Il linfoma è un tumore del sistema linfatico, una rete di organi, vasi e cellule che aiuta il nostro corpo a combattere infezioni e malattie. Il linfoma di Hodgkin è un tumore del sistema linfatico che origina dai linfociti B, un tipo di globuli bianchi presenti nel timo, nella milza, nei linfonodi, nel midollo osseo, nel sangue e in molti altri organi.
Il linfoma di Hodgkin è diventato “famoso” nel 2020, quando Teresa Cherubini, la figlia di Jovanotti, ha raccontato la sua storia di malata oncoematologia. Il linfoma di Hodgkin è un tumore del sangue che colpisce i linfonodi e che riguarda prevalentemente i giovani tra i 15 e i 30 anni. Ne esiste un’altra forma, chiamata non Hodgkin: a soffrirne qui sono invece soprattutto persone over 60. Due facce di una stessa medaglia, si potrebbe dire, che si manifestano e si curano però in modo diverso. E a loro è dedicata la WLAD -World Lymphoma Awareness Day, cioè la Giornata mondiale di consapevolezza sul linfoma.
Secondo i dati dell’ultimo registro AIRTUM, sono oltre 15.000 le nuove diagnosi di linfoma in Italia. Di queste, circa 2.150 riguardano il linfoma di Hodgkin, con una sopravvivenza netta a 5 anni dalla diagnosi pari all’82% nei maschi e 87% nelle femmine. Circa 13.200 sono invece le nuove diagnosi riguardo i linfomi non Hodgkin, con una sopravvivenza che, a 5 anni dalla diagnosi, si attesta al 64% nei maschi e al 67% nelle femmine.
Tipologie di Linfoma
Esistono molti tipi diversi di LNH. In passato sono stati sviluppati numerosi sistemi di classificazione basati soprattutto sull’aspetto che le cellule tumorali presentano quando vengono osservate al microscopio. In anni recenti, con l'avvento di metodi d’indagine più sofisticati, sono state proposte nuove classificazioni, come quella suggerita dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) che individua oltre 70 sottotipi di LNH.
La prima distinzione dei LNH viene fatta tra i linfomi che derivano dai linfociti B (80-85 per cento dei casi), quelli che derivano dai linfociti T (15-20 per centro) e quelli che derivano dalle cellule NK (rari). Ogni categoria è ulteriormente suddivisa in numerosi sottogruppi che tengono conto, tra le altre cose, della velocità di crescita delle cellule tumorali (aggressività della malattia), del loro aspetto al microscopio, delle molecole che esprimono e delle caratteristiche genetiche.
I LNH vengono distinti in linfomi indolenti, che crescono lentamente, e in aggressivi, che progrediscono rapidamente. Il LNH indolente più frequente è il linfoma follicolare (FL), mentre il linfoma aggressivo più comune è il linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL).
Sottotipi di Linfoma Diffuso a Grandi Cellule B (DLBCL)
- DLBCL a cellule B attivate (ABC): rappresenta circa il 50% dei casi. Si origina da linfociti B in fase avanzata di attivazione ed è considerato più aggressivo, spesso con una minore risposta alle terapie convenzionali.
- DLBCL a cellule B germinali (GCB): coinvolge circa il 30% dei pazienti. E’un tipo raro e aggressivo, che colpisce prevalentemente donne giovani e si sviluppa nel mediastino, la zona tra i polmoni.
Sintomi del Linfoma
Molte persone, nella fase iniziale della malattia, non hanno sintomi o presentano sintomi poco specifici, di conseguenza non sempre il linfoma di Hodgkin viene diagnosticato in tempi rapidi. Spesso, ancor prima che compaiano i rigonfiamenti dei linfonodi, possono essere presenti febbre, prurito della cute, astenia, inappetenza ed eccessiva sudorazione notturna.
Successivamente, l'interessamento dei linfonodi riguarda quelli presenti nella parte superiore del corpo (cervicali, ascellari o mediastinici). In rari casi, nelle fasi avanzate della malattia, il linfoma di Hodgkin può diffondersi in regioni corporee al di fuori del sistema linfatico.
Il segno più caratteristico di linfoma di Hodgkin è il rigonfiamento alla base del collo, oppure nell’incavo delle ascelle, o ancora all’inguine. Ma non solo. Possono esserci prurito, oppure una tosse secca che perdura nel tempo e non si risolve mai, campanello di allarme di ingrossamento dei linfonodi del torace. Fanno parte dei sintomi anche febbre, soprattutto la sera, sudorazioni di notte così intense da richiedere il cambio delle lenzuola, un calo di peso superiore al 10% nell’arco di tre mesi senza avere seguito una dieta, stanchezza e affaticabilità.
Potrebbe anche essere il Linfoma non-Hodgkin se ci sono un rigonfiamento al collo, oppure all’ascella o all’inguine. Possono esserci anche calo di peso, febbre e sudorazione notturna. I sintomi sono solitamente molto sfumati, tanto che non di rado la scoperta del linfonodo ingrossato viene fatta casualmente, per esempio nel caso degli uomini, mentre si radono la barba.
Quando si presenta a livello addominale, il linfoma può causare gonfiore e ingrossamento degli organi coinvolti, come per esempio la milza o lo stomaco, di conseguenza possono insorgere nausea o senso di pressione e di pienezza anche dopo aver mangiato poco. Se la malattia riguarda il torace si possono manifestare tosse, dolore al petto e difficoltà a respirare. I linfomi cerebrali causano spesso mal di testa, debolezza di alcune parti dell’organismo e disturbi neurologici come la difficoltà di parola.
Altri sintomi meno specifici del LNH sono febbre, sudorazioni notturne, perdita di peso, prurito, stanchezza e mancanza di appetito.
Diagnosi del Linfoma
In presenza di sintomi che possono far pensare a un LNH, è fondamentale rivolgersi al medico che, dopo una serie di domande per conoscere la storia clinica personale e familiare, eseguirà anche una visita accurata per verificare la presenza di segni tipici della malattia. Se lo riterrà opportuno prescriverà esami di approfondimento.
Se c’è un sospetto, è bene parlarne col medico di famiglia, oppure rivolgersi direttamente allo specialista. I primi controlli sono gli esami del sangue: se sono alti i valori degli indici infiammatori e in particolare della VES e ci sono uno o più dei sintomi appena descritti, vengono richiesti Ecografia, TAC, PET e biopsia del linfonodo coinvolto nella malattia.
La diagnosi del linfoma di Hodgkin è molto difficile, poiché la malattia inizialmente è spesso asintomatica, oppure si presenta con sintomi poco specifici e comuni ad altre condizioni. In ogni caso, il primo passo per porre diagnosi è la ricostruzione della storia medica del paziente: sintomi, possibili fattori di rischio e storia familiare.
Successivamente si procede con l’esame obiettivo, al fine di esaminare i linfonodi e le altre regioni corporee che potrebbero essere interessate dalla malattia. Viene prelevato un linfonodo intero o un campione di tessuto di un linfonodo tramite biopsia linfonodale. Oggi, oltre al classico esame al microscopio, i campioni prelevati con la biopsia vengono utilizzati per test molecolari che permettono di caratterizzare in modo estremamente preciso il tipo di malattia. A volte viene richiesta anche una puntura lombare per vedere se ci sono cellule di linfoma nel fluido cerebrospinale.
Esami Utili alla Diagnosi
- Esami del sangue: si effettuano emocromo con formula, velocità di sedimentazione eritrocitaria (VES), ferritina, elettroforesi delle proteine, LDH, funzionalità epatica e renale. Potrebbero essere eseguiti anche test dell’HIV o dell’epatite B ed epatite C.
- Radiografia del torace: è utile per evidenziare un eventuale interessamento dei linfonodi del torace, anche se spesso per quelli profondi come quelli mediastinici potrebbero essere necessari una mediastinoscopia o altre procedure chirurgiche toraciche.
- Biopsia linfonodale: è l’esame fondamentale per arrivare a una diagnosi di LNH.
- Biopsia osteomidollare: talvolta può essere utile eseguirla e in genere viene effettuata sulle ossa del bacino.
- TAC: è utile a evidenziare la presenza di malattia nel torace, nell’addome o nella pelvi, nonché per la stadiazione. L’obiettivo è capire se i linfonodi profondi o gli organi non linfatici sono interessati e /o se il linfoma sta premendo su qualsiasi altro organo o struttura corporea.
- PET: è utile - così come la TAC - a evidenziare la presenza di malattia nel torace, nell’addome o nella pelvi e può avvalersi del mezzo di contrasto per evidenziare i tessuti metabolicamente attivi.
Stadiazione del Linfoma
La stadiazione del tumore è il processo che permette di definire quanto la malattia è diffusa nell’organismo ed è fondamentale per scegliere i trattamenti più indicati.
- Stadio III (malattia avanzata): il linfoma si trova nelle stazioni linfonodali sia sopra sia sotto il diaframma.
- Stadio IV (malattia diffusa): il linfoma è esteso a organi diversi da quelli linfonodali (almeno a 1), quali fegato, polmone, midollo osseo, etc. Le cellule cancerose si trovano in più porzioni di uno o più organi e tessuti.
Come si cura il Linfoma
La scelta del trattamento dipende da diversi fattori, tra cui il tipo e lo stadio del LNH, l'età dei pazienti e le condizioni di salute generali. Il trattamento si basa sulla polichemioterapia e sulla radioterapia. Lo schema di polichemioterapia maggiormente utilizzato è stato sviluppato da un ricercatore italiano, Gianni Bonadonna, e si chiama ABVD (dalle iniziali dei farmaci che lo compongono: adriamicina o doxorubicina, bleomicina, vinblastina, dacarbazina).
Negli stadi più avanzati della malattia si utilizzano altri schemi di terapia più aggressivi, mentre la radioterapia è utilizzata come cura di consolidamento allo scopo di sterilizzare le sedi di malattia voluminosa (detta anche, in inglese, “bulky disease”). In alcuni pazienti la chemioterapia di prima linea non è sufficiente, mentre in altri il linfoma si ripresenta dopo una iniziale scomparsa ed è a quel punto refrattario alla chemioterapia. In questi casi è possibile ricorrere a trattamenti intensivi e al trapianto di cellule staminali ematopoietiche.
Opzioni Terapeutiche
- ABVD (Adriamicina, Bleomicina, Vinblastina, Dacarbazina): consiste nella somministrazione contemporanea di più farmaci chemioterapici (polichemioterapia) ed è lo schema terapeutico più utilizzato.
- Radioterapia: è mirata alle sole stazioni linfonodali malate, così da limitare il più possibile gli effetti tossici sui tessuti sani.
- Trapianto di cellule staminali: è finalizzato alla sostituzione delle cellule staminali malate con altre cellule staminali sane.
- Anticorpi monoclonali: sono in grado di individuare un antigene specifico sulle cellule cancerose, leggerlo e poi veicolare una tossina all’interno delle cellule, distruggendole in modo selettivo.
- Immunoterapia: aiuta a rafforzare o ripristinare la capacità del sistema immunitario di trovare e distruggere le cellule tumorali.
Esami del Sangue e Linfoma: Cosa Signifcano i Valori Alterati
La diagnosi e la gestione del linfoma si basano su una combinazione di esami clinici, diagnostica per immagini e, in modo cruciale, analisi del sangue. Questi esami ematici forniscono informazioni preziose sullo stato di salute generale del paziente, sulla funzionalità degli organi e sulla presenza di anomalie che possono suggerire la presenza e la progressione della malattia.
Emocromo Completo (CBC)
L'emocromo completo è un esame di base che valuta le diverse componenti del sangue: globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. Nel contesto del linfoma, le alterazioni in queste cellule possono fornire indizi importanti.
Globuli Bianchi (Leucociti)
I globuli bianchi sono responsabili della difesa dell'organismo contro le infezioni. Un aumento (leucocitosi) o una diminuzione (leucopenia) del numero di globuli bianchi può essere associato al linfoma. Specificamente, è importante valutare i diversi tipi di globuli bianchi, tra cui:
- Linfociti: Un aumento dei linfociti (linfocitosi) può essere osservato in alcuni tipi di linfoma, mentre una diminuzione (linfopenia) può verificarsi a causa della malattia stessa o degli effetti collaterali del trattamento. I linfociti B e i linfociti T sono sottotipi importanti da analizzare.
- Neutrofili: La neutropenia (diminuzione dei neutrofili) è un effetto collaterale comune della chemioterapia e può aumentare il rischio di infezioni.
Globuli Rossi (Eritrociti)
I globuli rossi trasportano l'ossigeno dai polmoni ai tessuti. L'anemia (diminuzione dei globuli rossi) è una complicanza comune del linfoma, che può essere causata da diversi fattori, tra cui l'infiltrazione del midollo osseo da parte delle cellule tumorali, la perdita di sangue o gli effetti collaterali del trattamento. È importante valutare l'emoglobina (la proteina che trasporta l'ossigeno) e l'ematocrito (la percentuale di volume del sangue occupata dai globuli rossi) per determinare la gravità dell'anemia.
Piastrine (Trombociti)
Le piastrine sono responsabili della coagulazione del sangue. La trombocitopenia (diminuzione delle piastrine) può verificarsi nel linfoma a causa dell'infiltrazione del midollo osseo, della distruzione delle piastrine da parte del sistema immunitario o degli effetti collaterali del trattamento. La trombocitopenia aumenta il rischio di sanguinamento.
Test di Funzionalità Epatica (LFT)
I test di funzionalità epatica valutano la salute del fegato. Nel linfoma, il fegato può essere coinvolto direttamente dalla malattia o indirettamente a causa degli effetti collaterali del trattamento. I test di funzionalità epatica comunemente misurati includono:
- Alanina aminotransferasi (ALT) e Aspartato aminotransferasi (AST): Un aumento dei livelli può indicare danni al fegato.
- Bilirubina: Un aumento dei livelli può indicare problemi al fegato o alla cistifellea.
- Fosfatasi alcalina (ALP): Un aumento dei livelli può indicare problemi al fegato, alle ossa o alla cistifellea.
- Albumina: Una diminuzione dei livelli può indicare problemi al fegato o malnutrizione.
Test di Funzionalità Renale
I test di funzionalità renale valutano la salute dei reni. Nel linfoma, i reni possono essere coinvolti direttamente dalla malattia o indirettamente a causa degli effetti collaterali del trattamento. I test di funzionalità renale comunemente misurati includono:
- Creatinina: Un aumento dei livelli può indicare problemi ai reni.
- Azotemia (BUN): Un aumento dei livelli può indicare problemi ai reni.
- Velocità di filtrazione glomerulare (GFR): Una diminuzione della GFR può indicare problemi ai reni.
Lattato Deidrogenasi (LDH)
L'LDH è un enzima presente in molti tessuti del corpo. Un aumento dei livelli di LDH nel sangue può indicare danni ai tessuti, tra cui quelli causati dal linfoma. L'LDH è spesso utilizzato come marker prognostico nel linfoma, con livelli più elevati associati a una prognosi peggiore.
Beta-2 Microglobulina (β2M)
La beta-2 microglobulina è una proteina presente sulla superficie di molte cellule, tra cui i linfociti. Un aumento dei livelli di β2M nel sangue può essere osservato in alcuni tipi di linfoma e viene utilizzata come marker prognostico e per monitorare la risposta al trattamento.
Elettroforesi delle Proteine Sieriche (EPS) e Immunofissazione
L'elettroforesi delle proteine sieriche separa le diverse proteine presenti nel sangue in base alla loro carica elettrica. L'immunofissazione è un test più specifico che identifica le diverse immunoglobuline (anticorpi) presenti nel sangue. Questi test sono utili per diagnosticare e monitorare i linfomi che producono immunoglobuline monoclonali.
Analisi del Midollo Osseo
L'analisi del midollo osseo (aspirato e biopsia) è fondamentale nella diagnosi e nella stadiazione del linfoma. Il midollo osseo è il sito di produzione delle cellule del sangue, e l'infiltrazione del midollo osseo da parte delle cellule tumorali è un segno di malattia avanzata.
Citogenetica e Analisi Molecolare
Gli esami citogenetici e molecolari identificano le anomalie cromosomiche e geniche che possono essere presenti nelle cellule tumorali del linfoma. Queste anomalie possono avere un significato prognostico e possono influenzare la scelta del trattamento.
Tabella Riassuntiva Esami del Sangue nel Linfoma
| Esame del Sangue | Valore Alterato | Significato Potenziale nel Linfoma |
|---|---|---|
| Globuli Bianchi (Leucociti) | Aumento (Leucocitosi) o Diminuzione (Leucopenia) | Presenza di linfoma o effetti del trattamento |
| Linfociti | Aumento (Linfocitosi) o Diminuzione (Linfopenia) | Tipo di linfoma, risposta immunitaria |
| Globuli Rossi (Eritrociti) | Diminuzione (Anemia) | Infiltrazione del midollo osseo, effetti del trattamento |
| Piastrine (Trombociti) | Diminuzione (Trombocitopenia) | Infiltrazione del midollo osseo, effetti del trattamento |
| ALT e AST | Aumento | Danno epatico |
| Creatinina e Azotemia | Aumento | Danno renale |
| LDH | Aumento | Danno tissutale, prognosi |
| β2M | Aumento | Prognosi, risposta al trattamento |
Prevenzione del Linfoma
Non si conoscono fattori di rischio specifici per il linfoma di Hodgkin e quindi non è possibile prevenirne l’insorgenza. Non è possibile prevenire l’insorgenza dei linfomi, se non evitando l’esposizione ai pochi fattori di rischio noti, tra cui il virus di Epstein-Barr, HIV, sostanze chimiche, radiazioni e in generale ai fattori di rischio comuni a diversi i tipi di cancro come obesità e sovrappeso.
Importanza del Follow-up
Dopo il trattamento, il follow-up è una parte importante della cura contro il cancro. Combattere contro un tumore non è mai semplice, di conseguenza, dalla diagnosi al trattamento e anche successivamente, è molto difficile mantenere un atteggiamento positivo. Si parla di recidiva quando, dopo aver ottenuto una risposta completa alla terapia, il linfoma si ripresenta ed è confermato da TAC e PET.
La chemioterapia, con o senza radioterapia, porta in genere a una sopravvivenza a 5 anni dell’80-85%. Per quanto riguarda il linfoma di Hodgkin, una sopravvivenza libera e continuativa dalla malattia a 5 anni dalla fine della terapia è considerata una guarigione.
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