Una piccola incisione vicino all’ombelico e altri due taglietti sull’addome: grazie alla sua mininvasività, oggi la laparoscopia è una tecnica sempre più diffusa. Si usa sia a scopo diagnostico, per chiarire e trattare molti problemi ginecologici, sia per operare numerose malattie addominali, senza dover ricorrere ai tradizionali “tagli”.
I vantaggi sono evidenti: degenza ridotta al minimo, convalescenza più rapida, minor dolore e sanguinamento durante l’intervento e cicatrici praticamente invisibili. Nonostante ciò, una volta a casa, durante la convalescenza possono manifestarsi alcuni disturbi. Nessun allarme: ecco i rimedi per risolverli.
La Sensazione di Gonfiore
Il fastidio più frequente è il gonfiore alla pancia, legato all’anidride carbonica utilizzata per operare in laparoscopia. «Dopo l’anestesia generale, questo gas viene iniettato nell’addome sino a farlo diventare teso e voluminoso come quello di una donna all’ultimo mese di gravidanza», spiega il professor Riccardo Rosati, primario dell’Unità di chirurgia gastroenterologica e dell’Unità di Week surgery dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano.
«Così, attraverso uno strumento a fibre ottiche, il chirurgo vede chiaramente gli organi su cui deve intervenire e ha lo spazio necessario per manovrare i mini strumenti chirurgici che utilizza per operare dall’interno». A fine intervento, il gas viene fatto fuoriuscire del tutto e la pancia ritorna alle sue dimensioni di sempre, ma ci si può ugualmente sentire ancora gonfi e la sensazione può durare per giorni: «La colpa non è dei residui di anidride carbonica (il gas viene completamente riassorbito e smaltito in poche ore), o di un’irritazione indotta dal gas come spesso si crede, ma dipende dai muscoli addominali», sottolinea il nostro esperto. «Gonfiando la pancia, vengono sottoposti a una sorta di stretching, perdono tono e il loro effetto “pancera” sull’intestino diminuisce. Risultato: la pancia è più pronunciata».
Il gonfiore di solito è destinato a scomparire da solo: nel giro di pochi giorni se la durata dell’intervento è stata breve, nell’arco di un paio di settimane se l’addome è rimasto teso per 2-3 ore di seguito. «Non appena possibile è bene camminare e, ogni tanto, tirare semplicemente la pancia in dentro per tonificare i muscoli addominali», suggerisce Rosati.
«Poi si può mettere in nota un vero programma per il loro rinforzo: anche dopo una sola settimana se si è effettuata una laparoscopia a scopo diagnostico, dopo almeno un mese in caso di chirurgia più complessa». Sin tanto che il gonfiore non passa, è utile seguire un’alimentazione che non lo aumenti.
«Inizialmente, conviene mettere in tavola pochi carboidrati, mangiare lentamente e a piccoli bocconi, evitare legumi e cibi integrali che aumentano i processi fermentativi e rinunciare alle bevande gassate», suggerisce il professor Silvio Danese, gastroenterologo, responsabile del Centro per le malattie infiammatorie croniche intestinali di Humanitas.
Dolore alla Spalla
Immediatamente dopo la laparoscopia e durante la convalescenza, è facile accusare un dolore alla spalla destra. «Dipende proprio dall’uso dell’anidride carbonica, soprattutto se il gas viene iniettato velocemente», spiega Rosati.
«Distende il diaframma e, da lì, infiamma le terminazioni sensitive del nervo frenico che si irradia proprio alla spalla. La soluzione: ricorrere, su prescrizione medica, a un antinfiammatorio non steroideo, da assumere per il tempo necessario a superare l’infiammazione».
L’Intestino Pigro
La stipsi è un disturbo in agguato nel post operatorio. «La “colpa” è spesso del tipo di cocktail utilizzato per l’anestesia o degli antidolorifici usati: alcune molecole, come gli oppioidi, rallentano la peristalsi e l’intestino ha bisogno di tempo per rimettersi in moto. Per facilitare questo processo basta bere e muoversi di più», spiega Rosati.
«Se si è effettuato un intervento ginecologico e la stipsi è irriducibile, ok alle bustine a base di macrogol, un regolatore intestinale che accelera il transito della massa fecale nell’intestino e favorisce l’evacuazione», suggerisce Danese.
Una Tecnica Sempre Più Diffusa
Nei centri d’eccellenza circa l’80% delle patologie addominali oggi viene risolta in laparoscopia. Con questa metodica si operano calcoli biliari, diverticoli e malattie funzionali dell’esofago (ernia iatale o acalasia), ernie inguinali, malattie del surrene e della milza, ma anche tumori del colon-retto, dello stomaco e dell’esofago.
In ginecologia viene utilizzata a scopo diagnostico-terapeutico per far chiarezza su molti problemi: malattia infiammatoria pelvica, endometriosi, fibromi, gravidanza extrauterina, cisti ovariche o problemi di infertilità, legati per esempio al sospetto di una chiusura delle tube, ma anche per malattie tumorali con indicazione alla rimozione dell’utero (isterectomia).
In urologia per tumori del rene, della vescica e, soprattutto, della prostata, quest’ultima spesso con un accesso laparoscopico guidato dal robot.
Altre possibili cause di gonfiore addominale post-operatorio
Durante un intervento chirurgico, soprattutto se questo riguarda la parete addominale, l’intestino rallenta le sue attività fino a fermarsi completamente in caso di forte stress. E’ questa una condizione temporanea che torna nella normalità nell’arco di poche ore finito l’intervento. Tale condizione causa spesso un evidente accumulo di gas intestinali con consequente aspetto di addome globoso.
Un altra spiegazione di questo gonfiore risiede nell’anestesia e nello specifico nel modo in cui vengono gestite le vie aeree del paziente. Durante un anestesia infatti diminuisce la capacità respiratoria del paziente e l’anestesista deve compensare tale situazione con l’aiuto di presidi quali maschere facciali, laringee o tubi endotracheali che hanno lo scopo di fornire la giusta quota di ossigeno ed aria ai polmoni.
Eliminare o ridurre il gonfiore addominale postoperatorio è possibile riducendo i tempi dell’intervento e l’aggressività chirurgica, condizione legata in parte alle capacità del chirurgo stesso ed in parte non preventivabile per la variabilità anatomica del paziente.
Laparocele: sintomi, diagnosi e trattamento
Circa un terzo dei pazienti svilupperà un'ernia incisionale o laparocele dopo un intervento chirurgico addominale. Il laparocele si verifica in prossimità di un'incisione chirurgica attraverso la quale intestino, un organo o altro tessuto fuoriesce.
I laparoceli derivano da un indebolimento del muscolo addominale dovuto a un'incisione chirurgica. Il laparocele può verificarsi per una serie di motivi specifici; gli individui che svolgono un'attività fisica eccessiva o prematura dopo l'intervento chirurgico, aumentano di peso in modo considerevole, rimangono incinte o aumentano la pressione addominale in qualsiasi altro modo prima che l'incisione sia completamente guarita sono particolarmente a rischio di laparocele.
I sintomi comprendono dolore e gonfiore nel sito chirurgico che aggravano la posizione eretta o la tosse, vomito, irregolarità nei movimenti intestinali, febbre, tachicardia in seguito a un interventodi chirurgia addominale.
Per identificare un laparocele, un medico può utilizzare più tecniche diagnostiche, ma inizierà con un'anamnesi medica e un esame fisico.
Se la parte sporgente dell'intestino è rimasta intrappolata (incarcerata) all'interno della parete addominale, l'afflusso di sangue all'intestino può interrompersi (strangolamento), causando ulteriori complicazioni come la necrosi (morte dei tessuti). Se il tuo medico sospetta che questo sia il caso, ulteriori accertamenti diagnostici potrebbero includere: Esami del sangue, Ultrasuoni, risonanza magnetica, TC o altre immagini.
Il trattamento specifico per il laparocele sarà determinato dal tuo chirurgo in base a molteplici fattori, come la tua salute generale, l'anatomia, l'estensione e la posizione dell'ernia e il livello desiderato di attività fisica futura.
Il trattamento consisterà generalmente in uno dei 3 tipi di interventi chirurgici: Laparoscopia, Riparazione assistita da robot, Riparazione dell'ernia aperta.
Nella maggior parte degli interventi chirurgici, verrà utilizzata una rete per distribuire le forze e per limitare o evitare la trazione della sutura. Le reti hanno permesso di abbassare i tassi di recidiva dell'ernia a un intervallo dello 0-5%.
Aderenze Addominali: cause, sintomi e trattamento
Le aderenze addominali (o "aderenze post operatorie") sono bande di tessuto cicatriziale che si formano tra i tessuti e gli organi addominali. Le aderenze si formano comunemente dopo un intervento chirurgico addominale. In genere, non è necessario alcun trattamento a meno che non causino una complicazione, come un'ostruzione dell'intestino tenue.
Le aderenze si verificano quando si verificano lesioni o infiammazioni nell'addome. Come parte naturale della guarigione, si forma del tessuto cicatriziale che può causare l'irrigidimento e l'adesione dei tessuti.
Circa il 75% delle aderenze diagnosticate si formano a seguito di un intervento chirurgico addominale. Ma possono formarsi in risposta a qualsiasi lesione, condizione o trattamento che causa infiammazione nell'addome.
La maggior parte delle aderenze non causa sintomi. A volte, tuttavia, lpossono causare la torsione dell'intestino, in modo simile a come un tubo da giardino può piegarsi. Ciò può verificarsi poco dopo o addirittura anni dopo l'intervento chirurgico e portare a un'ostruzione dell'intestino tenue. Con l'ostruzione, cibo, liquidi, aria e rifiuti non possono passare attraverso l'intestino.
Le complicazioni includono: Ostruzione dell'intestino tenue, Dolore cronico, Infertilità.
La tecnologia di imaging non può rilevare le aderenze addominali. Ma questi studi possono rilevare blocchi intestinali che possono essere correlati alle aderenze.
Non c'è nulla che tu o il tuo chirurgo possiate fare per prevenire le aderenze addominali. Tuttavia, le aderenze sono meno comuni con la chirurgia laparoscopica a causa dei taglipiù piccoli. Sempre più spesso, i chirurghi scelgono la chirurgia laparoscopica rispetto alla chirurgia aperta per molte procedure addominali.
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