La morte di pazienti dopo essersi sottoposti a esami endoscopici è una tragica realtà che solleva interrogativi sulla sicurezza delle procedure e sulle responsabilità mediche. Diversi casi di cronaca in Italia hanno portato all'apertura di inchieste per accertare le cause dei decessi e verificare eventuali negligenze.
Casi Recenti di Decesso Dopo Endoscopia
Pisa, 2010: Un uomo è deceduto per emorragia cerebrale dopo un esame endoscopico al naso. La commissione parlamentare di inchiesta sugli errori e i disavanzi sanitari ha chiesto chiarimenti sul caso. La vittima era Andrea Attili, 46 anni, contitolare di un ristorante. L’Azienda ospedaliero-universitaria pisana ha disposto la ricostruzione cronologica dell’iter diagnostico e assistenziale seguito da Andrea Attili. L’Aoup scrive in una nota: «Non sono emerse carenze assistenziali da parte dell’équipe sanitaria che ha avuto in carico il paziente, il quale ha fornito il consenso informato alla procedura di biopsia con tecnica endoscopica. Inoltre i familiari erano stati costantemente informati della gravità del quadro clinico.
Foggia: È stata aperta un'inchiesta sulla morte di Saverio Corvino, 46 anni, dipendente ospedaliero deceduto 24 ore dopo un intervento in endoscopia per una diverticolite. Il medico che eseguì l’intervento ha ricevuto un’informazione di garanzia per omicidio colposo. Saverio Corvino fu ricoverato nel reparto di gastroenterologia il 15 dicembre scorso per una diverticolite: seguì un intervento in endoscopia, poco invasivo ed effettuato con una sonda; il 16 dicembre il paziente fu dimesso e tornò a casa. La sua situazione si aggravò e il 17 dicembre fu trasportato d’urgenza in ospedale, quando le sue condizioni pare fossero già molto gravi: fu operato subito in chirurgia d’urgenza ma non fu possibile salvarlo. La denuncia dei familiari presentata ai carabinieri ha dato il via all’inchiesta, con il pubblico ministero che ha ordinato il sequestro della cartella clinica e disposta l’autopsia, i cui risultati si dovrebbero sapere entro un paio di mesi.
Catanzaro, 2022: Una donna di 69 anni è deceduta a causa di una lesione dell’esofago che sarebbe avvenuta durante l’esame endoscopico. La Procura di Catanzaro ha chiesto il rinvio a giudizio di un medico endoscopista, accusato di omicidio colposo. Secondo l’ipotesi della Procura, la paziente C.B. di 69 anni sarebbe morta a causa delle complicazioni insorte a seguito di una gastroscopia che le ha lacerato l’esofago. I consulenti tecnici della Procura hanno evidenziato come «alla luce degli esiti delle indagini medico legali, è possibile affermare che durante la esofagogastroduodenoscopia è stata causata una lesione iatrogena a carico dell’ipofaringe con pneumomediastino e seguente sepsi mediastinica. Tale evento ha determinato una cascata di eventi patologici che nonostante terapie mediche e chirurgiche d’urgenza hanno lentamente condotto a decesso la paziente.
Brescia: Andrea Faustini, un ragazzo di trent'anni, è morto dopo essersi sottoposto a un intervento in endoscopia per la rimozione di un polipo all'ospedale Poliambulanza. Subito dopo l'intervento è stato nuovamente operato d'urgenza e ricoverato nel reparto di Terapia intensiva. La Procura di Brescia ha quindi aperto un fascicolo, come atto dovuto, per omicidio colposo e ha quindi deciso di indagare cinque medici. La magistrata ha disposto l'autopsia che servirà a fare chiarezza sulle cause della morte. Il pubblico ministero in particolare vuole capire non solo cosa sia successo durante l’endoscopia, ma anche nei giorni successivi, durante il ricovero di Andrea in terapia intensiva.
Policlinico: Sei medici dei reparti di Chirurgia Generale e Cardiologia sono stati iscritti nel registro degli indagati per la morte di un 77enne. All'uomo, durante un'endoscopia, sarebbe stato perforato il duodeno. Il sostituto procuratore Camillo Falvo contesta loro l’ipotesi di reato di concorso in omicidio colposo. E’ stata la figlia della vittima a denunciare tutto ai carabinieri e chiedere di far luce sul decesso. Il pensionato aveva accusato dei disturbi intestinali ed era stato ricoverato in Chirurgia Generale per una serie di accertamenti. Secondo quanto denunciato dalla figlia l’anziano è stato sottoposto ad un’endoscopia durante la quale sarebbe avvenuta la perforazione del duodeno che gli è stato poi suturato. Ma sono intervenute delle complicazioni cardiache e Francesco Messina è stato ricoverato nel reparto di Cardiologia dov’è morto.
Aspetti Legali e Responsabilità Medica
La Corte di Cassazione si è pronunciata in merito alla responsabilità contrattuale della struttura sanitaria e alla responsabilità professionale del medico in casi di decesso dopo esami endoscopici. Con atto notificato nel 1999, O.E., A., G., Gi., rispettivamente marito e figli di M.O., convenivano in giudizio, innanzi al Tribunale di Brescia, l'Azienda Ospedaliera di Desenzano del Garda nonché il medico P.W. , chiedendone la condanna al risarcimento dei danni. Gli attori che nel marzo del 1998 la M. era stata sottoposta ad un esame endoscopico, non necessario e senza consenso informato, da parte del Dott. P.
In tema di responsabilità contrattuale della struttura sanitaria e di responsabilità professionale da contatto sociale del medico, ai fini del riparto dell'onere probatorio, l'attore danneggiato deve limitarsi a provare l'esistenza del contratto (o il contatto sociale) e l'insorgenza o l'aggravamento della patologia ed allegare l'inadempimento del debitore, astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato, rimanendo a carico del debitore (medico e/o struttura sanitaria) dimostrare che tale inadempimento non vi sia stato, ovvero che, pur essendovi stato, lo stesso non sia stato eziologicamente rilevante (Cass., sez. un., 11 gennaio 2008, n. 577; Cass. 21 luglio 2011, n. 15993; Cass. 12 settembre 2013, n. 20904 e Cass. 12 dicembre 2013, n. 27855).
La violazione, da parte del medico, del dovere di informare il paziente, può causare due diversi tipi di danni: un danno alla salute, sussistente quando sia ragionevole ritenere che il paziente, su cui grava il relativo onere probatorio, se correttamente informato, avrebbe evitato di sottoporsi all'intervento e di subirne le conseguenze invalidanti; nonché un danno da lesione del diritto all'autodeterminazione in se stesso, il quale sussiste quando, a causa del deficit informativo, il paziente abbia subito un pregiudizio, patrimoniale oppure non patrimoniale (ed, in tale ultimo caso, di apprezzabile gravità), diverso dalla lesione del diritto alla salute (Cass. 16 maggio 2013, n. 11950; v. anche Cass. 9 febbraio 2010, n.
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