Rottura del Sacco Amniotico Dopo Amniocentesi: Cause e Sintomi

Il feto è avvolto da quello che viene chiamato sacco amniotico, una borsa di liquido composta da una duplice membrana (amnios e corion) che garantisce protezione e contenimento fino a quando si mantiene integra. Il liquido amniotico, detto anche “acqua”, distende il sacco e permette la crescita e i movimenti fetali. Il liquido amniotico è costituito per il 99% da acqua ed è prodotto in parte dalla placenta e in parte dal feto. Il restante 1% è costituito da parti solide disciolte, da cellule cutanee e prodotti di degradazione. Rappresenta l’ambiente all’interno del quale il feto cresce, si sviluppa e matura.

Si modifica continuamente nelle diverse epoche della gravidanza in rapporto sia alle condizioni del feto che partecipa alla sua produzione e al suo utilizzo, sia alla funzione di cellule, tessuti e organi gravidici. Il liquido amniotico riflette pertanto non solo il bilancio idrico e lo stato di salute fetale, ma anche l’attività funzionale dell’unità feto-materna, rappresentando un complesso ecosistema in continua evoluzione che assolve a importanti funzioni e consente la realizzazione di procedure diagnostico-terapeutiche, anche invasive (come ad esempio l’amniocentesi), molto importanti sia per la diagnosi prenatale di numerose condizioni patologiche, sia per il monitoraggio e la cura del benessere fetale.

L’amniocentesi è un esame che si esegue nel secondo trimestre di gravidanza, a 15-18 settimane di gravidanza. In questo periodo, il volume di liquido amniotico dell’utero è di 150-250 ml. L’amniocentesi, come anche il prelievo dei villi coriali, consente lo studio delle anomalie cromosomiche (come la sindrome di Down, la trisomia 18 e la sindrome di Turner). È inoltre indicata per rilevare le malattie ereditarie che colpiscono un solo gene (monogeniche). Tra le malattie ereditarie monogeniche che si possono diagnosticare, ci sono la fibrosi cistica, la sordità congenita e il ritardo mentale per la sindrome dell’X fragile.

L’estrazione del liquido amniotico si esegue introducendo un ago attraverso l’addome materno fino ad arrivare all’interno dell’utero, sotto continuo controllo ecografico. L’introduzione dell’ago provoca normalmente un fastidio simile a quello che si ha con un prelievo di sangue dal braccio. Dopo l’esame, è meglio evitare rapporti sessuali per qualche giorno. Come si è detto, dopo aver eseguito un’amniocentesi, la futura mamma deve restare a riposo relativo per 48 ore come minimo. Il risultato è disponibile in 15-20 giorni. In questo modo si possono identificare le anomalie più comuni in 24 ore, con risultati sovrapponibili a quelli del cariotipo standard ottenuto dalla coltura delle cellule. L’affidabilità è superiore al 99,9%. L’errore nell’analisi dei cromosomi o del DNA è un’eccezione.

È possibile immaginare il sacco amniotico come una sacca trasparente che circonda il nuovo organismo in crescita all’interno del grembo materno; se inizialmente le membrane che lo delimitano sono a diretto contatto con l’embrione, a distanza di circa 4-5 settimane si inizia ad osservare un progressivo accumulo di liquido amniotico, che provoca l’espansione del sacco come una sorta di palloncino pieno di acqua.

Cause della Rottura del Sacco Amniotico

È importante distinguere la rottura spontanea delle membrane dalla rottura che si verifica in seguito a procedure invasive eseguite con strumenti sterili, ad esempio l’amniocentesi. In quest’ultimo caso la prognosi della gravidanza è infatti nettamente migliore.

La rottura del sacco amniotico nella stragrande maggioranza dei casi guarisce da sola. Per quanto attiene l’aborto, invece, la letteratura più recente dimostra come questo rischio, nei maggiori centri del mondo (vedi ad esempio in Italia) si aggiri intorno allo 0,1%. Questo rischio è equivalente, se non addirittura inferiore, rispetto a quello generico di chi non la esegue.

Il rischio legato alla rottura delle membrane può occorrere entro 2-3 giorni dall'esame. Tale rottura appare legata principalmente ad una intrinseca fragilità delle membrane oppure ad infezioni latenti che si riaccendono con il trauma del prelievo.

La rottura delle membrane amniotiche che avvolgono il feto durante la gravidanza corrisponde alla “rottura delle acque”. Quando si rompono le membrane il liquido amniotico che si trova attorno al feto e all’interno delle membrane stesse esce dalla vagina preannunciando l’imminente parto. Nella normalità dei casi il travaglio giunge al termine della gravidanza, dalla 37esima settimana in poi, e comincia subito dopo la rottura delle membrane amniotiche. Se il travaglio non avviene in breve tempo dalla rottura delle acque aumentano i rischi sia per il bambino che per la donna.

La rottura delle membrane (detta rottura delle acque) avviene in genere durante il travaglio di parto, solitamente una volta raggiunta la dilatazione completa della cervice uterina, ma può anche presentarsi prima dell’insorgenza delle contrazioni o dopo durante il periodo espulsivo. Non è raro che la rottura delle acque avvenga prima che inizi il travaglio: questa situazione può presentarsi a termine di gravidanza (PROM) o prima del termine (pPROM). Entrambi i casi richiedono un’attenzione particolare da parte del medico e dell’ostetrico, ma soprattutto in caso di rottura prematura perché deve essere elaborato un piano terapeutico per ridurre i rischi materno-fetali adatto alle caratteristiche del caso ed alle esigenze personali.

La rottura prematura delle membrane amniocoriali, spesso indicata con l’acronimo inglese PROM (Premature rupture of membranes), consiste in una lacerazione del sacco amniotico prima dell’inizio del travaglio, ma oltre le 37 settimane di gestazione. Si parla invece di rottura pretermine delle membrane quando questa si verifica prima delle 37 settimane, ovvero in anticipo rispetto ad una completa maturazione del feto (PPROM, Preterm Premature Rupture of Membranes).

Sintomi della Rottura del Sacco Amniotico

Quando si rompono le membrane il liquido amniotico che si trova attorno al feto e all’interno delle membrane stesse esce dalla vagina preannunciando l’imminente parto. In caso di piccole lesioni la perdita di liquido può invece essere molto più contenuta e talvolta nemmeno percepibile, oppure in forma di una sensazione di intimo bagnato. Solitamente questo fenomeno si manifesta in modo abbastanza inequivocabile con la fuoriuscita improvvisa di un liquido caldo dai genitali.

Di solito il liquido si presenta incolore e inodore e naturalmente la sua fuoriuscita non può essere controllata.

Trattamento in caso di Rottura Prematura delle Membrane

Se il travaglio non avviene in breve tempo dalla rottura delle acque aumentano i rischi sia per il bambino che per la donna. Se le membrane si rompono prima della 37esima settimana di gravidanza si tratta di una rottura prematura o pretermine delle membrane (PROM). Non sempre la rottura delle membrane porta anche ad un parto prematuro.

Se l’episodio si presenta prima della 34esima settimana di gestazione si cerca di ritardare il travaglio. La paziente viene sottoposta a un attento monitoraggio, le si consiglia riposo e di limitare qualsiasi tipo di sforzo, a volte il ricovero in ospedale per poterla tenere in stretta osservazione e la somministrazione di antibiotici e corticosteroidi per aiutare la maturazione dei polmoni del nascituro. Gli antibiotici, invece, somministrati sia per via endovenosa che orale hanno la funzione di ritardare il travaglio e ridurre il rischio che il neonato possa contrarre infezioni.

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