi di avvisare il personale medico in sede di prenotazione dell’esame per garantire la presenza di un cardiologo che comunque dovrà programmare il dispositivo prima e dopo l’esame.

I portatori di protesi possono generalmente effettuare l’esame ma è opportuno accertarne la compatibilità con i campi magnetici, contattando direttamente il medico inviante.

È sconsigliata nel primo trimestre di gravidanza.

I pazienti portatori di P-M compatibili con studi di Risonanza dovranno segnalare la loro presenza al momento della prenotazione e verranno inseriti su agende speciali, a loro dedicate.

L’esame non risulta né doloroso né pericoloso. L’unico fastidio può essere causato dal rumore del macchinario in funzione.

Il paziente viene fatto sdraiare su un lettino, dove gli verranno applicati gli elettrodi per il monitoraggio del battito cardiaco e le bobine di superficie necessarie per l’analisi, che non provocano nessun dolore.

Ruolo della RMN nelle Cardiomiopatie

La RMN può migliorare la visualizzazione delle strutture cardiache, ad esempio quando l’ecocardiogramma sia di difficile esecuzione (es. obesità o enfisema grave). Ma la RMN è fondamentale per precisare e valutare l’evoluzione del tipo di cardiomiopatia. In molte cardiomiopatie come ad esempio l’emocromatosi e l’amiloidosi cardiaca, fornisce anche informazioni sull’efficacia di terapie specifiche.

La RMN può dare informazioni dettagliate sull’estensione della fibrosi miocardica, elemento che può essere importante per consigliare l’ eventuale impianto di defibrillatore.

La RMN è la metodica di riferimento per la valutazione dei volumi, della funzione ventricolare sinistra, ma soprattutto destra, che non è facilmente analizzabile con l’ecocardiografia.

Ogni caso va valutato singolarmente e discusso con il proprio cardiologo di riferimento. Solitamente ogni 2-5 anni, ma può variare a seconda della severità e dall’andamento della Cardiomiopatia.

La Risonanza Magnetica Cardiaca può essere eseguita in sedazione? La sedazione cosciente può inficiare gravemente la qualità dell’esame, perché non consente di eseguire alcune parti dell’esame che richiedono di trattenere il respiro.

La RMN è un esame che richiede l’utilizzo di apparecchiature moderne e personale specializzato. Pertanto, l’esame dovrebbe essere eseguito in centri che dispongono di queste risorse e hanno soprattutto grande esperienza nell’interpretazione dei risultati.

Trattamento

La maggior parte delle volte non è richiesta una terapia specifica per la miocardite. E, data la grande varietà di cause e di manifestazioni, la terapia appropriata deve essere decisa caso per caso.

E' importante consierare per le cure della miocardite che se l'infiammazione è di natura tossica (ad es. alcuni farmaci psichiatrici possono determinarla), occorre innanzitutto interrompere l’assunzione della sostanza che l’ha causata. Se si associa ad autoimmunità, potranno essere considerati i cortisonici, altri immunosoppressori o farmaci ad azione biologica.

L'eventuale presenza di insufficienza cardiaca deve essere prontamente riconosciuta e trattata.

Tipicamente si usano farmaci appartenenti alla classe degli ACE-Inibitori, Betabloccanti, diuretici, inotropi. In caso di febbre o dolore si associano i FANS (soprattutto l’Aspririna o ibuprofene).

Nel caso di miocarditi molto gravi con severa disfunzione del cuore risulta necessario l’intervento del cardiochirurgo con dispositivi di assistenza al ventricolare.

Prognosi e Follow-up

La miocardite può presentarsi in modo molto variabile e, allo stesso modo, può avere evoluzioni molto diverse fra loro: è possibile una guarigione completa o, a volte, può compromettere la funzionalità cardiaca.

La maggior parte delle miocarditi ha una evoluzione benigna.

Cosa succede ai pazienti che presentano dei reliquati (cicatrice) di una pregressa miocardite? Non esistono risposte chiare a queste domande. Sicuramente come tutte le zone cicatriziali anche quelle post miocardite possono determinare eventi avversi come aritmie anche maligne, scompenso diastolico ed insufficienza cardiaca.

Ovviamente quanto più sarà estesa la cicatrice (visto che la fibrosi è tessuto morto che non si contrae) tanto peggiore sarà la prognosi a distanza.

Tuttavia, non sono chiari i parametri che prevedono tale evoluzione e pertanto appare una scelta prudente soltanto seguire questi pazienti con controlli periodici clinici ed ambulatoriali. Tali controlli devono comprendere ecocolordoppler cardiaco, prova da sforzo ed Holter ECG delle 24 h.

Il paziente dopo la fase acuta dovrà seguire dei controlli periodici per verificare la normalizzazione della funzione ventricolare sinistra.

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