Donare il sangue è un atto di solidarietà e di aiuto verso il prossimo. Appena effettuato il prelievo viene generalmente offerto un ristoro per reintegrare i liquidi e migliorare il comfort post donazione. Durante la giornata la persona che ha donato il sangue può in genere assumere qualunque tipo di alimento, tenendo però a mente che è consigliabile astenersi da quelli ad alto contenuto di grassi.
È importante ricordare che l’atto del prelievo costituisce un piccolo trauma per il vaso sanguigno. Potrebbero dunque presentarsi ecchimosi (ematomi) o edemi, ovvero un leggero gonfiore nell’area circostante. Non c’è da allarmarsi, in quanto si tratta di una reazione post-traumatica assolutamente fisiologica: fenomeni simili tendono a scomparire naturalmente dopo qualche giorno.
Per secoli, l’acqua salata è stata utilizzata come un rimedio naturale per la cura delle lesioni cutanee. In alcune culture antiche, come nella medicina dell’antico Egitto o dell’antica Grecia, l’acqua salata veniva utilizzata per medicare graffi, tagli, piaghe e irritazioni della pelle. Di fatto, la soluzione salina viene ancora utilizzata nella medicina moderna, beninteso sterilizzata. La soluzione salina sterilizzata si usa per irrigare la ferita e in alcuni interventi medici.
Rischi e Precauzioni Dopo il Prelievo
Dopo il prelievo si consiglia una giornata di riposo. Donare sangue è un impegno che si prende con se stessi e con altre persone ed è giusto dedicare uno spazio soltanto a questa attività. Astenersi dal lavoro o prendere un permesso di qualche ora aiuta a riposarsi e recuperare le forze al meglio per il resto della settimana.
Ad ogni modo, l’atto del prelievo costituisce un piccolo trauma per il vaso sanguigno. Potrebbero dunque presentarsi ecchimosi (ematomi) o edemi, ovvero un leggero gonfiore nell’area circostante. Non c’è da allarmarsi, in quanto si tratta di una reazione post-traumatica assolutamente fisiologica: fenomeni simili tendono a scomparire naturalmente dopo qualche giorno.
Capita spesso di graffiarsi scivolando sugli scogli o di tagliarsi sulla spiaggia: qualsiasi decisione in merito alla medicazione della ferita non può prescindere dalla valutazione della sua gravità. Ugualmente importante è la natura, la dimensione e la causa della ferita. A seguito dell’esposizione all’acqua, diversi microrganismi possono causare problemi: dalla formazione di ascessi a rare forme di infezioni batteriche, fino a infezioni alle ossa e alle articolazioni.
Per queste ragioni, il medico potrà prescrivere una terapia antibiotica come profilassi di una possibile infezione: si tratta di una terapia profilattica, quindi a scopo preventivo, tanto più necessaria quanto la ferita sarà profonda, associata a una lesione da schiacciamento, in prossimità di un’articolazione o di un osso.
Considerazioni sull'Acqua di Mare
Come abbiamo visto in apertura, è importante ricordare che non tutta l’acqua ha le stesse caratteristiche. Ma anche la stessa acqua di mare può essere molto diversa a seconda del luogo dove ci troviamo. L’acqua vicina alle foci dei fiumi o nei pressi di rocce è particolarmente rischiosa. Dal punto di vista dell’igiene, una piscina mantenuta correttamente può promettere maggiori garanzie.
Però, non è affatto infrequente che si verifichino lesioni nelle persone che frequentano piscine e gli spazi adiacenti: soprattutto ai piedi e alle mani. I bordi scivolosi o irregolari, gli scarichi non coperti e i beccucci di uscita dell’acqua di ricambio possono causare lesioni agli utenti della piscina. Incidenti dovuti allo scivolamento o alla caduta accidentale possono complicarsi per l’impatto con ausili per il nuoto, come ciambelle o corde galleggianti, lasciati nell’area della piscina.
È opportuno prevenire questo tipo di incidente vietando l’uso di contenitori di vetro e raccomandando alle persone che frequentano la piscina di usare contenitori alternativi per le bevande.
Il Catetere PICC e il Bagno
La sua collaborazione al fine della gestione sicura del PICC è altrettanto importante. Il PICC, o Catetere venoso Centrale a Inserzione Periferica (in inglese Peripherally Inserted Central Catheter), è un tubicino flessibile di calibro di 1-2 mm e di lunghezza da 25 a 60 cm, regolabile in base alle caratteristiche fisiche della persona.
All’estremità esterna ha un tappino a valvola che lo separa dall’ambiente esterno e previene le contaminazioni che possono derivare dall’esterno. Il PICC viene inserito in una vena del braccio e viene fatto proseguire nella vena cava superiore fino a che la punta arriva in prossimità del cuore. Talvolta viene fatto passare sotto la pelle (tunnel sottocutaneo) per alcuni centimetri prima di inserirlo nella vena del braccio.
Il punto di fuoriuscita del PICC deve essere protetto con una medicazione per tutto il tempo in cui rimane posizionato. La medicazione e le parti terminali del catetere che hanno il tappino vanno sempre protette dal contatto con l’acqua. Le complicanze sono eventi che possono talvolta verificarsi e che richiedono di essere gestiti in modo specifico.
- EMATOMA: nella zona dove la vena è stata punta o nel tunnel sottocutaneo potrebbe comparire una colorazione rosso-blu con eventuale gonfiore.
- INFEZIONE: potrebbe manifestarsi un’infezione con febbre, brividi, arrossamento, dolore o pus dov’è stato posizionato il PICC.
- TROMBOSI: potrebbe verificarsi l’occlusione di una vena (trombosi) i cui segni sono: gonfiore o colore più scuro della pelle del braccio dove è posizionato il PICC e, a volte, dolore alla spalla e al braccio.
- OCCLUSIONE DEL CATETERE: potrebbe capitare che il PICC si chiuda parzialmente o totalmente. Questo si riconosce dal fatto che non si riescono più a infondere liquidi o ad aspirare sangue.
È necessario che tenga sempre la medicazione? Quando si cambia la medicazione? La medicazione si cambia ogni 7 giorni. È necessario cambiarla anche quando si bagna, si stacca o si sporca. Può fare anche il bagno in vasca a casa con dei sistemi di protezione presenti in commercio. Non può fare il bagno fuori casa (al mare, in piscina ecc.).
Il Catetere PORT e il Bagno
La CAMERA, un piccolo serbatoio in materiale biocompatibile: titanio e/o materiale plastico. Ha una forma variabile, di 2 cm circa di larghezza. Nella parte superiore presenta un setto perforabile in silicone, utilizzato per somministrare i farmaci e occasionalmente per altre pratiche.
Il catetere del PORT dalla camera, dov’è connesso, scorre in un’area sotto la pelle (tunnel sottocutaneo) fino a raccordarsi a una grossa vena (giugulare interna, ascellare, succlavia). Il PORT viene posizionato con un piccolo intervento in ambulatorio. Prima dell’intervento dovranno essere eseguiti alcuni esami (l’emocromo e i fattori di coagulazione).
L’intervento dura circa 30 minuti e si esegue in anestesia locale. Si procede a posizionare il catetere nella vena scelta sotto la guida di un ecografo e successivamente la pelle viene incisa nel punto stabilito come tasca per posizionare la camera. Terminato il posizionamento vengono praticati alcuni punti di sutura o viene applicata una colla di sutura. I punti devono essere rimossi dopo 2 settimane dal medico curante. La colla non deve essere rimossa o bagnata per 8-10 giorni. La medicazione viene effettuata e gestita dal personale in ambulatorio.
Si possono fare la doccia e il bagno (anche in piscina o al mare). In questo modo si diffondono e raggiungono i vari distretti del corpo senza passare inizialmente per le vene di piccolo calibro, che potrebbero danneggiarsi.
Le complicanze sono eventi che si potrebbero verificare e richiedono di essere gestiti in modo specifico:
- EMATOMA: nella zona dov’è inserito il PORT potrebbe comparire una colorazione rosso-blu con eventuale gonfiore.
- INFEZIONE: potrebbe manifestarsi un’infezione con febbre, brividi, arrossamento o dolore nella zona dov’è inserito il PORT.
- TROMBOSI: potrebbe verificarsi l’occlusione di una vena (trombosi) i cui segni sono: gonfiore o colore più scuro della pelle del braccio del lato dove è posizionato il PORT e, a volte, dolore alla spalla e al braccio.
- OCCLUSIONE: potrebbe capitare che il PORT si chiuda parzialmente o totalmente. Questo si riconosce dal fatto che non si riescono più a infondere liquidi o ad aspirare sangue.
- STRAVASO: il liquido che viene somministrato potrebbe uscire nei tessuti circostanti e può avvertire bruciore, gonfiore, arrossamento della pelle e dolore nella zona dov’è presente il PORT.
L’area dov’è stato impiantato il PORT necessita sempre di una medicazione? Se ha un’allergia ai cerotti dovrà essere utilizzata una medicazione anallergica. Il personale le chiederà se sa di avere questo tipo di allergia. In ogni caso, si premuri di riferirlo. Può fare la doccia o il bagno quando i punti sono rimossi o sono passati 10 giorni dall’applicazione della colla.
Preparazione e Accortezze per il Prelievo Ematico
È importante instaurare con il prelevatore un rapporto di fiducia e dialogo per riportargli timori, la possibilità concreta di una perdita di sensi o il desiderio di eseguire il prelievo sdraiati sul lettino.
Le accortezze da applicare prima di un prelievo ematico sono le seguenti:
- Osservare un digiuno di almeno 8/12 ore prima del prelievo evitando anche bevande, fatta eccezione per l’acqua naturale.
- Evitare di fumare al mattino prima del prelievo.
- Non assumere alcool nelle 12 ore che precedono il prelievo.
- Non assumere farmaci nelle 12 ore precedenti il prelievo ad eccezione di prescrizione obbligatoria del medico o assoluta necessità. Segnalare comunque il tipo di farmaco assunto al prelevatore.
- Nei giorni antecedenti il prelievo non modificare le proprie abitudini alimentari ed evitare l’eccessivo digiuno (oltre 24 ore) per la conseguente diminuzione di glicemia, colesterolo, trigliceridi, proteine, T3, T4 ed aumento di bilirubina, acido urico e creatinina.
- Evitare sforzi fisici intensi nelle 24 ore precedenti il prelievo.
Nei seguenti casi si raccomanda l’assunzione di 2/3 bicchieri d’acqua di primo mattino e nell’ora che precede il prelievo di sangue:
- Pazienti in chemioterapia
- Pazienti in terapia anticoagulante (TAO)
- Pazienti con vene difficili
Accortezze Post Prelievo
Esistono alcuni accorgimenti da mettere in pratica subito dopo un prelievo di sangue:
- Tenere il braccio disteso, la mano aperta e premere il cotone sul punto di prelievo, senza strofinare, per almeno 5 minuti.
- Se il paziente assume farmaci anticoagulanti, se è in chemioterapia o in stato di gravidanza e in stati fisiologici o patologici in cui la coagulazione risulti rallentata, l’accortezza dovrà essere maggiore e sarà necessario dunque che la pressione sul cerotto venga esercitata per 8/10 minuti.
- Evitare di portare pesi e compiere sforzi con il braccio sul quale è stato effettuato il prelievo nei primi minuti successivi allo stesso.
- Consigliamo a persone emotive, bambini e donne in gravidanza di fermarsi in sala d’attesa per alcuni minuti dopo il prelievo e di avvisare il personale di laboratorio in caso di qualsiasi disturbo.
Il prelievo ematico è comunque un evento traumatico per il vaso sanguigno ed è probabile la comparsa di fenomeni post traumatici quali ecchimosi (livido) o edemi (lieve gonfiore). Non allarmarsi dunque per queste evenienze poco gradevoli ma dalla prognosi benigna e applicare una pomata specifica come Arnica, Reparil, Hirudoid, Lasonil.
Cosa Fare e Non Fare Prima di un Prelievo Venoso
La domanda più corretta che dovremmo farci è “Cosa non fare prima di un prelievo venoso?“, infatti è più semplice e rapido sapere cosa è assolutamente sconsigliato sapere cosa quindi, gli esami del sangue, è sicuramente consigliabile rispettare alcune semplici regole. Questo per evitare che gli esami vengano falsati da numerosi comportamenti errati, che la maggior parte delle persone nemmeno sa di compiere.
Se vi siete accorti di aver sbagliato, nulla di grave ma non esitate ad avvisare l’infermiere che esegue il prelievo. Sarà lui a decidere se è il caso di proseguire (annotando semplicemente il dato per permettere al medico di contestualizzarlo) oppure rimandare a un altro momento. Queste precauzioni sono necessarie perché il rischio che, in seguito a dati falsati, si proceda a ulteriori e inutili accertamenti è alto.
La verità è che il digiuno non è indicato per tutti gli esami, ma… visto che per molti analiti come glicemia, trigliceridi, colesterolo, azotemia ed elettroliti e molti altri ancora, è necessario osservare il digiuno prima del prelievo venoso, e considerando che non sempre è possibile distinguere per quale esame digiunare o meno, l’accordo unanime di tutta la comunità clinica è che, prima di fare il prelievo bisogna rimanere a digiuno! Questo evita che il paziente debba decidere se deve rimanere o meno a digiuno o che medici e infermieri vengano tartassati di richieste difficili da gestire o, peggio, che alcuni esami vengano alterati con gravi rischi per le persone.
Si può bere acqua anche cinque minuti prima del prelievo! A differenza degli alimenti solidi, bere moderatamente e soltanto acqua (non tè, caffè o altre bevande) non modifica né altera il metabolismo e, quindi, non c’è alcun rischio di falsificare gli esami del sangue. Anzi, una prolungata disidratazione o anche semplicemente il non bere per più di 8 ore, soprattutto durante i periodi estivi o in ambienti molto caldi, potrebbe modificare alcuni valori come l’ematocrito o il sodio. Inoltre per lo stesso motivo, è sconsigliato fare la sauna o il bagno turco il giorno precedente l’esame ematico.
A meno che non vi sia stato raccomandato dal vostro medico di evitare grassi, zuccheri semplici e carni rosse nei giorni precedenti, sapere cosa mangiare prima delle analisi per prepararsi agli esami del sangue è una questione fondamentale per ottenere risultati attendibili. La sera prima - e nei giorni precedenti - è importante mantenere una dieta il più possibile abituale, evitando eccessi o carenze. Lo scopo di molti esami (ad esempio colesterolo e altri lipidi) è verificare se il proprio stile di vita rappresenta un fattore di rischio per diverse patologie.
Spesso la tentazione è quella di ridurre la dieta e “fare i bravi” solo qualche giorno prima degli esami. Ma questo comportamento è un po’ come barare: vincere il primo posto sul podio dei virtuosi e poi, una volta scesi, lanciarsi sul divano con un sacchetto di patatine fritte… non vi porterà lontano. Inutile avere dei bei valori se poi si torna alle vecchie abitudini. Non è una gara, ma un controllo su ciò che dovremmo migliorare.
Il consiglio, quindi, è questo: nei giorni precedenti e la sera prima delle analisi del sangue, mangiate ciò che è abituale per voi, assicurandovi che tra la fine del pasto serale e il prelievo trascorrano almeno 8 ore, preferibilmente 12. Come già detto, adeguati apporti di acqua sono consentiti. In base ai risultati, il vostro medico, dietologo o nutrizionista vi fornirà i migliori consigli per correggere eventuali squilibri, con una dieta sana ed esercizio fisico.
Dopo il prelievo, spesso il primo desiderio è andare al bar a fare colazione. In realtà, il miglior consiglio su cosa mangiare dopo le analisi del sangue è consumare cibi facilmente digeribili, soprattutto se il numero di provette prelevate è stato elevato.
Alcuni alimenti consigliati potrebbero essere: come frutta ricca di acqua ed elettroliti come l’anguria, snack naturali a base di cereali e frutta secca, yogurt greco, e alimenti ricchi in ferro nel resto della giornata come verdure a foglie verde, carni rosse e legumi. È opportuno bere almeno un bicchiere d’acqua per recuperare la volemia persa con il prelievo e aiutare la pressione a risalire (soprattutto nelle persone ipotese). Un thè, un succo di frutta o una bevanda sana potrebbe essere un ottima alternativa all’acqua.
Questi alimenti sono sufficienti ad aiutare l’organismo a reintegrare i componenti persi con il prelievo. Va comunque considerato che, a parte casi estremamente eccezionali o donazioni di sangue, i quantitativi prelevati si aggirano intorno ai 30-50 ml (l’equivalente di una tazzina di caffè).
Attività Fisica e Farmaci
Se si è persone sportive, un giorno senza fare sport è davvero una grossa seccatura. Purtroppo, in caso di sforzi intensi e prolungati, alcuni analiti potrebbero essere rilasciati nel sangue, aumentandone i valori il giorno successivo, come nel caso della creatinina. Pertanto, si può affermare che una leggera attività fisica il giorno prima non è raccomandata ma nemmeno sconsigliata se proprio non se ne può fare a mano (al massimo attività rilassanti come una passeggiata con il cane). L’attività fisica intensa, invece, è sempre sconsigliata, che sia sport o un un lavoro fisico importante ed è fondamentale ricordarsi di non fare sforzi intensi prima di un prelievo. E in ogni caso, è tassativo non fare sport o sforzi fisici nelle 24 ore precedenti il prelievo!
Le alterazioni dei valori del sangue durante l’assunzione di una terapia sono comprovate da numerosi studi scientifici, ma non è possibile prevedere con precisione come questi possano influire, a causa di una serie innumerevole di fattori (Weigel, 2021). Inoltre, le linee guida internazionali raccomandano che l’assunzione di farmaci venga sospesa solo su indicazione medica, perché molti farmaci alterano i risultati degli esami del sangue, ma sospenderli arbitrariamente può mettere a rischio la salute del paziente.
Quello che il paziente dovrebbe sapere, per rispondere alla domanda se può prendere i farmaci prima delle analisi del sangue, è che la migliore preparazione prevede teoricamente di non assumere farmaci di alcun tipo prima del prelievo venoso. Ovviamente, questa condizione è pressoché impossibile da rispettare in molti casi. Il consiglio è quindi di parlarne direttamente con il proprio medico, che deciderà, in base alla situazione clinica, quali farmaci dovranno essere sospesi, quali rimandati a dopo il prelievo e quali, invece, dovranno essere assolutamente assunti e a che orario. Generalmente, i farmaci non salvavita (esempio un antinfiammatorio) e gli antibiotici (soprattutto in caso di ricerca di batteri nel sangue) potrebbero essere rimandati dal medico ad appena dopo il prelievo.
Paura del Prelievo e Sincope Vasovagale
Molti non amano sottoporsi a un prelievo di sangue: per alcuni è la vista del sangue, per altri la paura dell’ago o il dolore della puntura. In altri casi, è l’ansia da prestazione, che comincia a farsi sentire già dalla sera prima. Qualunque sia il fattore scatenante (o trigger), è comune che alcune persone possano svenire prima, durante o dopo un prelievo. Questo fenomeno è noto come sincope vasovagale. Si tratta di un evento frequente, ben conosciuto dagli infermieri che eseguono i prelievi, e che nella quasi totalità dei casi non rappresenta un’emergenza, essendo una reazione fisiologica a uno stimolo stressante.
In caso l’episodio sia nuovo anche per voi, nessun problema, segnalate le vostre sensazioni all’infermiere che vi indicherà e vi accompagnerà a posizionarvi in sicurezza fino alla fine dell’episodio. Nella maggior parte dei casi, lo svenimento è pericoloso solo se può causare dei traumi in situazione a rischio, come ad esempio svenire qualche minuto dopo il prelievo mentre si è alla guida, dato che potrebbe causare un’incidente.
Nel peggiore dei casi, come nei pazienti anziani, fragili e cardiopatici, una sincope vagale potrebbe essere effettivamente pericolosa per la salute, ma a punto è necessario affidarsi al personale infermieristico. Se tutelati dall’infermiere, appunto, qualsiasi sia l’evenienza sarete in buone mani. Ansia e stress: elevati livelli di ansia e stress possono modificare alcuni valori del sangue, come la conta leucocitaria, e alcuni ormoni presenti nel sangue, come adrenalina, noradrenalina, prolattina e cortisolo.
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