Risonanza Magnetica e Microcalcificazioni al Seno: Linee Guida

Le lesioni di tipo B3 della mammella rappresentano una categoria di alterazioni tessutali che possono essere rilevate attraverso esami di imaging o biopsie. Comprendere cosa sono le lesioni di tipo B3, le loro cause potenziali e gli approcci di gestione è essenziale per promuovere la consapevolezza e garantire un trattamento tempestivo. Le lesioni di tipo B3 della mammella sono una categoria di anomalie al tessuto mammario che possono essere identificate attraverso biopsie o esami di imaging avanzati come la risonanza magnetica o la mammografia.

Cosa sono le Lesioni di Tipo B3?

Le lesioni di tipo B3 costituiscono un gruppo eterogeneo di lesioni ad architettura papillare che nella maggioranza dei casi rientrano nella categoria B3 ad incerto potenziale di malignità. In rare occasioni, se la lesione è di piccole dimensioni e si ritiene che sia stata ampiamente campionata se non addirittura completamente escissa, una classificazione come lesione benigna categoria B2 può essere considerata. Viceversa, soprattutto in caso di un campionamento esiguo e in presenza di un’atipia fortemente sospetta per malignità, l’attribuzione alla categoria B4 appare più opportuna.

Classificazione delle Lesioni B3

All'interno delle lesioni B3 rientrano diverse tipologie di alterazioni:

  1. Lesioni papillari: costituiscono un gruppo eterogeneo di lesioni ad architettura papillare che nella maggioranza dei casi rientrano nella categoria B3 ad incerto potenziale di malignità.
  2. Lesioni caratterizzate da distorsione parenchimale: caratterizzata dal dato radiologico della distorsione parenchimale che si traduce nella maggioranza dei casi in cicatrici scleroelastotiche in cui la frammentazione dei campioni non consente una valutazione unitaria della struttura lesionale e della completezza della sua escissione.
  3. Neoplasia lobulare intraepiteliale (LIN): La neoplasia lobulare intraepiteliale rappresenta un gruppo eterogeneo di lesioni lobulari che raggruppa le forme di iperplasia lobulare atipica (ALH) e le forme di carcinoma lobulare in situ (LCIS tipo A, tipo B).
  4. Lesioni a cellule colonnari con atipia o FEA: In questo gruppo vanno incluse le forme di lesioni a cellule colonnari con atipia o FEA (Flat Epithelial Atypia; atipia epiteliale piatta) e le proliferazioni epiteliali atipiche di tipo duttale (iperplasia duttale atipica).
  5. Tumore filloide: microscopica a 10x di uno o più campi privi di componente epiteliale) talora con un incremento dell’attività mitotica.
  6. Cisti contenenti mucina: Descritte per la prima volta nel 1986 da Rosen (74) sono costituite da cisti contenenti mucina che tendono alla rottura e stravasare la mucina nello stroma adiacenti.

Il Ruolo della Risonanza Magnetica Mammaria

La risonanza magnetica mammaria non rientra negli esami di routine per la diagnosi del tumore al seno, ma in alcuni casi selezionati può diventare determinante. Per la diagnosi precoce del carcinoma mammario bisogna sottolineare l’importanza della famosa e storica triade: visita, mammografia ed ecografia mammaria. La combinazione di queste tre valutazioni, infatti, consente di arrivare ad una diagnosi precoce per il tumore alla mammella in donne asintomatiche.

La risonanza magnetica viene utilizzata solo in casi selezionati. “E’ indicata come controllo annuale in associazione a mammografia ed ecografia per il monitoraggio di un ristretto gruppo di pazienti, circa il 5-10%, con un rischio elevato di sviluppare carcinoma mammario familiare o ereditario, accompagnato dalla presenza di mutazioni specifiche dei geni BRCA1 e BRCA2- spiega la specialista-”. La risonanza, inoltre, è indicata nella valutazione preoperatoria ed è mirata, una volta accertata una lesione mammaria (come un nodulo), per escludere la presenza di altre anomalie. Questo passaggio è importante per impostare il tipo di intervento chirurgico più adeguato.

Ancora, l’esame diventa fondamentale tutte le volte in cui vi è discordanza tra l’esito della valutazione clinica e strumentale, in particolare per la ricerca di quella che viene definita come una “lesione primitiva occulta (CUP syndrome)”. Si tratta di quei casi in cui l’esame cito/istologico abbia evidenziato uno stato patologico a carico di un linfonodo nel cavo ascellare, ma la mammografia e l’ecografia risultino normali.

La risonanza mammaria può inoltre diventare un test importante per avere un controllo nel post-operatorio. Infatti, si ricorre alla risonanza magnetica della mammella, come esame di secondo livello, tutte le volte in cui è necessario approfondire lo studio delle cicatrici di uno o più interventi chirurgici, se c’è un sospetto ecografico o mammografico di recidive locali. “La risonanza- aggiunge la radiologa- può essere indicata anche per la valutazione dell’effetto della chemioterapia da effettuare prima dell’intervento nei tumori avanzati o quando si sospetta una recidiva della malattia”.

In definitiva la risonanza magnetica mammaria è uno strumento diagnostico molto potente, con un’elevata qualità dell’immagine, che permette di identificare anche noduli al seno molto piccoli, spesso impalpabili e invisibili con le metodiche tradizionali.

Gestione delle Lesioni B3 e Valutazione Multidisciplinare

Per un corretto management, i casi classificati come B3 dovrebbero essere oggetto di valutazione multidisciplinare con una stretta correlazione fra dato patologico e radiologico. La valutazione multidisciplinare dovrà anche considerare eventuali fattori di rischio individuale (ad es, pregresso intervento per carcinoma o rischio eredo familiare, etc). Complessivamente, in un quarto circa dei casi di B3 all’escissione chirurgica si riscontrano lesioni maligne (Valore Predittivo Positivo del 25%). L’implementazione delle biopsie vacuum assisted (VAB) aumenta la possibilità che il target radiologico sia completamente escisso, in particolare con la VAB-3D.

A tal riguardo, si ricorda la necessità di introdurre una clip amagnetica al termine della procedura bioptica, nei casi in cui il target risulti completamente escisso o di difficile visualizzazione. Il risultato diagnostico B3, potendo fornire solo un dato preliminare rispetto ad ulteriori indagini o in previsione di una biopsia chirurgica, richiede una idonea formulazione dal punto di vista comunicativo.

Importanza della Triade Diagnostica

Il primo test consigliato è l'esame clinico. In presenza di segni obiettivi che meritino un ulteriore accertamento diagnostico si dovrà ricorrere all' ecografia e, se necessario, alla mammografia e al prelievo con ago. Il solo controllo ecografico di routine, in assenza di segni obiettivi, non trova giustificazione. In questa fascia di età i controlli sono consigliati ogni 12-18 mesi.

L’esame da raccomandare è la mammografia con periodica biennale. Il prolungamento della vita media suggerisce di continuare i controlli periodici almeno fino ai 74 anni. In rapporto alla ridotta incidenza del carcinoma mammario e quindi al modesto rischio di queste donne di esserne affette, l'esame clinico eseguito può essere sufficiente.

La mammografia, la visita senologica e l'ecografia, associate, consentono la diagnosi corretta della maggior parte della patologia in atto e pone al riparo dalla mancata diagnosi di carcinomi radiologicamente non rilevabili.

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