Scade Glicemia: Sintomi, Cause e Rimedi

I livelli di glucosio nel sangue (glicemia) a digiuno sono di norma al minimo la mattina, prima della colazione, ma aumentano sempre dopo i pasti per un paio di ore circa. In caso di diagnosi di diabete l’obiettivo della terapia è quindi riportare i valori di zucchero nel sangue in un intervallo adeguato, che può variare leggermente da un paziente all’altro.

Monitoraggio della Glicemia

Può essere necessario controllarne i valori più volte al giorno ed il medico, per monitorare il paziente, può avvalersi anche di un esame del sangue denominato A1C (emoglobina glicata) che serve a quantificare il livello medio di glicemia degli ultimi tre mesi. Per molti soggetti diabetici, l’obiettivo sarà intorno a 6,5 - 7% (48 - 53 mmol/mol); può tuttavia dover essere più alto in alcuni pazienti, in particolare bambini e anziani.

I valori di HbA1c compresi tra 42 e 48 mmol/mol (6,0-6,49%) non sono legati ad una diagnosi di diabete, ma sono considerati meritevoli di attenzione in quanto associati a un elevato rischio di sviluppare la malattia. Ricordiamo in ogni caso che al momento non esiste uniformità di vedute su questo punto da parte delle società mediche, infatti l’OMS considera le evidenze disponibili non sufficienti per dare alcuna raccomandazione sull’interpretazione di livelli di emoglobina glicata inferiore a 48 mmol/mol (6,49%), mentre al contrario, l’ADA (Associazione diabetologi statunitense) estende la categoria di elevato rischio anche ai valori di emoglobina glicata compresi fra 39 e 42 mmol/mol (es. 5,7-6%).

Al termine del controllo glicemico, annotare i risultati e rivederli con il medico per capire come cibo, attività fisica e stress influiscono sulla glicemia. Osservare con attenzione i dati relativi alla propria glicemia per vedere se i livelli risultano troppo bassi o troppo alti, ripetitivamente più o meno alle stesse ore del giorno. È necessaria una lunga fase di apprendimento.

Tenere presente che i risultati delle misurazioni glicemiche spesso hanno un alto impatto emotivo. Questi risultati possono generare fastidio, confusione, frustrazione, rabbia o depressione. È facile usare i numeri per auto-valutarsi. Ricordarsi che il livello glicemico è un modo per monitorare l’efficacia del programma di cura del proprio diabete, ma non è un giudizio sulla persona.

Accuratezza dei Dispositivi di Misura

L’accuratezza di tutti i dispositivi di misura può essere controllata con gocce di liquidi dispositivo-specifici, chiamati soluzioni di controllo. Se preoccupati del buon funzionamento del dispositivo, è possibile verificarlo con una soluzione di controllo. È importante prendersi cura delle strisce in modo da ottenere risultati accurati. La manutenzione andrà eseguita secondo le istruzioni del fabbricante.

Verificare con il medico la necessità di controllare la glicemia. Talvolta, si misurano valori di glicemia occasionalmente più alti o più bassi del solito senza poterne individuare la ragione. Una malattia virale acuta o l’influenza faranno quasi sempre aumentare i livelli di glicemia, tanto che potrà essere necessario contattare il proprio medico. Vi sono numerose altre cause di variazione dei livelli glicemici.

I controlli urinari del glucosio sono meno accurati di quelli ematici (cioè sul sangue) e dovranno essere adottati solo nell’impossibilità di un esame del sangue. I controlli urinari dei chetoni, però, diventano importanti quando un diabete è fuori controllo o in caso di malattia.

Ipoglicemia

Alcuni dei farmaci usati per la terapia del diabete (insulina, sulfoniluree e biguanidi) sono le cause più frequenti di ipoglicemia. Il livello di glucosio che definisce l’ipoglicemia è variabile. Negli adulti non diabetici, gli elementi diagnostici sono sintomi relativi all’ipoglicemia, bassi valori di zucchero al momento dei sintomi e miglioramento conseguente alla normalizzazione dei valori.

Nei soggetti diabetici, la prevenzione consiste nel coordinare l’assunzione di cibo, la quantità di attività fisica e l’assunzione di farmaci. Alcuni pazienti hanno pochi sintomi premonitori di ipoglicemia; in questi soggetti, è consigliabile eseguire abitualmente misurazioni frequenti. L’ipoglicemia non si presenta sempre con tutti i sintomi descritti sopra. I sintomi, se mai si manifestano, non seguono un ordine di comparsa.

In breve, si parla della “regola del 15”: l’ipoglicemia dovrebbe essere trattata assumendo 15 g di carboidrati (preferibilmente glucosio in tavolette o in grani o sciolto in acqua o 125 ml di una bibita zuccherata o di un succo di frutta o un cucchiaio da tavola di miele), misurando nuovamente la glicemia dopo 15 minuti e ripetendo il trattamento con altri 15 g di carboidrati sino a che la glicemia non risulti superiore a 100 mg/dl. L’effetto sull’ipoglicemia può essere solo temporaneo.

La cura immediata dell'ipoglicemia prevede di mangiare, o bere, un carboidrato semplice che rilascia velocemente il proprio contenuto di glucosio come, ad esempio, una bevanda zuccherata o uno zuccherino. In una fase iniziale si devono evitare cibi grassi, come il cioccolato e il latte, perché non contengono tanto zucchero o quello presente è assorbito più lentamente. Se si ha a disposizione un glucometro (dispositivo medico che consente di misurare la glicemia) si consiglia di misurare la glicemia dopo 15-20 minuti dall'ingestione di cibo. Se i livelli di glucosio nel sangue sono inferiori a 70 mg/dl, si consiglia di consumare altro cibo e di misurare nuovamente la glicemia dopo altri 15-20 minuti.

Se si sta aiutando una persona con una crisi ipoglicemica e l'assunzione di cibo non risulta efficace, è possibile intervenire applicando un gel di glucosio, o del miele oppure della marmellata all'interno delle guance e massaggiare delicatamente dall'esterno. Possono essere necessari 10-15 minuti prima che la persona si senta meglio.

Se si verificano diversi episodi di ipoglicemia in una settimana, è necessario contattare il team diabetologico per conoscere la causa. Se l’ipoglicemia ha provocato una perdita di coscienza, è importante mettere la persona interessata in sicurezza (in posizione seduta o sdraiata su un fianco) e sottoporla a una iniezione di emergenza di glucagone, se lo si ha a disposizione. Il glucagone è un ormone che aumenta i livelli di glucosio nel sangue. Dal 2020 è in commercio anche nel nostro Paese il glucagone in formulazione spray per via nasale, una polvere che può essere utilizzata anche su pazienti incoscienti perché è sufficiente uno spruzzo in una narice affinché il prodotto entri nel circolo sanguigno. Il dosaggio è fisso per cui il glucagone spray nasale può essere utilizzato con facilità. Inoltre può essere tenuto sempre a portata di mano perché non richiede particolari precauzioni nella conservazione.

Se si ha il diabete, è importante considerare che una attività fisica intensa può portare a episodi di ipoglicemia. L'alcool può interferire con l’assorbimento di farmaci e nutrienti e causare un calo dei livelli di glicemia nel sangue. Se si sta seguendo una terapia con l'insulina, di solito, è utilizzato il glucagone, un farmaco che aumenta i livelli di glicemia.

L'ipoglicemia è il rapido abbassamento della concentrazione di glucosio nel sangue. Gli zuccheri costituiscono una risorsa preziosa per l'organismo, in quanto rappresentano un'importantissima fonte di energia. L'ipoglicemia è più frequente nell'intervallo fra i pasti e nelle ore notturne. Il glucosio è un nutriente essenziale per il nostro organismo, un po' come la benzina lo è per l'automobile. Le maggiori oscillazioni glicemiche si verificano dopo un pasto abbondante (iperglicemia) e in seguito a digiuno prolungato (ipoglicemia). Ricorso ai lipidi per soddisfare richieste energetiche normalmente coperte dagli zuccheri.

L'ipoglicemia è una condizione generalmente percepita dal soggetto, specie quando questa scende al di sotto dei 50 mg per 100 ml. Questa condizione provoca infatti il rilascio di una serie di ormoni che, dopo la comparsa di un generale senso di debolezza dovuto alla sofferenza del sistema nervoso centrale, stimolano il corpo a reagire. Se non trattata in tempo, l'ipoglicemia può condurre al coma ipoglicemico, che compare generalmente quando la concentrazione di glucosio nel sangue scende al di sotto dei 20 mg/dl.

La comparsa della classica sintomatologia è comunque legata, oltre al valore assoluto della glicemia, alla tolleranza individuale e alla velocità con cui il tasso glicemico si abbassa. Attenzione! Quando compaiono i primi sintomi associati all'ipoglicemia, è necessario agire tempestivamente. Per prima cosa, se possibile, va misurata la glicemia capillare. Occorre interrompere, poi, qualsiasi attività, sedersi e assumere 15 grammi di zuccheri semplici (es. un bicchiere di succo di frutta, qualche caramella, una bustina e mezza di zucchero sciolta in acqua ecc.) per aumentare subito la glicemia. Se il soggetto è confuso o svenuto, si raccomanda di non tentare di farlo deglutire, poiché il cibo potrebbe finire nella trachea, ostacolando la respirazione.

Vari e numerosi possono essere gli agenti eziologici alla base di questa condizione. In alcuni casi, l'ipoglicemia può essere la conseguenza di una cattiva alimentazione. La crisi ipoglicemica si verifica più frequentemente nei pazienti in cura con insulina, sulfoniluree e glinidi (farmaci che stimolano il pancreas a produrre insulina). L'ipoglicemia è una situazione acuta che dev'essere trattata velocemente.

Nelle forme lievi è sufficiente consumare alimenti ad elevato indice glicemico (zucchero, miele, caramelle ecc.). Non bisogna comunque dimenticare di assumere anche carboidrati a indice glicemico moderato (frutta, cereali integrali ecc.), in modo da evitare l'ipoglicemia reattiva.

Suddividere l'apporto calorico, affiancando ai tre pasti principali un paio di spuntini, è una strategia utile per quei soggetti che soffrono di ipoglicemia funzionale non legata a patologie particolari. Portare sempre con sé qualche alimento ricco di zuccheri (es. Se lo stato di ipoglicemia dipende da cause fisiologiche e non patologiche, non appena ci si sente poco bene è sufficiente bere o mangiare un alimento dolce (miele, caramelle, succo d'arancia ecc.).

L’ipoglicemia, altra complicanza acuta del DM, è una condizione generalmente percepita dal soggetto diabetico, specie quando i valori glicemici scendono al di sotto dei 50 mg per 100 ml. Questa condizione provoca infatti il rilascio di una serie di ormoni che, dopo la comparsa di un generale senso di debolezza dovuto alla sofferenza del sistema nervoso centrale, stimolano il corpo a reagire. Si osservano così sintomi come tremori, palpitazioni, fame intensa, pallore, salivazione e convulsioni. La comparsa della classica sintomatologia è comunque legata, oltre al valore assoluto della glicemia, alla tolleranza individuale ed alla velocità con cui il tasso glicemico si abbassa.

Iperglicemia

Iperglicemia è il termine medico per livelli elevati di glucosio nel sangue. Nel diabete lo scopo del trattamento è il mantenimento dei livelli di glicemia il più vicino possibile ai valori normali. In caso di frequenti iperglicemie, è necessario consultare il medico o il personale sanitario addetto alle cure del diabete.

Nei diabetici i sintomi dell’iperglicemia tendono a svilupparsi lentamente nell’arco di qualche giorno o settimane. I sintomi di iperglicemia possono anche dipendere da un diabete non diagnosticato; è quindi fondamentale consultare il proprio medico per un inquadramento. Essere il più possibile attivi; l’attività fisica regolare può aiutare ad arrestare la salita della glicemia.

Fattori che Influenzano la Glicemia

Può risultare complesso mantenere i livelli glicemici nei limiti raccomandati dal proprio medico. Infatti, i fattori che fanno variare la glicemia sono molti, e talvolta improvvisi. Un’alimentazione sana è alla base di una vita sana, a prescindere dal diabete. In presenza della malattia, però, la consapevolezza di come i cibi interagiscano con il glucosio nel sangue diventa essenziale.

Per quanto possibile, pianificare per ciascun pasto una giusta composizione di amidi, frutta e verdure, proteine e grassi. Il fegato in genere rilascia lo zucchero accumulato per controbilanciare una caduta della glicemia. L’attività fisica è un’altra componente importante del piano di prevenzione e gestione del diabete. Questi fattori concorrono ad abbassare il livello glicemico nel paziente diabetico e prevenirlo nel soggetto sano. Più intensa è l’attività fisica, più dura l’effetto.

Le variazioni ormonali la settimana prima e durante le mestruazioni possono determinare fluttuazioni significative della glicemia. Sotto stress, gli ormoni prodotti dall’organismo in risposta a uno stimolo prolungato possono causare un incremento del livello glicemico. Più si conoscono i fattori che influenzano la propria glicemia, più se ne possono prevedere le fluttuazioni e gestirsi coerentemente.

Diabete: Sintomi, Cause e Trattamenti

Il diabete, il cui nome completo è diabete mellito, è una malattia cronica metabolica, che comporta un'elevata presenza di zucchero nel sangue, ovvero l’iperglicemia. Le forme di diabete più comuni sono due: il tipo 1 e il tipo 2. Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune dove il corpo attacca le cellule del pancreas che producono insulina. Il diabete mellito è una malattia metabolica dovuta sia al calo o all’assenza di produzione d’insulina, ossia l’ormone prodotto dalle cellule beta del pancreas, che dal suo scarso assorbimento da parte dei tessuti bersaglio come quelli di fegato, muscoli e tessuto adiposo.

Il diabete può essere una malattia insidiosa perché spesso è asintomatica e le prime avvisaglie possono arrivare anche a distanza di anni, nonostante la patologia sia già presente nel paziente. Ne sono un esempio la stanchezza cronica e l'affaticamento, che spesso sono provocati dalla mancanza di insulina o dal modo in cui il corpo processa il glucosio. L'aumento della sete (polidipsia) è anch’esso un segnale comune associato al diabete. Questa sensazione di dover bere più del solito sopraggiunge quando i reni, invece di trattenere il liquido, iniziano a espellerlo. Lo stesso meccanismo può portare con sé anche un altro sintomo: la necessità di dover far pipì con maggiore frequenza. Tra i sintomi c’è anche la perdita di peso involontaria ed è particolarmente frequente nelle persone con diabete di tipo 1. Se si sente anche una certa confusione mentale o si arriva alla perdita di coscienza, è necessario intervenire subito, perché questi possono essere avvertimenti di un diabete con una grave ipoglicemia. Si tratta di una condizione per cui i livelli di zucchero nel sangue (glicemia) sono troppo bassi.

Il diabete può condurre anche verso alcune complicazioni. La presenza prolungata di valori glicemici troppo alti può sviluppare alterazioni ai vasi sanguigni, in particolare nelle persone che soffrono di diabete da diverso tempo. Le alterazioni a livello venoso e arterioso possono provocare anche complicazioni nella circolazione cutanea. È da qui che si sviluppano molti dei sintomi che colpiscono i piedi a causa del diabete. Ciò è dovuto anche a un’altra conseguenza del diabete: l’abbassamento delle difese immunitarie. Quando il glucosio nel sangue è a livelli troppo alti, i globuli bianchi non sono più efficaci contro le infezioni. Il mal funzionamento delle difese immunitarie favorisce sia le infezioni batteriche che quelle micotiche. Spesso, i pazienti con diabete sviluppano delle candidosi recidive, un’infezione fungina causata dalla Candida.

I sintomi del diabete possono manifestarsi in maniera differente a seconda delle persone, come anche in base al tipo della malattia. Nel diabete di tipo 1 i sintomi sono spesso improvvisi e sopraggiungono in maniera esplosiva. Chi soffre di diabete di tipo 2, invece, può non accusare sintomi persino per anni. Può anche capitare che all’inizio l’aumento della sensazione di sete e della necessità di urinare siano deboli. I sintomi del diabete mellito, come abbiamo visto, possono variare notevolmente da persona a persona. In alcuni casi, possono essere lievi o persino assenti.

Test Diagnostici per il Diabete

Esistono vari test che il medico può proporti, a sua discrezione, per misurare il livello di glucosio nel sangue:

  • Test dell'emoglobina glicata (A1C): misura l'emoglobina glicata nel sangue, ovvero la quantità di zucchero legata all'emoglobina dei globuli rossi. Questo tipo di test rileva il livello di glucosio nel sangue medio degli ultimi 2-3 mesi.
  • Test del glucosio nel plasma a digiuno (FPG): prevede una misurazione del livello del glucosio a digiuno. Si consiglia di non mangiare nulla almeno otto ore prima del test.
  • Test di tolleranza al glucosio (OGTT): misura il livello di glucosio nel sangue dopo la somministrazione di una soluzione di glucosio.
  • Test casuale del glucosio nel sangue: rileva il livello di glucosio nel sangue in qualsiasi momento della giornata.

Cause del Diabete

L’insulina, lo ricordiamo, è l’ormone che regola la presenza di glucosio nel sangue ed è fondamentale per il funzionamento corretto del corpo. Nelle persone con diabete di tipo 1, il sistema immunitario è compromesso e non riesce a reagire correttamente alle cellule beta del pancreas, cioè le produttrici dell’insulina. Considera, infatti, queste cellule come delle estranee e le distrugge. Il diabete di tipo 1 è chiamato anche diabete infantile, perché colpisce soprattutto i bambini.

Le cause principali del diabete di tipo 2 sono due e possono anche presentarsi insieme:

  • Cattiva alimentazione: una dieta ricca di zuccheri semplici necessita di molta insulina per assorbire correttamente questo nutriente.
  • Fattori genetici: l'ereditarietà può favorire lo sviluppo del diabete di tipo 2.
  • Età: la possibilità di sviluppare il diabete di tipo 2 aumenta con l'invecchiamento, perché l’avanzare dell’età aiuta a far manifestare i difetti genetici di questa malattia.

Nella prima fase del diabete di tipo 2, il pancreas produce ancora quantità corrette di insulina, a volte persino superiori. Lo sviluppo del diabete di tipo 2 sta aumentando sempre di più, tanto da colpire più spesso anche bambini e adolescenti, soggetti nei quali l’insorgenza prima era più rara. La causa principale è da scorgere nella crescita del problema dell’obesità e della sedentarietà: l’80-90% delle persone affette da diabete di tipo due è obeso o in sovrappeso.

Tra le tipologie comuni di diabete c’è anche il diabete gestazionale, che sopraggiunge nel 5% delle donne in gravidanza. Nella gravidanza occorrono quantità d’insulina sempre maggiori, perché la placenta secerne un ormone che rende il corpo della donna meno responsivo all’insulina. Quando, però, il corpo non riesce da solo a produrne abbastanza, allora la donna sviluppa il diabete gestazionale.

Trattamento del Diabete

Il trattamento del diabete si basa su una combinazione di farmaci e modifiche dello stile di vita. Per tutti i tipi di diabete, la dieta rappresenta un pilastro fondamentale della cura. I carboidrati complessi, le proteine magre e i grassi sani dovrebbero costituire la maggior parte della dieta di una persona con diabete. Consultare il parere di un dietologo esperto è estremamente importante per la dieta di una persona diabetica, perché occorre calcolare con precisione la dose di carboidrati che si può assumere durante il giorno. Il rapporto tra carboidrati e insulina è anche variabile e dipende dalla persona. In genere, però, si consiglia di mangiare circa il 10-12% di carboidrati semplici e circa il 50% di carboidrati complessi. Questi carboidrati dovrebbero essere distribuiti fra i 5 pasti giornalieri.

È importante tenere a mente che la capacità del corpo di utilizzare l'insulina è maggiore al mattino rispetto alla sera. L'esercizio fisico regolare è altrettanto importante per il controllo del diabete, perché migliora la sensibilità all'insulina e la capacità del corpo di utilizzare il glucosio. È consigliabile fare almeno 50 minuti di attività fisica almeno 3 giorni alla settimana. Anche un’attività più moderata, ma quotidiana, può essere una buona soluzione: se si ha una certa indecisione sulla quantità di movimento fisico e sul tipo di sport da seguire, è possibile sentire il parere del proprio medico.

La dieta e l’esercizio fisico sono fondamentali specialmente per le persone con diabete di tipo 2 provocato dal sovrappeso o l’obesità. Per aumentare l’efficacia dei trattamenti, è bene anche puntare molto sull’istruzione del paziente. Le persone con diabete devono convivere quotidianamente con la malattia e le limitazioni che comporta.

Insulino Resistenza

L’insulino resistenza (o resistenza all’insulina) consiste nella diminuzione della risposta delle cellule dell’organismo all’insulina, ormone che si occupa di far entrare nella cellula il glucosio presente nel sangue.

Complicazioni del Diabete

  • Retinopatia diabetica: è un danno a carico dei piccoli vasi sanguigni che irrorano la retina, con perdita finale delle facoltà visive: microaneurismi, emorragie, essudati cotonosi fino a distacchi della retina.
  • Malattie cardiovascolari: il rischio di malattie cardiovascolari è da 2 a 4 volte più alto nelle persone con diabete che nel resto della popolazione causando, nei Paesi industrializzati, oltre il 50% delle morti per diabete.
  • Neuropatia diabetica: è una delle complicanze più frequenti e secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità si manifesta a livelli diversi nel 50% dei diabetici. Può causare perdita di sensibilità, dolore di diversa intensità e danni agli arti, con necessità di amputazione nei casi più gravi.
  • Piede diabetico: le modificazioni della struttura dei vasi sanguigni e dei nervi possono causare ulcerazioni e problemi a livello degli arti inferiori, soprattutto del piede, a causa dei carichi che sopporta.

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