La resezione transuretrale della prostata (TURP) è un intervento endoscopico il cui scopo è risolvere l’ostacolo determinato dalla prostata allo svuotamento della vescica. Si tratta dell’intervento storicamente più eseguito, in quanto caratterizzato da ridotta invasività e ottimi miglioramenti in termini di sintomi e flusso urinario.
Cos'è la Resezione Endoscopica della Prostata (TURP)?
La resezione endoscopica della prostata consiste nell’asportazione della porzione più interna della ghiandola per via uretrale. Tale intervento viene effettuato per via endoscopica transuretrale. Lo strumento operativo (resettore) viene introdotto attraverso l’uretra fino a visualizzare l’uretra prostatica ed i lobi adenomatosi ostruenti. Ciò è eseguito grazie all’utilizzo di uno strumento (resettoscopio) che applicando una particolare energia elettrica rimuove a “fette” il tessuto prostatico.
Come Funziona la TURP
Si accede alla prostata per via endoscopica transuretrale, cioè passando dal pene senza eseguire tagli né buchi: quando si giunge in corrispondenza della ghiandola prostatica, il resettore permette di staccare poco alla volta piccole porzioni di adenoma prostatico. Le lesioni viene rimosso con l’uso di ansa da resezione, che porta la corrente di un elettrobisturi; l’ansa diatermica, scorrendo asporta “a fettine” dalla base all’apice l’adenoma ostruente (resezione) fino a raggiungere la capsula prostatica. Completata l’asportazione dell’adenoma fino alla capsula, si procede alla coagulazione di eventuali zone di sanguinamento nella sede di resezione. I frustoli di prostata sono agevolmente rimossi ed inviati ad esame istologico definitivo.
- Viene utilizzato un sistema di irrigazione continua con soluzione fisiologica o glicina.
- Se necessario (per adenomi voluminosi) si procede al posizionamento di una cannula sovrapubica che consente di lavorare in maniera continuata a pressioni costanti.
Preparazione all'Intervento
La procedura è generalmente eseguita in anestesia loco-regionale o generale.
Il paziente deve comunicare allo staff medico l’eventuale assunzione di farmaci antiaggreganti o anticoagulanti, oltre ad eventuali allergie ai sedativi. I Pazienti che assumono Sintrom o Coumadin devono sospendere il trattamento 10 giorni prima sostituendolo con Eparina a basso peso molecolare (sotto il controllo del Medico Curante). Pochi giorni prima dell’intervento, inoltre, viene eseguita una cistoscopia transuretrale, un esame che permette al chirurgo di osservare le condizioni della prostata e del sistema urinario.
Nel giorno dell'intervento, presentarsi a digiuno completo da almeno 8 ore. Questo vuol dire che se la procedura è fissata per il mattino, l'ultimo pasto consentito è quello della sera precedente.È da segnalare, tuttavia, la possibilità di bere acqua fino a qualche ora prima dell'operazione. Se il paziente è un fumatore, deve smettere di fumare, almeno temporaneamente.
Durata e Post-Operatorio
La maggior parte degli interventi dura tra 20 e 60 minuti. Al termine dell’intervento si posiziona un catetere vescicale “a 3 vie” che, attraverso un’irrigazione continua (a “doppia corrente”), consente il lavaggio della cavità vescicale da sangue ed eventuali coaguli; in alcune situazioni, per aumentare l’effetto emostatico (= arresto del sanguinamento), per qualche ora il catetere viene messo in trazione (= in tensione), affinché il palloncino gonfiato e in tensione aumenti la sua capacità di controllare il sanguinamento post chirurgico in atto; il lavaggio viene sospeso quando le urine sono limpide, in genere in un tempo compreso tra 24 e 48 ore dall’intervento. Al termine dell’intervento, inoltre, viene posizionato un catetere vescicale per facilitare l’eliminazione delle urine. Tale catetere in genere può essere rimosso dopo una settimana.
In assenza di complicazioni il catetere è rimosso in media dopo 1-2 giorni. Una volta ultimata l’operazione, il paziente viene ricoverato in ospedale per alcuni giorni.
Cosa Aspettarsi Dopo l'Intervento
Il giorno dell’intervento: Il paziente tornerà in stanza con il catetere vescicale a tre vie con una irrigazione continua (cistoclisi), un accesso venoso per l’infusione di liquidi o di terapie necessarie.
- 1° giorno postoperatorio: dovrà alzarsi e mettersi seduto, ma solo con l’aiuto del personale infermieristico di reparto. Cefalee o mancamenti sono assolutamente normali in quanto dovuti all’anestesia e allo stress chirurgico. E’ consentito fare colazione con the, marmellata e fette biscottate. Se avesse nausea o vomito è meglio evitare l’assunzione di alimenti per via orale.
- 2° giorno postoperatorio: è assolutamente necessaria la mobilizzazione del paziente. Sempre con l’aiuto del personale infermieristico dovrà iniziare a muovere i primi passi e a camminare.
- 3° giorno postoperatorio: come potrà notare si verifica una ripresa rapida di tutte le capacità fisiche.
Nelle ore immediatamente successive all’operazione, il paziente può lamentare dolori soprattutto durante l’orinazione e presenza di sangue nelle urine, oltre a risentire degli effetti dell’anestesia.
Dopo le dimissioni, è bene osservare un periodo di riposo e l’astensione dalle attività lavorative (almeno per una settimana) in modo da facilitare il recupero completo. I medici consigliano di bere molta acqua per favorire il lavaggio delle vie urinarie, di seguire una dieta ricca di fibre e di astenersi temporaneamente (almeno per 4-6 settimane) dall’attività sessuale. Dopo il ritorno a casa viene suggerito un periodo di convalescenza (ridotto stress fisico, scarsa attività sessuale e/o sportiva, regime alimentare moderato, terapia antisettica urinaria, etc.) e l’astensione dalle normali attività lavorative per un periodo variabile tra i 7 e 21 giorni, in base alle condizioni associate e all’estensione della resezione.
Dopo la dimissione è preferibile evitare sforzi e viaggi in macchina, moto, bicicletta per tre settimane. Per i rapporti sessuali è necessario attendere almeno 45 giorni. Nei primi giorni dopo la rimozione del catetere sono frequenti l’aumento del numero delle minzioni e il bruciore urinario. Se questi sintomi tendessero a peggiorare è consigliabile eseguire l’esame delle urine e l’urinocoltura.
Per il rientro a casa, farsi aiutare da un familiare o un amico.
Importante! Non sforzare l'intestino con un'alimentazione sbagliata. Astenersi temporaneamente dall'attività sessuale. Assumere un antidolorifico in caso di dolore. Questi disturbi sono da considerarsi normali se non si protraggono oltre le 4 settimane.
È suggerito di evitare lunghi tragitti in macchina e l’uso di cicli e motocicli. Bisogna assolutamente evitare qualsiasi sforzo addominale (es.
Possibili Complicazioni
L’incontinenza urinaria, nei suoi diversi gradi, ha una incidenza del 0.1 -6 % circa. Essa è per lo più una incontinenza da “stress” ovvero si evidenzia allorchè si ha un brusco aumento della pressione endoaddominale (colpi di tosse, starnuti, riso, sollevamento di pesi). Raramente si tratta di un’incontinenza totale.
Di seguito sono elencate alcune possibili complicazioni:
- sclerosi del collo vescicale (restringimento cicatriziale dopo l’intervento): si osserva nel 2-3% dei casi e si instaura dopo circa 6-12 settimane dall’operazione. I sintomi sono quelli dell’ostruzione vescicale ingravescente.
- stenosi uretrale: qualunque manovra endoscopica è soggetta a possibili traumatismi dell’uretra che ne determinano un restringimento.
- adenoma residuo: è possibile che a distanza di tempo dei gettoni di adenoma residuo ricrescano.
- Eiaculazione retrograda: È la condizione per cui l'emissione di sperma avviene al contrario, non verso l'esterno ma verso la vescica.
- Incontinenza urinaria: La perdita involontaria di urina interessa circa il 10% delle persone operate.
- Stenosi uretrale.
- Emorragie persistenti e copiose.
- Infezioni delle vie urinarie.
- Ritenzione urinaria: Dovuta a un danno ai muscoli vescicali, consiste nel mancato svuotamento completo della vescica durante la minzione.
- Impotenza (o disfunzione erettile): È la difficoltà nell'avere o nel mantenere un'erezione.
- Sindrome da TURP.
- Recidiva.
Follow-Up
Il programma di follow-up comprende l’esame colturale delle urine, il PSA, e la Flussometria con valutazione del Residuo.
Follow-Up: La prima visita di controllo, se non presenti complicanze, viene eseguita al momento del ritiro dell’esame istologico, di solito entro trenta giorni. In tale occasione il paziente esibisce recente esame urine, urinocoltura ed eventuale antibiogramma. Il successivo controllo è di norma prescritto dopo 3 mesi con dosaggio PSA ed uroflussimetria con valutazione del residuo vescicale post-minzionale.
Alternative alla TURP
Il trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna può essere attuato anche con tecniche alternative come incisione transuretrale del collo vescicale (TUIP), chirurgia con laser a olmio, con green light laser o con laser a tullio.
Tecniche Laser
- È una variante più moderna della classica TURP, da cui si differenzia per l’utilizzo del laser al Thullio al posto del resettore mono o bipolare. Per mezzo del laser si procede alla vaporizzazione dell’adenoma prostatico. Si tratta di una tecnica estremamente efficace, indicata in particolare per i pazienti in terapia antiaggregante o anticoagulante, per il ridotto rischio di sanguinamenti post-procedurali.
- A differenza della ThuVAP, non si procede a vaporizzare l’adenoma prostatico, bensì si “scolla” per via endoscopica (la cosiddetta enucleazione), si posiziona in vescica e in tale sede si “tritura” (morcellazione) per poter estrarre il tessuto ed inviarlo ad esame istologico definitivo. L’enucleazione è particolarmente indicata per prostate di medio-grandi dimensioni (in genere superiori agli 80 g).
- È una tipologia di energia con cui si può procedere sia a vaporizzazione che ad enucleazione dell’adenoma.
- L'enucleazione prostatica con laser Holmio prevede lo "sminuzzamento" della prostata ingrossata tramite un raggio laser ad alta energia. La sorgente di tale raggio laser è collocata all'estremità di un endoscopio, che il medico operante inserisce nell'uretra e conduce fino in sede prostatica, esattamente come fa con il resettoscopio per la TURP. Una volta frammentato il tessuto in eccesso, il medico lo spinge in vescica e da qui lo elimina.
- Distruzione della prostata con laser : tipi diversi di laser vengono introdotti per via trans-uretrale per distruggere il tessuto adenomatoso. Alcuni urologi considerano le tecniche laser sostitutive dei metodi precedenti in quasi tutti i casi, altri sono più selettivi.
Adenomectomia
L’adenomectomia (o prostatectomia semplice, per traduzione letterale del nome anglosassone “simple prostatectomy”) è una tipologia di intervento non endoscopico, che si riserva per prostate particolarmente voluminose, laddove l’enucleazione endoscopica (ThuLEP o HoLEP) non possa essere proposta al paziente. Per via dell’alto numero di complicanze conseguente a questa tecnica a cielo aperto (il 20-25% dei pazienti necessita di trasfusioni nel post-operatorio a causa dell’elevato rischio di sanguinamento), negli ultimi anni è stata introdotta la prostatectomia semplice robot-assistita (o adenomectomia robotica). Anche in questo caso si asporta solamente la porzione “centrale” della ghiandola prostatica e si lascia in sede la parte più periferica, anatomicamente adesa alle strutture vascolari e nervose responsabili dei meccanismi di continenza urinaria ed erezione.
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