Le statine sono in uso dal 1987, anno di commercializzazione della prima molecola, e sono tuttora tra i farmaci più prescritti al mondo. Negli ultimi anni, tuttavia, evidenze crescenti hanno prima sollevato il dubbio e poi documentato chiaramente che le statine possono aumentare il rischio di diabete di tipo 2.
Spesso si ricorre alla metafora della chiave e della serratura: l’insulina è la chiave che apre la porta presente sulla cellula muscolare che permette il passaggio dello zucchero dal sangue all’interno della cellula. Ecco, hai presente quando vai in ferramenta a farti fare una copia della chiave di casa e poi scopri che fatica ad entrare e girare nella serratura?
L'Effetto delle Statine sulla Glicemia
Sì, le statine aumentano davvero i valori di glicemia, e lo sappiamo con ragionevole certezza da più di 10 anni, ovvero dalla pubblicazione di una meta-analisi su The Lancet che per prima ha fatto il punto su un dubbio che circolava in realtà già dai primi anni 2000.
Una meta-analisi del 2016 pubblicata su The Lancet ha rilevato che su 10000 pazienti trattati per 5 anni con statine sono stati diagnosticati 50-100 casi di diabete legati alla terapia. Purtroppo non dovrebbe a questo punto stupirti scoprire che, mediamente, le statine peggiorano anche i valori di glicemia nei pazienti già affetti diabete di tipo 2, che si traduce in un rischio maggiore di progressione della malattia.
Studi e Ricerche sull'Associazione tra Statine e Diabete
Diversi studi hanno evidenziato l’associazione tra una terapia con statine e un rischio più alto di sviluppare diabete tipo 2, soprattutto in pazienti ad alto rischio di diabete, obesi e sovrappeso.
Una nuova ricerca, appena pubblicata dal British Journal of Clinical Pharmacology su una coorte di 9.535 adulti di età superiore a 45 anni, senza diabete al basale, ha rilevato nei soggetti in terapia con statine più alte concentrazioni di insulina a digiuno, più alti tassi di insulino-resistenza e il 38% in più di probabilità di sviluppare diabete di tipo 2. Il rischio era più significativo tra coloro che erano sovrappeso o obesi.
In questo studio, in totale utilizzavano le statine 968 (10%) partecipanti, in terapia con simvastatina (57%), atorvastatina (25,5%) e pravastatina (10,3%). Durante il periodo di follow up il 7,5% (716) dei partecipanti ha sviluppato il diabete di tipo 2.
Dopo aggiustamento dei dati per età, sesso, abitudine al fumo, consumo di alcol, attività fisica, grado di istruzione, indice di massa corporea (BMI) e ipertensione, l’uso di statine alla partenza dello studio era significativamente associato a maggiori concentrazioni di insulina a digiuno e a un più alto indice di resistenza all’insulina.
Inoltre, un’analisi più approfondita, che ha diviso i partecipanti secondo l’indice di massa corporea (BMI), ha rivelato che l’associazione tra statine e diabete di tipo 2 era significativa solo per i soggetti in sovrappeso o obesi, ma non per quelli con BMI normale (HR, 1,42 vs 1,18).
Di recente, uno studio pubblicato sull’American Journal of the Medical Sciences ha fatto chiarezza sulla questione, mostrando come l’effetto riscontrato negli studi osservazionali potrebbe dipendere da un bias di selezione del campione. Il gruppo di studio ha allora deciso di valutare se la maggiore incidenza di diabete nei pazienti in trattamento con statine riscontrata negli studi osservazionali potesse essere determinata da un bias di selezione.
Per farlo, i ricercatori hanno preso in considerazione i database delle assicurazioni private statunitensi e individuato 442.526 soggetti senza una diagnosi di diabete, i quali sono stati divisi in due gruppi sulla base della presenza o meno di una richiesta di rimborso per statine (utilizzatori di statine vs. non utilizzatori di statine).
Invece, non sono emerse differenze significative tra i due gruppi in termini di incidenza di diabete (P=0,22), con dati paragonabili a quelli dei trial randomizzati (1). Al contrario, dal confronto ‘utilizzatori di statine’ vs ‘non utilizzatori di statine’ è emerso un aumento del 120% del rischio di diabete associato al trattamento con statine, statisticamente significativo (P<0,001) e in linea con quanto emerso dagli studi osservazionali (2).
Uno studio retrospettivo di coorte ha valutato la progressione verso il diabete dopo l’inizio di una terapia con statine esaminando i dati di 83.022 coppie abbinate sulla base dell’uso di statine o di un controllo attivo (in questo caso gli inibitori di pompa, data l’alta diffusione anche di questo tipo di terapie).
L’analisi ha rilevato che l’uso di statine era associato alla progressione del diabete: coloro che le assumevano avevano infatti rispetto ai controlli maggiori probabilità di iniziare un nuovo trattamento con insulina (odds ratio 1,16, limiti di confidenza al 95% da 1,12 a 1,19), sviluppare una iperglicemia persistente (odds ratio 1,13, limiti di confidenza al 95% da 1,10 a 1,16), nonché avere complicanze glicemiche acute (odds ratio 1,24, limiti di confidenza al 95% da 1,19 a 1,30) e ricevere prescrizioni di farmaci ipoglicemizzanti (odds ratio 1,41, limiti di confidenza al 95% da 1,38 a 1,43).
C’era un effetto dose-risposta in quanto i pazienti che facevano trattamenti più intensivi con le statine avevano un rischio maggiore di sviluppare un diabete.
Benefici vs. Rischi: Una Valutazione Medica Necessaria
La risposta secca, semplicistica ma non troppo distante dal vero, è banalmente questa: ha senso perché è meglio farsi venire un po’ di diabete che morire d’infarto. Una prescrizione medica è sempre il risultato di questo tipo di valutazione, che è poi resa ulteriormente complicata da elementi soggettivi: quando ad esempio ti prescrive un’aspirina per abbassare la febbre da influenza, non lo fa per curarti, lo fa perché sa che tu mal sopporti il dolore e la sensazione di malessere. L’antinfiammatorio ti darà sollievo, con un rischio di effetti collaterali estremamente ridotto, seppure questo probabilmente ritarderà i tempi di guarigione.
Il primo consiste nell’affidarti a un medico con cui instaurare un rapporto di fiducia, che possa aiutarti a valutare se nel TUO caso specifico l’aumento del rischio di diabete, così come degli altri possibili effetti collaterali, sia giustificato dai benefici. Come abbiamo già detto si tratta di un ragionamento che qualsiasi medico compie prima di prescriverti un farmaco, semplicemente non sempre te lo esplicita.
Consigli per Mitigare il Rischio
Il secondo consiglio è quello a cui tengo di più; abbiamo detto che colesterolo alto e diabete condividono tanto le cause, quanto le possibili complicazioni. Non conto più i pazienti che, grazie a questo approccio, hanno davvero potuto diminuire le dosi della statina, quando non addirittura sospenderla; questo è davvero il modo migliore che hai per ridurre in un colpo solo rischio di diabete, di colesterolo alto, di infarto e di ictus.
- Perdi peso se necessario, questo è probabilmente in ultima analisi il fattore che più di tutti può fare la differenza.
- Riduci o, meglio, evita il consumo di alcolici.
Conclusioni e Raccomandazioni
Questi dati, insieme ad altri usciti in letteratura sui possibili effetti a lungo termine delle statine devono indurre a una valutazione più oculata del rapporto rischi-benefici, specie nei pazienti che già hanno un diabete o che hanno fattori di rischio per la malattia. Va detto che qualsiasi effetto avverso teorico delle statine sul rischio cardiovascolare (CV) che potrebbe derivare da piccoli aumenti della glicemia (o da qualsiasi altro meccanismo) è già ampiamente tenuto in considerazione nella riduzione complessiva del rischio CV osservata con la terapia con statine in questi studi.
A dispetto di ogni possibile rischio e implicazione ancora nel del tutto stimata, la raccomandazione degli esperti italiani in persone a rischio CV, potenzialmente già in una condizione di prediabete, è di associare alla prescrizione di statina strategie comprovate per prevenire o ritardare il diabete, come il calo ponderale e l’aumento dell’attività fisica.
Tabella: Effetti delle Statine e Rischio di Diabete
| Fattore | Effetto delle Statine | Rischio di Diabete |
|---|---|---|
| Concentrazione di insulina a digiuno | Aumento | Aumentato |
| Resistenza all'insulina | Aumento | Aumentato |
| BMI (in soggetti sovrappeso/obesi) | - | Aumentato |
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