La laringo-rinologia è la specialistica che si dedica alla salute delle prime vie aeree di cane e gatto. Le patologie nasali e laringee, seppur molto diverse tra loro dal punto di vista terapeutico e prognostico, si manifestano spesso con i medesimi sintomi clinici (es. scolo nasale cronico, starnuti ricorrenti, stertore, starnuto inverso e russamento). Questi sintomi possono essere causati da patologie infettive, infiammatorie, neoplastiche, anomalie anatomiche congenite o acquisite.
Trascurare queste situazioni o trattarle genericamente (es. antibiotici e antinfiammatori) mette il paziente a rischio di cronicizzazione ed aggravamento della patologia in atto. "Tamponare" il problema con l’utilizzo di farmaci senza il corretto iter diagnostico potrebbe peggiorare il quadro. Ad esempio, una neoplasia diagnosticata in fase iniziale potrebbe essere curata in maniera molto più efficace rispetto ad una neoplasia molto estesa, se trascurata nelle fasi iniziali. Anche la micosi nasali se non prontamente diagnosticata potrebbe portare ad aggravamento fino anche al decesso del paziente.
Si consiglia pertanto di arrivare sempre alla diagnosi della patologia primaria, al fine di poter impostare la cura migliore, attraverso: visita clinica, esami del sangue, l’utilizzo di diagnostica per immagini indiretta (radiologia/tomografia) ed infine dell’esame endoscopico.
Quando è consigliata la rinoscopia?
È consigliata in corso di patologie ad insorgenza acuta (es. corpi estranei) e croniche.
Ad esempio: il trattamento dell’Aspergillosi mediante tecnica di allagamento endoscopico, il debulking di tumori endonasali benigni e maligni, la dilatazione delle stenosi rinofaringee ed il trattamento laser dell’atresia coanale.
Preparazione e Procedura
Prima di tutto bisogna capire la causa primaria. A questo scopo è consigliato eseguire esami del sangue ed esame radiografico, dopodiché si potrebbe procedere con l’esecuzione di una rinoscopia.
Indicazioni: l’esame viene eseguito in anestesia, previa visita otologica e verifica dell’idoneità del paziente alla procedura anestesiologica.
Si consiglia pertanto di arrivare sempre alla diagnosi della patologia primaria, al fine di poter impostare la cura migliore, attraverso: visita clinica, esami del sangue, l’utilizzo di diagnostica per immagini indiretta (radiologia/tomografia) ed infine dell’esame endoscopico.
L'Anestesia nel Gatto: Considerazioni Importanti
Una delle maggiori perplessità riguardanti la necessità o meno di fare un intervento chirurgico riguarda il rischio di anestesia nel cane come nel gatto. In questo articolo vorrei cercare di spiegarti dove potrebbero esserci i problemi e come ridurli al minimo. Purtroppo non è infrequente dover ricorrere alla chirurgia nei nostri animali domestici.
Sterilizzare, fare una pulizia dei denti, effettuare un intervento sul palato molle sono interventi che possono essere molto utili, indispensabili a volte, ma che necessitano di essere effettuati previa somministrazione di farmaci che riducano il dolore e la sensibilità del soggetto.
A seconda del tipo di farmaco utilizzato, del dosaggio e della via di somministrazione, è possibile ottenere:
- una analgesia: in cui si ha perdita della sensibilità dolorifica
- anestesia locale: con perdita completa della sensibilità di una parte
- anestesia generale: in cui la perdita di sensibilità è anche accompagnata dalla perdita di coscienza
- anestesia chirurgica: in cui si ha anche miorilassamento (rilassamento dei muscoli) e che consente di operare senza dolore e movimento alcuno.
Inoltre se si utilizzano combinazioni di farmaci si sarà in grado di ottenere anestesia più profonda solo per determinati distretti dell’organismo, lasciando invece più sensibili parti che non necessitano di essere coinvolti.
L’anestesia serve a ridurre il dolore durante e dopo l’intervento, consentendo di effettuare trattamenti terapeutici, con il minor effetto collaterale possibile e tossicità minima per il paziente. Forse non lo sai ma esistono delle linee guida anche per i protocolli anestesiologici.
Rischi dell’Anestesia: Quali sono?
Partiamo dalle note dolenti: quali sono i rischi che corre il mio pet se effettua un intervento chirurgico? In realtà occorre fare una precisazione. Non esiste un solo rischio anestesiologico, ma una serie di fattori che dipendono:
- dal tipo di paziente
- dal farmaco utilizzato
- dalla struttura operante
- dal tipo di intervento effettuato.
Inoltre ci potranno essere fattori che si instaurano a causa dell’interazione tra paziente e farmaco (una reazione avversa, una sensibilità soggettiva) oppure una incrinatura del sistema di cura (una disfunzione a livello della struttura ad esempio).
I rischi durante un intervento chirurgico sono quindi legati a complicanze che possono instaurasi e che possono avere diversi livelli di gravità:
- bradipnea (abbassamento della frequenza respiratoria)
- arresto respiratorio
- bradicardia (riduzione della frequenza cardiaca)
- tachicardia (aumento della frequenza cardiaca)
- ipertensione (aumento della pressione arteriosa)
- vomito intraoperatorio
- mioclonie (contrazioni muscolari)
- convulsioni intraoperatorie
- ipotensione (abbassamento grave della pressione circolatoria)
- arresto cardio-circolatorio.
Tranne le ultime due che sono situazione certamente sempre gravi, le altre possono presentarsi in entità più o meno controllabile a seconda delle situazioni.
La Prevenzione dei Rischi dell’Anestesia nel Cane e Gatto
Il ruolo fondamentale nella riuscita di un intervento è certamente quello del chirurgo, ma prima ancora del suo anestesista, il quale avrà il compito di studiare la cartella clinica del paziente, per poter valutare quale protocollo anestesiologico sia più adatto al caso in questione.
Prima dell’intervento infatti sarà necessario fare:
- Anamnesi: cioè la valutazione dell’animale, la sua storia. Quali interventi ha già subito? Ha avuto effetti collaterali dovuti all’anestesia? Sta prendendo altri farmaci che possono interagire con gli anestetici o con l’intervento (anticoagulanti, antiepilettici, cardioattivi ad esempio); E’ affetto da patologie note?
- Esame clinico Una visita in cui si cercherà di mettere in evidenza eventuali patologie cardiache (soffi o aritmie) e suoni polmonari anomali.
- Valutazione dell’età. I soggetti più anziani possono avere rischi anestesiologici maggiori, a causa di una più frequente presenza di patologie cardiovascolari o polmonari, ma anche renali ed epatiche. Per contro i soggetti molto giovani sono più sensibili agli effetti degli anestetici, avendo una minor capacità di metabolizzarli, inoltre sono più soggetti ad ipotermia (gli si può abbassare troppo la temperatura corporea).
- Valutazione della razza. I cani e gatti brachicefali hanno una maggior incidenza di problemi respiratori, legati all’ostruzione delle prime vie aeree, per aumentata salivazione durante l’intervento o perché, se hanno accumulo di muco, potrebbero avere una minor ossigenazione. Saranno da prendere in considerazione anche le patologie che hanno una causa nella predisposizione di razza, come i gatti Maine Coon che sono più soggetti a patologie cardiache, o i Cavalier King e molte altre.
- Valutazione dello stato di salute: esami di laboratorio e diagnosi per immagini Al fine di stabilire il reale stato di salute del soggetto, sarà importante anche effettuare degli esami di laboratorio per stabilire: la funzionalità renale, la funzionalità epatica, le eventuali patologie cardiache e la coagulazione. Inoltre potrebbe essere utile effettuare un elettrocardiogramma ed un esame radiologico per valutare le dimensioni e forma degli organi.
Con questi dati saremo quindi in grado di stabilire se il soggetto è:
- Normalmente sano.
- Paziente con lieve malattia sistemica.
- Paziente con grave malattia sistemica.
- Paziente con grave malattia sistemica che rappresenta una minaccia costante per la sua vita.
- Paziente in grave stato di salute e che non si pensa possa sopravvivere all’intervento (moribondo).
Questa classificazione è una scala di salute del soggetto, stilata dalle linee guida degli anestesisti e che può certamente aiutare a meglio orientarsi circa il protocollo da utilizzare.
Come comportarsi prima dell’intervento: il digiuno pre-anestesia nel cane e gatto
A meno che non ci si trovi in situazione di emergenza e che quindi l’intervento immediato risulti necessario al fine di salvare la vita dell’animale, la chirurgia normalmente viene programmata. A tale scopo è fondamentale, al fine di minimizzare i rischi intraoperatori, far rispettare un periodo di digiuno al cane e gatto, prima dell’intervento.
La sospensione di alcuni farmaci (come gli anticoagulanti ad esempio) ti dovrà esserti comunicata, inoltre sarà opportuno sospendere la somministrazione di cibo. La durata del digiuno preoperatorio sarà variabile a seconda della dieta dell’animale ed anche dall’età. In linea di massima si considera sufficiente una sospensione dell’alimentazione di 6/8 ore.
I cuccioli con età compresa tra le 6 e 16 settimane, non dovrebbero subire un digiuno più prolungato di 4 ore, per il rischio di ipoglicemia indotta dall’intervento. Per i cuccioli maggiori di 16 settimane, il digiuno notturno, se l’intervento è programmato la mattina presto, è considerato idoneo allo scopo.
Anestesia, come avviene?
Come avrai capito, quindi affrontare un intervento chirurgico necessita di competenze specifiche in tanti contesti e soprattutto molta esperienza nell’utilizzo dei diversi farmaci, della strumentazione necessaria alla somministrazione e al mantenimento della respirazione. Il protocollo stilato dall’associazione, non è una linea da seguire in modo standard essendo troppe le variabili in gioco.
Il ruolo dei tecnici è quindi fondamentale e non si limita alla fase preliminare dell’intervento, ma sarà molto importante anche durante e dopo, quindi durante il risveglio. L’animale infatti mentre sta subendo l’intervento, deve essere costantemente monitorato, con attrezzature che tengano sotto controllo la pressione arteriosa, la frequenza respiratoria e cardiaca, lo stato di ossigenazione e altri parametri di volta in volta necessari, a seconda della complessità dell’intervento e dello stato di salute del soggetto.
Tutto questo non potrebbe essere fatto da un solo professionista. Non si può pensare che il chirurgo operi da solo e senza l’ausilio di una o più figure professionali che tengano sotto controllo il paziente, pronti ad intervenire con i giusti farmaci in caso di complicanze.
Prima di effettuare l’anestesia vera e propria, il più delle volte è necessario effettuare una pre-anestesia (non necessaria solo nei casi di emergenza). Questa è utile in quanto consente di ridurre i dosaggi dei farmaci anestetici che spesso hanno effetti collaterali dose dipendenti. Anche questi farmaci potrebbero avere effetti collaterali a seconda del loro dosaggio e quindi è fondamentale conoscerne la farmacocinetica e possibilità di combinazione, per ottenere il miglior risultato con il minor dosaggio e reazioni avverse.
L’anestesia si indurrà attraverso una combinazione di farmaci (somministrati per via inalatoria e endovena) che consentiranno di raggiungere la sedazione richiesta per il tipo di intervento. Durante l’operazione l’animale viene tenuto sotto controllo, sia dalle attrezzature specifiche che attraverso il controllo visivo degli assistenti. In questo modo il chirurgo può rimanere concentrato solo sull’intervento.
Il risveglio dell’animale
Un’altra fase estremamente importante è il risveglio. In questa situazione l’animale va tenuto sotto controllo e monitorato. Utile è anche l’utilizzo di una lampada riscaldante che mantiene la temperatura corporea in quanto durante l’operazione questa tende ad abbassarsi. In alcune circostanze si possono utilizzare anche dei tappetini riscaldanti per ovviare a questo problema.
Il risveglio comincia quando la somministrazione dell’anestetico viene interrotta e termina solo quando l’animale è sveglio, vigile e ha ripreso la normale temperatura corporea. Il paziente quindi potrà tornare nelle tue mani solo quando sarà in questa condizione. Potrà certamente essere ancora debole ed avere dei tremori e questo è normale.
Il tuo veterinario dovrà darti indicazioni circa la somministrazione dei pasti e dell’acqua, a seconda del tipo di intervento subito. L’eventuale terapia antibiotica, antidolorifica o qualunque altra indicazione sarà necessaria, dovrà esserti fornita in forma scritta e spiegata in modo preciso e chiaro.
Rischi anestetici in animali epilettici
I cani epilettici, come i gatti necessitano di una particolare attenzione, non tanto perché esistono delle evidenze scientifiche statisticamente significative che indichino un reale pericolo nell’anestesia, ma perché sono stati osservati casi in cui le manifestazioni convulsive si sono aggravate durante l’utilizzo di alcuni farmaci. La Ketamina e l’Atracurio, sembrano avere effetto convulsionante, così come l’Acepromazina. Quest’ultima in soggetti di razza Collie ed incroci, Shepard e similari, sembra essere particolarmente pericolosa.
Rischi di anestesia negli animali anziani
La vecchiaia non è di per sé una condizione pericolosa per l’anestesia. In realtà se un animale è sano, potrà sopportare senza problemi un intervento chirurgico. Il problema però sta nel fatto che i soggetti anziani possono più facilmente essere soggetti a patologie cardiache, insufficienza renale (anche lieve) o minor funzionalità epatica.
Nei brachicefali, la funzionalità dell’apparato respiratorio potrebbe essere meno efficiente e tutte queste considerazioni necessitano di attenta valutazione. Sarà quindi importante considerare la reale necessità dell’intervento rispetto alla condizione fisica del soggetto.
Effetti dell’anestesia sul cane o gatto cardiopatico
Il paziente cardiopatico ha necessità particolari. Alcuni farmaci, infatti hanno effetti sul ritmo cardiaco e sulla pressione arteriosa. Inoltre terapie in corso di cardiopatia, possono interferire con gli anestetici, aumentando o riducendo il loro effetto.
E’ necessario poi considerare bene la quantità di fluidi da somministrare durante l’intervento, terapia necessaria per il mantenimento di una corretta infusione, ma da dosare con attenzione in quanto nei soggetti cardiopatici può esistere la possibilità di una insufficienza cardiaca congestizia. (Troppi liquidi possono non riuscire ad essere filtrati e quindi compromettono cuore e polmoni in queste patologie)
L’anestesia del cane e gatto in corso di patologie epatiche
La maggior parte dei farmaci anestetici vengono metabolizzati dal fegato. E’ chiaro quindi che una sua disfunzione o alterata funzionalità implica una attenzione particolare. E’ importante ricordare che se si ha una epatopatia (malattia del fegato) il risvegliopuò essere più lento e che quindi potrebbe essere necessario utilizzare farmaci specifici.
Le informazioni qui riportate non devono in alcun modo sostituirsi al parere medico veterinario.
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