Il test dell'Antigene Prostatico Specifico (PSA) viene generalmente prescritto agli uomini per valutare lo stato di salute della prostata. Il PSA è una proteina prodotta dalla ghiandola prostatica: la sua funzione è collegata alla coagulazione dello sperma. Grazie al dosaggio del PSA, infatti, si possono rilevare eventuali anomalie della ghiandola e possibili malattie, tra cui il tumore alla prostata.
Cos'è il PSA?
Il PSA, conosciuto anche come Antigene Prostatico Specifico, è una proteina prodotta dalle cellule della prostata, la ghiandola che affianca l’uretra maschile e che contribuisce alla formazione del liquido seminale. La sua funzione consiste nel mantenere fluido il liquido seminale dopo l'eiaculazione, in modo tale che gli spermatozoi possano muoversi più agevolmente nel tratto genitale femminile.
Il PSA è una serin-proteasi callicreino-simile prodotta principalmente dal tessuto prostatico. In realtà, si è dimostrato che il PSA viene prodotto anche da altri distretti corporei nei quali sembra sia soggetto a regolazione ormonale. Tuttavia, solo il PSA prodotto dalla prostata raggiunge livelli ematici quantitativamente significativi e come tali di rilevanza clinica.
Circola nel sangue in due forme, una legata a altre sostanze ed una libera: la loro somma esprime la quantità totale mentre il rapporto tra la forma libera e quella legata può far pensare a patologie infiammatorie o neoplastiche. Più nel dettaglio, il dosaggio dell'antigene prostatico specifico viene indicato a tutti gli uomini dai 50 anni d'età. Se le cellule della prostata vengono danneggiate, la concentrazione nel circolo ematico possono aumentare.
Perché Controllare il PSA?
L’esame del sangue per il PSA è importante per accertare lo stato della prostata e individuare possibili patologie: rientra infatti tra i principali test di screening per il cancro prostatico. L'analisi del PSA rappresenta un indicatore di possibili malattie prostatiche, tra cui il cancro in fase iniziale.
In linea generale l’esame del sangue per la prostata è consigliato per:
- La prevenzione su individui con diagnosi pregressa di tumore alla prostata;
- Lo screening per soggetti con disturbi associabili al cancro prostatico;
- La diagnosi precoce per pazienti asintomatici con familiarità o tra i 50-70 anni.
Come si Misura il PSA?
Il PSA viene dosato attraverso un semplice prelievo ematico. Il test del PSA è un esame del sangue che permette di indagare il funzionamento della prostata: analizzare il dosaggio dell’antigene prostatico nell’organismo, normalmente presente in minime quantità nel sangue, può servire ad indagare le anomalie della ghiandola.
Effettuando l’analisi del PSA è possibile riscontrare i valori di:
- PSA totale: indicatore che evidenzia la quantità di antigene prostatico specifico totale presente nel sangue, sia in frazione libera che legata a proteine di trasporto;
- PSA libero (o PSA free): valore che riporta la concentrazione di antigene prostatico specifico libero, ovvero in circolazione tale e quale nel flusso sanguigno;
- PSA ratio (rapporto tra PSA libero e totale): valutare la proporzione tra i due tipi di PSA è utile per distinguere condizioni benigne o maligne in modo più accurato;
- PSA reflex: al dosaggio del PSA totale va aggiunta la rilevazione del PSA libero solo se la concentrazione di PSA nel sangue è compresa tra 2,5 e 10 ng/mL.
Prima del prelievo devono essere raccomandati alcuni giorni di astinenza sessuale; utile anche evitare l’attività sportiva come per esempio ciclismo e palestra.
I metodi immunometrici comunemente disponibili riconoscono il PSA libero ed il PSA legato all’antichimotripsina, mentre non riescono a misurare il PSA legato all’alfa-2macroglobulina. Il PSA circola nel sangue sia libero che legato a inibitori enzimatici quali l’antichimotripsina e l’alfa-2-macroglobulina.
Recentemente, sono state identificate e studiate altre forme di PSA circolante: il pro-PSA ed il PSA intatto, con attività enzimatica conservata. Inoltre, continua la valutazione del significato dei livelli ematici della hK2 (human Kallikrein 2), proteasi che ha il ruolo biologico di clivare il pro-PSA in PSA. I primi risultati delle valutazioni cliniche in corso mettono in evidenza il possibile ruolo diagnostico sia delle nuove forme di PSA che della hK2 nei casi con PSA totale compreso nel range di normalità. Tuttavia, anche questi nuovi biomarcatori sono ancora in fase di valutazione iniziale.
È oggi un dato acquisito dai programmi di controllo di qualità nazionali e internazionali che metodi di dosaggio diversi possono fornire risultati diversi di PSA nello stesso campione di sangue. Questo è dovuto a diverse variabili biologiche, fra le quali la principale è la presenza nei campioni ematici di PSA libero e PSA legato all’antichimotripsina.
La recente disponibilità di uno standard internazionale di riferimento ha ridotto consistentemente la variabilità fra i risultati ottenuti con metodi differenti. La variabilità legata al metodo rimane invece ancora elevata per il dosaggio del PSA libero.
Valori di Riferimento del PSA
Il valore normale del PSA totale su sangue dovrebbe essere compreso tra 2 e 4 ng/ml, variabile in base all’età e allo stato del paziente. Valori superiori a 4 ng/ml vanno interpretati assieme all’analisi del PSA libero, possibile indicatore di patologie benigne o maligne.
Si parla di un valore del PSA considerato "generalmente" nella norma perché non vi è un valore assoluto di normalità, anche se valori compresi tra 2 e 4 ng/ml hanno una buona probabilità di non accompagnarsi alla presenza di un tumore. La sua interpretazione deve perciò essere sempre messa in relazione all'età dell'individuo. Un valore di PSA pari a 4 ng/ml può essere normale se riscontrato a 70 anni mentre è fortemente sospetto se il soggetto ha 50 anni. Attualmente, per gli uomini più giovani, è ritenuto più corretto accettare come normale un valore fino a 2,5 ng/ml.
In generale, si può affermare che più elevato è il livello del PSA, maggiore è la probabilità che si sia in presenza di un tumore.
PSA Alto: Cosa Significa?
Valori del PSA alti, superiori a quelli di riferimento, non sono necessariamente sintomo di tumore alla prostata: per cui è importante non allarmarsi. Infatti, la concentrazione dell’antigene prostatico specifico nel sangue può aumentare anche in presenza di:
- Infiammazioni prostatiche (prostatiti) acute e croniche;
- Ipertrofia prostatica benigna o infezioni delle vie urinarie;
- Manipolazioni, traumi o interventi pregressi alla prostata;
- Cause ambientali (invecchiamento, intensa attività fisica o sessuale).
Il PSA può essere falsamente elevato in presenza di prostatite acuta, d’infarto prostatico e di ritenzione urinaria.
È scientificamente riconosciuto però che valori di PSA totali nel sangue superiori ai 4 ng/ml possono suggerire la presenza del tumore prostatico nel 26,9% dei casi clinici analizzati.
La percentuale di PSA libero rispetto al PSA totale è maggiore nei pazienti con ipertrofia prostatica che nei pazienti con cancro della prostata. Aumenti del PSA, fino a 10-20 volte rispetto ai valori normali nelle forme acute, sono riscontrabili anche nelle prostatiti, meno spiccati nelle forme croniche, con variabili rapporti fra PSA libero e PSA totale.
PSA Basso: Cosa Significa?
Valori del PSA bassi e inferiori a 2 ng/ml sono spesso riscontrati in soggetti che assumono farmaci specifici (tra cui gli inibitori della 5-alfa-reduttasi) o in pazienti fortemente obesi.
Se invece il PSA totale è elevato ma il PSA libero è in concentrazioni inferiori al 10%, alcuni studi scientifici dichiarano che la probabilità di cancro prostatico aumenta del 56%.
Interpretazione dei Valori e Fattori Influenzanti
Il PSA è un marcatore specifico dell'organo, ma non delle patologie che lo colpiscono: valori alti potrebbero suggerire tanto la presenza di condizioni benigne (una prostatite, un'iperplasia prostatica benigna ecc.), quanto di processi neoplastici della prostata.
Come anticipato, valori sopra la norma non segnalano necessariamente problemi gravi: il PSA indica che c'è un problema a livello della prostata, ma non rivela alcunché sulla natura di questo problema. Ad esempio, il PSA nel sangue non permette di distinguere con certezza una malattia della prostata di tipo benigno da un tumore prostatico.
I valori del PSA possono infatti essere alterati da molte altre condizioni, anche del tutto normali. Ad esempio, valori superiori alla norma si possono registrare dopo la palpazione della prostata durante una visita specialistica, una biopsia prostatica o altre manovre sulla ghiandola effettuate dall'urologo. Inoltre, il PSA può addirittura aumentare, seppur lievemente, anche dopo un rapporto sessuale; per questo, normalmente si consiglia di astenersi dai rapporti per almeno 48 ore prima del test.
Un'altra importantissima considerazione è che il valore del PSA varia con l'età. Insieme all'esplorazione rettale ed all'ecografia, il PSA contribuisce ad individuare il tumore alla prostata, sia in forma benigna, che maligna.
Per capire meglio, ricordiamo che l'antigene prostatico specifico misurato nel sangue costituisce il PSA totale. Questo dato comprende una frazione libera, chiamata appunto PSA libero, e un'altra frazione legata ad alcune proteine di trasporto. Differenziare la forma legata di PSA da quella libera è importante. Si è visto, infatti, che in condizioni normali, il livello di PSA libero rispetto al PSA totale è maggiore del 20%. Valori inferiori indicano la possibile presenza di una patologia tumorale, mentre valori superiori segnalano un'ipertrofia prostatica benigna o una prostatite.
Per questi motivi, il PSA non ha significato diagnostico e se i suoi livelli si presentano alterati è necessario procedere ad ulteriori approfondimenti per confermare od escludere un carcinoma prostatico. Il PSA è sicuramente un esame fondamentale nella diagnosi e nel monitoraggio delle malattie della prostata, ma deve sempre essere contestualizzato e interpretato dal medico nel contesto di altri referti clinici.
PSA e Screening Tumorale
Il cancro alla prostata è relativamente comune, specialmente con l’avanzare dell’età. In Italia rappresenta il 18,5% dei tumori maschili diagnosticati: parliamo di oltre 36.000 casi all’anno. Nonostante l’incidenza elevata, il rischio che la malattia provochi la morte del paziente è basso: 5,9%.
Seppure possa essere un valido strumento per lo screening oncologico, l’esame del PSA da solo non è sufficiente per diagnosticare il tumore alla prostata: il risultato dell’analisi può essere influenzato da fattori esterni come lo stile di vita e può variare notevolmente nel tempo.
L’esame del PSA può essere eseguito a scopo preventivo una volta all’anno, soprattutto per gli uomini di età compresa tra i 50 e i 70 anni, anche in assenza di sintomi. Negli individui di età pari o superiore a 40 anni, di solito, è prescritto qualora sia presente una predisposizione genetica allo sviluppo di questa tipologia di carcinoma.
Esami Aggiuntivi in Caso di PSA Elevato
In caso di valori alterati, il medico può prescrivere:
- Ulteriori esami diagnostici (ad esempio ecografia prostatica transrettale, risonanza magnetica multiparametrica, biopsia mirata).
- Ripetizione del test dopo alcune settimane, per valutare l’andamento dei livelli di PSA e stabilire se la variazione sia transitoria o persistente.
Per quanto riguarda le metodiche diagnostiche, la biopsia prostatica può causare incrementi anche rilevanti (fino a 50 volte) del PSA. Dopo la biopsia i valori di PSA tornano ai livelli pre-biopsia lentamente (anche 30-60 giorni). È pertanto raccomandabile eseguire sempre una determinazione basale di PSA prima della biopsia.
L’effetto dell’esplorazione rettale sembra limitato e comunque ristretto ai casi con valori di PSA medi o elevati (>10 ng/m1). Pertanto, l’esplorazione rettale non modifica sostanzialmente il significato decisionale del PSA, in quanto i valori dell’antigene variano all’interno di un intervallo in cui vengono comunque suggerite strategie diagnostiche e terapeutiche. In altre parole, un PSA che varia da 12 a 14 o da 20 a 25 ng/ml non modifica le decisioni che verranno prese.
Rapporto PSA Libero/Totale
Come si è detto, il dosaggio del PSA libero rappresenta uno strumento diagnostico efficace per il cancro prostatico. Infatti, il rapporto PSA libero/PSA totale ha una sensibilità diagnostica migliore sia del PSA totale sia del PSA libero, se valutati individualmente.
Si deve ricordare tuttavia che i dosaggi commerciali per il PSA libero presentano ancora un livello non soddisfacente di standardizzazione. I risultati sono quindi parzialmente metodo-dipendenti.
Il rapporto PSA libero/totale va utilizzato solo nei casi di valori di PSA totale compresi fra 2.5 e 20.0 ng/ml. la scelta del valore soglia del PSA libero/totale dipende dal quesito diagnostico.
A scopo schematico si può dire che un rapporto inferiore al 10% esprime, con ogni probabilità, una patologia maligna, mentre un rapporto superiore al 20% è associato, quasi sempre, ad una patologia benigna della prostata.
PSA Density e PSA Velocity
La PSA density esprime il rapporto fra il PSA e le dimensioni misurate ecograficamente della ghiandola, e si basa sul fatto che la quantità di PSA prodotto per grammo di tessuto è molto maggiore nel cancro che non nell’ipertrofia.
Un altro criterio diagnostico promettente è il tasso d’incremento di PSA nel tempo. Sembra infatti che la variazione quantitativa su base annuale tra prelievi seriati di uno stesso paziente sia più significativa del valore assoluto del PSA nella diagnosi differenziale tra cancro ed ipertrofia.
La PSA velocity è pertanto un approccio diagnostico interessante dal punto di vista biologico, che per altro necessita di un’accurata standardizzazione prima di un possibile impiego routinario. Per adottare questo criterio, sono necessarie ripetute determinazioni del PSA, preferibilmente ad intervalli trimestrali, per un periodo minimo di un anno, ma preferibilmente per diversi anni.
Farmaci e PSA
La finasteride inibisce in modo competitivo la conversione da testosterone a deidrotestosterone agendo sulla 5-alfa-reduttasi. Il farmaco induce una riduzione delle dimensioni della ghiandola prostatica e viene frequentemente usato nel trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna. La finasteride causa, fra l’altro, quasi un dimezzamento dei livelli di PSA, che raggiunge un livello di plateau fra 3 e 6 mesi dopo l’inizio del trattamento.
Considerata la prevalenza del cancro prostatico nella popolazione con ipertrofia prostata benigna, un abbassamento dei livelli di PSA indotto farmacologicamente può compromettere l’utilità diagnostica del marcatore per la neoplasia prostatica.
Eseguire un secondo dosaggio di PSA a 6 mesi dall’inizio del trattamento: se il livello di PSA si è ridotto del 50% o più rispetto al valore di partenza, continuare il monitoraggio clinico ed eseguire il dosaggio di PSA ogni 6 mesi; se il valore del PSA non si è ridotto di almeno il 50% rispetto al valore basale, si dovrebbe prendere in considerazione l’ipotesi della concomitante presenza di un carcinoma prostatico iniziale e seguire l’opportuno iter diagnostico.
Conclusioni
Il PSA è un esame fondamentale per il monitoraggio della salute della prostata, ma la sua interpretazione deve essere affidata al medico, che saprà valutare i risultati nel contesto clinico del paziente e prescrivere eventuali approfondimenti diagnostici.
Disclaimer: Le informazioni fornite in questo articolo sono a scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Consultare sempre il proprio medico per qualsiasi dubbio o problemadi salute.
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