Mozzarella e Glicemia: Un'Analisi Dettagliata

L’indice glicemico (IG) è un parametro che misura la velocità con cui un alimento, contenente carboidrati, aumenta la glicemia, ovvero il livello di zucchero nel sangue. Una corretta conoscenza dell’IG degli alimenti può contribuire a mantenere sotto controllo la glicemia, soprattutto in soggetti diabetici o in sovrappeso.

Cos'è l'Indice Glicemico?

L’indice glicemico è un parametro che varia da 0 a 100 e classifica gli alimenti in base al loro effetto sulla glicemia. Alimenti con un IG basso (inferiore a 55) sono metabolizzati più lentamente, causando un aumento graduale e sostenuto della glicemia. Al contrario, gli alimenti con un IG alto (superiore a 70) provocano un rapido aumento della glicemia.

La Mozzarella e il suo Indice Glicemico

La mozzarella ha un indice glicemico molto basso, generalmente inferiore a 30. Questo significa che il suo consumo non provoca picchi glicemici, rendendola un alimento adatto anche a chi deve tenere sotto controllo i livelli di zucchero nel sangue. La mozzarella, come molti altri latticini, ha un IG molto basso, grazie al suo contenuto di grassi e proteine che rallentano l’assorbimento dei carboidrati.

Fattori che Influenzano l'Indice Glicemico della Mozzarella

L’indice glicemico della mozzarella può variare in base a diversi fattori. Ad esempio, la mozzarella di bufala ha un IG leggermente superiore rispetto a quella di mucca, a causa del suo maggiore contenuto di carboidrati. Inoltre, l’IG può aumentare se la mozzarella viene consumata insieme a alimenti ad alto indice glicemico, come il pane bianco o la pasta.

Come Viene Misurato l'Indice Glicemico?

L’indice glicemico della mozzarella, come quello di tutti gli alimenti, viene misurato in laboratorio attraverso specifici test. In generale, per determinare l’IG di un alimento, si somministra una porzione di questo contenente 50 grammi di carboidrati a un gruppo di persone e si misura la risposta glicemica nel corso di due ore.

L'Importanza dell'Indice Glicemico nella Dieta Quotidiana

Nella dieta quotidiana, è importante considerare l’indice glicemico degli alimenti per mantenere stabili i livelli di zucchero nel sangue. Un’alimentazione basata su cibi ad alto IG può infatti favorire l’insorgenza di diabete, sovrappeso e malattie cardiovascolari.

Mozzarella di Bufala e Diabete: Si Può Mangiare?

Ed eccoci arrivati al punto: le persone che soffrono di diabete possono mangiare la mozzarella di bufala? Pare proprio di sì. «Non è giusto porre divieti - conferma il professor Gabriele Riccardi, professore di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo all’Ateneo Federico II di Napoli - ma certi alimenti vanno certamente limitati. Per tutto esiste una valida alternativa». I formaggi a pasta morbida non sono dunque proibiti, come molti altri alimenti: all’interno di un regime equilibrato, privo di forti picchi di zucchero e di una vita sana, corroborata da regolare attività fisica e controlli medici periodici, non esistono alimenti da evitare in modo categorico.

Cosa sono indice glicemico e carico glicemico e come calcolarli nella mozzarella di bufala

Per prima cosa rispondiamo alla prima domanda: cos’è l’indice glicemico? Si tratta di un valore che interessa tutti gli alimenti contenenti carboidrati e che indica la velocità con cui cresce la glicemia (la concentrazione di glucosio, zuccheri, nel sangue) dopo la sua ingestione, digestione e assimilazione. Si esprime in una percentuale da 0% a 100% rispetto alla velocità con cui la glicemia aumenta mangiando glucosio o pane bianco, che per convenzione hanno indice glicemico pari a 100. Possiamo quindi affermare che funziona come indicatore della qualità dei carboidrati presenti in un alimento e del modo in cui vengono assimilati.

Il carico glicemico cos’è, invece? Un indicatore analogo, che basa però la sua misurazione sia su qualità che su quantità. Si ottiene moltiplicando la quantità di carboidrati presente in 100 g di alimento, per il suo indice glicemico, diviso 100.

Calcoliamo ora i valori della mozzarella di bufala! Prendendo una misura standard possiamo dire che 100 g di mozzarella hanno un carico glicemico di 0. Si tratta dunque di un alimento a basso indice glicemico. Come abbiamo inoltre scritto in precedenza, la mozzarella di bufala non ha un alto contenuto calorico, anche se maggiore di quello della vaccina e fa bene alla salute.

Vediamo per esempio i valori nutrizionali di 100 g di buona mozzarella di bufala campana fresca:

Valore Nutrizionale Quantità
Energia 1098 Kj 265 kcal
Grassi di cui Saturi 21 g 13 g
Carboidrati di cui zuccheri 0,9 g 0,9 g
Proteine 18 g
Sale 0,2 g max
Calcio 220mg27,5%
Fosforo 300mg

Ricordiamo, inoltre, che la mozzarella di bufala contiene poco colesterolo.

Benché ricchi di fibre, vitamine e sali minerali, queste delizie del patrimonio culinario italiano sono però molto ricche di grassi saturi, con eccezione di latticini come la mozzarella di bufala: andrebbero dunque consumate in dosi moderate non più di due o tre volte alla settimana. Una regola generale che vale un po’ per tutti, non solo per i pazienti diabetici. Questi ultimi non dovrebbero comunque mangiare i formaggi più grassi: mascarpone, gorgonzola, caciotta, formaggi stagionati, fontina, taleggio, quartirolo, camembert e crescenza. Chi soffre di diabete può comunque trovare valide e gustose alternative meno ricche di grassi e colesterolo: tra i formaggi freschi da mangiare un paio di volte alla settimana si consigliano in particolare la ricotta di bufala ed il primosale.

Poco tempo fa, tuttavia,è stato presentato a Vienna uno studio svedese sul legame tra diabete e formaggi grassi durante un recente congresso dell’Associazione europea per lo studio del diabete (EASD) che sembrava smentire queste affermazioni. I ricercatori sembrano essere riusciti a dimostrare che chi consuma otto o più porzioni di prodotti caseari interi, ad alto contenuto di grassi, avrebbe un rischio del 23% più basso di sviluppare il diabete di tipo 2 rispetto a chi ne consuma soltanto una porzione al giorno. I formaggi avrebbero infatti un effetto stimolante sul metabolismo del glucosio e sulla sensibilità all’insulina. I medici sconsigliano però questo comportamento, soprattutto a chi è già in sovrappeso.

Quali sono gli alimenti che si possono scegliere quando si ha il diabete quindi?

Non ci sono risposte categoriche, ma occorre essere molto selettivi per mantenersi in salute.

«Non ci sono divieti - chiarisce il professor Riccardi - una fetta di torta una volta alla settimana anche un diabetico se la può permettere . I nostri sono suggerimenti salutari per offrire un’alternativa ad alimenti che non fanno bene e seguire una dieta corretta senza troppe privazioni»

Attenzione però a cibi e bevande molto zuccherate, carboidrati e alimenti ad alto contenuto di colesterolo “cattivo”: i diabetici tendono infatti ad assorbire gli zucchero in modo quasi istantaneo e a sviluppare con maggiore frequenza malattie cardiache. «L’obiettivo principale è quello di evitare picchi di zucchero nel sangue» commenta Riccardi.

Per questo, se siete particolarmente attenti non dovete assolutamente privarvi dei vostri freschissimi prodotti di bufala preferiti. Non dovete smettere di mangiare nulla: zizzona di Mondragone, mozzarella affumicata, treccia di bufala, figliata non devono sparire dal vostro menù. Basta prestare attenzione.

Mozzarella e Dieta: Consigli per un Consumo Consapevole

Orientarsi su cibi a basso indice glicemico è un’ottima strategia per ridurre il rischio di prendere peso facilmente, tenere a bada la glicemia e andare incontro a disturbi come il diabete di tipo 2, le malattie cardiovascolari e tanti altri.

Pizza e Indice Glicemico: Consigli del Nutrizionista

«Di solito, con l’accordo del proprio medico, anche chi ha problemi di glicemia, seguendo una dieta equilibrata e bilanciata, può mangiare la pizza», dice la dottoressa Michela C. Speciani. «Una caramella o l’aggiunta di zucchero al caffè può fare decisamente più danni rispetto a una buona pizza con le giuste proteine una volta ogni tanto. Per ridurre il carico glicemico di questo alimento e l’impatto sulla glicemia l’ideale è scegliere una pizza preparata con sola farina integrale e condita con ingredienti che apportano proteine, nutrienti in grado di modulare la risposta glicemica. Quindi meglio orientarsi su una pizza farcita con prosciutto e formaggio piuttosto che una marinara. Le proteine come i grassi buoni, ad esempio quelli contenuti nell’olio extravergine aggiunto a crudo, modulano la risposta metabolica agli zuccheri, rendendola meno violenta». Poi occorre fare attenzione alle quantità e alla frequenza di consumo.

Latticini e Diabete di Tipo 2

Il consumo di latticini, in particolare latte e yogurt, è associato a un minor rischio di sviluppare il diabete di tipo 2. Non tutte le fonti di proteine animali, però, sono uguali dal punto di vista nutrizionale. Il diabete di tipo 2 è la forma più comune di diabete che si verifica quando il pancreas non riesce a produrre abbastanza insulina, l'ormone che favorisce l'assorbimento del glucosio dal sangue alle cellule dell'organismo, mantenendo i normali livelli ematici di zucchero. Oppure, l'insulina che viene prodotta non funziona correttamente. Il sovrappeso e l'obesità sono i principali fattori di rischio e, per questo motivo, l'incidenza di diabete di tipo 2 è destinata ad aumentare.

La Ricerca sui Cibi di Origine Animale

Per questo motivo risulta di particolare importanza la revisione, recentemente condotta da ricercatori dell'Università Federico II di Napoli, di 13 meta-analisi esistenti sul legame tra sviluppo del diabete e consumo di dodici diversi prodotti di origine animale. Le carni rosse e lavorate sono collegate a un rischio più elevato di diabete di tipo 2 e, al loro posto, sarebbe preferibile consumare quantità moderate di pesce e uova che, invece, non sembrano influenzare il rischio di diabete. È stato riscontrato un aumento del 20% del rischio di diabete di tipo 2 con il consumo di 100 grammi di carne totale al giorno e del 22% con il consumo di 100 grammi di carne rossa assunta quotidianamente. Il rischio è ancora maggiore, si parla del 30% in più, se si consumano 50 grammi al giorno di carni lavorate.

I latticini in quantità moderate, invece, sembravano correlati a un rischio più basso di diabete di tipo 2 o, in ogni caso, avere un rapporto neutro con lo sviluppo della patologia. Il consumo di 200 grammi di latte al giorno è stato associato con una riduzione del rischio del 10%. I latticini totali, invece, sempre nella quantità di 200 g al giorno, riducono il rischio del 5%. Minore è invece la riduzione del rischio data dal consumo di latticini a basso contenuto di grassi, pari al 3%. Il consumo di 100 grammi di yogurt al giorno è stato associato a una riduzione del rischio del 6%.

I prodotti lattiero-caseari sono ricchi di sostanze nutritive, vitamine e altri composti bioattivi che possono influenzare favorevolmente il metabolismo del glucosio. Le proteine del siero del latte, ad esempio, sono note per modulare l'aumento dei livelli di zucchero nel sangue dopo il pasto.

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