Artroscopia dell'Anca: Protocollo di Riabilitazione in 4 Fasi

Dopo aver subito un'operazione di artroscopia d'anca, la riabilitazione è fondamentale. Il percorso ideale si suddivide in 4 fasi che portano i tempi di recupero tra le 10 e le 12 settimane. Vediamole nel dettaglio.

Preparazione all'Intervento

Prima del ricovero, occorre effettuare degli accertamenti pre-operatori (APO) in modo da escludere controindicazioni all'anestesia e all'intervento. In caso di assunzione di farmaci (anticoagulanti, antiepilettici, antiipertensivi), è necessario dichiararli durante questi accertamenti, così come qualsiasi allergia o intolleranza a farmaci o sostanze. Si devono portare gli esami specialistici effettuati (Rx, RMN, TAC, Ecografie) prescritti e la richiesta di ricovero del medico curante insieme a un documento di identità.

Al momento del ricovero, è necessario presentarsi digiuni dalle ore 24 del giorno prima con indumenti idonei al ricovero (tuta e scarpe da ginnastica) accompagnati da una persona, con un paio di bastoni o stampelle ascellari e, se indicato dallo specialista, da una ginocchiera post-operatoria idonea. La depilazione del ginocchio può essere effettuata in ospedale poco tempo prima dell'intervento (linee guida della preparazione all'intervento). Se non compilati al momento dell'APO, occorre compilare la cartella clinica e firmare i consensi all'anestesia e all'intervento prima dell'ingresso in Sala Operatoria.

In sala operatoria, sarete accolti dal personale di sala e dall'anestesista che vi chiederà conferma dell'arto da operare e vi informerà sul tipo di anestesia che può essere effettuata (anestesia loco-regionale o blocco dei nervi periferici sciatico, femorale e otturatorio, anestesia spinale, anestesia generale).

Le Quattro Fasi della Riabilitazione

Nonostante dal punto di vista chirurgico la ricerca abbia ampliato i punti di vista e migliorato la tecnica e la selezione del paziente, nell’ambito riabilitativo non c’è ancora stato lo stesso progresso. Ad oggi gli studi presenti sono il miglioramento in termini descrittivi del primo lavoro di Stalzer del 2006 e giocano le differenze sul numero di fasi del periodo riabilitativo. Coerenti sono però tutti sugli obiettivi da raggiungere per passare alle fasi successive. La complessità dell’approccio riabilitativo è dovuta senza dubbio al tipo di intervento chirurgico: osteoplastica (femore ed acetabolo), riparazione o sutura del labbro acetabolare, microperforazioni cartilaginee, release dello psoas.

Indipendentemente dalla complessità dell’intervento le fasi riabilitative sono principalmente 4, a partire dalla prima giornata post-operatoria fino al ritorno all’attività fisica pre-chirurgica, con variazioni a seconda del tipo di intervento effettuato.

1° Fase (1°-4°/6° Settimana): Fase Post-Chirurgica Iniziale

La 1° fase post-chirurgica d’anca può essere definita in assoluto come la fase più delicata e importante di tutto il processo della riabilitazione. Questa inizia subito dopo l’intervento chirurgico e i tempi si protraggono per le prime 4-6 settimane circa.

In questa fase si hanno degli obiettivi specifici:

  • Recupero del ROM articolare tramite caute mobilizzazioni da parte dell’operatore nel rispetto delle restrizioni dettate dalla patologia e dal tipo di chirurgia (si può iniziare già l’uso della cyclette senza resistenza e a sellino alto sin dai primi giorni).
  • Protezione dei tessuti in via di riparazione tramite fisioterapia con massaggi drenanti, tecarterapia atermica per ridurre l’ematoma e magnetoterapia per stimolare i tessuti.
  • Riduzione del dolore e dell’infiammazione propria del post-intervento tramite correnti antalgiche e laserterapia.
  • Prevenzione all’inibizione muscolare: posture antalgiche e restrizioni al carico comportano delle importanti retrazioni muscolari a livello dei muscoli adduttori e flessori dell’anca, nonché una perdita del trofismo muscolare di glutei e quadricipite: sarà dunque fondamentale iniziare un lavoro isometrico e parzialmente propriocettivo per stimolare la loro funzione neuromuscolare.

Il passaggio alla fase successiva può avvenire quando il dolore sarà ridotto drasticamente nelle attività di deambulazione e durante gli esercizi svolti e si sarà raggiunto il 75% di articolarità rispetto al controlaterale e lo schema del passo sia eseguito senza zoppia.

2° Fase (4°/6°-6°/8° Settimana): Fase Intermedia

La 2° fase, l’intermedia, va dalle 4-6 settimane alle 6-8 settimane e prevede un’autonomia del paziente più alta, anche nell’esecuzione degli esercizi, e un lavoro riabilitativo selettivo di recupero muscolare. Si proseguirà con la protezione dei tessuti in via di riparazione, con il recupero completo articolare anche con esercizi attivi. Si continuerà con l’uso della cyclette a resistenze progressive, tapis roulant per lo schema del passo, glydex (o ellittica, che consente di lavorare sulla dinamicità del movimento senza il carico del peso che si trasmette all’anca, tipico del T.R.) per la fluidità e incremento degli esercizi propriocettivi.

Così si procede a un incremento progressivo della forza muscolare, anche con lavori isotonici sotto soglia ed esercizi a catena cinetica chiusa, sempre con l’attenzione a non sovraccaricare l’arto operato con stretching forzato, utilizzo del T.R. a velocità sostenuta e per tempi prolungati.

Occorre inoltre modulare gli esercizi e le attività al fine di non infiammare l’articolazione e i muscoli flessori dell’anca (in particolare lo psoas). Per passare alla fase successiva è importante che vengano raggiunti gli obiettivi di pieno recupero articolare su tutti gli assi, corretto schema del passo e che la forza sia tra il 60% e il 70% per i vari gruppi muscolari interessati, sempre rispetto al controlaterale.

Un altro mezzo fondamentale per la fase immediata ed intermedia è l’idrokinesiterapia, con la quale il paziente può recuperare in modo attivo i movimenti, lavorare sulla riattivazione muscolare, sul corretto schema del passo e sulle retrazioni muscolari, il tutto in completa protezione e in assenza di carico, per poi passare all’attività di palestra. A questo si integra il core stability, per rinforzare in modo globale il punto di congiunzione tra il tronco e gli arti inferiori, ovvero il bacino ed i muscoli delle anche.

3° Fase (6°-8° Settimana fino alla 12°): Fase Avanzata

La terza fase, ovvero l’avanzata, comprende dalla 6°- 8° settimana fino alla 12°. Qui il lavoro è pienamente attivo: si potrà aumentare il recupero della forza e della resistenza muscolare attraverso l’incremento degli esercizi (sia con catena cinetica aperta che chiusa), si andrà a recuperare la resistenza cardiovascolare, aumentando i carichi sia in cyclette che in ellittica.

Il lavoro propriocettivo in questa fase ha un ruolo cruciale, ovvero riattivare la capacità del corpo di reagire agli stimoli esterni, aumentando la percezione dello spazio e la prontezza muscolare. Anche in questo momento della riabilitazione si deve fare attenzione a non forzare l’articolazione tramite stretching, prevenire sempre possibili infiammazioni sull’anca e i muscoli circostanti e infine evitare attività di contatto.

Per poter passare alla 4° fase della riabilitazione è necessario raggiungere un ulteriore incremento di forza pari all’80% circa del controlaterale ed il livello di cardio fitness quasi pari a quello preoperatorio.

4° Fase (Dalla 12° Settimana): Allenamento e Rieducazione Funzionale

La 4° fase della riabilitazione post-artroscopia d’anca è la fase di allenamento specifico allo sport e ha inizio dalla 12° settimana con la preparazione atletica. A questo punto abbiamo il completo raggiungimento dell’articolarità e carico senza dolore: l’attività muscolare ha raggiunto elasticità e forza tale da poter gestire gli esercizi pliometrici e il rientro all’attività pre-intervento.

La rieducazione funzionale è il cardine per il ritorno allo sport: l’esercizio svolto secondo le priorità e gli schemi della propria attività sportiva permette un rientro completo.

Conflitto Femoro-Acetabolare (FAI)

Tra le patologie trattate tramite l’artroscopia d’anca sicuramente il conflitto o impingement femoro-acetabolare (FAI) è quella che riveste il maggior interesse perché ritenuto responsabile di lesioni degenerative articolari, tra cui la coxartrosi precoce.

Il conflitto femoro-acetabolare (o FAI, femoro-acetabular impingement) è una patologia dall’anca nella quale la conformazione della testa femorale e/o dell'acetabolo, è tale che durante il normale arco di movimento i due capi articolari non scorrano liberamente ma entrino in conflitto fra loro. Il conflitto può dipendere da una deformità tipo Pincer (che in inglese vuol dire pinza-tenaglia) quando l’acetabolo sporge anteriormente più del dovuto e ha una conformazione tale da stringere come una tenaglia la testa femorale, riducendone quindi l’escursione e intrappolando il labbro acetabolare.

Il conflitto può dipendere da una deformità tipo Cam (che in inglese vuol dire camma) quando la testa femorale non è perfettamente sferica così che durante il movimento la parte eccentrica confligge con il bordo acetabolare alterando le strutture che incontra (labbro acetabolare e cartilagine). Il conflitto femoro-acetabolare comporta una lesione del labbro acetabolare (Fig.2), che è una sorta di guarnizione dell’articolazione che riveste il bordo dell’acetabolo e che garantisce un effetto vacuum (seal effect), limitando così l’attrito articolare.

Altre Indicazioni all'Artroscopia dell'Anca

Tra le altre indicazioni specifiche ricordiamo le lesioni del labbro acetabolare, lesioni cartilaginee, osteocondrite dissecante, presenza di corpi mobili, artrosinoviti, infezioni, lesioni del legamento rotondo, esiti di Morbo di Perthes o di epifisiolisi in età pediatrica, osteofitosi post-traumatica, calcificazioni, l’anca a scatto interna e esterna, la borsite trocanterica e le tendinopatie del medio e piccolo gluteo.

Tempi Chirurgici

Pur trattandosi di una procedura mininvasiva endoscopica, la necessità di eseguire la metodica in trazione dell’arto e di utilizzare una specifica apparecchiatura radiografica fanno sì che i tempi chirurgici si aggirino mediamente attorno a un’ora e mezzo. Tale procedura viene eseguita in regime di ricovero ordinario (una o due notti in ospedale) o in regime di Day surgery. Tramite una piccola incisione cutanea, viene introdotta una telecamera artroscopica che, collegata ad un monitor esterno, permette di valutare la situazione intra e/o extra-articolare dell’anca senza andare a tagliare alcuna struttura muscolare.

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