Statine e Trigliceridi Alti: Un Approfondimento

Le dislipidemie sono malattie caratterizzate da elevati livelli di lipidi nel sangue. Si tratta di condizioni cliniche molto comuni in cui l’aumento di colesterolo e/o dei trigliceridi può derivare da cause ereditarie (genetiche), ma più spesso da un inadeguato stile di vita. Se non curate, possono causare gravi conseguenze.

Cosa sono le statine?

Le statine sono farmaci ad azione ipocolesterolemica, ovvero utilizzati per contrastare o ridurre il colesterolo totale ed LDL. Proprietà caratteristica delle statine è la capacità di abbassare i livelli del colesterolo nel sangue. Il loro effetto più significativo è la riduzione del colesterolo LDL (noto anche come colesterolo “cattivo”).

Le statine sono farmaci che inibiscono la sintesi del colesterolo prodotto dall’organismo agendo sull’enzima HMG-CoA reduttasi. In particolare, la HMGCoA-reduttasi è coinvolta nella sintesi del mevalonato, un precursore degli steroli - colesterolo incluso.

La prima statina ad essere scoperta grazie allo scienziato giapponese Akira Endo ed ai suoi collaboratori nel 1976 fu la mevastatina (detta anche compactina) che però non fu mai commercializzata. Le statine si presentano sotto forma di compresse assunte una volta al giorno e quelle attualmente disponibili vengono divise, sulla base della loro efficacia nel ridurre i livelli di colesterolo, in statine ad alta intensità e statine a bassa intensità.

Come Funzionano le Statine?

Le statine funzionano diminuendo la frazione dannosa del colesterolo, ossia LDL, e impediscono che questa si accumuli nelle arterie del corpo (comprese le arterie coronarie). Ciò avviene perché le statine aumentano il numero dei recettori per le LDL presenti sulle cellule del fegato. Esse agiscono anche su altri livelli del metabolismo lipidico, con la riduzione dei trigliceridi e l’aumento discreto della frazione del colesterolo buono (HDL).

Benefici delle Statine

Molti studi clinici su larga scala hanno dimostrato che questi farmaci riducono significativamente sia l'incidenza delle malattie cardiovascolari sia la mortalità dovuta a queste patologie. Tutti gli studi più importanti sulle statine hanno mostrato una riduzione degli eventi cardiovascolari nei pazienti che le assumevano.

Livelli elevati di colesterolo totale e di colesterolo LDL rappresentano fattori di rischio per lo sviluppo di malattie cardiovascolari. Per la salute di cuore e arterie, è particolarmente importante che i livelli di colesterolo “cattivo” non aumentino eccessivamente.

Statine e riduzione dei trigliceridi

Le statine sono selettive, ovvero sono in grado di ridurre la sintesi del colesterolo LDL (quello “cattivo”), lasciando inalterata l'azione del colesterolo HDL (quello “buono”). Il colesterolo “buono” può aumentare del 5-10%, mentre i trigliceridi possono diminuire di una quota variabile tra il 30 e il 50%.

Nella presente metanalisi la terapia con statine ha prodotto una riduzione importante (fino al 56%) dei livelli di colesterolo LDL in pazienti con ipertrigliceridemia. La monoterapia con questi farmaci ha ridotto anche i livelli di trigliceridi, ma un numero importante di pazienti non ha raggiunto i livelli raccomandati (TG<150 mg/dL). Elevati livelli di trigliceridi (TG) sono associati a un incremento del rischio di malattie cardiovascolari.

Utilizzando i dati provenienti dalla metanalisi indiVidual patient meta-analysis Of statin therapY in At risk Groups: Effects of Rosuvastatin, atorvastatin and simvastatin (VOYAGER) sono state analizzate le riduzioni di C-LDL e TG in pazienti con livelli basali di TG ≥177 mg/dL (≥2 mmol/L). Le riduzioni dei valori medi di C-LDL variavano da -26,9% a -55,5%. Le riduzioni più significative sono state osservate con rosuvastatina 10-40 mg rispetto ad un uguale o doppio dosaggio di atorvastatina e simvastatina (p<0,05).

Le riduzioni del valore medio di TG variavano da -15,1% a -31,3%. Rosuvastatina 10 mg era associata ad una diminuzione significativamente più consistente dei livelli di TG rispetto ad atorvastatina 10 mg (p<0,05). Rosuvastatina 20 e 40 mg erano associate ad una riduzione dei livelli di TG simile a quella riscontrata con uguali dosaggi di atorvastatina.

In conclusione, in pazienti con ipertrigliceridemia, la riduzione del C-LDL era notevole e dipendeva dalla scelta del dosaggio di statina. La diminuzione dei livelli di TG era numericamente inferiore se confrontata con i livelli di C-LDL.

Chi dovrebbe prendere le statine?

Dovresti prendere le statine se:

  • Hai una malattia aterosclerotica.
  • Hai una malattia cardiovascolare come l’angina o una malattia arteriosa periferica, oppure hai avuto un infarto del miocardio, un ictus o un attacco ischemico transitorio (TIA).
  • Ci sono condizioni concomitanti che aumentano il rischio di sviluppare una malattia vascolare aterosclerotica.

Effetti Collaterali e Interazioni

In genere le statine sono ben tollerate. La maggior parte degli eventuali effetti collaterali associati alla somministrazione di statine è lieve e tende a scomparire. Quello delle interazioni con altri medicinali rappresenta l'aspetto critico fondamentale del trattamento con statine.

L’effetto collaterale più comune riportato dai pazienti in terapia con statine è il dolore muscolare (mialgia), che si verifica in meno dell’1% dei pazienti ed è spesso alleviato dal passaggio a un’altra statina. Si raccomanda di determinare l’attività della creatina chinasi (CK) nei pazienti con sintomi muscolari. Se l’attività CK è più di cinque volte il limite superiore della norma, l’uso della statina deve essere interrotto.

L’alterazione del fegato è rara, compare nello 0,5-2% di tutti i pazienti, reversibile nella stragrande maggioranza dei casi e facilmente rilevabile con gli esami del sangue. Infatti, le statine potrebbero alterare l’equilibrio glucidico, ma il paziente deve avere un significativo pre-diabete per sviluppare il diabete di tipo 2 a causa di una statina. Questo si verifica in circa l’1 per cento dei pazienti con pre-diabete che assumono il farmaco.

L'uso delle statine è controindicato nelle persone con gravi malattie del fegato, o nel caso in cui si sospetti un problema al fegato per il riscontro di valori alterati delle analisi del sangue. L'assunzione delle statine è controindicata durante la gravidanza e l'allattamento perché non sono disponibili dati certi sulla loro sicurezza.

Le statine vanno prese con cautela da tutte le persone che hanno un rischio più alto di sviluppare effetti collaterali quali la miopatia (malattia dei muscoli) o la rabdomiolisi (rottura delle fibre muscolari). Le persone che assumono statine, prendono spesso anche altri farmaci che possono modificare l'effetto o la sicurezza delle statine, ad esempio riducendone l'efficacia o aumentando la possibilità di sviluppare effetti collaterali, come la miopatia.

È importante sapere che se durante la terapia con le statine dovesse essere necessario prendere anche uno di questi farmaci, il medico potrebbe prescrivere un medicinale alternativo alle statine oppure potrebbe abbassarne il dosaggio. Il succo di pompelmo può interagire con alcune statine e aumentare il rischio di sviluppare effetti collaterali. Il medico può consigliare di evitarne l'uso oppure di consumarne in quantità limitate.

Interazioni specifiche delle statine

Più in particolare, la simvastatina e l'atorvastatina possono interagire con i principi attivi che inibiscono o stimolano il metabolismo attraverso l'enzima citocromo P450 (CYP3A4) e con quelle che influenzano l'attività delle proteine di trasporto, per esempio l'itraconazolo, il ketoconazolo, l'eritromicina, la claritromicina, la telitromicina, gli inibitori della proteasi dell'Hiv, la ciclosporina, il danazolo, verapamil e amiodarone, il diltiazem, il warfarin e i cumarinici, l'ezetimibe e i fibrati.

L'iperico e farmaci come l'efavirenz e la rifampicina possono ridurre sia le concentrazioni di simvastatina nel sangue sia quelle di atorvastatina. La fluvastatina dovrebbe invece essere assunta con cautela insieme a ciclosporina, fluconazolo, fenitoina e glibencamise, mentre nel caso della prevastatina si dovrebbe fare attenzione alla combinazione con ciclosporina, eritromicina e claritromicina. Infine, la rosuvastatina è controindicata con la ciclosporina.

Alternative Terapeutiche

Agire sull'alimentazione è fondamentale anche quando è stata già ricevuta una diagnosi di colesterolo LDL alto. Tuttavia, se le modifiche dei comportamenti alimentari non sono sufficienti a ottenere i risultati attesi può essere necessario abbinare alla dieta una cura a base di farmaci. In alternativa, o in associazione alle statine, abbiamo a disposizione l’ezetimibe.

Tra i farmaci che agiscono sul profilo lipidico vi è anche l’ezetimibe. Questo farmaco abbassa i livelli di colesterolo totale, colesterolo LDL (di circa il 15%) e dei trigliceridi. L’ezetimibe funziona riducendo la quantità di colesterolo che si assorbe dal cibo a livello intestinale agendo sulla proteina NPC1L.

La fermentazione del riso ad opera del Monascus purpureus da luogo alla monacolina K che presenta una struttura praticamente simile alle statine.

Altri farmaci per l'ipertrigliceridemia

I farmaci comunemente usati per abbassare l'ipertrigliceridemia, si chiamano fibrati e sono stati scoperti negli anni ‘60. I farmaci di questa classe disponibili in Italia sono il gemfibrozil, il fenofibrato e il bezafibrato.

I fibrati aumentano l’attività della lipoproteina lipasi. Agiscono attivando un recettore nucleare chiamato PPAR, che aumenta la trascrizione di geni coinvolti a vari livelli nel metabolismo dei trigliceridi. Mediando l’aumento dell’espressione di apoproteine A-I e A-II, inducono anche un aumento delle lipoproteine HDL che, trasportando il colesterolo al fegato, consentono di ridurre i livelli di colesterolo nel sangue.

Di recente, è in corso di sviluppo il pemafibrato. Dagli studi preclinici si evidenzia un’azione selettiva e potente su PPAR-α rispetto ad altri fibrati, insieme ad una lieve riduzione del colesterolo LDL. Dallo studio clinico PROMINENT, effettuato su pazienti dislipidemici (che facevano uso di statine) con concomitante diabete di tipo 2, disegnato per valutare l’efficacia del pemafibrato nel ridurre elevati livelli di trigliceridi (tra 200 e 499 mg/dL) e implementare i bassi livelli di HDL (40 mg/dL o meno), emergono risultati controversi.

Esistono almeno due nuovi farmaci in fase di sviluppo per il trattamento dell'ipertrigliceridemia. Uno si chiama volanesorsen; è un oligonucleotide antisenso che blocca l’mRNA responsabile della produzione di un peptide che inibisce l’attività di un enzima (la lipoproteina lipasi) che promuove la degradazione dei trigliceridi. Nel 2019 l’EMA ha espresso parere favorevole all’immissione in commercio di volanesorsen in pazienti con una sindrome familiare caratterizzata da elevati livelli di trigliceridi ed episodi di pancreatite.

L’altro è un anticorpo monoclonale (evinacumab) anch’esso capace di legare una proteina (ANGPTL3) che inibisce la lipoproteina lipasi. Inizialmente sviluppato come trattamento per l'ipertrigliceridemia grave, ha mostrato efficacia anche nella riduzione del colesterolo LDL.

Importanza dello Stile di Vita

Lo stile di vita sano, con una corretta alimentazione e attività fisica regolare, ha un ruolo fondamentale nel ridurre il rischio cardiovascolare in quanto agisce anche sui valori di colesterolo totale, LDL e HDL. La prevenzione cardiovascolare passa prima di tutto dall'impegno a mantenere il proprio peso nella norma e da uno stile di vita salutare che includa un'alimentazione sana e bilanciata e un'attività fisica regolare e che escluda, invece, il fumo e il consumo eccessivo di alcol.

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