La risonanza magnetica multiparametrica della prostata (mpMRI) viene ormai sistematicamente utilizzata negli studi di pazienti con sospetta o dubbia patologia prostatica. La Risonanza Magnetica Multiparametrica Prostatica è attualmente la metodica di imaging più avanzata per lo studio del tumore prostatico.
A cosa serve la Risonanza Magnetica Multiparametrica Prostatica?
La RMmp ha acquisito un ruolo fondamentale nella definizione dell’iter diagnostico terapeutico del tumore prostatico, ad esempio in caso di riscontro di valori elevati del PSA o della presenza di reperti anomali all’esplorazione rettale. Essa consente di ottenere:
- Studio morfologico della ghiandola prostatica
- Valutazione della presenza di aree di sospetta malignità, anche di dimensioni millimetriche, classificate secondo score PI RADS
- Valutazione di localizzazione ed eventuale stadiazione loco-regionale della malattia
- Studio anatomico di recidiva loco-regionale dopo chirurgia o trattamento radioterapico
- Guida per l’esecuzione di biopsie prostatiche con tecnica Fusion
- Sorveglianza attiva del tumore alla prostata
Come funziona la Risonanza Magnetica Multiparametrica?
La risonanza magnetica prostatica multiparametrica è un esame diagnostico radiologico non invasivo, in quanto si basa sul principio della radiofrequenza e non contempla l’utilizzo di radiazioni ionizzanti. La procedura non prevede l’utilizzo di radiazioni ionizzanti, ma si basa sul principio della radiofrequenza, è quindi da considerarsi una metodica non invasiva.
Si tratta di un esame multiplanare: la prostata viene quindi esaminata nei tre piani dello spazio, ciò consente il più accurato studio della sua morfologia. Il paziente deve soltanto restare disteso e immobile sul lettino in posizione supina e respirare regolarmente. È un esame indolore, dalla durata di circa 30-40 minuti, che fornisce una vera e propria mappatura della prostata e dei tessuti limitrofi. Il paziente viene fatto sdraiare su un lettino in posizione supina e fatto scivolare attraverso un cilindro cavo, aperto ad entrambe le estremità; tramite un accesso venoso viene iniettato mezzo di contrasto paramagnetico.
È fondamentale, per non inficiare la buona qualità delle immagini che il paziente rimanga fermo durante l’intera durata della procedura. Subito dopo il termine dell’esame è possibile cibarsi e svolgere le proprie attività, senza particolari tempi di attesa. È anche possibile sottoporvisi con una sedazione completa, che va richiesta esplicitamente in precedenza.
Come gia descritto in un articolo mirato a valutare alcuni aspetti specifici, la RM della prostata consente di confermare eventuali lesioni sospette descrivendone la localizzazione all'interno della prostata ma anche rispetto a tutti gli organi circostanti.
Preparazione, controindicazioni ed effetti collaterali
La procedura non richiede particolare preparazione, tuttavia sono necessarie piccole accortezze. Il paziente deve essere a digiuno da cibi solidi da almeno sei ore prima dell’esame e da liquidi da almeno un’ora.
È fortemente consigliato effettuare un clistere poche ore prima della procedura per evitare la presenza di feci o aria nel retto, elemento che potrebbe causare artefatti nelle immagini e minarne la qualità complessiva.
Inoltre, è necessaria l’esecuzione di analisi di laboratorio per valutare la funzionalità renale (creatininemia), alcuni giorni prima dell’esame. In caso di insufficienza renale è infatti controindicato l’utilizzo di mezzo di contrasto e la procedura verrà eseguita senza infusione dello stesso.
Infine, in caso di esecuzione di precedenti Biopsie prostatiche è consigliato attendere almeno 6-8 settimane prima di eseguire la RMmp.
Si sconsiglia di procedere con la risonanza magnetica se il paziente è affetto da insufficienza renale oppure è portatore di pace-maker, clip vascolari metalliche, pompe per il rilascio di chemioterapici, protesi del cristallino o dell’orecchio interno.
La procedura non può essere eseguita in caso di pazienti portatori di pace-maker non compatibili, clip vascolari metalliche, pompe per il rilascio di chemioterapici, neurostimolatori, protesi del cristallino o dell’orecchio interno e corpi estranei metallici (pallini da caccia).
È fondamentale che il paziente informi il Medico Radiologo di eventuali allergie in modo da valutare la necessità di esecuzione di adeguata preparazione antiallergica. Devono essere segnalate anche tutte le allergie manifestatesi in precedenza, in modo da valutare eventuali correlazioni con il mezzo di contrasto. Nonostante si tratti di un evento molto raro, alcuni pazienti possono infatti sviluppare reazione avverse al mezzo di contrasto utilizzato (gadolinio).
Al momento della prenotazione, molti pazienti specificano più volte la necessità di effettuare una risonanza magnetica multiparametrica come da raccomandazioni dell'urologo richiedente: presso i nostri centri sono sempre stati rispettati gli standard di elevato livello diagnostico indicati dall'Amercian College of Radiology che ha stilato le linee guida di esplorazione e refertazione della patologia prostatica.
La vescica non deve essere vuota ma va evitata la tensione delle pareti, quindi evitare anche il riempimento eccessivo. e richiede altresì al Paziente di rimuovere tutte le parti metalliche indossate.
Radiologo ad effettuare le scansioni più adatte alla diagnosi.
Lo svolgimento dell'esame è totalmente sovrapponibile all'esame RM della pelvi femminile, con paziente disteso sul lettino in posizione supina, con i piedi verso l'entrata del tunnel.
In caso di necessità di completamento dell’esame con somministrazione del mezzo di contrasto il Paziente viene avvertito preventivamente e deve dare il suo consenso volontario alla procedura.
Le tecniche di studio nella RMmp
La RMmp viene eseguita utilizzando diverse tecniche:
- Studio morfologico
- Studio di diffusione
- Studio di perfusione
Lo studio morfologico (sequenze T1 e T2) è volto a valutare l’anatomia della ghiandola e a riconoscere eventuali alterazioni della stessa, consentendo di riconoscere non solo lesioni estese, ma anche alterazioni di pochi millimetri.
Lo studio di diffusione molecolare dell’acqua (sequenze DWI e ADC) fornisce informazioni riguardanti il grado di proliferazione cellulare e di conseguenza il danno tissutale presente.
La valutazione dinamica-perfusionale (sequenza DCE) è ottenuta con la somministrazione di mezzo di contrasto paramagnetico ed è in grado di caratterizzare le eventuali lesioni in base al loro livello di vascolarizzazione.
Combinando i dati ottenuti dalle immagini acquisite con le suddette tecniche di studio, e dall’elaborazione delle stesse, è possibile fornire con elevata accuratezza informazioni riguardanti l’identificazione e la tipizzazione di lesioni tumorali a livello dell’intera ghiandola prostatica.
Dall’integrazione dei tre parametri si ottiene, infatti, una valutazione non solo morfologica ma anche funzionale-fisiologica, rendendo possibile riconoscere la presenza di eventuale neoplasia, indicandone la sede al fine di permettere una biopsia mirata per conferma e valutazione del grado della lesione. I tessuti tumorali sono infatti caratterizzati da composizioni differenti rispetto a tessuti in buone condizioni.
Lo Score PI-RADS
Data la complessità dell’esame, negli anni sono state codificate delle linee guida internazionali, definite dallo score PI-RADS (Prostate Imaging Reporting & Data System), per l’esecuzione e la refertazione della Risonanza magnetica multiparametrica della prostata. La classificazione PI-RADS si basa su una scala di valori da 1 a 5, e permette di assegnare un valore crescente di probabilità ad ogni reperto individuato in risonanza magnetica.
Esse permettono di ottenere una valutazione oggettiva delle lesioni prostatiche con una scala di valori da 1 a 5. Il punteggio viene calcolato valutando il comportamento di segnale nelle sequenze morfologiche, di diffusione e post-contrastografiche. La classificazione PI-RADS permette quindi di assegnare un punteggio crescente di probabilità di malignità ad ogni reperto individuato in risonanza magnetica.
Categorie di valutazione PI-RADS:
- PI RADS 1 - Rischio molto basso: è altamente improbabile la presenza di un tumore clinicamente significativo
- PI RADS 2 - Rischio basso: è improbabile la presenza di un tumore clinicamente significativo
- PI RADS 3 - Rischio intermedio: la presenza di un tumore clinicamente significativo è incerta
- PI RADS 4 - Rischio alto: è probabile la presenza di un tumore clinicamente significativo
- PI RADS 5 - Rischio molto alto: è altamente probabile la presenza di un tumore clinicamente significativo
In pratica una risonanza magnetica multiparametrica prostatica nel cui referto è indicato un PI-RADS 1 o 2 va considerata negativa. In alcuni casi di referti negativi il PI-RADS non viene nemmeno riportato. In presenza di lesioni PI-RADS 4 o 5, al contrario, l’esame va considerato positivo. In questi pazienti la biopsia prostatica andrebbe sempre fatta, e dovrebbe basarsi sulle metodiche di fusione. Questo tipo di biopsia prevede infatti una guida ecografica con immagini “potenziate” dai dati ottenuti dalla risonanza magnetica, in modo da poter mirare con estrema precisione le aree sospette evitando prelievi bioptici inutili.
I referti con PI-RADS 3 sono invece considerati dubbi. In questi casi la decisione se eseguire la biopsia dipende anche dagli altri fattori di rischio del caso (come il valore del PSA o i reperti palpatori all’esplorazione rettale).
È anche possibile distinguere tra i tumori confinati all’organo (malattia locale) e quelli che si estendono oltre la prostata (pertanto in uno stadio più elevato).
Ruolo della RMmp nella Diagnosi e nella Pianificazione Terapeutica
Ad oggi la Risonanza Magnetica Multiparametrica riveste un ruolo di primaria importanza non solo nella diagnosi e nella valutazione del tumore alla prostata, ma anche nella pianificazione terapeutica. Inoltre, l’evidenza di eventuali alterazioni sospette permette in sede di biopsia di eseguire prelievi mirati, aumentando la capacità diagnostica della procedura.
La Risonanza Magnetica mostra infatti un’elevata sensibilità nell’identificare i tumori prostatici anche di piccolissime dimensioni, offrendo dunque la possibilità di eseguire uno studio bioptico “mirato” su lesioni sospette e non più un mappaggio esclusivamente “alla cieca”.
Si ricorre alla risonanza magnetica alla prostata per determinare se procedere o meno con la biopsia, che resta per sua natura una procedura diagnostica invasiva.
Se quindi in un paziente si manifesta un livello alterato di PSA, si può prima di tutto eseguire una RM mp e poi eventualmente procedere con la biopsia. Questo permette di ridurre l’eccesso di diagnosi e di conseguenza anche delle cure, che possono incidere negativamente sulla qualità della vita.
Ma non solo: anche in seguito a una biopsia negativa dopo la quale persista però il sospetto diagnostico a causa di un livello elevato di PSA, si può rivalutare il paziente tramite risonanza magnetica prostatica multiparametrica, che, nel caso rilevi la presenza di un tumore, permette di valutarne l’estensione e di conseguenza studiare la forma di trattamento più opportuna.
Infine, la RM multiparametrica si rivela estremamente utile anche dopo l’eventuale intervento chirurgico, radioterapico o farmacologico: nel caso in cui il livello di PSA si alzasse di nuovo, questo esame potrebbe contribuire all’individuazione di eventuali recidive.
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