I trigliceridi sono la categoria di lipidi maggiormente presente nel nostro sangue, costituendo circa il 90% dei grassi totali presenti nel nostro organismo.
Cosa sono i trigliceridi in parole semplici? I trigliceridi sono un tipo di grasso (lipide) presente nel sangue e rappresentano una delle principali riserve di energia del corpo, oltre a essere tra i più importanti costituenti del tessuto adiposo. Si formano dall’unione di una molecola di glicerolo a tre acidi grassi.
Dopo un pasto il corpo converte le calorie in eccesso, soprattutto quelle provenienti da zuccheri e carboidrati, in trigliceridi.
I trigliceridi sono una delle fonti di energie principali del nostro organismo. La maggior parte dei trigliceridi viene assorbita attraverso la dieta, mentre solo in minima quantità i trigliceridi vengono prodotti dal fegato. Gli acidi grassi vengono poi assorbiti a livello intestinale e trasformati in trigliceridi, che vengono infine conservati all’interno del tessuto adiposo.
Perché e quando fare il test dei trigliceridi?
In secondo luogo, il test dei trigliceridi viene solitamente prescritto nell’ambito di un check up di routine per valutare il profilo lipidico del paziente.
Il profilo lipidico, che comprende anche il monitoraggio del livello di trigliceridi nel sangue, andrebbe prescritto ogni cinque anni, anche negli adulti sani.
Il dosaggio dei trigliceridi viene effettuato attraverso un semplice prelievo ematico, attraverso cui si dosa la trigliceridemia. Il dosaggio dei trigliceridi deve essere effettuato a digiuno da almeno 8-10 ore.
Qual è il campione richiesto e come ci si prepara all’esame?
Come indicato, è necessario sottoporsi al prelievo dopo almeno 12 ore di digiuno.
Valori normali dei trigliceridi
Livelli di trigliceridi normali sono importanti per la salute cardiovascolare. I trigliceridi si misurano con un esame del sangue, spesso incluso nel profilo lipidico.
I valori normali dei trigliceridi nel sangue in un adulto sano dovrebbero essere inferiori ai 150 milligrammi per decilitro.
Al di sopra del valore massimo identificato si parla di ipertrigliceridemia, condizione che può essere secondaria ad abitudini alimentari e di vita scorrette o a patologie preesistenti e favorenti. Un valore superiore ai 500 mg/dL è considerato, invece, molto alto.
L’Expert Panel on Integrated Guidelines for Cardiovascular Health and Risk Reduction in Children and Adolescents ha proposto dei valori di riferimento per la definizione di valori bassi, accettabili, borderline ed elevati dei lipidi.
È importante sottolineare che non vi è accordo unanime sull’uso di tali cut-off, poiché non considerano le differenze legate all’età e al genere. Esistono infatti altri valori di riferimento più fini in relazione alla ripartizione per età e sesso, ma in ogni caso non sono rappresentativi della popolazione italiana.
Inoltre, è necessario tener presente che le concentrazioni dei lipidi correlano col rischio cardiovascolare in modo continuo e in sinergia con gli altri fattori di rischio (BMI, ipertensione, diabete, familiarità cardiovascolare, etc…).
Vista la difficoltà di definire in modo univoco le alterazioni dei lipidi, al pari degli adulti è stata analizzata l’utilità del rapporto TG/HDL-C (Valori ≥2.2) che è facile da ottenere, non richiede una ripartizione per età o sesso e che identifica un fenotipo lipidico pro-aterogeno utile per identificare bambini obesi con un peggior profilo di rischio cardio-metabolico.
Anche se nel bambino obeso la dislipidemia di gran lunga più comune è la combinazione di alti trigliceridi e basso HDL, il pediatra deve tener presente che esistono forme di dislipidemia primitiva, che potrebbero richiedere indagini di secondo livello, come il dosaggio dell’Apo-B, elettroforesi delle lipoproteine, test genetici.
Nei bambini con età inferiore a 10 anni non è indicata alcuna terapia farmacologica, a meno che non vi sia una grave iperlipidemia familiare.
Che differenza c’è tra trigliceridi e colesterolo?
I trigliceridi derivano sostanzialmente dagli alimenti e sono una forma di energia di riserva: il corpo li immagazzina e li utilizza quando serve.
Il colesterolo è sempre un lipide, ma appartiene alla classe degli steroli. Viene utilizzato per produrre ormoni, vitamina D e la membrana delle cellule.
Che disturbi possono dare i trigliceridi alti?
Un valore eccessivo di trigliceridi è normalmente asintomatico.
Esiste tuttavia anche una sintomatologia legata a trigliceridi troppo alti, che si registra solitamente con valori superiori ai 1000 mg/dl.
Si consiglia pertanto di prevedere un controllo regolare dei valori di trigliceridi nel sangue, specialmente, oltre i 40 anni di età, e nei casi a rischio, come persone sovrappeso.
Cosa non mangiare per evitare alti livelli di trigliceridi?
Per mantenere i livelli di trigliceridi sotto controllo bisogna prestare attenzione alla propria alimentazione.
E’ fondamentale evitare alcuni alimenti che ne favoriscono l’aumento. Anche i grassi saturi, presenti in fritti, margarina, insaccati, burro e prodotti da forno industriali, vanno ridotti. Attenzione ai carboidrati raffinati, come pane bianco, pasta non integrale e riso brillato, che possono influire negativamente sul metabolismo lipidico.
Cosa fa calare i trigliceridi?
Mantenere un valore funzionale dei trigliceridi è un obiettivo che si raggiunge attraverso una combinazione di scelte alimentari e abitudini di vita.
Tra le strategie per abbassarli ci sono la dieta mediterranea, l’aumento del consumo di fibre e omega-3 e l’attività fisica regolare.
Di solito, i trigliceridi alti, così come quelli bassi, non causano sintomi, ma in casi estremi possono portare a pancreatite, affaticamento o problemi epatici come il fegato grasso.
Per mantenerli sotto controllo è fondamentale seguire una dieta sana ed equilibrata, come la dieta mediterranea, ricca di frutta, verdura, cereali integrali e pesce.
Anche i grassi saturi, presenti in fritti, margarina, insaccati, burro e prodotti da forno industriali, vanno ridotti.
I bambini possono avere il colesterolo alto?
Il colesterolo alto, purtroppo, può colpire anche i bambini. L’ipercolesterolemia isolata, cioè senza l'aumento dei trigliceridi, è la forma più frequente di dislipidemia in età pediatrica.
Nei bambini i limiti superiori per il colesterolo totale e il colesterolo LDL (cosiddetto “cattivo”) sono sovrapponibili a quelli dell’adulto, rispettivamente 200 mg/dL e 130 mg/dL.
In età pediatrica si considera però anche una fascia di attenzione (border line) non prevista per l’adulto, sopra i 170 mg/dL per il colesterolo totale e 110 mg/dL per l’LDL. I valori sono quindi normali se si collocano al di sotto di questi ultimi limiti. Il colesterolo HDL (cosiddetto “buono”) dovrebbe essere maggiore di 40 mg/dL.
L’ipercolesterolemia nel bambino e nell’adolescente non è rara. Negli Stati Uniti ha una prevalenza del 7,4% tra i 6 e i 19 anni.
In Italia mancano dei dati nazionali. Uno studio del 2021, effettuato tra i pediatri di famiglia della Lombardia, ha evidenziato che il 4,5% dei bambini di età compresa tra 7 e 11 anni ha un colesterolo totale maggiore di 200 mg/dL. Si stima inoltre che forme gravi di ipercolesterolemia siano presenti in un bambino su 250.
Quali sono le cause del colesterolo alto nei bambini?
Le cause che portano al colesterolo alto nei bambini possono essere molteplici. L’aumento del colesterolo è sempre dovuto a una combinazione di cause genetiche e ambientali, intendendo per queste ultime degli errori alimentari e una scarsa attività fisica.
A portare all'innalzamento del colesterolo in giovane età però possono anche essere alcune patologie come la dislipidemia congenita.
L’ipercolesterolemia familiare, correlata alle forme più gravi, è causata da difetti su geni fondamentali nel metabolismo e trasporto del colesterolo, mentre la più frequente ipercolesterolemia poligenica si evidenzia quando a difetti genetici meno importanti si sommano stili di vita e di alimentazione scorretti, quasi sempre in soggetti sovrappeso/obesi.
La prima forma si evidenzia già nei primi mesi di vita, la seconda richiede più tempo per manifestarsi e interessa in genere bambini grandi e adolescenti.
Quali sono i sintomi?
L’ipercolesterolemia di per sé non da sintomi. L’unico modo per diagnosticarla è effettuare un dosaggio dei lipidi nel sangue.
Che rischi comporta il colesterolo alto?
Come avviene per l’ipertensione arteriosa o il diabete, l’ipercolesterolemia accelera i processi di degenerazione vascolare, favorendo la deposizione di lipidi nelle arterie e di conseguenza lo sviluppo di placche aterosclerotiche.
Le conseguenze cliniche sono le patologie cardiovascolari, come l’infarto del miocardio o l’ictus cerebrale, che rappresentano la prima causa di morte nel mondo.
Bisogna precisare che questi eventi succedono comunque in età adulta tranne nei casi, per fortuna rarissimi, di valori di colesterolo eccezionalmente elevati. Tuttavia, anche se l’evento clinico è lontano nel tempo, non è mai troppo presto per iniziare un'efficace prevenzione e guadagnare in salute.
A che età è opportuno iniziare a controllarlo?
Non ci sono indicazioni italiane che definiscono l’età per dosare la colesterolemia. L’American Academy of Pediatrics consiglia di effettuare un profilo lipidico a tutti i bambini a 9-11 anni e ripeterlo nei ragazzi di 18.
In caso di genitori con ipercolesterolemia o di familiari di primo o secondo grado con eventi cardiovascolari precoci è opportuno dosare i lipidi plasmatici alla prima occasione di un prelievo di sangue. Anche nei bambini obesi è indicato un dosaggio del colesterolo e dei trigliceridi.
Come si cura il colesterolo alto nei bambini? La dieta e l'attività fisica aiutano?
Il primo approccio in caso di ipercolesterolemia è dietetico-comportamentale. La dieta deve avere degli aspetti quantitativi in caso di eccesso di peso e qualitativi, limitando gli alimenti ricchi di colesterolo, acidi grassi saturi e acidi grassi trans che aumentano il colesterolo nel sangue, mentre dovrebbe favorire il consumo di nutrienti che possono avere effetti benefici.
L’intervento deve essere condotto da esperti che conoscono bene le necessità metaboliche specifiche dell’età pediatrica.
Dovrebbe anche essere personalizzato per venire incontro, nei limiti del possibile, alle esigenze del bambino e della sua famiglia, favorendo in questo modo l’adesione al trattamento.
Nelle forme di ipercolesterolemia poligenica l’intervento dietetico-comportamentale è quasi sempre risolutivo.
Nel caso di forme a più alta impronta genetica, come nel caso delle ipercolesterolemie familiari, l’intervento dietetico-comportamentale deve essere sempre mantenuto ma a volte non è sufficiente. In questi casi, si può prendere in considerazione un approccio farmacologico concordato con i genitori, secondo opportuni protocolli che comunque non lo prevedono prima dei 10 anni di età.
Si può prevenire?
Più che di prevenzione dell’ipercolesterolemia bisognerebbe parlare in generale di prevenzione cardiovascolare a tutto tondo che dovrebbe interessare precocemente tutti i bambini, attraverso un'opportuna igiene della gravidanza, la pratica dell’allattamento al seno, il corretto svezzamento, il favorire l’esercizio fisico e il contrasto alla sedentarietà, un'adeguata e corretta alimentazione, la riduzione dell'esposizione ad agenti inquinanti e al fumo passivo (e attivo negli adolescenti).
Oltre a questo il pediatra dovrebbe eseguire dei controlli individuali, tenendo conto della eventuale familiarità per patologie cardiovascolari come dello sviluppo di un eccesso ponderale per intercettarlo più precocemente possibile.
Sono quindi opportuni sia la regolare misurazione della pressione arteriosa che il dosaggio della colesterolemia, per individuare i soggetti da avviare a uno specifico intervento perché già portatori di specifici fattori di rischio.
Almeno 30 minuti di attività fisica al giorno. Anche la camminata va benissimo.
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