Quando parliamo di strappo al polpaccio sottintendiamo una lesione ai muscoli dello stesso provocata da uno “stiramento” eccessivo. Ad essere coinvolto è il muscolo gastrocnemio, situato nel polpaccio, che è soggetto molto spesso a lesioni durante l'attività fisica, anche quando si pratica sport a livello amatoriale.
Gli strappi muscolari, infatti, interessano particolarmente questo complesso muscolare, che è composto dai gemelli mediale e laterale e dal soleo: si tratta di muscoli spesso coinvolti nelle attività sportive, anche con carichi significativi. È il caso, ad esempio, di sport come il calcio, il tennis, la corsa e altre discipline di atletica. Specialmente nei movimenti che richiedono rapidi cambi di direzione, il muscolo svolge una contrazione eccentrica (si dicono tali i movimenti in cui il muscolo si contrae mentre si allunga), aumentando il rischio di lesioni.
Cosa si intende per strappo muscolare al polpaccio?
Lo strappo muscolare al polpaccio rappresenta una lesione delle fibre muscolari, spesso causata da movimenti improvvisi durante l'allenamento o da sforzi muscolari intensi. La diagnosi, basata su sintomi come dolore acuto e gonfiore, richiede una visita medica approfondita e talvolta esami strumentali come l'ecografia o la risonanza magnetica.
Sintomi dello strappo muscolare al polpaccio
Lo strappo muscolare al polpaccio può manifestarsi attraverso una serie di sintomi che possono variare in intensità, a seconda della gravità della lesione: di solito i livelli che determinano la severità dello strappo sono tre e dipendono dalla quantità di fibre muscolari danneggiate. In generale, si può affermare che i sintomi includono dolore acuto, sensazione di tensione e gonfiore nella zona colpita.
Nello specifico, il sintomo più evidente è certamente il dolore acuto, localizzato nella zona interessata dallo strappo e comparso in maniera improvvisa durante la pratica dell'attività fisica che ha causato la lesione (oppure immediatamente dopo). Accanto al dolore, è comune sperimentare una sensazione di stiramento o una contrattura muscolare nella zona colpita: queste sensazioni possono essere accompagnate da una limitazione dei movimenti, per cui può diventare difficile estendere completamente il piede o appoggiare il peso sulla gamba colpita.
In molti casi, inoltre, si può avvertire gonfiore nella zona dello strappo, causato da un'infiammazione della zona danneggiata: questo sintomo può essere più o meno visibile e percepibile al tatto. Oltre al gonfiore, la zona del polpaccio potrebbe anche presentare un arrossamento a causa dell'aumento del flusso sanguigno.
È fondamentale sottolineare che la gravità dei sintomi può variare in relazione a numerosi fattori. In caso di sospetto strappo muscolare al polpaccio è consigliabile rivolgersi tempestivamente a un medico o a un professionista della salute per ottenere una diagnosi accurata e un piano di trattamento appropriato, basato sulle specifiche esigenze del soggetto interessato.
Gradi di strappo muscolare
- Strappo di primo grado: è la forma più lieve, in cui si verifica la rottura di poche fibre muscolari. Il dolore è solitamente lieve e si avverte soprattutto durante la contrazione e l’allungamento del muscolo.
- Strappo di secondo grado: è una lesione più grave, in cui si verifica la rottura di un numero maggiore di fibre muscolari. Il dolore è più intenso e si può associare a gonfiore, ematoma e difficoltà di movimento.
- Strappo di terzo grado: è la lesione più grave, in cui si verifica la rottura completa del muscolo. Il dolore è molto intenso e si può associare a gonfiore, ematoma e impossibilità di muovere il muscolo.
Si parla di infortunio di grado zero quando le fibre muscolari non riportano danni (non sono presenti lesioni). In questi casi si può essere in presenza di un affaticamento oppure di una contrattura.
Possibili cause dello strappo muscolare al polpaccio
Le possibili cause dello strappo muscolare al polpaccio sono varie e spesso legate a determinati fattori. La motivazione più frequente e comune è connessa sicuramente alla presenza di movimenti bruschi e improvvisi, come quelli che possono verificarsi durante il cambio di direzione in sport come il calcio o il tennis. Anche l'allenamento eccessivo o l'esecuzione di esercizi senza un adeguato riscaldamento possono aumentare il rischio di uno strappo muscolare al polpaccio.
Altre cause, in diagnostica, possono dipendere da una cattiva tecnica di esecuzione degli esercizi, dall'uso di attrezzature non adeguate o dalla partecipazione a sport senza la necessaria preparazione atletica e fisica. Possono, poi, intervenire alcuni fattori individuali, come una precedente storia di lesioni muscolari, una muscolatura poco flessibile o uno squilibrio muscolare: ognuna di queste situazioni può contribuire al rischio di strappo al polpaccio.
Infine, persino le condizioni atmosferiche (come la temperatura o l'umidità) durante la pratica dell'attività sportiva possono aumentare la probabilità di subire questo tipo di lesione.
Questo si verifica quando la capacità di carico delle strutture, ovvero la quantità di stress che normalmente possono sopportare, diminuisce (es. saltando una o più sedute di allenamento il musco perde parte del suo condizionamento) oppure il carico applicato alle stesse strutture aumenta (es. Gastrocnemio: il muscolo più grande e superficiale del polpaccio, che si divide in due capi: il capo mediale e il capo laterale. Può verificarsi in seguito a un trauma, ad uno sprint o salto oppure a causa di un sovraccarico muscolare.
Una lesione da trauma (diretto o indiretto) ha delle cause di tipo intrinseco o estrinseco. Cause di tipo intrinseco sono, ad esempio, allenamento non sufficiente, avanzamento dell’età, affaticamento muscolare e scompenso tra muscoli antagonisti e agonisti. Invece, le cause di tipo estrinseco sono fattori come le condizioni di clima e ambiente (esempio basse temperature e terreni di gioco inadatti).
Diagnosi dello strappo muscolare al polpaccio
La lesione muscolare viene diagnosticata dallo specialista ortopedico o fisiatra o medico dello sport, tramite la raccolta delle informazioni riportate dal paziente, che riguarderanno il tipo di dolore avvertito, l’attività svolta e i movimenti effettuati al momento dell’infortunio. Fondamentale, per il processo diagnostico, sarà l’esame obiettivo, durante il quale verrà esaminato il polpaccio, valutando i vari segni e sintomi, come per esempio l’entità del gonfiore e dell’eventuale ecchimosi.
Per determinare il tipo di lesione si fa ricorso all’ecografia muscolare. È l’analisi strumentale maggiormente impiegata in questo tipo di diagnostica: a Roma e in tutta Italia consente di identificare il grado di infortunio con precisione massima (si parte dal grado zero, a salire). Affinché la diagnosi venga effettuata al meglio, è di fondamentale rilievo che il paziente collabori con il medico specialista, comunicando in modo chiaro quando ha iniziato a provare dolore, che movimento potrebbe aver causato la lesione e quale attività fisica stesse svolgendo.
A seguito dell’ecografia, è necessario sottoporsi a valutazione clinica, per identificare una possibile esistenza di gonfiore. L’esame ecografico è un’indagine innocua e non dolorosa; consiste in onde elastiche che grazie alle diverse interfacce con le strutture anatomiche che attraversa, permettono di valutare i tessuti molli interposti tra sonda ed osso.
La risonanza magnetica è uno strumento diagnostico multiparametrico e di maggiore precisione rispetto all’ecografo. Questa consente di rilevare anche cambiamenti minimi, con una sensibilità del 92% per le lesioni non strutturali. Le lesioni strutturali sono ben individuate attraverso la risonanza magnetica, con la quale è possibile misurare le variazioni di volume, struttura e intensità del segnale del muscolo, oltre a definire adeguatamente l’entità della lesione.
In conclusione, l’ecografia è l’approccio di diagnosi per immagine più economico, rapido da eseguire, di semplice esecuzione. La risonanza magnetica è richiesta solo in pochi casi, in quanto l’ecografia non consente di valutare i tessuti più profondi e presenta una sensibilità bassa per le lesioni di piccola entità.
La localizzazione e la gravità della lesione muscolare, sulla base dei risultati dell’esame iniziale e dell’imaging, sono utili per stimare la durata della riabilitazione e il tempo di recupero del paziente, oltre all’approccio adottato durante la fase di guarigione da parte di ciascun individuo.
Trattamenti e rimedi utili
La palpazione accurata è il primo passo fondamentale per valutare la gravità della lesione e determinare il trattamento più adeguato, che spesso passa per un periodo di riposo e per l'applicazione di ghiaccio volta a controllare l'infiammazione.
Più nello specifico, per curare lo strappo muscolare al polpaccio si consiglia di:
- interrompere immediatamente l'attività fisica: in seguito a una lesione muscolare, l'attività fisica e qualsiasi altro sforzo dovrebbero essere immediatamente sospesi fino a quando l'infortunio non si risolve;
- applicare del ghiaccio sulla zona colpita per le prime 72 ore, utilizzando se necessario anche un bendaggio compressivo per ridurre il dolore e il gonfiore;
- sottoporsi a un'accurata valutazione medica con uno specialista in grado di fornire una diagnosi precisa e personalizzata;
- seguire un percorso fisioterapico: a partire dalla diagnosi, lo specialista prescrive della fisioterapia specifica che serve a rinforzare il muscolo, migliorarne l'elasticità e preparare l'atleta per il ritorno allo sport.
Tempi e modalità di recupero dipendono esclusivamente dall'entità dello strappo muscolare e della lesione ad esso connessa, dallo stato generale di salute e dall'efficacia del percorso fisioterapico e riabilitativo intrapreso: per una lesione di primo grado, ad esempio, la guarigione necessita di almeno 20 giorni; una lesione di secondo grado, invece, può impiegare fino a 50 giorni per guarire, mentre una lesione di terzo grado può richiedere fino a tre mesi.
Se la lesione muscolare riportata è leggera, basta impiegare del ghiaccio e tenere a riposo il muscolo. Invece, quando si ha a che fare con una lesione più importante potrebbe essere necessario fare della fisioterapia, in modo da assicurare un potenziamento del muscolo in elasticità e forza.
Attualmente però la comunità scientifica concorda nell’attuazione del protocollo “POLICE” (Protection Optimal Load Ice Compression Elevation). Il carico ottimale, in alternativa al riposo, è la variante che rende questo approccio più efficace nella tipologia di lesione in esame. Nella fase acuta il muscolo infortunato deve essere protetto da carichi eccessivi che potrebbero compromettere, o rallentare, il processo di guarigione.
Il ghiaccio, o la crioterapia in genere, viene utilizzato per il suo effetto a livello vascolare e di riduzione del dolore, nota la sua capacità di agire su determinati recettori che incide nel migliormaneto a breve termine della sintomatologia del paziente. La compressione limita la diffusione dell’edema da stravaso di liquidi dai vasi lesi all’interno del sito della lesione.
L’esercizio fisico risulta centrale nell’approccio terapeutico relativo alla fase sub-acuta. Nell’approccio riabilitativo di una lesione al muscolo gran dorsale, e più in generale alla muscolatura dell’arto superiore, come il pettorale maggiore, risulta di particolare importanza l’introduzione di un programma diretto al miglioramento del ROM dell’articolazione della spalla (incluse la rotazione esterna ed interna) che spesso si apprezza alterato nei soggetti che soffrono questo tipo di infortunio.
Inoltre, già durante le prime fasi della lesione, risulta indicato introdurre esercizi diretti alla muscolatura stabilizzatrice della scapola, in particolar modo se il paziente pratica sport che preveda una costante attività dell’arto superiore. Per lo stesso motivo di natura biomeccanica, è indicato includere anche esercizi che coinvolgano la prono supinazione dell’avambraccio.
Nel recupero di una lesione muscolare di questo segmento risulta particolarmente adatta l’inclusione di esercizi che si focalizzino sulla contrazione eccentrica del muscolo, nel rispetto dei limiti e della tolleranza del paziente. L’evidenza scientifica valuta opportuna l’introduzione moderata di esercizi nella fase acuta della riabilitazione di una lesione muscolare. L’allenamento isometrico, meno stressante rispetto ad altre forme di allenamento, deve essere introdotto per primo in questa fase della riabilitazione.
Gli esercizi concentrici ed eccentrici possono invece essere posticipati ed iniziati quando un moderato allenamento isometrico può essere eseguito senza dolore. rispettare una certa gradualità nella progressione dell’allenamento fisico: gli esercizi inizialmente dovrebbero essere eseguiti senza resistenza, il carico dovrebbe essere progressivamente aumentato ed i carichi stressanti eccentrici isotonici dovrebbero essere introdotti solo quando l’allenamento concentrico risulti ben tollerato dal paziente.
In letteratura sono presenti diversi studi che valutano, come utile ed efficace nella fase sub-acuta, anche l’esecuzione di esercizi motorio-sensoriali, diretti all’allenamento dell’equilibrio e di esercizi per la stabilità, diretti invece al controllo posturale e neuromuscolare. E’ necessario concentrarsi sul miglioramento delle capacità motorie, come la resistenza e la forza muscolare, con l’obiettivo di ricondizionare il paziente ai gesti atletici previsti nel suo sport.
I tempi di guarigione delle lesioni muscolari, da lievi a moderate, di solito sono di poche settimane, da 1 a 4. Gli infortuni muscolari sono molto diffusi nella popolazione. La loro diagnosi deve basarsi principalmente sull’anamnesi, l’esame cinico e le tecniche di imaging, utili per classificare e fornire un’adeguata proprosta di trattamento della lesione della lesione. La maggior parte delle volte possono essere trattate in modo conservativo con risultati eccellenti. L’approccio terapeutico deve essere differenziato a seconda della fase dell’infortunio e basarsi principalmente sull’esercizio di intensità progressiva.
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